conflitti di interessi e malafede audio video...

andrea aghemo ha detto:
A quel che ne so io, oggi era aperto, e Gianni Buzzi era fresco come una rosa: ne ho appena parlato con uno che gli ha portato il panettone....
Ciao,
Andrea

Infatti
Questa mi è arrivata stamattina da Gianni:

Ciao Franco,
è una storia di qualche burlone , festeggio in questi giorni i 60 anni di attività nel settore e con mio figlio siamo giunti alla terza generazione.
Ne ho ancora per molto !!
Auguri carissimi , Gianni

e con questo chiudiamo l' OT;)

Ciao
Franco
 
ango ha detto:
Andrea,

Non giochiamo per cortesia, TU hai aperto la discussione puntando il dito sui cobuy, ho dato per scontato che ti fossi guardato intorno prima di farlo!

Ilario.

Mannagg'a maruschella, ma che ho fatto?!
Ango, errore di interpretazione: io non ho puntato il dito su nessun co-buy, non confondiamo: semplicemente, mi veniva a pennello un esempio di un operatore di settore che promuove una certa operazione commerciale per far notare come, volendo, ci si potesse vedere del marcio anche se non c'è: avrei pure potuto utilizzare gli annunci della sezione operatori (si potrebbe commentare tipo:...se lo vendono qui sarà perchè è difettoso....), per sostenere un certo ragionamento.
Non avevo idea di andare ad urtare la suscettibilità di qualcuno in merito alla situazione che mi hai accennato.
MPI, più che un collega, è un concorrente, a dire la verità, per noi: enormente più grande (noi siamo piccoliii......ma cresceremo...flin flin!), ma un concorrente, collega mi sembra una parola poco adatta, visto che si combatte per rubarsi delle fette di mercato.


ango ha detto:
Capisci bene che la tua discussione stride un po' con il comportamento del tuo collega.
Ilario.
No, non mi sembra, Ango: Io ho iniziato un discorso per capire cosa il pubblico vorrebbe dagli operatori: maggiore trasparenza, maggiore incisività sui prezzi, il panettone a Natale...questa segnalazione, da parte tua, aggiunge valore al discorso: stai citando un caso di una operazione che, a causa di una certa nebulosità nella gestione, sta sortendo per il distributore l'effetto opposto di quello voluto.
Non ho aperto il thread per dire tutti gli operatori sono bravi, belli, onesti e buoni: l'ho fatto per capire meglio questo mercato.
Concordo che l'operazione di questo proiettore, nei termini in cui l'hai posta, non faccia fare bella figura a nessuno, ma ti chiedo: qualcuno ha provato a contattare la parte in causa per avere chiarimenti in merito, magari qui, pubblicamente, sul forum?

Proseguiamo dopo pranzo...

Ciao,
Andrea
 
ango ha detto:
Non credo di avere detto niente di nuovo, non credo che tu sia cieco, credo che a questo punto la situazione sia seria, e difficilmente risolvibile! Buzzi hi-fi ha chiuso questo mese


cerchiamo per cortesia di verificare ciò che scriviamo, soprattutto se lesive di interessi aziendali.


altrimenti scadiamo sempre nel forum formato di chiacchiere disfattiste/tragiche/diffamatorie.


Madonna mia , ma dove è finito l'ottimismo?

Ma possibile che sia solo un mondo di truffatori e fregafrega?

:rolleyes:
 
angelo ha detto:
cerchiamo per cortesia di verificare ciò che scriviamo, soprattutto se lesive di interessi aziendali.


altrimenti scadiamo sempre nel forum formato di chiacchiere disfattiste/tragiche/diffamatorie.

Hai ragione Angelo.

Mi dispiace, e rinnovo le mie scuse.

Non so il perchè ma nella mia testa continuo a confondere Buzzi con Grassi. :confused:

angelo ha detto:
Madonna mia , ma dove è finito l'ottimismo?

Ma possibile che sia solo un mondo di truffatori e fregafrega?

:rolleyes:

Non può che essere così, in "natura" viene selezionato l'animale più agressivo non quello mite, lento, malato, muore giovane.

è così anche in economia.... o sbaglio ?

Ilario.
 
andrea aghemo ha detto:
Apro questo thread per dare spazio ad una discussione che credo possa essere interessante un merito al rapporto tra professionisti e consumatori, nonchè al mondo a corollario del rapporto tra gli stessi (stampa, pubblicità, etc).

Qui dichiari di cercare un confronto!

andrea aghemo ha detto:
Ieri ho letto un articolo di un quotidiano che rimarcava come il tono delle varie lettere che giungono in redazione sia divenuto, di recente, più arrabbiato e stizzito: gli argomenti restano sempre gli stessi, ma il tono pare essere più acceso.
La cosa mi ha fatto riflettere, e pensandoci bene mi sembra di poter confermare che, negli ultimi tempi, ci sia più rabbia in giro, più esasperazione.
La sfiducia del pubblico verso gli operatori di qualsiasi settore mi sembra ormai davvero generalizzata.

questo è il primo argomento del confronto: La sfiducia del pubblico verso gli operatori

andrea aghemo ha detto:
Anche il termine "conflitto di interessi" mi sembra sia ormai adoperato con estrema leggerezza, persino in occasioni dove il ravvederlo comporta l'esecuzione di un triplice salto mortale: mi riferisco ad altro thread dove un moderatore ha espresso parole di approvazione verso un professionista del settore, ed ha subito una serie di rimproveri da parte di alcuni forumiani.

Su questo non so di cosa parli, non ho letto, ma è chiaro, e c'è poco da discutere.

andrea aghemo ha detto:
La cosa buffa è che si adottano spesso due pesi e due misure: nel senso che è facile ravvedere l'errore (o presunto tale) nell'operato altrui, segno che il sospetto regna sovrano,

Ti ho già detto come la penso.

andrea aghemo ha detto:
ad esempio, mi ha colpito che un professionista del settore, che ha criticato il moderatore nel caso di cui sopra, promuova una sorta di cobuy in altro forum e non si sia reso conto come la cosa, volendo, possa essere vista con forti sospetti di connivenza interessata...

Quì inizia il mio esempio diverso dal tuo (cobuy dv 9600), dove porto la storia del 7700 che SECONDO ME è molto più indicativa dell'esempio da te riportato.

Torno a dire è la mia opinione vista di uno che ha sentito i racconti dell'amico che ha partecipato al cobuy. Poi possiamo dare tutte le attenuanti che hai dato tu all'altro caso. Come buona fede o Manipolazione, ma ai miei occhi rimane una scorrettezza nei confronti del 98% della rete di vendita MPI, che non mangia le fettina della torta che ai miei occhi doveva mangiare, e che era scritto (nella mail iniziale) che doveva mangiare, e di tutti i clienti che non hanno avuto l'occasione di leggere di questo cobuy.

Poi Andrea torno a dire, che A ME, NON ME NE FREGA NIENTE! ho smesso da tempo di fare il don chisciotte delle buone cause.
Visto che tu hai portato questo esempio, ho rafforzato la tua tesi aggiungendo questa mia testimonianza, che mi sembrava più indicativa della tua, perchè è portata avanti da un tuo concorrente come lo chiami tu, collega come lo chiamo io.

