7 giorni in Israele… natura, storia, misticismo, conflitti irrisolti e molto più…

La giornata di sole dura poco… siamo pur sempre in pieno inverno… Qui “apprezziamo” ancora di più una “caratteristica” di Israele (davvero poco piacevole): se hai bisogno di un bagno pubblico puoi stare sicuro che non lo troverai mai pulitissimo! Strano davvero in un Paese molto civile e organizzato, dove il turista e il viaggiatore in genere trova tutto il resto come dovrebbe essere. In particolare quello che utilizziamo sulla spiaggia di Eilat è il peggiore che abbia mai visto in vita mia… che strano… :boh:

Dopo queste considerazioni prendiamo possesso della nostra camera ed è una goduria anche solo piazzarsi sul terrazzo assaporando il tepore
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Qui la sera c’è un minimo di “movida” ed è piacevole passeggiare lungomare alla ricerca del ristorante giusto. Inutile dire che pure qui hai l’impressione di non avere mai (ovunque tu vada) nulla da temere. All’ingresso dei piccoli centri commerciali ti controllano, ma non sembrano molto convinti. Per il resto in Israele la microcriminalità se c’è non si vede per niente!
Scegliamo dove mangiare e finalmente il servizio è ispirato alla simpatia. Optiamo per un vino di Gerusalemme ed è buono anche se salato (inteso non come vino ma come conto!:D E meno male che era un vino locale!). Comunque usciamo sazi e felici e ci dedichiamo allo shopping....
 
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Il nostro hotel (come tutti da queste parti) propone una colazione a buffet. Ci sono molte scelte ma le colazioni in tutti gli hotel sono praticamente a fotocopia. Quello che trovi in uno troverai praticamente identico in tutti gli altri. Si mangia anche bene ma non c’è varietà e non ci sono sorprese. In pratica dopo una settimana qui sei (almeno dal mio punto di vista) abbastanza stufo, pur avendo mangiato più che decentemente. Anche pranzi e cene non brillano per fantasia. Ti siedi e sai già che ti porteranno una dozzina di piattini con verdure, sottoaceti e altre cose più, meno o estremamente piccanti; un altro “classico” da queste parti, davvero piacevole, è che ti portano una “pagnotta” calda e appena sfornata. Non so com’è, ma tutti i posti, anche quelli più modesti, sono in grado di portarti del pane caldo fatto “in casa”… e nel 90% dei casi è buono… nel restante 10% è eccezionale! Slurp! Dopo gli antipasti (che anche se non li chiedi te li portano) non ti resta che mangiare pollo, carne o pesce con le solite patatine. Ripeto: mangi discretamente bene e digerisci tutto, ma dopo una settimana hai una gran voglia di cambiare.

La mattinata (visti i 22 gradi) prosegue con un tuffo in piscina…
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NON DA QUI!!:D
 
Si riparte, tornando verso nord da dove eravamo arrivati. Il cielo azzurro…
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… lascia spazio alle nuvole…
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(Masada vista dal basso)

E il Mar Morto si mostra con colori del tutto diversi rispetto a quelli del nostro passaggio precedente, quando spendeva il sole.
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Guidare qui è davvero facile (fermo restando il problema degli strombazzatori folli…); le strade sono ben tenute e senza sorprese. Il traffico è scarso e parecchio tranquillo, anche a causa dei limiti molto stretti e dell’alto numero di macchine della polizia (“stradale”, ma non solo) in circolazione. Consiglio agli interessati di noleggiare un’auto senza il minimo patema… state solo attenti a non finire nella Striscia di Gaza! :eek:
Nessun problema anche per i cartelli stradali, sempre e ovunque comprensibili da chiunque
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(sorry… non a fuoco… scattata a 80 km/h… ma ci siamo capiti :))

Dopo aver storto un po’ il naso a Tiberiade ora siamo davvero felici per la nostra scelta. La vacanza è davvero bella; se si ha una settimana libera in questo periodo dell’anno, Israele “in libertà” sembra rappresentare (IMHO) una delle migliori soluzioni.

Cambia il clima e cambia di molto anche la tipologia di vacanza. Dopo la città moderna, la natura e il mare, si cambia completamente genere. Gerusalemme ci attende e siamo molto ma molto curiosi.
 
