Recensione Yamaha True X Surround 90A: oltre i limiti della solita soundbar
La soundbar top di gamma di Yamaha eredita la tecnologia dei proiettori sonori e la inserisce in un sistema con subwoofer wireless e due diffusori posteriori capaci di trasformarsi in speaker Bluetooth indipendenti. Nella nostra prova vi raccontiamo perché è un prodotto unico nel suo genere.
Yamaha è stato probabilmente il primo produttore a credere davvero nelle soundbar, quando ancora il mercato era agli albori. La casa dei tre diapason è l’inventrice dei “proiettori sonori”, modelli dotati di svariati speaker che potevano indirizzare il suono con previsione, facendolo rimbalzare sulle pareti per ricreare l’effetto surround.
A 25 anni dall’uscita della YSP-1, Yamaha ha ripreso lo stesso principio e lo ha applicato - ma in modo differente - al sistema True X Surround 90A, definito non un successore ma un innovatore. Le premesse sono importanti, come del resto anche il posizionamento: è quindi normale che le aspettative siano altrettanto alte.
In questo articolo andremo a valutare tutti gli aspetti: dalla configurazione dell’impianto alla sua versatilità, senza dimenticare le prestazioni con intrattenimento e musica, incluse le tracce più immersive che puntano a espandere l’esperienza a 360 gradi.
Sommario
La recensione in breve
True X Surround 90A riprende il concetto degli storici proiettori sonori di Yamaha: la tecnologia di base è simile, ma viene riattualizzata per creare una delle esperienze più coinvolgenti tra le soundbar di dimensioni compatte. L’espansione verticale del suono è probabilmente la migliore ad oggi, e si accompagna a un suono equilibrato e naturale, senza rinunciare a un forte impatto nelle scene che lo richiedono.
I diffusori posteriori wireless, dotati di batteria, ne espandono la versatilità: si possono separare dalla soundbar in qualsiasi momento per funzionare come speaker Bluetooth indipendenti. La qualità costruttiva è ottima, ma l’installazione e la messa a punto del sistema prevedono vari passaggi manuali, non tutti guidati.
I punti di forza:
- Eccellente qualità costruttiva
- Suono bilanciato, naturale e ricco
- Surround:AI e Auro-Matic funzionano bene e aumentano il coinvolgimento
- I diffusori posteriori possono diventare speaker Bluetooth indipendenti
I compromessi:
- La procedura di installazione è più complicata della media
- Manca un sistema di taratura automatica
- Il prezzo di listino è impegnativo
Verdetto:
L’eredità della YSP-1 è stata messa a frutto per creare una delle migliori soundbar evolute, un sistema votato anche al multi-room che fa della qualità costruttiva e audio il suo tratto distintivo. Il maggior pregio è la capacità con cui riesce a far arrivare i suoni dall’alto. I limiti risiedono invece nelle poche concessioni fatte alla semplicità d'uso: mancano gli automatismi e la ricerca dell'optimum richiede un intervento manuale nei menu. Il prezzo decisamente impegnativo la rende un prodotto non per tutti, ma basta ascoltarla nelle giuste condizioni per capire che anche le prestazioni sono fuori dall’ordinario.
Caratteristiche e design
Il sistema Yamaha è composto da quattro elementi per un totale di 5.1.2 canali. Il corpo centrale è costituito dalla soundbar SR-X90A, alla quale si aggiungono il subwoofer wireless e gli speaker posteriori WS-X3A, anch’essi wireless. Iniziamo dal corpo principale, cioè la soundbar, quasi interamente realizzata in metallo e quindi molto robusta e piuttosto pesante, con i suoi 11 chilogrammi.
Si tratta di uno di quei casi in cui la solidità viene trasmessa direttamente dal tocco e da tanti particolari, come gli ampi piedi rotondi in metallo che sul fondo usano quattro inserti in gomma curva. Questi elementi disaccoppiano il prodotto dal piano di appoggio e smorzano le vibrazioni.
Il design è molto semplice, quasi al limite dello spartano: sul lato frontale trovano spazio solo il logo Yamaha a sinistra e il display retroilluminato in blu, affiancato dal tasto di accensione e dai pulsanti per selezionare la sorgente e regolare il volume.
La colorazione è interamente nera opaca, con griglia in tessuto che riprende la stessa tinta dello chassis. Sulla parte superiore è celata la vera peculiarità del sistema Yamaha: alle due estremità troviamo due gruppi con 6 driver ciascuno, per un totale di 12, tutti rivolti verso l’alto.