Mi metto nei panni però di di 2 persone che si incontrano che hanno acquistato un 7700 uno tramite questo cobuy, l'altro nel centro mpi sottocasa.

Credo che uno dei due abbia qualche motivo per innervosirsi.

ecco un esempio di come si possa alimentare La sfiducia del pubblico verso gli operatori

Nel caso del cobuy del DV 9600 la situazione è sensibilmente diversa, perchè i due ipotetici posessori del DVD che si incontrano hanno comunque di fronte 2 oggetti diversi, per garanzia e facilità di usufruire della stessa. Visto che nel negozio si acquista un prodotto che per legge l'acquirente ha diritto di farsi riparare per i successivi 24 mesi.

Nell'altro caso ci si può avvalere solo della garanzia europea (solitamente di 12 mesi) e ci si deve "prendere la briga" di trovare il centro assistenza più vicino e fargli avere il lettore. Al contrario del suo amico che basta che lo porti al negozio sottocasa.

andrea aghemo ha detto:
Sia chiaro, non sto criticando alcuno (anche perchè conosco entrambe le persone in questione ed avrei forti difficoltà a pensare che siano in malafede...), ma solo invitando ad una riflessione in merito ai rapporti tra professionisti e consumatori, stimolando una discussione che potrebbe aprire degli spiragli, se non di dialogo, quanto meno di disponibilità.

Qua sono d'accordo con te!

Non può che essere così!

Andrea, una siegazione la si trova sempre a tutto ;)

andrea aghemo ha detto:
Personalmente credo che il fenomeno, o malvezzo, sia particolarmente evidente nel nostro paese per tutta una serie di retaggi culturali, ma il punto non è quanto tali atteggiamenti siano diffusi o meno, quanto piuttosto cosa si debba fare, da una parte e dall'altra, per recuperare un dialogo basato non dico sulla fiducia, ma quanto meno sulla tranquillità di un rapporto che non parta dal presupposto di essere di fronte ad un interlocutore il cui unico interesse è di fregare la controparte.
Il discorso, ovviamente, si incentra sull'audio video: chiunque voglia esporre pareri in merito, è benvenuto.

Qua io ho detto la mia,
Le nostre opinioni divergono sul fatto che un mcintosh MA 6900 passi da 5000$ a 8000€.
Sinceramente non mi cambia nulla, perchè come ho scritto la soluzione me la sono trovata da me :D

andrea aghemo ha detto:
So che l'argomento è delicato, e spero il tutto non degeneri in flames vari, ma mi è sembrato utile, in un momento come questo (non dicono chea Natale siamo tutti più buoni?:D ), invitare a grattarsi un pò la pera su un tema che tanto banale, forse, non è....

Ciao,
Andrea

Ho tentato di dare il mio piccolo contributo, però adesso mi fermo quà, perchè rileggendo mi rendo conto di aver sviluppato tutti i temi da te proposti.
Su alcuni punti abbiamo opinioni divergenti, e credo tali rimarranno.
Quindi è inutile continuare perchè farei quello che mi hai chiesto di non fare ossia:

andrea aghemo ha detto:
... e spero il tutto non degeneri in flames vari,

Andrea,

Alla Prossima! ;)
 
Ultima modifica:
ango ha detto:
Concludo con una ultimo pensiero sui prezzi gonfiati, e poi mi metto a lavorare perchè altrimenti mi licenziano!
Ok, parliamo di prezzi e facciamo alcune considerazioni.

ango ha detto:
Io non conosco le quitazioni italiano-americane dei tuoi prodotti, perchè non mi interessano. Mi sembra comunque che tu sia veramente una mosca bianca quanto a correttazza di comportamento.
Non so se per penetrare il mercato importando macchine poco conosciute, o cosa.
Ango, semplicemente mi baso su un concetto molto più terra-terra: secondo me, ha senso importare un prodotto e gestirlo qui se posso offrirlo al pubblico ad un prezzo che sia, al massimo, un 10% in più rispetto al costo che il privato avrebbe comprandoselo da solo nel paese d'origine ed importandoselo autonomamente. Tutto qua: credo che la globalizzazione ci porterà in questa direzione, e che presto o tradi tutti dovranno adeguarsi. Se all'interno di questa forbice c'è spazio per il produttore, il sottoscritto e la rete di vendita bene, altrimenti lascio che quel prodotto o quel marchio se lo giostri qualcun altro.
Io ho avuto meno difficoltà perchè, entrando sul mercato come nuovo operatore, ho potuto impostare sin dall'inzio la mia strategia in questo modo.
Sarò una mosca bianca oggi, ma sono convinto che prima della fine del 2006 saremo molti di più a lavorare in questo modo.
ango ha detto:
Ma se guardiamo i listini dei marchi che fanno "numeri" nell'alta fedeltà come Mcintosh, accuphase, divertiti un po' anche tu a confrontare i listini come faccio io :D.
Beh, permettimi: questi sono sicuramente marchi che hanno una fama di prestigio e prestazioni, ma non fanno "i numeri", come dici tu.
Sono importazioni di piccole dimensioni e decisamente di nicchia: i numeri si fanno, oggi, soprattuto nel video. Nell'audio, abbiamo un mercato davvero risibile, globalmente.
ango ha detto:
Dici che l'acquirente è cretino a pagare 10 quello che vale 5? Potresti avere anche ragione, ma Hi-end è una passione fatta di emozioni, di nomi che hanno fatto la storia, di fascino e di rivendibilità.
Ma neanche per idea, Ango!
Dico che il cliente non è obbligato a farlo, tutto qua.
Se voglio necessariamente il prodotto X, o mi sta bene il prezzo praticato dalla rete ufficiale o mi arrangio altrimenti per poterlo comunque acquistare ad un prezzo più consono alle mie possibilità, ovviamente sobbarcandomi i problemi ed i rischi derivanti, e se ritengo che questi ne valgano la spesa.

ango ha detto:
Se tutti ragionassero come te, per strada girerebbero solo skoda e non andrebbe venduta una Audi, visto che la sostanza è la stessa ma l'emozionalità (e rivendibilità) è tutta diversa!
No, affatto:il prezzo di un oggetto non è dato solo ed esclusivamente dai suoi materiali e dalla manodopera necessaria. Esistono l'immagine, il valore aggiunto, e molti altri fattori che concorrono a far sì che due oggetti il cui costo produttivo sia molto simile possano avere prezzi di vendita molto diversi. E non c'è niente di male, in questo.
Che una Audi costi il doppio di una Skoda pur avendo molte parti in comune, non mi sembra blasfemo: Audi ha saputo creare una immagine di esclusività che si acquista, e si paga, insieme al prodotto. Chi può, ed apprezza quel valore, perchè vuole distinguersi, perchè desidera solo il meglio, si compra una Audi e campa felice.

