fortyseveninches
Sospeso
Che c'entra l'effetto 3d con una storia romantica estratta da un capolavoro della letteratura?
C'entra eccome, e per il motivo opposto a quello che si potrebbe credere: per aumentare il distacco dalla realtà, fattore necessario per rappresentare questa favola noir che mette in scena la figura paradossale di un uomo tanto sfacciato e disposto a tutto nella vita quanto impacciato ed ingenuo di fronte alla donna che ama.
All'inizio quello che io chiamo "effetto presepe" del 3d con attori umani (che sembrano pupazzi tra le quinte di un teatrino) è un pò fastidioso e sembra solo un trucco per rendere più eclatanti le scene delle mitiche feste (di fronte alle quali il bunga bunga è veramente una misera "cena elegante") che danno fama di "grande" il protagonista.
La svolta viene nel primo incontro con Daisy (l'amata, per chi non conosce la storia), dove il povero Di Caprio ce la mette veramente tutta per mostrarsi imbranato come un innamorati cotto a puntino.
Lì si coglie l'aspetto favolistico della storia ed il tutto comincia a filare liscio verso un epilogo "pulp" (ante litteram) mentre i riferimenti letterari si fanno sempre più espliciti con la voce narrante che cita parole che hanno reso celebre il romanzo le cui parole escono letteralmente dalla macchina da scrivere per volare sospeso nel buio della sala.
Inevitabile il confronto con il classico di Redford di 40 anni fa: [imho] Di Caprio ne esce bene perché con quella sua aria da eterno ragazzino è molto più credibile come "innamorato pazzo" di un Redford che invece sembra nato con la faccia dell'uomo posato e maturo, l'ultimo che crederesti mai in grado di fare follie per amore.
Il rispetto del romanzo è tale che il film è sovrapponibile al precedente quasi scena per scena... unico peccato (perdonabile?) la modernizzazione delle musiche (ahimé niente jazz, solo musica moderna e l'accenno di qualche brano classico) ed una concezione del lusso moltiplicata per 100 rispetto all'originale (anche questa modernizzazione inevitabile) tanto che i famosi "bicchieri maggiorati" per bere lo champagne li nota solo chi ha letto il romanzo, come pure il senso delle lacrime di Daisy che nel guardaroba è sommersa da una pioggia di camicie di lusso del "grande" (scena che nel libro appunto indica lusso e con il metro attuale potrebbe sembare patetica...)
Imperdibile per chi ha avuto la foruna di vedere la versione Redford o di amare il libro, raccomandato a che ama le storie romantiche, per tutti assolutamente in 3d non cedete alla pigrizia di vederlo in 2d per non andare in una sala appena più lontana.
E chi cerca "messaggi" non si perda d'animo: il senso sociale ed umano del romanzo (che fu il primo a "sporcare" il sogno americano e che non trascura di mettere in scena anche i miseri di quella società opulenta) è conservato integralmente.
C'entra eccome, e per il motivo opposto a quello che si potrebbe credere: per aumentare il distacco dalla realtà, fattore necessario per rappresentare questa favola noir che mette in scena la figura paradossale di un uomo tanto sfacciato e disposto a tutto nella vita quanto impacciato ed ingenuo di fronte alla donna che ama.
All'inizio quello che io chiamo "effetto presepe" del 3d con attori umani (che sembrano pupazzi tra le quinte di un teatrino) è un pò fastidioso e sembra solo un trucco per rendere più eclatanti le scene delle mitiche feste (di fronte alle quali il bunga bunga è veramente una misera "cena elegante") che danno fama di "grande" il protagonista.
La svolta viene nel primo incontro con Daisy (l'amata, per chi non conosce la storia), dove il povero Di Caprio ce la mette veramente tutta per mostrarsi imbranato come un innamorati cotto a puntino.
Lì si coglie l'aspetto favolistico della storia ed il tutto comincia a filare liscio verso un epilogo "pulp" (ante litteram) mentre i riferimenti letterari si fanno sempre più espliciti con la voce narrante che cita parole che hanno reso celebre il romanzo le cui parole escono letteralmente dalla macchina da scrivere per volare sospeso nel buio della sala.
Inevitabile il confronto con il classico di Redford di 40 anni fa: [imho] Di Caprio ne esce bene perché con quella sua aria da eterno ragazzino è molto più credibile come "innamorato pazzo" di un Redford che invece sembra nato con la faccia dell'uomo posato e maturo, l'ultimo che crederesti mai in grado di fare follie per amore.
Il rispetto del romanzo è tale che il film è sovrapponibile al precedente quasi scena per scena... unico peccato (perdonabile?) la modernizzazione delle musiche (ahimé niente jazz, solo musica moderna e l'accenno di qualche brano classico) ed una concezione del lusso moltiplicata per 100 rispetto all'originale (anche questa modernizzazione inevitabile) tanto che i famosi "bicchieri maggiorati" per bere lo champagne li nota solo chi ha letto il romanzo, come pure il senso delle lacrime di Daisy che nel guardaroba è sommersa da una pioggia di camicie di lusso del "grande" (scena che nel libro appunto indica lusso e con il metro attuale potrebbe sembare patetica...)
Imperdibile per chi ha avuto la foruna di vedere la versione Redford o di amare il libro, raccomandato a che ama le storie romantiche, per tutti assolutamente in 3d non cedete alla pigrizia di vederlo in 2d per non andare in una sala appena più lontana.
E chi cerca "messaggi" non si perda d'animo: il senso sociale ed umano del romanzo (che fu il primo a "sporcare" il sogno americano e che non trascura di mettere in scena anche i miseri di quella società opulenta) è conservato integralmente.
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