Review Diva 552
Collocate all'interno della mia linea composta da ampli Marantz PM6005, scheda Asus STX II modificata con operazionali Burson V6 Classic Dual, cavi di potenza VDH Snowline, cavo di segnale digitale RG59. Ascolto di generi quali tango, blues, jazz e vocal jazz in formato misto mp3 e FLAC 44,1/16bit. Confronto posto con casse della stessa casa, ovvero Arbour 5.02. Stanza rettangolare di 16mq. Spero che tale recensione si renda utile per migliorare i vostri prodotti.
QUALITÀ COSTRUTTIVA:
Riguardo le copertine, i pioli in plastica rimangono preferibili secondo mio parere, dove non si ossidano in presenza di umidità, come è capitato nel mio caso fin da subito appena disimballate. Diverso invece il discorso di inserti metallici d'abbellimento/design sempre apprezzati come l'inserto sulla flangia del tw delle precedenti Tesi 542. La laccatura sembra qualitativamente la medesima di quest'ultime, sensibile purtroppo alle rigate da carta; è preferibile optare per uu panno in cotone . Per il resto, base del cabinet, viterie, cablaggio interno, crossover, ecc di buona fattura. Debbo precisare che i terminali biwiring posteriori scarseggiano in solidità (personalmente il tappo è rimasto bloccato in posizione aperta). Per mezzo di uno specchietto immesso nel reflex, preciso che il materiale assorbente non è ben aderente alle pareti del cabinet - probabilmente nulla di trascendentale. Da apprezzare invece, oltre al manuale ed ai gommini 3M forniti in dotazione, la presenza di un paio di guanti bianchi che dimostrano serietà da parte dell'azienda. Nota: rimangono pericolosi nell'uso reale dove preferisco maneggiare i diffusori a mani nude per migliorare la presa ed evitare che scivolino dalle mani.
AUDIO:
Data la gamma alta cui si pone il prodotto, mi aspettavo in quest'ambito maggior raffinatezza. In generale ho trovato il suono invadente, riferendomi in particolar modo ai medi e ai mediobassi dove "riempiono" fin troppo la stanza. La voce pur ricchissima di dettagli, considerando la fascia di prezzo cui si pone il prodotto, risulta sparata in faccia nonché ravvicinata all'ascoltatore. Gli acuti sono completi in gamma medioalta, per niente affaticanti, ottima la coesione col midwoofer; Peccano in brillantezza ed estensione nella parte alta. In sostanza, la gamma bassa è quella che meno mi è piaciuta: secca e ed esageratamente gonfia spanno-metricamente ad orecchio attorno ai 150-700Hz.
Il sound-stage è mediocre, ben ricostruito con buone capacità di riempimento acustico della stanza, ma discretamente avvolgente e poco profondo; difatti essendo la voce da protagonista, il sound-stage ne perde molto in profondità.
COLLOCAMENTO NELL'AMBIENTE:
Di contro, le Arbour 5.02, nonostante il loro condotto reflex sfociante a pavimento, caratteristico cabinet DCAAV (doppio carico asimmetrico a vista) e l'inevitabile effetto loudness scelti in fase progettuale, soffrono di meno od in parte la presenza ravvicinata alle pareti laterali. Le Diva 552, stranamente a quanto si possa pensare, seppur dotate di reflex anteriore, gonfiano tremendamente le voci e l'intera gamma mediobassa, subito sopra a quella bassa. D'altra parte le Arbour 5.02 conferiscono bassi pulsanti e profondi, garantendo a volte un leggero effetto "punch", che risulta sì gonfio ma su di una ristretto range di frequenze (stando a quanto confermato dal progettista Renato Fornasieri, tra i 70-100Hz, sporcando in maniera meno vistosa le voci e garantendo, sebbene con carente in definizione, un suono orecchiabile e dolce, capace di offrire ascolti lunghi e per niente faticosi.
In conclusione non condivido quanto detto da alcuni, ovvero reputare le Diva 552 lineari, ma le considero l'opposto, offrendo comunque un straordinario dettaglio in gamma medio-alta.