Il discorso sarebbe diverso se comprando la Audi attraverso la rete di distribuzione e vendita Italiana, questa costasse il 30 o 40% in più che comprandola in Germania, che è più simile all'argomento che stiamo dibattendo (così non è, ma ipotizziamo a titolo di esempio).
A quel punto, chi proprio vuole una Audi o passa dalla rete italiana, accettando di pagare un extracosto ma dormendo sonni tranquilli per l'assistenza e quant'altro, o decide di risparmiare, si fa una gita in Germania, risparmia un pò di quattrini e si arrabatterà per avere assistenza, ma con un bel gruzzoletto risparmiato.
Posso condannare l'importatore italiano per una simile politica? No: non è obbligato a vendermi il prodotto a l prezzo che vorrei io: al massimo, posso pensare che sia un imprenditore poco attento, o che non ha particolare interesse a vendere tre auto al posto di una.
Fino a prova contraria, l'azienda è sua ed i quattrini che ci ha messo, pure: se ritiene di volerla condurre in un certo modo, e di volerci guadagnare un certo tot, non ha senso dargli del pirata, basta non acquistare i suoi prodotti.
Il mercato è libero, e se c'è davvero interesse per il prodotto che sta trattando, qualcun altro andrà alla casa madre, prima o poi, dicendo: "voi lavorate con tizio, e vendete X. Perchè non lo mandate a stendere e lavorate con me, che vi prometto di fare 4 volte X?". Altrimenti, se nessun altro riterrà che valga la pena di dannarsi l'anima per fare una cosa del genere, tizio continuerà a vendere quel prodotto al prezzo che ritiene logico, e terrà aperto finche troverà abbastanza acquirenti disposti a pagare quel quid in più per di poter contare su un servizio meno complesso da ottenere.
Il fenomeno che tu stigmatizzi si deve al fatto che il tuo potere di acquisto è proprio lì, a cavallo tra un prezzo ed un altro; il fatto è che la maggioranza degli utenti che acquista i marchi che tu hai nominato ha, solitamente, una capacità di spesa ben più alta, e quel delta che tu trovi fastidioso gli pesa molto di meno.
I conti, alla fine della fiera, sono sempre gli stessi: guadagno di più a vendere 10 pezzi a 1000 euro, o 20 pezzi ad 800 euro? Valuto il mercato potenziale, e poi stabilisco un prezzo di vendita...Ovviamente, questo vale soprattutto per i prodotti di fascia molto alta.

Quando si scende di prezzi, cioè prendiamo in esame componenti della fascia bassa e media, e diviene importante vendere grandi quantità per realizzare del profitto, avrai notato anche tu che certe diseguaglianze si riducono drasticamente: ed è normale che sia così, il fenomeno mi sembra già decisamente evidente.

ango ha detto:
Io Bramo un Mcintosh Integrato 6900. Mi dirai che non funziona, ma a me piacciono....
.....Che la rete di vendita d'oltreoceano si accontenti di guadagnarci meno???
Anche, Ango: nel senso che in America si vendono molti più MacIntosh che in Italia, e c'è maggiore concorrenza anche nel segmento alto del mercato, cosa che aiuta a ridurre i prezzi per non perdere quote significative di vendite.
Riprendiamo in esame la tua analisi dei prezzi, tuttavia.

Partiamo dai quei 5000 dollari che tu menzioni come prezzo base.

Incominciamo con il dire una cosa: In America, la struttura di vendita è sostanzialmente diversa da quelle europea.
In pratica, i distributori sono numericamente inferiori, e quando ci sono spesso coincidono con una rete di vendita su un territorio più o meno vasto: un pò come fa HiFiUnited in Italia, che è un consorzio di rivenditori che se la canta e se la suona (nel senso che si importa dei marchi e li distribuisce attraverso i consorziati), o come fa Media World con il marchio Polk Audio. E' chiaro che il coesistere di due strutture in una sola consente di praticare prezzi più bassi o di realizzare profitti superiori (più facile la seconda, ma resta valido il concetto).
é una necessità che è stata generata dal mercato: credo che qualcosa di simile dovrà accadere anche qui, presto o tardi.
Ipotizziamo che il costruttore USA, quindi, offra al distributore Italiano il proprio prodotto (che chiameremo marchio "Pippo"). Il prezzo di cessione dipenderà dai volumi sui quali il distributore è disposto ad impegnarsi: ti posso dire che nel caso di quantità non smodate difficilmente si parla di oltre il 50% dal listino USA.
A questo punto il nostro distributore deve pagare (anticipatamente) e far arrivare la merce in Italia, dove pagherà cash l'IVA all'ingresso nel paese, e, se sarà bravo, potrà ottenere un pagamento tra i 90 ed i 120 giorni dalla fatturazione ai propri rivenditori.
Incominciamo ad ascrivere, quindi, i costi finanziari dell'operazione, che corrispondono a circa 5/6 mesi di impegno delle cifre investite nell'acquisto.
Nel frattempo, il nostro distributore dovrà spendere un pò di quattrini in materiale informativo vario per i punti vendita (le classiche brochures: quei bei depliant che tanto ci fanno sognare quando a casa ci rileggiamo le caratteristiche del prosdotto e ne ammiriamo le foto).
Tieni conto che dovrà farle in Italiano, ed anche piuttosto belline: si parla sempe di prodotti da migliaia di euro, in fondo.
Un migliaio di brochures, tra realizzazione (foto, testi, composizione ed impaginazione) e stampa, possono facilmente costare quattro o cinquemila euro.
Dovrà poi prevedere un minimo di pubblicità sulle testate di settore, per far conoscere il proprio prodotto e farlo desiderare ai clienti; per cui, se vuole coprire anche solo un paio di periodici con continuità, deve mettere in bilancio tra i 15 ed i 30000 euro di investimenti pubblicitari.
Vuoi che non si doti di un sito web, nel 2006? Mica viene gratis: ha dei costi anch'esso, non fosse che di gestione ordinaria.
Dovrà anche gestire un minimo di ricambi ed avere a disposizione un minimo di struttura per l'assistenza: che la faccia al proprio interno o si affidi a laboratori esterni, si tratta sempre di un costo che deve essere coperto dalle vendite.
Avrà poi una serie di costi fissi, ovviamente; una sede aziendale, bollette di telefono, internet e riscaldamento, nonchè un magazzino dove depositare le proprie merci (in affitto? In proprietà? fai tu), e di qualcuno che tale magazzino lo gestisce.
VI sono poi i costi di movimento delle persone, degli agenti di vendita (se ve ne sono), contabilità (di solito ordinaria)....
Che l'importatore sia piccino e non abbia dipendenti, o sia un colosso con una quarantina di persone a carico, poco cambia.
Ti posso dire con serenità che chiunque operi nella distribuzione, grande o piccino che sia, in Italia, attualmente non può sopravvivere se non ha un margine operativo di almeno il 30/35%.
Questo significa che il nostro amplificatore da 2500 dollari, cioè il 50% del listino USA (oggi duemila euro) al netto delle tasse, egli lo deve rivendere ai rivenditori ad almeno 3850 euro +IVA.
Così facendo, se è bravo, può sperare di realizzare un utile d'impresa lordo tra il 5 ed il 10% del proprio fatturato.
Se fattura 1 milione di Euro, gli resteranno, prima delle tasse, tra i 50 ed i 100.000 euro (quanti distributori Hifi superano tale soglia, secondo te, in Italia?).

Il rivenditore, se vule campare e tenere aperto il proprio negozio, deve realizzare un margine lordo analogo, cioè tra un 25 ed un 40% (un pò di sconto dovrà pure farlo, a chi compra oggetti del genere...), ed ecco che i nostri 3850+IVA diventano, senza troppi problemi, un prezzo al pubblico di 5900 euro+IVA, alias circa 7000 euro tutto compreso.

