Avatar in 4D!

Sono (3d e 4d) i primi passi di un nuovo modo di proporre il cinema... agli artisti il compito di metterci i contenuti ed agli spettatori la libertà di scegliere cosa vedere e cosa no... il tutto senza preconcetti in fondo stiamo parlando di un divertimento
 
Mi pare che Dave sia stato molto chiaro nella spiegazione, per cui è inutile chiamare la tecnologia in oggetto 4D se poi la 4° dimensione è rappresentata da giochetti in sala; non propone un miglioramento della qualità visiva per cui si sta discutendo di aria fritta.
 
MudzGromit ha detto:
Mi viene improvvisamente voglia di tirare fuori il mio Super8 e proiettarmi un film muto in B/N sul muro

immagino che poi non resisterai a tirar fuori dal garage questa per farci un bel giretto? :D


velocipede.jpg
 
Non immagini che voglia avrei di provarla!:D Giusto domenica scorsa ho rivisto "Il giro del mondo in 80 giorni" del 57 e la utilizzava Pastpartou ad inizio film.:p
 
robertocastorina ha detto:
...non propone un miglioramento della qualità visiva per cui si sta discutendo di aria fritta.

E' vero, certo....ma secondo me non è proprio questo il punto.

Il cinema è anche simulazione, dal cinema muto siamo passati all'audio multicanale dove, tra l'altro, il subwoofer svolge la doppia azione di componente audio che trasmette sensazioni anche fisiche.

Mi sembra che in generale abbiamo accettato di buon grado questi nuovi sistemi, allo stesso tempo noto una certa refrattarietà nell'accettare tutto quello che può coadiuvare la parte video.

Chiaro che, per dirla tutta, se per ipotesi inserissimo in un sistema casalingo un aggeggio che spruzza acqua in faccia agli spettatori, ci sarebbero delle difficoltà (magari anche un certo fastidio) che renderebbero il tutto irrealizzabile ancor prima del fatto che possa piacere o meno.

Però, se parliamo di cinema come simulazione, perchè secondo me si tratta anche di questo, allora elementi come poltrone semoventi ed altri apparati utili ed efficaci al coinvolgimento fisico, potrebbero contribuire in maniera determinante. Se non altro, come diceva Stazzatleta, non possiamo ecluderlo a priori.
 
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roto ha detto:
Sono (3d e 4d) i primi passi di un nuovo modo di proporre il cinema... agli artisti il compito di metterci i contenuti ed agli spettatori la libertà di scegliere cosa vedere e cosa no...
Ma non è vero, per nulla: è tutta roba vecchia, 3D e 4D in testa (ero piccino io da EuroDisney -adesso ne ho 35-, con occhialini all'ultima moda e gelidi soffi d'aria a infastidire la proiezione del Re del Pop), pseudo tecnologie che periodicamente vengono riproposte in qualche nuova salsa, e che periodicamente falliscono... l'unica differenza, a mio modo di vedere, è che stavolta chi conta davvero sta spingendo sull'acceleratore molto più che in passato, e se continua così rischiamo sul serio di vederci imposta una tecnologia scadente per cause di forza maggiore, non perchè realmente innova o migliora qualcosa... anzi.
Come ho già avuto occasione di scrivere, dovesse andare così, amen: cambio hobby, videogames compresi -vedi Wii, Progetto Natal e balle varie- e torno alla lettura.
 
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Thefaster ha detto:
Però, se parliamo di cinema come simulazione, perchè secondo me si tratta anche di questo, allora elementi come poltrone semoventi ed altri apparati utili ed efficaci al coinvolgimento fisico, potrebbero contribuire in maniera determinante.
Quando voglio simulazione, quando voglio coinvolgimento fisico, quando voglio apparati di altro genere è sufficiente che io mi metta a videogiocare o meglio ancora a praticare sport (non esiste niente di meglio dal punto di vista fisico:D ). Quando assisto ad un film voglio la consapevolezza di essere un semplice spettatote e quindi mi bastano i miglioramenti di tipo audio/video (perchè è proprio di questo che nel forum si parla). Sono sempre aperto allo sviluppo tecnologico del cinema purchè riguardi solo vista e udito, mentre per quanto riguarda la percezione tattile (da vero laureato in scienze motorie) non c'è niente di meglio dell'attività fisica.
 