Ciascun altoparlante misura 28 millimetri ed è capace di generare fasci sonori, proprio come faceva la vecchia soundbar YSP-1. Questi fasci vengono indirizzati verso il soffitto con una notevole accuratezza, in modo da sfruttare le riflessioni per ricreare i canali verticali necessari ai formati audio 3D. I 12 altoparlanti sono abbinati all’amplificatore YDA-141 e a un DSP (Digital Signal Processor) che li controlla con precisione.
La griglia frontale cela invece una configurazione a due vie per i canali destro, sinistro e centrale:
- Frontali destro e sinistro: un tweeter a cupola da 25 millimetri e un midwoofer ellittico da 110 x 53 millimetri ciascuno.
- Centrale: un tweeter da 25 millimetri e due midwoofer ellittici da 110 x 53 millimetri.
All’interno della soundbar troviamo anche il SoC Qualcomm QCS407, lo stesso componente presente sull’amplificatore top di gamma Aventage. L'elevata capacità di calcolo di questo chip viene impiegata per la funzione Surround:AI, che sfrutta l’intelligenza artificiale per analizzare la scena in tempo reale, basandosi su elementi come i dialoghi, la musica di sottofondo, i suoni ambientali e gli effetti sonori.
I dati raccolti servono per ottimizzare automaticamente l’effetto surround, ampliando il coinvolgimento. Il sistema Yamaha mette inoltre a disposizione tre upmixer, che elaborano sorgenti stereo e creano i canali mancanti. Si può scegliere tra Dolby Surround, DTS Neural:X e Auro-3D, un formato poco diffuso che può sfruttare l’algoritmo proprietario Auto-Matic.
La dotazione comprende la compatibilità con HDR10, HLG, Dolby Vision, HDR10+ e Auto Low Latency Mode (ALLM), oltre al supporto ad AirPlay 2 e a tutti i principali formati audio. I connettori sono tutti collocati sul retro, ospitati in una vaschetta tagliata in diagonale, che rientra di diversi centimetri verso l’interno. Non è proprio facilissimo raggiungere comodamente l’ingresso e l’uscita HDMI, che sono le porte più incassate.
Oltre alla soundbar, il sistema True X Surround 90A include un subwoofer senza fili con trasduttore da 170 millimetri e un accordo reflex Symmetrical Flare Port. Dietro questa tecnologia si cela una struttura simmetrica, orizzontale e verticale (con apertura verso la base), che abbatte le turbolenze generate all’interno e migliora la risposta. La costruzione è anche in questo caso solida e curata, con linee spigolose nella parte superiore e arrotondate nella base.
Completano la dotazione gli speaker True X 3A, due piccoli cilindri rivestiti in tessuto che si possono comandare tramite i tasti a sfioramento sul lato superiore. In dotazione vengono forniti con le basi di ricarica, molto comode perché eliminano la necessità di collegare cavi (basta appoggiare lo speaker). La riproduzione dei suoni è affidata a un trasduttore a larga banda da 58 millimetri, affiancato da un radiatore passivo.
Gli X 3A sono dotati di una batteria che assicura fino a 12 ore di funzionamento. Oltre a fungere da canali surround, gli speaker possono operare come unità indipendenti grazie alla connettività Bluetooth. La costruzione di tutti i componenti è di ottimo livello: non ci sono scricchiolii e si nota un’ottima cura nell’assemblaggio. A completare il pacchetto è il telecomando, un’unità compatta che mette a disposizione i pulsanti per le principali funzioni e per attivare varie modalità senza passare dai menu. L’ergonomia è buona ma le plastiche e le finiture tradiscono una costruzione più economica rispetto agli altri componenti.
A seguire il riepilogo delle principali caratteristiche:
Soundbar
- Sistema a 3.0.2 canali
- Potenza erogata: 100 W x 3 per frontali e centrale, 2,5 W per ciascuno dei 12 speaker sul lato superiore
- Formati audio supportati: Dolby Atmos, DTS:X, Auro-3D
- Codec audio supportati: WAV/FLAC/AIFF/Ogg Vorbis: fino a 384 kHz; ALAC: fino a 96 kHz; MP3/WMA/Ogg Opus: fino a 48 kHz
- Connettività: due porte HDMI 2.1 (una con eARC), un ingresso digitale ottico, Ethernet, Wi-Fi 5 e Bluetooth 4.2 con SBC e AAC, AirPlay 2
- Dimensioni: 1180 × 85 × 143 mm
- Peso: 11 kg
Subwoofer
- Potenza erogata: 100 W
- Collegamento con la soundbar: radiofrequenza sulla banda 5 GHz, portata 10 m
- Dimensioni: 241 × 378 × 414 mm
- Peso: 12,7 kg
Speaker surround
- Potenza erogata: 10 W ciascuno
- Connettività: Bluetooth 5.0
- Protezione IP67
- Batteria: fino a 12 ore di autonomia se usati come speaker singoli, fino a 10 ore come canali surround
- Dimensioni: 88 × 220 × 88 mm
- Peso: 0,99 kg
Prezzo del sistema: 2.519 euro
L’app MusicCast
MusicCast è probabilmente il motivo per cui il telecomando del sistema True X Surround 90A è relativamente modesto, rispetto al resto del pacchetto. MusicCast non è solo un modo per diffondere la musica in tutta la casa, ma è anche un’app integrata con tutte le funzioni e i servizi.