Nota che ti parlo di margini che consentono la mera sopravvivenza dell'azienda, non di farsi la Porsche: e non mi pare che siamo lontani universi dagli ottomila euro che tanto ti infastidiscono. Con situazioni di questo tipo, se ti becchi un paio di insoluti l'anno o hai qualsivoglia tipo di problemi, rischi di annegare.
Sei ancora così sicuro che il prezzo di ottomila euro significhi che stai avendo a che fare con dei pirati?

ango ha detto:
Torno a dire, non ho niente contro di te, non conosco neanche bene la tua politica sui prezzi. Ma quella della maggioranza dei tuoi colleghi, fa acqua da tutte le parti.

Parliamone, Ango: come vedi, ti porto dati e cifre piuttosto precise, dato che ci combatto ogni giorno. Per quanto mi riguarda faccio tutto il possibile per contenere i costi e poter offrire prezzi al pubblico con una forbice il più possibile contenuta, ma ti assicuro che avere un prezzo al pubblico di 1250 euro IVA inclusa per un prodotto che costa 1000 dollari negli USA, come facciamo noi, richiede sforzi non comuni.
Poi, si può essere più o meno bravi negli acquisti, nel contenere i costi, etc, etc, ma....le realtà sono queste, e se qualche commercialista vuole esprimere il suo parere, si faccia avanti: dubito molti possano sconfessare questi dati, in linea di massima, validi per molti settori in cui operano piccole e medie imprese mirate alla vendita al dettaglio.
Tutto questo senza creare flames o litigi: sto solo cercando di far capire a chi non fa questo mestiere quali siano le dinamiche reali che muovono il settore, e che certe cose hanno delle spiegazioni razionali senza voler necessariamente vedere del dolo o dell'intenzione di truffa dell' acquirente finale!

Ciao,
Andrea
 
andrea aghemo ha detto:
In America, la struttura di vendita è sostanzialmente diversa da quelle europea.
In pratica, I distributori coincidono con una rete di vendita su un territorio più o meno vasto: ....

Questo non lo sapevo, immagino sia frutto della selezione derifante da un mercato più concorrenziale e a dei consumatori più attenti. e come dici tu ci arriveremo anche qua!

ho tagliato le parte sotto, per leggibilità, ma riassumendo tu identifichi un margine operativo di un 30-35% all'importatore che si somma ad un margine operativo del negoziante ( 25-40%) partendo da un costo "vivo" dell'oggetto che è il 50% del listino americano.

Nel tuo esempio,

Acquisti il nostro oggetto al 50% (dato DETERMINANTE sul quale non posso controbattere!) del listino americano di 5000$ a circa 2000€

Lo dai al negoziante a 3850€

E già quà in nostro giocattolo è stato rincarato del 92% che tu giustifichi con:

1) Spese di gestione struttura ( ma le hanno anche i tuoi colleghi americani)
2) Sese pubblicitarie (ma le avranno anche i tuoi colleghi americani, in proporzione alle dimensioni visto che la pubblicità costa in proporzine a quante persone la vanno a leggere, ergo una pagina su la rivista americana costerà 10 volte quella della rivista italiana)
3) Guadagno.
4) importazione/sdoganamento ( e queste le avranno anche loro quando importano i nostri prodotti)
5) Guadagno.

Poi il nostro oggetto dei sogni passa in mano al negoziante che deve rincararlo di un 25-40%, stando a quello che dici tu.

Però io vedo che il prezzo raddoppia ancora :confused: passando dai 3850€ ai 7000€

Perdonami, ma io continuo a non capire. :confused: sarò forse scemo, non so so, porta pazienza.

Io so solo che: (perchè è sotto agli occhi di tutti)

1) Il raddoppio del prezzo del listino è sempre a senso unico nella direzione Resto del mondo -> Italia
2) Ravanando un po' si "trovano" prodotti di importazione ufficiale nuovi a circa il 60% del listino italiano.
3) Se contatti certi importatori ti fanno capire chiaramente che se vai da loro ti faranno socnti mooooolto sostanziozi...

Poi torno a dire, e con questo concludo veramente perchè le nostre posizioni sono e rimarranno lontane.

Andrea, mettiti TU per una volta nei panni dell'acquirente, che può risparmiare un 35/50% rimboccandosi un po' le maniche, facendo un po' lo sfacciato.

Andrea,

Qui non si tratta di fiducia, si tratta di sentirsi presi per il cu*o, (almeno per quanto mi riguarda), perchè al contrario di chi si può permettere di buttare 3000€ (i famosi utenti che hanno la possibilità di regelarli ai negozianti, da te prima citati) per me 3000€ equivalgono a mesi di risparmi, e non ho la minima intenzione di regalarli.

Sarò io un cliente atipico, come dici tu, ma visto che siamo in un periodo di vacche magre, chi punta il suo valore aggiunto nel pompare i prezzi per creare l'immagine di un "prodotto di elite" è il primo a saltare.

E non c'è filosofia da fare su questa cosa, o da tirare in ballo argomentazioni come sfiducia, conflitti di interesse.
Si tratta di avere la lucidità e la razionalità di capire che si sta chiudendo un periodo economico, per lasciare spazio ad un altro. E certe "figure" nel mercato del commercio, non hanno più ragione o margine, usa il termine che più ti piace, di esistere.

Saluti,

Ilario.
 
ango ha detto:
....ma riassumendo tu identifichi un margine operativo di un 30-35% all'importatore che si somma ad un margine operativo del negoziante ( 25-40%) partendo da un costo "vivo" dell'oggetto che è il 50% del listino americano........Acquisti il nostro oggetto al 50% (dato DETERMINANTE sul quale non posso controbattere!) del listino americano di 5000$ a circa 2000€.....Lo dai al negoziante a 3850€......

Ilario,
forse non mi sono spiegato, e rifaccio due precisazioni: io ho parlato di Margine, non di Ricarico, e l'esempio riportato non è ciò che fa la mia azienda, ma una ipotesi ragionevolmente realistica legata ad un immaginario prodotto di costo X.

Quando ti dico margine, intendo che se compro un prodotto a 100 e lo rivendo a 200, ho realizzato un margine del 50% o un ricarico del 100%.
Tutto qua.
Per quanto riguarda il dato DETERMINANTE, come dici tu, è significativo di una realtà media, poi è possibile, come ho ipotizzato, darsi da fare, sbattersi e fare di meglio, ma mai oltre certi limiti, soprattutto per i prodotti più costosi.
Tanto è vero che il mio esempio giustifica un prezzo di 7000 euro in Italia contro un prezzo di 5300 dollari in USA, che non è un raddoppio, soprattutto tenendo conto che nel prezzo USA, il governo si insacca 300 dollari su 5000, mentre in Italia il governo si insacca qualcosa come 1200 euro su 7000. Il confronto andrebbe fatto sui prezzi prima delle tasse, ed in questo caso abbiamo 5000 dollari contro 5800 euro.
Leggi bene i valori e se sono comprensivi o meno della nostra IVA, nell'esempio che ti ho fatto.


ango ha detto:
1) Spese di gestione struttura ( ma le hanno anche i tuoi colleghi americani).......
4) importazione/sdoganamento ( e queste le avranno anche loro quando importano i nostri prodotti)
5) Guadagno.