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robertocastorina ha detto:
Quando voglio simulazione, quando voglio coinvolgimento fisico, quando voglio apparati di altro genere è sufficiente che io mi metta a videogiocare o meglio ancora a praticare sport...

Rispetto la tua opinione ma non sono d'accordo.

Dal mio punto di vista uno schermo, più o meno importante, ed un sistema di altoparlanti, allo stato attuale di 9.2 canali, sono già simulazione.

Simulazione può essere la rappresentazione cinematografica di una storia.
Se poi uno ritiene più che sufficiente un impianto costituito solo da video e audio per il godimento di un film, questo è condivisibile.

Assistere ad un film come azione legata esclusivamente al coinvolgimento emozionale e allo scambio empatico che il cinema crea può, e preciso dal mio punto di vista, essere riduttivo per come attualmente il cinema stesso viene inteso. Perchè, che si voglia o no il cinema si è evoluto, non solo dal lato tecnologico ma anche semplicemente perchè, ad esempio, è entrato nelle nostre case.

Se si rifiuta questo, tornare al buon libro, per godere solo emozionalmente di un racconto o una storia, può essere la scelta migliore.
 
Thefaster ha detto:
Assistere ad un film come azione legata esclusivamente al coinvolgimento emozionale e allo scambio empatico che il cinema crea può, e preciso dal mio punto di vista, essere riduttivo per come attualmente il cinema stesso viene inteso.
Appunto, dal tuo punto di vista:D !

Thefaster ha detto:
Perchè, che si voglia o no il cinema si è evoluto, non solo dal lato tecnologico ma anche semplicemente perchè, ad esempio, è entrato nelle nostre case.
Se si rifiuta questo, tornare al buon libro, per godere solo emozionalmente di un racconto o una storia, può essere la scelta migliore.
Ma chi sta rifiutando l'evoluzione del cinema!!! Semplicemente quello che hanno proposto con Avatar in Korea (mi pare di ricordare) non la considero un'evoluzione: quei giochetti da 4 soldi avrebbero potuto proporli anche 60 anni fa con i film in bianco e nero! e questa si chiama evoluzione???
Comunque va beh, non fa niente:) ognuno con la sua opinione;)
 
Vorrei tentare di fare un discorso serio, anche se l'argomento - come ha dimostrato il thread - si presta a ironie e sarcasmi giustificati.
Allora: secondo me, quando parliamo di cinema (e di storie-sceneggiature) parliamo di un processo visivo-auditivo che – pur avendo svolto un percorso evolutivo importante (dal muto al parlato, dal B/N al colore, dai fondali di carta alla computergrafica) ha, come massimo obiettivo intrinseco, il coinvolgimento dello spettatore e la sua identificazione con i personaggi che la storia stessa in quanto tale evoca sullo schermo.
E' quindi “il processo identificativo” (quella che qui è stata anche giustamente chiamata "empatia") il motore dinamico che crea la maggiore delle ragioni per cui si va al cinema: emozionarsi.
Esistono però anche processi secondari, non per questo meno validi, per cui il cinema ha così successo: il divertimento puro, il passare il tempo, la conoscenza che i film di denuncia sollecitano con i loro racconti.
Mescolare sagacemente divertimento ed emozioni mica è facile. E’ il regista uno dei fulcri principali. Il suo taglio. Ma non è il solo. Un film ti può emozionare ma non divertire (perchè pone problemi e ti fa pensare) e magari lo reputi noioso. Oppure ti fa divertire (ridere, passare il tempo, rilassarti) proprio perchè non ti fa pensare a nulla, e le emozioni che provi sono allora quelle della adrenalina pulita: la spensieratezza, il rilassamento, la leggerezza.
Mi rendo conto che sintetizzare non è facile, ma questo ragionamento introduce il nocciolo del mio punto di vista.
Il cinema, per emozionarci o per farci divertire, è allora sufficiente vederlo in 2D. Pari pari a come lo si conosce da più di mezzo secolo.
Ma per passare dai processi identificativi classici che ho descritto, a processi nuovi e inesplorati, intriganti e sconosciuti, come l'immersività più completa, il 3D (ma non solo quello) non solo è necessario, ma diventa indispensabile. Ed addirittura non sufficiente.
Il passaggio epocale diventa perciò il virare “dal processo identificativo (emozioni) alla dinamica della simulazione più realistica possibile (sensazioni)”, dove si possa immaginare (noi stessi) di essere i protagonisti. I mezzi che ti permettono questo passaggio diventano perciò essi stessi “cinema” (usando un termine che sconfermerò tra un secondo), ma al tempo stesso la loro trasparenza, affinchè il passaggio stesso non risulti forzoso o artefatto, diventa una variabile determinante per il successo dell’impresa.
Magari l'errore che facciamo oggi è pensare che oltre al 3D la stimolazione sensoriale (l'acqua che spruzza, il movimento delle poltrone, gli odori) sia bastevole per essere immersi nell'azione. Secondo me no, ma essa rappresenta comunque un valore aggiunto formidabile che, nell'era delle tecnologie e del business (del divertimento e dell'elettronica), non deve in nessun modo essere sottovalutata.
L'importante però è non chiamare “cinema” quello che non lo è più.
Ma di contro, isolarsi nel conservatorismo, non aiuta nè lo sviluppo nè la ricerca di nuovi meccanismi di comunicazione e di coinvolgimento dello spettatore, che vuole essere anche protagonista della storia, che paga per vivere in una simulazione la realtà più realistica possibile.
Ma sul discorso tra realtà e realismo, mi fermo, per non diventare (sto delirando....) come (appunto) un film di Bergman, che emoziona, ma annoia da morire... anche se mi piacerebbe parlare del perchè i libri possono solo essere in 2D e quanto la sola immaginazione dei lettori produca successi editoriali di rilevanza mondiale.
Michele
 