Con pochi tocchi si sceglie la musica preferita da Spotify, Amazon, Deezer ecc., si invia l’audio in streaming tramite AirPlay 2 oppure dalla propria libreria locale e si gestisce il multi-room. Nell’app MusicCast ci sono poi tutte le regolazioni: volume, sorgente e della modalità di ascolto e le impostazioni avanzate. La facilità di accesso è ciò che rende spesso del tutto superfluo il telecomando, che alla fine diventa quasi sempre la seconda scelta.
L’utente può sfruttare varie ottimizzazioni del suono, migliorare la chiarezza dei dialoghi, enfatizzare i bassi e selezionare la modalità audio tra le cinque disponibili:
- Surround:AI: crea l'effetto surround adattandosi al contenuto in riproduzione;
- 3D Music: crea l’effetto surround in base all’upmixer preferito tra Auro-3D, Dolby Surround e Neural:X;
- Stereo: Riproduce l’audio stereo senza alcun tipo di elaborazione;
- Straight: Riproduce l’audio originale (stereo o multi-canale) senza alcun tipo di elaborazione;
- All: tutti i diffusori riproducono lo stesso audio della soundbar in modalità mono.
Alcune modalità offrono ampi margini di personalizzazione: nel caso di Auro-3D, ad esempio, sono disponibili vari scenari per differenti tipologie di contenuti, come musica, concerti, programmi TV, film oppure opere con una netta prevalenza del parlato, per esempio i podcast. Il menu dedicato permette inoltre di scegliere l'intensità di Auro-Matic (da zero a quindici), in modo da ottenere un upmix caratterizzato da una spazialità più o meno pronunciata.
La parte più interessante è però la configurazione dei canali che espandono il suono in verticale. Per ciascuno dei due gruppi da 6 trasduttori, si regolano altezza dal soffitto, angolazione del fascio sonoro proiettato e lunghezza focale, ovvero quanto ampio deve essere il punto ideale di ascolto (lo sweet spot).
In pratica c’è tutto il necessario per tarare manualmente la riflessione sul soffitto, indirizzandola con precisione nel punto dove si siede l’ascoltatore. Restando in tema di calibrazione del sistema, sono infine disponibili anche le impostazioni per il livello dei canali e del subwoofer.
La prova di ascolto
La prima cosa che ho apprezzato nella soundbar top di gamma di Yamaha è il design: non usa soluzioni “esotiche” ma è estremamente pulito e proprio per questo si adatta a qualsiasi ambiente. Non è sicuramente un prodotto che si fa notare e, viste anche le generose dimensioni, lo considero un pregio.
Sempre parlando di colpo d’occhio, non ho trovato una grande utilità nel display frontale. È retroilluminato e riporta tante informazioni, come i canali in uso, i livelli di ciascuno, il formato audio e anche il brano in riproduzione se si ascolta musica in streaming. Purtroppo viene quasi tutto vanificato dalle dimensioni decisamente ridotte, che lo rendono poco leggibile se non da distanza ravvicinata.
L’installazione del sistema segue una logica diversa da quella di molti altri prodotti analoghi. Soundbar e subwoofer si connettono automaticamente all’accensione, mentre per i diffusori wireless posteriori bisogna seguire una procedura differente. Si deve scegliere prima a quale canale posteriore corrisponde lo speaker (destro o sinistro), poi si attiva l’abbinamento nella modalità Surround e infine si preme il tasto con l'ingranaggio sul telecomando per effettuare la registrazione (da ripetere per l’altro speaker).
La conferma dell’avvenuta registrazione compare sul display e nei menu sul televisore, che hanno un sapore decisamente retrò e ricordano l'interfaccia dei sintoamplificatori Yamaha di qualche anno fa (come la serie RX-V385, per esempio). Non si tratta di operazioni complicate, ma è comunque un sistema che richiede vari passaggi manuali, a differenza di tanti altri concorrenti che offrono un abbinamento del tutto automatico.