Dopo il Mar Morto si lambisce Gerico. Se si gira in libertà per Israele è importante ricordarsi che il territorio è diviso in tre: per la stragrande maggioranza (diciamo, ad occhio, un 85%/90%) è “libero” e sotto il completo controllo israeliano; qui il turista gira tranquillo (a patto ovviamente di evitare le zone di confine con Libano e striscia di Gaza). Ci sono poi delle aree “intermedie”, nelle quali i Palestinesi hanno la responsabilità per gli affari civili e l’ordine pubblico dei Palestinesi mentre gli Israeliani hanno la responsabilità per la sicurezza degli Israeliani: si parla ad esempio di Betlemme, dei dintorni di Hebron e di Jenin; qui si deve prestare maggiore attenzione. Per finire ci sono le aree che sono sotto la responsabilità dei Palestinesi per gli affari civili, la sicurezza interna e l’ordine pubblico (striscia di Gaza, Gerico, Nablus, Hebron, ecc.); sono posti ovviamente da evitare… in alcuni casi proprio non puoi entrare se non con permessi speciali (striscia di Gaza), mentre negli altri casi ci sono meno problemi di ingresso, ma è sconsigliatissimo passarci (Hebron in primis).

Abbandoniamo la depressione e saliamo verso i 750 mt. di Gerusalemme. I 1000 metri di dislivello si affrontano incredibilmente con una salita unica… una “rampa infinita” che ti porta fino a destinazione. I 22 gradi di Eilat sono un vago e lontano ricordo… qui piove e non si va oltre gli 8 gradi! Quasi all’arrivo si scorgono insediamenti improvvisati e “irregolari” di palestinesi, che non se la passano certo bene
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(fuori fuoco pure questa… ma era solo per rendere l’idea)

Ci perdiamo e finiamo nei sobborghi residenziali “ricchi” di Gerusalemme (pare di essere sulle colline intorno a Torino… :D… per chi le ha viste…). Finalmente ritroviamo la strada e cerchiamo l’hotel. Ovviamente anche questa volta ha cambiato nome dall’inizio dell’anno… ma a questo giro siamo più fortunati.
 
La stessa fortuna non abbiamo dal punto di vista del giorno di arrivo… in Israele dal tramonto del sole al venerdì al tramonto del sole al sabato scatta implacabile lo Shabbat! E’ la loro (“gioiosa”) festività settimanale e comporta l’applicazione di un sacco di regole; per un turista che non appartiene alla loro religione è da un lato una esperienza molto curiosa, dall’altro una mezza “iattura”. Infatti in queste 24 ore lavorano in pochi, molti musei e luoghi di interesse sono chiusi, alcune cose non sono disponibili. Perché? Perché questa giornata da un lato è dedicata ad attività (“raccomandate”) quali ospitare o far visita a parenti (a piedi), assistere alle funzioni in sinagoga, cantare brani popolari, avere rapporti sessuali con il/la consorte, ecc. (anche se, per quanto ho visto io, più che altro magnano, bevono e si divertono tra di loro, seppure con moderazione). Il “guaio” (si fa per dire :D) è che queste 24 ore sono dedicate al riposo e 39 attività (non una di più, non una di meno…) sono vietate (tranne quando sia in gioco la vita di una persona). Ne elenco qualcuna: arare, seminare, mietere, ventilare, selezionare, impastare, cuocere, lavare, legare, slegare, cacciare, macellare, disegnare, tagliare, scrivere, costruire, dare l'ultima mano per terminare un lavoro, trasportare al di fuori della propria abitazione, ecc. ecc.
Ai fini pratici del becero turista senza fede (al limite con fedetad:D) questo comporta da un lato parecchia curiosità (è pur sempre una esperienza), dall’altro alcuni inconvenienti: non impastano e allora niente croissant al mattino… non cuociono e allora ti devi accontentare di cibi freddi e di scarso assortimento… non possono tenere accesa la macchina del caffè espresso (per la mia fidanzata un autentico dramma… è una vera “tossica”!), se non stai attento (dato che non si può “ventilare”) ti disattivano l’aria condizionata in camera (poco male… visti gli 8 gradi della serata piovosa di Gerusalemme…), la maggior parte dei ristoranti sono chiusi (ma si può rimediare con ristoranti nelle zone arabe o cristiane….).
Perdonatemi per eventuali inesattezze… nel caso prendetevela con Wikipedia… :D

Noi questa sera siamo “costretti” a cenare il albergo e prendiamo quello che c’è. Ovviamente non partecipiamo alla loro “festa”.
Altra cosa strana della cena (almeno dal mio punto di vista) è che c’è un tizio (un ragazzo) che sta facendo evidentemente il servizio militare. Deve portare con sé la sua arma “di ordinanza”, senza abbandonarla mai. E così se la porta anche a cena… fa però abbastanza specie mangiare in un ristorante di un hotel con, nel tavolo di fianco, un tizio con un fucile a tracolla… :eek: :eek:
 
Molto interessante... anche se non avevo ancora scritto... non me ne sto perdendo una...