Poi il nostro oggetto dei sogni passa in mano al negoziante che deve rincararlo di un 25-40%, stando a quello che dici tu.

....Però io vedo che il prezzo raddoppia ancora :confused: passando dai 3850€ ai 7000€

No, non sei scemo: semplicemente, non conosci nel dettaglio il settore specifico, e io sono qui per parlarne ed offrire un punto di vista diverso: ti pare poco? Conosci qualche azienda che abbia mai fatto ciò che sto facendo io in questo forum? Non pensi che sarebbe più facile, per me, farmi gli affari miei invece di sentirmi dire da te che ti sto prendendo per i fondelli? Se ho intavolato questa discussione è perchè cerco un confronto per davvero, permettimi di dirti che se avessi voluto prendere per i fondelli la gente potevo benissimo farne a meno....

Come ti ho fatto notare, tutta la struttura USA di vendita riesce a stare in piedi con un margine complessivo del 50%, mentre al di qua dell'oceano la frammentazione dei mercati, le distanze, le lingue e le diverse politiche commerciali portano la stessa struttura a gravare con un margine complessivo del 65% (2500 dollari su 5000 0 margine del 50%, 2000 euro su 5800 euro = margine del 65%).

Mettiamo ora in conto un fenomeno importante, legato alle dimensioni dei mercati.
Vedi, Ilario, il costruttore USA tipicamente vende il 70% minimo della propria produzione negli USA e nel Far East (Giappone etc), e solo un 30% in Europa, peraltro frammentato in diverse e numerose realtà, a meno che abbia un distributore che opera a livello europeo.
Sia chiaro, stiamo sempre parlando di prodotti di alto di gamma, nel medio livello, come tu stesso puoi vedere, i distributori sono pressochè inesistenti, essendo diramazioni della casa madre stessa.
Allora, da un lato immaginiamo il costruttore USA che viene approcciato da un potenziale distributore di un paese Europeo: per il costruttore, si tratterà di vendere qualche pezzo in più, ma sostanzialmente numeri che non gli cambiano la vita, e quindi non sarà portato a concedere sconti devastanti o particolari elargizioni, a meno che non abbia una decisa volontà di conseguire quello specifico mercato, per una ragione o per l'altra.
Facciamo ora il caso opposto, il costruttore Europeo che approccia il mercato USA: la proporzione è radicalmente diversa, nel senso che il costruttore europeo vede nel mercato USA la possibilità di moltiplicare di due o tre volte il proprio fatturato, ed è quindi fortemente motivato in tal senso, anche perchè ha dalla sua delle possibilità di abbattimento dei costi notevoli, grazie ad incrementi del genere.
Quando va bene, l'importatore italiano, su un prodotto di pregio, riesce ad importare qualche pedana di materiale; nel caso opposto, si parla magari di un container pieno...e questo, sui prezzi, ha delle incidenze pesanti.

ango ha detto:
1) Il raddoppio del prezzo del listino è sempre a senso unico nella direzione Resto del mondo -> Italia

Se il nostro europeo ha un prodotto a listino a 5000 euro, e lo propone al 50% di sconto al distributore USA, quest'ultimo pagherà l'oggetto circa 2100 euro (il 50% del prezzo al netto di IVA), che per lui sono, al cambio attuale, circa 2500 dollari.
Se la sua catena di vendita riesce a sopravvivere con il 50% di margine, lui venderà quel prodotto a 5000 dollari+ le tasse....che corrisponde, ad oggi, a meno di 5000 euro!
Non dico che le cose accadano esattamente in questi termini, ma volevo farti notare come basti poco per creare divari apparentemente inspiegabili.
Capisci che roba, e quanto la nostra tassazione incide? Capisci perchè gli Italiani sono ben felici di vendere all'estero? O perchè un prodotto di fascia alta, oggi come oggi, possa sembrare più conveniente acquistarlo all'estero che non in Italia?


ango ha detto:
.....2) Ravanando un po' si "trovano" prodotti di importazione ufficiale nuovi a circa il 60% del listino italiano.
3) Se contatti certi importatori ti fanno capire chiaramente che se vai da loro ti faranno sconti mooooolto sostanziosi...

Eh, beh, niente di strano: se un importatore salta il passaggio del rivenditore e si mette a vendere direttamente, ecco che può proporre uno sconto del 30% o del 40% senza rimetterci un euro (nell'immediato, eh: se il rivenditore scopre poi di avere a che fare con aziende così scorrette, non terrà a lungo quel marchio sui propri scaffali).
Ecco che aziende che hanno magari affrontato delle difficoltà negli ultimi anni hanno deciso di muoversi parallelamente verso i privati per cercare di salvare i conti alla fine dell'anno.
Non dico che sia giustificabile, per carità, ma credo sia comprensibile.

Chiediamoci, piuttosto, a questo punto: quanto ci interessa, come consumatore, disporre della figura del rivenditore per certe categorie di prodotto?

ango ha detto:
Andrea, mettiti TU per una volta nei panni dell'acquirente, che può risparmiare un 35/50% rimboccandosi un po' le maniche, facendo un po' lo sfacciato.

Ilario,
come ti ho già detto, lo faccio sempre: infatti i prezzi di listino dei nostri prodotti sono tali che chiunque voglia cercare, come privato, di importarseli dal pese di origine, spenderebbe di più.
Credo che questo sia il giusto servizio che deve dare la catena distributore/rivenditore.
Tutti i nostri marchi non sono venduti su Internet in nessun paese europeo, tranne due o tre strutture che operano esclusivamente sul web, e comunque i prezzi di vendita sono uniformi sul territorio europeo, al netto delle tassazioni locali
Per inciso, ciò che costa 1000 dollari negli USA prima delle tasse locali lo riproniamo a circa 1250 euro in Italia nostre tasse incluse, che non mi sembra proprio male, visto che offriamo tutta una serie di servizi tutt'altro che disprezzabile.

Però, fammi capire questo: riprendiamo l'esempio dell'apparecchio da 5000 dollari. Immaginiamo tu ne acquisti uno già validato CE, altrimenti faresti un import illegale, e non vogliamo esaminare questa ipotesi!
Se cerchi di acquistartelo da solo negli USA, per dire, dovrai fare un bonifico di circa 4200 euro, e all'arrivo in Italia pagherai il trasporto (un 2 0 300 euro, se porti un apparecchio solo), che porta il tutto a 4500 euro, e su questo importo pagherai tasse doganali (tra il 4,5 ed il 9 per cento, dipende dal tipo di apparecchio) ed IVA, finendo a circa 5700 Euro, ma senza poter usufruire facilmente di garanzia ed altro. Alla luce di questi fatti, tu cosa vorresti, per sentirti soddisfatto e non turlupinato, avere questo stesso identico prezzo dal negoziante?
Perchè un prodotto che abbia un listino di 7000 euro lo si porta a casa abbastanza facilmente, da qualsiasi negoziante serio, a circa 6300/6400 euro....ora, 600 euro di differenza (un 10% del totale) tra smazzarti tutto da solo od avere un servizio che ti permette di valutare con calma il prodotto in negozio ed usufruire della garanzia, a me, non sembra una rapina. A te, invece?

