Conosco bene lo stile di Luhrmann avendo visto gli altri suoi film, non pensare che sia rimasto spiazzato all'ultimo momento. Almeno lui ha uno stile suo e non obbedisce a dei canoni ben precisi, ma un conto è "Moulin Rouge!", che è un musical e ci si possono inserire tutti gli anacronismi che si vogliono, purché funzionali alla storia che si vuole raccontare, un conto è "Il grande Gatsby" in cui magari una scelta del genere potrebbe far storcere il naso, eppure ripeto non lo giudico un brutto film: perché? Perché - secondo me - gli attori sono bravi a rendere quel malessere di cui parla Fitzgerald nel suo romanzo. Tutto il resto mi è sembrato volutamente caricato, bello da vedere quello sì, ma troppo carico. E te lo dice uno a cui è piaciuto moltissimo "Moulin Rouge!".
Per quanto riguarda la prassi del raffronto libro-film, è vero, è una delle prime cose che balzano alla mente di qualunque spettatore e di qualunque critico che si accinga a stendere una recensione... una prassi che secondo me andrebbe accantonata, anche perché si è stufi di sentire frasi del tipo "Bello Via col vento ma il romanzo è molto meglio" o cose del genere. Un film, anche se tratto da un soggetto non originale, dovrebbe avere una sua autonomia, altrimenti diventa solo una sfrondatura in cui 300 pagine diventano 2 ore. Tutti i registi dovrebbero trarre insegnamento dal maestro Visconti in questo senso, che usava accorpare in modo omogeneo diverse fonti letterarie dalle quali traeva qualcosa di completamente nuovo.