P.S.: ti mando il pm promesso tra poco..
 
Meno male che ho ancora qualche affezionato lettore!!!:D
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Ultimo giorno “pieno” in Israele; Gerusalemme si risveglia con un tiepido e timido sole… almeno ha smesso di piovere! :cool:
A colazione continua lo shabbat ma almeno non manca il caffè (solubile). Niente latte caldo (e chi se ne frega) e croissant (ben più grave!:cry:) E qui abbiamo l’ennesima riconferma che noi italiani siamo (in media…) i peggiori viaggiatori… Una connazionale vuole il latte caldo, ma (causa shabbat) non si può scaldare il latte (paese che vai, usanza che trovi…). La tizia comincia a chiedere il latte caldo ad alta voce nel bel mezzo della sala da pranzo… ovviamente in italiano! Tutti si girano… si avvicinano “preoccupati” due o tre camerieri che cercano di dare una mano… guarda caso i camerieri israeliani non parlano italiano (che ignoranti!!!:D) e così la tizia alza il tono della voce (penserà che i camerieri sono un po’ sordi). Non si può ovviamente chiedere alla signora di spiccicare due parole in inglese… non sia mai! Io pago e siete voi che dovete adeguarvi! Un gentile signore in sala prova a sfoderare qualche parola in un linguaggio tutto nuovo, un misto tra ebraico italiano e inglese, spiegando alla signora che c’è lo shabbat, ecc. ecc.. Niente da fare! La “nostra” continua a vagare per la sala con una tazza in mano elemosinando del latte caldo… probabilmente è rimasta lì fino al tramonto, cioè fino alla fine dello shabbat, quando gli hanno dato il suo cavolo di lattino manco fosse un gatto... bere qualcos'altro no?? Noi ovviamente in quei cinque minuti ci siamo spacciati per olandesi…:ops:

Usciamo e non ci mettiamo molto a raggiungere a piedi la città vecchia. La giornata si preannuncia ricca di cose da vedere; Gerusalemme tra l’altro è già molto interessante dal punto di vista “geografico”. Ha una posizione assolutamente strategica (per questo è da sempre molto contesa); è sistemata su 7 colli (mi ricorda un altro posto…;)), anche se molti più scoscesi di quelli della città eterna
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(foto del giorno prima)

Ma è dal punto di vista storico, culturale e religioso (in senso lato) che Gerusalemme affascina. La città vecchia è spaccata in 4: parte ebraica, parte cristiana, parte armena, parte araba/musulmana. Qui trovano posto in una delle loro massime espressioni, le tre religioni monoteiste (Giudaismo, Islam e Cristianesimo).
Ti metti lì e, dall’alto, vedi in un solo colpo d’occhio moschee, sinagoghe, luoghi di culto cristiani, greci – ortodossi, ecc… e ti viene in mente che in teoria (con tutti i fanatismi religiosi che contraddistinguono il nostro mondo) stai guardando una polveriera. Se ci aggiungi l’importanza strategica di Gerusalemme e tutti i vantaggi economici che ne conseguono, ti dici che forse forse è un miracolo se non sono esplosi conflitti ben peggiori e sanguinosi.

Approcciamo la città vecchia ed entriamo subito nella zona ebraica. Una guida ci inquadra subito come italiani e nella nostra lingua si propone; ci mettiamo in mente che ce la possiamo cavare da soli… pochi minuti e ci ricrediamo… Ritroviamo la guida (non “ufficiale” ma “a naso” affidabile) e trattiamo sul prezzo… con scarsissimo successo… Camminiamo guidati da Giuseppe, palestinese cristiano. Ci rendiamo subito conto che senza la guida ci saremmo persi moltissimo.