Quello che si perde in semplicità si recupera però in versatilità, che è infatti decisamente superiore alla media. I diffusori posteriori si possono spostare in qualsiasi punto della casa per usarli in Bluetooth, grazie alla batteria integrata. Si deve solo cambiare modalità da Surround a Solo, ricordandosi poi di effettuare l’operazione inversa per ricollegarli alla soundbar prima di spegnerli.
La basetta per la ricarica fornita in dotazione è un’idea particolarmente azzeccata: basta alzare lo speaker e posarlo nuovamente sopra, senza attaccare e staccare fili e senza doversi ricordare la posizione esatta. C’è poi un secondo aspetto da tenere in considerazione: il sistema non è dotato di calibrazione automatica, tutte le regolazioni si devono effettuare manualmente.
È una scelta che fortunatamente non pregiudica le prestazioni ma che aumenta l’attrito tra prodotto e utente: per ottenere il massimo è assolutamente necessario prendersi il tempo per ottimizzare le impostazioni in base al proprio ambiente. Questo è particolarmente vero per i Beam Speaker, gli altoparlanti che sfruttano la riflessione sul soffitto per ricreare la sensazione che il suono arrivi dall’alto.
L’accessibilità non è perciò il punto di forza della soundbar Yamaha: all’utente è richiesto di bilanciare due parametri (l'altezza va semplicemente misurata), e questo potrebbe spiazzare i meno esperti. Il mio consiglio è di non farsi spaventare: per trovare il giusto equilibrio tra angolazione e lunghezza focale serve solo la voglia di effettuare alcuni test. La pazienza viene ampiamente ripagata dai risultati: la precisione nel ricostruire l’origine dei suoni è molto alta, la migliore tra le soundbar Atmos che ho potuto provare ad oggi.
Anche se i canali di altezza sono posizionati tutti sul corpo principale, l’estensione del campo sonoro è ottima: si ha la sensazione di avere due diffusori acustici sopra la testa che proiettano da un’ampia porzione del soffitto. Rispetto ai sistemi dotati di speaker surround con canali verticali dedicati si perde qualcosa in termini di coinvolgimento posteriore, ma il bilancio complessivo rimane ampiamente positivo: dettaglio e accuratezza risultano vincenti.
Come primo banco di prova ho utilizzato la prima stagione di Altered Carbon su Netflix, disponibile con traccia Dolby Atmos in lingua originale. È un contenuto che si presta bene allo scopo perché ricco di effetti verticali: nelle sequenze presso la centrale di polizia si percepiscono rumori e voci di sottofondo che ruotano attorno all'ascoltatore. Lo stesso vale per i dialoghi: quando Takeshi Kovacs (il protagonista) viene portato alla tenuta dei Bancroft per incontrare il proprietario, Laurens Bancroft gli parla inizialmente da un piano sopraelevato.
La X90A riesce a collocare tutti i suoni all’interno dell’ambiente, generando una sinergia molto efficace con le immagini sullo schermo. A spiccare è anche la gestione delle voci, sempre naturali indipendentemente dal timbro e perfettamente integrate con il resto della traccia. Per quanto riguarda i bassi, invece, con le impostazioni di fabbrica il subwoofer tende a far sentire un po’ troppo la sua presenza.
Abbassando leggermente il livello si ottiene subito il giusto equilibrio: l’estensione sulle basse frequenze è ottima, senza sbavature. Si apprezza l'ottima integrazione con gli altri canali e la capacità di fornire energia con prontezza quando la scena lo richiede. Il "pugno nello stomaco" c’è e si sente, ma è ben controllato e, insieme al resto del sistema, garantisce una riserva di potenza più che sufficiente per sonorizzare ambienti di ampie dimensioni senza andare in affanno.
Avrei però gradito un maggior apporto dai diffusori surround: suonano naturali, puntuali e dettagliati, ma i radiatori passivi non li fanno esprimere al meglio. Una configurazione capace di scendere leggermente più in basso li avrebbe resi quasi perfetti per questa categoria di prodotto. Le stesse considerazioni si applicano anche all’utilizzo come speaker Bluetooth indipendenti.
Le sequenze iniziali di Mad Max: Fury Road confermano la bontà nella gestione dei bassi: i veicoli lanciati all’inseguimento producono un rombo fragoroso, “sporco” e incessante, senza mai scadere nell’eccesso. Con The Batman ho invece voluto mettere alla prova la funzione Surround:AI, l’elaborazione che promette di migliorare il coinvolgimento sfruttando l’intelligenza artificiale.