Non sto cercando di giustificare l'operato di alcuno nè il mio, Ilario, ma tentando un confronto ed un dialogo portando delle ragioni concrete.
Se ti dà fastidio rispondermi, non farlo. E' la seconda volta che mi dici cose tipo "...ti dico solo più questo e poi basta...". No, dico, ti sembra il modo di condurre un dialogo? Possibile che ci si debba sempre alterare, senza cercare di ragionare con calma sulle cose?

ango ha detto:
Andrea,

Qui non si tratta di fiducia, si tratta di sentirsi presi per il cu*o, (almeno per quanto mi riguarda), perchè al contrario di chi si può permettere di buttare 3000€ (i famosi utenti che hanno la possibilità di regelarli ai negozianti, da te prima citati) per me 3000€ equivalgono a mesi di risparmi, e non ho la minima intenzione di regalarli.

Beh, se il fatto di poter visionare e valutare con calma un prodotto per te non ha nessuna utilità, posso capire la tua affermazione; quello che ti sto dicendo io è che se un negoziante non rivende a 160 o 170 ciò che paga 100, non riesce a tenere aperti i battenti del negozio.
Non è questione di buttare o regalare il denaro, Ilario: non facciamo del qualunquismo. La realtà è che avere un negozio costa, piaccia o meno, e siccome chi ne ha uno non può permettersi di andare in rosso, ad oggi la situazione è quella che è, in questo paese.

Quindi chiediamoci: vogliamo i negozi, oppure no, per i prodotti di fascia media ed alta? Nel senso, preferiresti non avere la possibilità di visionare e confrontare il prodotto per poter pagare comunque di meno l'oggetto?

ango ha detto:
Sarò io un cliente atipico, come dici tu, ma visto che siamo in un periodo di vacche magre, chi punta il suo valore aggiunto nel pompare i prezzi per creare l'immagine di un "prodotto di elite" è il primo a saltare.

Ilario,
non ci dimentichiamo che stiamo parlando esclusivamente di prodotti di fascia media ed alta: per i primi c'è stata sicuramente recessione, per i secondi...no. Nel senso che i beni di lusso, tipicamente, non risentono delle crisi economiche generalizzate, e se accade, è in misura estremamente inferiore.
Per capirsi, pur senza conoscere i dati, sono sicuro come pochi che hanno visto molta più recessione, nel 2005, nomi come Denon o Rotel piuttosto che McIntosh o Lexicon.

ango ha detto:
E non c'è filosofia da fare su questa cosa, o da tirare in ballo argomentazioni come sfiducia, conflitti di interesse.
Si tratta di avere la lucidità e la razionalità di capire che si sta chiudendo un periodo economico, per lasciare spazio ad un altro. E certe "figure" nel mercato del commercio, non hanno più ragione o margine, usa il termine che più ti piace, di esistere.

Ilario, il conflitto di interesse menzionato nel titolo del thread non era riferito all'argomento che stiamo dibattendo qui, dei prezzi d delle politiche di vendita: mi riferivo al fatto che come un operatore, od una figura che riveste un ruolo "semiufficiale" (tipo moderatore di un forum o simili), esprime un parere su un prodotto, una tecnologia od una azienda, si veda sempre motivo di sospettare qualche connivenza o interesse occulto.

Non si sta chiudendo un periodo economico, casomai si sta modificando e nessuno ha ben chiaro dove andrà a finire.
Quello che sicuramente accadrà, secondo me, è che muterà la modalità di vendita e distribuzione dei prodotti in funzione della loro fascia di prezzo.
Temo che, nel nostro paese, essendo piccolo e poco felice per questo tipo di mercato, nonostante siamo ancora il settimo paese mondiale per PIL, si ridurrà l'offerta di prodotti e vedremo scomparire diversi marchi, soprattutto di importazione estera, di fascia media.
Il segmento alto continuerà ad esistere e probabilmente (cosa che sta già accadendo) sarà gestito non più da rivenditori, ma da una figura nuova di installatore/rivenditore/consulente che si rivolgerà solo agli utenti molto facoltosi che cercano installazioni complete; il distributore, probabilmente, venderà sottobanco a quei pochi privati interessati al singolo apparecchio, ma questa tipologia di prodotti tenderà a sparire dai negozi tradizionali.

Ciao,
Andrea
 
Io però sinceramente non capisco questo concetto di voler fare i conti in tasca agli altri. Ammesso e non concesso che in Italia i margini unitari possano essere più alti su alcune categorie di prodotti, questo significa che il venditore è un truffatore? Il prezzo dalle mie parti si fa sul mercato, non sui costi. Io mi occupo di business development di servizi, e se posso alzare il prezzo rispetto ad un livello minimo di mark-up sul costo lo faccio senza esitare. Se non posso è perché il mercato non me lo consente. Non mi sembra assolutamente un comportamente poco etico, anzi direi che è la base del sistema capitalistico. Ragionamenti del tipo "il tuo margine è troppo alto e quindi sei disonesto" non solo sono ingenui ma anche teoricamente scorretti (a meno di non volersi rifare al concetto di plusvalore di marxiana memoria, ma preferirei lasciar riposare Marx in pace).
Ciao

antani
 
Andrea,

Capisco le problematiche di IVA diversa tra america ed europa.

Per il resto, ne parlavo questa mattina con un mio collega appassionato, anche lui un "povero impiegato" che sto/stiamo desiderando oggetti di lusso che noi proletari non dovremmo possedere, e a pensarci bene è così.

Io mi accontenterò per sempre dell'oggetto usato di 2-4 anni, del primario o del notaio di turno. Il quale invece di sfogare le sue frustrazioni andando a bordelli, ha il pallino (per fortuna) dell'alta fedeltà ed evolve semestralmente il suo impianto da 50.000€, ed evidentemente sono più di quelli che penso io!
Il problema è che i negozi che vendono questa roba hanno poca voglia di mettersi a vendere e trattare con chi arriva con una seat e li impegna per mezza mattinata con le sue paturnie. Credo che se potessero mettere un cartello alla porta di ingresso con scritto non aprire se non hai un reddito minore di 100.000€ lo farebbero, ma la legge glielo vieta, e quindi devono sopportare (quando sono educati) o ti fanno capire che gli stai facendo perdere tempo (nella maggior parte dei casi)! E io cretino ci rimango pure male e sfogo le mie frustrazioni con te che mi leggi su questo forum!

Credo che che sia vero quello che racconti (e obbietivamente i negozzi chiudono) quindi nei tuoi conti del vero ci sarà, anche se difficilmente comprensibile da un non commerciante.

Trovo quindi corretta la tua analisi.
In un periodo come quello che stiamo vivendo di recessione economica, e di arretramento della qualità sociale della vita.
Non sono i ricchi che vengono a mancare ne tantomeno si impoveriscono, ma è la forbice del divario sociale a ferne le spese, allargandosi, e si assottigliando/eliminando la percentuale cospiqua di italiani che appartenevano alla fascia media.
Il che significa che statisticamente il fatturato dei prodotti di fascia media andrà a sparire/assotigliarsi parallelamente all'andamento di questa situazione economico-sociale.