Si parte!
 
Intanto oggi a Gerusalemme nevica!
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Seguono molte foto e poche descrizioni; considerate che non sono credente per cui da un lato molte cose mi hanno lasciato abbastanza indifferente e da un altro lato non sarò molto “espansivo” nelle descrizioni riguardanti determinati luoghi. Certo è che per chi crede il viaggio a Gerusalemme assume connotazioni ulteriori ed emozionanti sotto ulteriori punti di vista.

La parte ebraica è “a vista” la più ricca e ordinata; qui a Gerusalemme (e in quasi tutto il territorio israeliano) è quasi d’obbligo l’impiego di queste tipiche pietre chiare.
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La nostra guida insiste per raccontarci di un ricchissimo ebreo statunitense che ha realizzato il suo sogno sborsando 6 milioni di dollari per un appartamento nemmeno troppo grande, ma che è l’unico che si affaccia ritto dritto sul Muro Occidentale (meglio noto come Muro del Pianto).

E a tal proposito…
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(uomini e donne pregano separati)

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E’ ben visibile una moschea a pochi passi… e infatti basta “girare l’angolo” per cambiare completamente ambientazione… ci immergiamo nel mondo arabo (anche se la polizia è israeliana), seguendo il percorso della via crucis
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Questo è l’unico posto in cui devi prestare attenzione ai tuoi averi… la gente si accalca ed è meglio tenere (senza stress!) il portafoglio in un posto sicuro. Non sembri razzismo, visto che la fonte è la nostra guida palestinese.
 
Come qualcuno sa l’accesso alla nota spianata delle moschee non è possibile (o quasi). La nostra guida ci consente perlomeno di dare una “spiata” da una postazione “segreta”.
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Non entro nei dettagli relativamente alla storia che sta dietro a ciascuno di questi “punti di interesse”. Io ho trovato parecchie informazioni su wikipedia, anche se spesso la storia di questi luoghi cambia a seconda di chi ve la racconta…
 
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Dopo altre foto e un po’ di shopping nella zona cristiana ci rifocilliamo… ma lo facciamo nel posto peggiore per un turista da queste parti! In un sottoscala del mercato arabo? No! A Hebron? No! Di fianco al Muro del Pianto? No! A Gaza? No! Da un temibilissimo venditore di tappeti!! Il beduino (così si autodefinisce) ci addomestica ben bene e ci stordisce con tè e caffè… Dopo aver resistito stoicamente per viaggi e viaggi alla tentazione dell’acquisto di un piccolo tappeto di seta (quelli che cambiano colore a seconda di come li giri), stavolta il nostro nuovo “amico” con i suoi modi gentili rischia di farci cadere in tentazione… e in effetti alla dodicesima tazza di tè e al quattordicesimo ribasso di prezzo cediamo miseramente! Ce ne usciamo con il nostro bellissimo tappeto… non voglio sapere quanto ci ha fregato! Ci godremo il nostro tappeto e amen.
Visto che siamo nelle spese accettiamo volentieri il supplemento di “gita” proposto da Giuseppe, che ci porterà a Betlemme, a metà strada tra Gerusalemme ed Hebron, in Cisgiordania (non ho capito ancora se devo chiamarli territori palestinesi, Cisgiordania, o che cosa… Ettore, se ci sei aiutami!!!)
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fedetad ha detto:
(non ho capito ancora se devo chiamarli territori palestinesi, Cisgiordania, o che cosa… Ettore, se ci sei aiutami!!!)