La fuga in auto del Pinguino è caratterizzata da pochi effetti collocati con precisione dietro o in alto (un colpo di clacson o un vetro infranto, ad esempio). In modalità Straight la soundbar si limita a riprodurli senza aggiungere altro: si percepisce esattamente la posizione nello spazio, ma l'apporto di tutti i canali rimane contenuto.
Surround:AI analizza i contenuti e modifica in parte la riproduzione dei suoni, accentuandone la dinamica. Il sistema si adatta alla traccia in tempo reale, valorizzando maggiormente l’azione di tutti i canali: il risultato è un fronte sonoro più organico, fluido e avvolgente, che non si limita a riprodurre qualche effetto di contorno ma ne espande le potenzialità. Fortunatamente l'elaborazione non eccede mai al punto da stravolgere i contenuti e, pur senza essere davvero fedele all’intento artistico, aggiunge quel tocco in più che migliora il coinvolgimento. Proprio per questo la ritengo una scelta ammiccante che piacerà a molti.
Per i puristi la scelta migliore rimane Straight, ma darei almeno una possibilità a Surround:AI. Se però dovessi citare la caratteristica che più mi ha colpito, non avrei dubbi: ascoltare musica sulla Yamaha è un’esperienza appagante. Le tracce stereo ripropongono tutte le qualità emerse con il multicanale: sinergia tra soundbar e subwoofer, gamma bassa profonda ma controllata, dettaglio e naturalezza. C’è anche una buona immagine stereofonica, più ampia rispetto alle dimensioni fisiche del prodotto. Chi preferisce un audio a 360° può attivare una delle modalità che ricreano l’effetto surround, ricostruendo i canali mancanti tramite elaborazione del segnale.
In questo caso la funzione più convincente non è Surround:AI, che mi è sembrata un po’ troppo artificiale e non sempre gradevole. La mia preferenza va a 3D Music con Auro-3D, che consente di cucire l’effetto a misura del proprio gusto personale. I quindici livelli selezionabili assicurano una notevole granularità: si può passare da una sfumatura appena percepibile a una tridimensionalità decisamente marcata.
L’algoritmo Auro-Matic applica un upmix intelligente: solitamente non tocca il cuore della traccia, ma affida solo alcune suoni ai canali surround e altezza. I concerti dal vivo rendono probabilmente meglio di qualsiasi altro materiale: si ha la sensazione di trovarsi davanti al palco e circondati dal pubblico. Con altri generi l’insieme funziona generalmente bene, anche se non mancano tracce che tendono a suonare un po’ troppo aspre e dure. In linea di massima bisogna sperimentare.
Il massimo risultato si ottiene però con la musica in Dolby Atmos: brani come Basic Avenue degli Yello e Free the Dragon di Schiller proiettano l’utente “dentro" la musica, all’interno di una bolla che lo circonda. Da questo punto di vista sono perfino superiori a film e serie TV nel far esprimere al sistema tutto il suo potenziale. Mi riesce difficile pensare a un modo più semplice ed efficace per capire cosa si possa ottenere con l’audio spaziale grazie a una soundbar evoluta.
Conclusioni
True X Surround 90A è il frutto di anni di esperienza condensati in un sistema compatto: Yamaha ha ripreso la tecnologia dei proiettori sonori in chiave moderna, realizzando un prodotto capace di superare i limiti normalmente associati alle soundbar.
La qualità audio è il principale pregio: equilibrio, naturalezza e dettaglio si uniscono a una gestione da riferimento degli effetti surround e verticali. L’ascoltatore viene avvolto all’interno di una bolla sonora che garantisce un coinvolgimento difficilmente da eguagliare senza ricorrere a un impianto a componenti separati.
L’aspetto meno convincente è l’accessibilità: non è un prodotto subito pronto all’uso, pensato per facilitare al massimo l’installazione e la messa a punto del sistema. I diffusori posteriori non si abbinano automaticamente e manca una funzione di calibrazione automatica in funzione dell’ambiente: è tutto affidato a interventi manuali.
Il prezzo di listino è importante, soprattutto per una soundbar. Se però si hanno vincoli stringenti di spazio da rispettare, è praticamente impossibile trovare di meglio, soprattutto se si considera che la Yamaha non è solo un ottimo home cinema ma anche una soluzione validissima per l’ascolto di musica.
Perfetta per…
- Chi vuole un'esperienza d'ascolto che va ben oltre la solita soundbar
- Chi necessita di un sistema molto versatile
- Chi vuole usare la soundbar anche per l’ascolto della musica
Meno adatta per…
- Chi preferisce un prodotto semplice e subito pronto all’uso
- Chi non è disposto a investire cifre importanti in una soundbar
Per maggiori informazioni: sito ufficiale Yamaha
Sommario
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