Rimane a questo punto da capire le crisi di diversi negozianti, ma forse anche quà stiamo parlando di punti vendita che si sono fatti catturare o hanno basato il loro "cliente tipo" in quel famoso italiano di fascia media, che sta pian piano sparendo.

Chiarita (per me) questa cosa adesso dovrò farmi dei corsi di training autogeno per non mettermi a sbavare quando passerò davanti alle vetrine con gli occhioni blu che mi ammiccano festosi.

Forse era meglio se mamma mi avesse fatto "appassionato per il calcio" che è la passione che compete alla mia casta sociale :cry: invece di farmi provare una attrazione morbosa nei confronti della musica ben riprodotta.

Saluti e buon natale!

Ilario.
 
Antani,
è indubbio che chiunque di noi, approcciando l'acquisto di un prodotto, se ha la sensazione che gli si stia alleggerendo le tasche con destrezza prova un minimo di irritazione.

Ho aperto questo thread per due ragioni fondamentali.

La prima è che, su questo come su altri forum, la opinione abbastanza diffusa è che tutti coloro che sono al di là del bancone, per così dire, sono una massa di truffatori che si arricchiscono alle spalle dei poveri utenti finali.

La seconda è che cerco, nel mio piccolo, di capire cosa vuole la gente per migliorare il mio modo di operare e, conseguentemente, far crescere l'azienda che possiedo.


Relativamente al primo punto ho pensato che un modo come un altro per far capire alle persone che di qua non siamo tutti dei ribaldi sia quello di aprire un pò le porte delle nostre attività, per consentire di dare uno sguardo alla raltà con la quale gli operatori hano a che fare ogni giorno.
Ti dirò che molti miei colleghi sono inorriditi da ciò che sto facendo qui, e se ne tengono ben lontani, non per voler tenere nascosto qualcosa, ma perchè hanno la convinzione che sia un tipo di dialogo impossibile. in altre parole, il cliente finale viene visto, spesso, come qualcuno che vuole solo pagare di meno fregandosene di qualsiasi considerazione a margine, e che è pronto ad ogni bassezza pur di tenere in tasca 10 euro e pensare di essere stato lui a fregare il commerciante.
Ora, la cosa che mi sembra demenziale è questa sfiducia serpeggiante da entrambe le parti: operatori che non si fidano dei clienti, e clienti che non si fidano degli operatori.
Sarò un visionario, ma secondo me, finchè qualcuno non cercherà di rompere questo circolo vizioso, il mercato di questa tipologia di prodotti non potrà che soffrirne, e cerco di fare quello che posso (sarà poco, ma non è un buon motivo per non agire) per cambiare questo stato di cose.
Tutti quanti lavoriamo per ricavarne un profitto, e chiunque di noi fa quello che può per cercare di incrementarlo: il dipendente crca di ottenere un aumento di stipendio, l'imprenditore di fatturato o di profitto, ma il succo è lo stesso.
Dopodichè, in un contesto generale fatto di aziende serie e con un'etica, ci sono sicuramente alcuni che fanno la pipì più o meno fuori dal vaso, ma credo che gli utenti dovrebbero darsi da fare per identificare queste realtà ed isolarle: sto solo cercando di dare qualche strumento di valutazione in più, agli utenti finali, per poter discriminare meglio.
In senso generale, se dico che qualcosa che costa 1000 dollari negli USA si può rivendere a circa 1200 euro in Italia, dando da mangiare e guadagnare onestamente a tutta la catena che sta alle spalle, dò un primo termine di paragone: nel senso che se un prodotto da 1000 dollari mi viene offerto a 2000 euro non è detto che qualcuno mi stia necessariamente truffando (come giustamente fai notare tu), ma è anche lecito che sappia che chi vende sta realizzando un guadagno piuttosto sensibile, ed è quindi opportuno che, come consumatore, valuti se i servizi offerti a latere del prodotto valgano tale differenza.
In questo mondo non si fanno ancora i conti in tasca alle aziende per un fenomeno di cultura: in altre realtà industriali, dove la trasparenza dei costi è indispensabile anche solo per poter discutere con il cliente, è normale presentare offerte e prezzi con un dettaglio delle voci di costo, chiarendo anche i margini operativi, spesso con dettagli che vanno al singolo componente: forse è questo tipo di retaggio che mi rende così scellerato da parlare di dettagli economici sensibili senza troppe remore.

Relativamente al secondo punto, invece, cioè il capire cosa vuole la gente, è il cuore dell'attività di chiunque tratti dei beni non indispensabili indirizzati al commercio al dettaglio, e siccome questo mi sembra un posto come un altro per parlare con gli utenti, pongo delle domande sperando di avere delle risposte.
Vedo molti negozianti tirare avanti con difficoltà, e sono sempre persone come me e te che hanno debiti da onorare, bollette da pagare e un piatto da mettere in tavola possibilmente ogni giorno: io di negozianti con la porsche sotto il sedere ne conosco ben pochi, in Italia, non so cosa ne pensino la maggioranza dei forumiani....Sono convinto che qualcosa debba cambiare, in tutto questo bailamme, e mi pongo domande su quali aspetti siano più sensibili o suscettibili di miglioramenti.
Il prezzo è certamente un parametro importante, ma non è tutto; inoltre , prodotti diversi devono avere, probabilmente, metodologie di vendita diverse.
Proverò a lanciare un sondaggio o due, dopo averne parlato con Emidio ed avere avuto la sua approvazione, per cercare di capire e leggere meglio questo nostro mondo dell'audio video: credo che se ne possa ricavare solo informazioni utili a tutti, operatori e consumatori.

Ciao,
Andrea
 
ango ha detto:
Andrea,....Io mi accontenterò per sempre dell'oggetto usato di 2-4 anni, del primario o del notaio di turno. Il quale invece di sfogare le sue frustrazioni andando a bordelli, ha il pallino (per fortuna) dell'alta fedeltà ed evolve semestralmente il suo impianto da 50.000€, ed evidentemente sono più di quelli che penso io!
Beh, Ilario,
e mica c'è niente di male, no? Non è che siamo tutti Paperoni, e facciamo sacrifici per cercare di darci il meglio che possiamo. Se poi questo meglio è dato da un usato piuttosto che da un prodotto nuovo, non facciamo mica male a nessuno, e non per questo dobbiamo sentirci sminuiti.
Qui sì che siamo in una considerazione strettamente filosofica: ossia se sia lecito arrabbiarsi perchè non ci è dato possedere tutto ciò che vorremmo...e se ne potrebbe discutere per ore!