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Se un tempo il cinema era solo muto, l'inserimento di un coinvolgimento uditivo avrebbe dovuto (e probabilmente sarà stato così) scatenare l'ira dei conservatori definendolo qualcos'altro. Per quanto mi riguarda è sbagliato: aggiungere il coinvolgimento di un senso non può far altro che bene, se fatto nel modo giusto. E' chiaro che se l'unica cosa che sanno fare è spruzzarti l'acqua in faccia e altre scemenze diventa una fesseria da parco di divertimenti, se invece saranno in grado di mettere al servizio del film altri sensi in modo saggio, senza distrarti dalla visione con esagerazioni (esempio un lieve vento oppure lievi odori) allora potrebbe diventare interessante la cosa. La soluzione non è vicina perché dovranno essere in grado di riprodurre esattamente gli effetti che vorrebbe il regista e non un effetto universale da adattare a tutti i film. L'ideale secondo me sarebbe un coinvolgimento con elementi credibili e non invasivi.

E' un po' come in cucina: se fai un piatto semplice, aggiungendo un ingrediente in minima quantità dai un sapore particolare al piatto, se esageri con l'ingrediente invece il piatto lo stravolgi (e il giusto dosaggio e l'ingrediente li conosce solo il cuoco, non il proprietario del ristorante)
 
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mah secondo me c'è anche un limite oltre al quale il coinvolgimento diventa troppo.
E' come per i libri. Ci sono quelli solo testo, quelli con le illustrazioni in bianco e nero, quelli a colori e quelli con le figure che si dispiegano creando castelli di carta tra due pagine.
Quanti lavori seri sfruttano i castelli di carta per aumentare il coinvolgimento?
 
Non credo sia una questione di eccessi.

Io sono convinto del fatto che qui tutti, o quasi, siano favorevoli ed aperti ad un futuro dove l'evoluzione del cinema, insieme al nascente 3D, possa offrire un coinvolgimento fisico.

Sono d'accordo sul fatto che, se per coinvolgimento fisico ci limitiamo a considerare questo fantomatico 4D con spruzzi d'acqua, qualche odore e folate di vento, questo tipo di implementazioni faccia storcere il naso e nei casi peggiori provocare un certo rigetto per la tecnologia.

Da qualche parte però pur sempre si comincia, chissà in futuro l'ht sarà qualcosa di simile al ponte olografico dell'Enterpreise.
In quel caso credo che sarebbe difficile storcere il naso e fare gli schizzinosi. :D
 
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