Direi di sì, ma vai sin troppo bene da solo: fai pure delle ottime foto.
Per inciso, sono tornato proprio ieri da Israele dopo un'esperienza unica: la neve a Gerusalemme e soprattutto un freddo mai sentito in tanti anni che ci vado.
A proposito di mangiare male e bene, la prossima volta va a Abbu Gosh (in un ristorante arabo omonimo del paesino non troppo lontano da Tel Aviv sulla strada verso il Mar Morto): mangi pressoché le stesse cose ma molto molto buone: focaccia con humus (purea di ceci) e altri antipasti vari (ovvero, sempre salse particolari e bocconcini fritti), grigliata di carne mista (pollo, agnello), ecc. Non ordinare il loro vino perché è buono ma costa più di un vpr full resolution.
Oppure sul lumgomare ad Herzlia con l'insegna di un grosso pesce fuori (non mi ricordo il nome: Marcelo o qualcosa del genere) e mangia pesce arrosto e dei prelibati dessert di frutta e gelato. Qui solo, però, se c'è ingresso controllato da metal detector.
Una cosa che devo darti molta ragione: come in altri paesi da tante parti del mondo, l'igiene non è mai eccessiva. Pensa che io che sono un po' difficile per anni non ho mangiato humus perché dappertutto (anche nei ristoranti più costosi ed eleganti) portano la ciotoletta comune e tutti intingono la focaccia mozzicata :D :D .
Finché non mi sono fatto portare una ciotola personale, non l'ho assaggiato. Ma, sebbene delizioso, se guardi il dito quasi inzuppato del cameriere e il tavolo senza tovaglia e per lo più praticamente con i resti dei tuoi predecessori (esagero ma non tanto), fatichi un po'.
Ancora oggi evito se possibile i bicchieri frequentemente lavati in modo approssimativo e altre amenità del genere.
Ciao
 
Grazie Ettore. Mi sono ritrovato in buona parte delle tue descrizioni... tranne ovviamente sulla neve!:D Proseguo il mio viaggio...
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Andiamo necessariamente con la macchina della guida. Sulla strada costeggiamo quello che si può definire (poi dipende da uno come la pensa…) il “muro della discordia” o “muro della vergogna”. Gli Israeliani stanno completando la costruzione di un muro alto 8 metri e lungo centinaia di chilometri tutto intorno ai “territori palestinesi” a est di Gerusalemme, che da nord sta scendendo fino a Betlemme, ecc. Non sono certo favorevole alla costruzione di muri, che IMHO non risolvono nulla. Poi ognuno ha ovviamente la sua opinione. Se volete saperne di più e farvi un’idea sapete già cosa fare ;)

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La nostra guida parla con amarezza della situazione; è una persona mite e tranquilla e non ha certo piacere a vedere quello che vede da queste parti, non tanto per lui (è un “privilegiato” con una occupazione e libertà di movimento), quanto per molti altri che non hanno né un lavoro né la possibilità di andare dove vogliono.
 
Ancora un paio di chilometri e cambia del tutto il “paesaggio”

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Il posto non ci trasmette comunque insicurezza, anche perché la guida ci… guida con saggezza. Non è certo posto da venirci da soli (anche perché di regola la copertura assicurativa di un’auto a noleggio qui non è operativa). Qui è un territorio a maggioranza di palestinesi cristiani, di regola molto più tranquilli. Pranziamo in un ristorante tipico… e ovviamente i cibi sono tipici palestinesi. Incontriamo (se non abbiamo capito male e o se la guida non ci ha mentito) il vice - rettore della Università di Betlemme, un americano che vive qui da decenni. La “gita” è davvero molto ma molto interessante e unica. Siamo lontani anni luce da una vacanza in un villaggio “italiano” a Cuba (dove pure andrei volentieri!:D). “Assorbiamo” il più possibile, visto che non sono posti in cui puoi venire a fare il weekend…
 
Finito il pranzo ci fanno fare un “preoccupante” cambio d’auto; molliamo la macchina di Giuseppe e saliamo su un’altra… guidata da un altro tizio; intanto il nostro piccolo ma prezioso tappeto se ne rimane lì un’ora in un bagagliaio di una macchina parcheggiata nei territori palestinesi… speriamo bene… :D
Ci fidiamo (ci sarà un perché per tutto…) e andiamo verso Betlemme e i suoi luoghi sacri. Non ci godremo la prossima ora come farebbe qualcun altro venuto qui in pellegrinaggio, ma sarà comunque molto interessante!

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La visita di Betlemme si concentra al 95% sulla Basilica della Natività; oltre ai suoi significati religiosi, questo luogo è stato nominato più volte tra l’aprile e il maggio del 2002, quando un gruppo di oltre 200 palestinesi vi si rifugiò. Partì un assedio dei militari israeliani alla basilica, tenuta senza acqua, luce né cibo; questo causò anche un incidente diplomatico con il Vaticano ( che parlò di “luoghi santi profanati”).
Noi non troviamo traccia (o forse non ci accorgiamo) di queste tensioni del passato (e del presente).

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Entriamo e visitiamo la Grotta della Natività, che si ritiene essere la grotta ed il luogo preciso in cui Gesù nacque

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