ango ha detto:
Il problema è che i negozi che vendono questa roba hanno poca voglia di mettersi a vendere e trattare con chi arriva con una seat e li impegna per mezza mattinata con le sue paturnie....
Ilario,
su questo ti dò ragione.
Diciamo che anche in questo caso ci vuole intelligenza da una parte e dall'altra.
I negozianti con l'atteggiamento che dici tu stanno sulle natiche anche al sottoscritto, e cerco di non averci a che fare: non hanno futuro, e si stanno lentamente estinguendo. Una delle cose che apprezzavo molto negli USA, ad esempio, è proprio questa: saranno tutti schiavi del DIo denaro, come sostengono alcuni, ma anche nell'outlet dove ti tirano la roba sulla schiena trovi sempre e solo persone cortesi e gentili che ti vengono incontro con la domanda" How can I help you?", e non hai mai la sensazione di essere sgradito.
Ci vuole maturità, disponibilità, e voglia di lavorare.
Personalmente, faccio della disponibilità una delle mie armi, e cerco di lavorare con punti vendita che hanno lo stesso atteggiamento: secondo me, se un negoziante non sta chiudendo una trattativa importante o non è preso da un impegno improrogabile, anche se gli entra in negozio uno che è arrivato in monopattino, non ci perde nulla a dargli retta, con cortesia, e farlo sognare un pò: è sempre meglio che stare seduti in negozio a guardare la gente che passeggia sui viali.
Oggi no, ma magari tra due anni quello stesso soggetto, con qualche soldo in più in tasca, si ricorderà di esser stato accolto con gentilezza e cortesia, ed andrà lì a spendere il suo gruzzoletto.
Per contro l'utente, soprattutto se conscio di non poter perfezionare l'acquisto per impossibilità di mezzi, non deve comportarsi come se l'universo dovesse sbattersi ai suoi piedi: da ragazzo, senza un soldo e con molti sbavamenti, andavo per negozi dicendo chiaramente:" non me lo posso permettere, ma vorrei tanto vedere/ascoltare il prodotto X...se in questo momento non ha dei clienti che sta seguendo, potrebbe essere così gentile da lasciarmelo valutare un pochino?". Beh, non ho mai avuto problemi, ed ho sempre trovato persone che, di fronte ad un approccio sincero, mi hanno trattato con gentilezza: chiaro che se ero lì ad ascoltare un pezzo musicale ed arrivava un potenziale cliente (vero!), mi mettevo subito in disparte lasciando che il negoziante facesse il suo lavoro, e se potevo esprimevo commenti entusiastici per aiutarlo.

ango ha detto:
Credo che che sia vero quello che racconti (e obbietivamente i negozzi chiudono) quindi nei tuoi conti del vero ci sarà, anche se difficilmente comprensibile da un non commerciante.....

In quello che ti ho detto c'è molto di vero, Ilario, credimi.
Il grosso del discorso è quello che ti ho fatto; poi, c'è chi è più o meno bravo nel proprio mestiere, e pur riducendo i costi riesce magari ad incrementare i profitti, ma gli spostamenti dai numeri che ho citato sono sempre dell'ordine di qualche punt percentuale (che tuttavia, moltiplicato su tot pezzi, può fare delle belle differenze).
Che la crisi ci sia e ci siano meno soldi in tasca a tutti è un dato di fatto: ma almeno cominciamo a mettere da parte degli asti immotivati, visto che di negozianti o distributori con i miliardi nel materasso ce ne sono pochini, in giro.
ango ha detto:
Chiarita (per me) questa cosa adesso dovrò farmi dei corsi di training autogeno per non mettermi a sbavare quando passerò davanti alle vetrine con gli occhioni blu che mi ammiccano festosi.
E perchè mai, scusa? Desiderare qualcosa non è mica un male, l'importante è non sporcare di bave la vetrina o mettere a ferro e fuoco il negozio perchè pratica dei prezzi "da ladro"....
ango ha detto:
Forse era meglio se mamma mi avesse fatto "appassionato per il calcio" che è la passione che compete alla mia casta sociale :cry: invece di farmi provare una attrazione morbosa nei confronti della musica ben riprodotta.

Ma non dire cretinate, dai...meno male che non per tutti gli italiani esiste solo il pallone! E comunque, resta il fatto che, come hai fatto notare, l'appassionato volenteroso trova i modi, sbattendosi un pò, di risparmiare:
vale in qualsiasi campo e per qualsiasi acquisto, dalla pagnotta all'immobile! E, quando desidera comprare un prodotto nuovo, se è attento può discernere con cognizione di causa tra una offerta migliore ed una peggiore, se spende un pò di tempo a capire come funzionano le cose.

Ciao,
Andrea
 
andrea aghemo ha detto:
Ilario,
su questo ti dò ragione.
Diciamo che anche in questo caso ci vuole intelligenza da una parte e dall'altra.
I negozianti con l'atteggiamento che dici tu stanno sulle natiche anche al sottoscritto, e cerco di non averci a che fare: non hanno futuro, e si stanno lentamente estinguendo. Una delle cose che apprezzavo molto negli USA, ad esempio, è proprio questa: saranno tutti schiavi del DIo denaro, come sostengono alcuni, ma anche nell'outlet dove ti tirano la roba sulla schiena trovi sempre e solo persone cortesi e gentili che ti vengono incontro con la domanda" How can I help you?", e non hai mai la sensazione di essere sgradito.
Ci vuole maturità, disponibilità, e voglia di lavorare.
Personalmente, faccio della disponibilità una delle mie armi, e cerco di lavorare con punti vendita che hanno lo stesso atteggiamento: secondo me, se un negoziante non sta chiudendo una trattativa importante o non è preso da un impegno improrogabile, anche se gli entra in negozio uno che è arrivato in monopattino, non ci perde nulla a dargli retta, con cortesia, e farlo sognare un pò: è sempre meglio che stare seduti in negozio a guardare la gente che passeggia sui viali.
Oggi no, ma magari tra due anni quello stesso soggetto, con qualche soldo in più in tasca, si ricorderà di esser stato accolto con gentilezza e cortesia, ed andrà lì a spendere il suo gruzzoletto.
Per contro l'utente, soprattutto se conscio di non poter perfezionare l'acquisto per impossibilità di mezzi, non deve comportarsi come se l'universo dovesse sbattersi ai suoi piedi: da ragazzo, senza un soldo e con molti sbavamenti, andavo per negozi dicendo chiaramente:" non me lo posso permettere, ma vorrei tanto vedere/ascoltare il prodotto X...se in questo momento non ha dei clienti che sta seguendo, potrebbe essere così gentile da lasciarmelo valutare un pochino?". Beh, non ho mai avuto problemi, ed ho sempre trovato persone che, di fronte ad un approccio sincero, mi hanno trattato con gentilezza: chiaro che se ero lì ad ascoltare un pezzo musicale ed arrivava un potenziale cliente (vero!), mi mettevo subito in disparte lasciando che il negoziante facesse il suo lavoro, e se potevo esprimevo commenti entusiastici per aiutarlo.....
Ciao,
Andrea


Vedi Andrea,

Io ho l'impressione che dalle mie parti quelli che non soffrono sono i negozi che quando entri ti guardano dall'alto al basso.

Io, al tuo contrario non ho nulla conto i negozianti che ti liquidano velocemente perchè non vuoi installarti un cine 8 a scomparsa nel controsoffitto della tuo salotto di 83 m^2. Mi secca un po' ma passa subito perchè capisco che lo fanno perchè un certo tipo di clientela non frequenta ambienti infestati da persone che stanno al di sotto DUCL :D.
E' così da quando esiste il mondo, non si entra nel casinò senza il completo in seta...

Non credo lo facciano per cattiveria ma solo per coltivare al meglio la loro attività.

I negozzi che si sono sempre dimostrati gentili, disposti a tirarti via quel 10, anche 20% stanno implodendo.

La mia interpretazione te l'ho riportata prima.

Ilario.
 
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