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Doctor Sleep | la recensione

Recensione di Fabrizio Guerrieri , pubblicato il 15 Novembre 2019 nel canale CINEMA

“Non è facile confrontarsi con un primo capitolo come Shining. Di sicuro avrebbe aiutato tenersi a debita distanza da Stephen King che ha sempre dichiarato il suo rifiuto per la versione di Kubrick”


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Dan Torrance, segnato dal trauma vissuto da piccolo all’Overlook Hotel, lotta ogni giorno per trovare una definitiva pace interiore. Ma l’incontro con la giovane Abra sconvolge la sua ricerca di equilibrio. L’adolescente è infatti dotata della luccicanza, lo stesso dono che possiede lui. Abra entra in contatto con Dan chiedendogli aiuto contro Rose the Hat, spietata capobranco del gruppo True Knot i cui membri si nutrono della luccicanza di vari innocenti, all’unico scopo di ottenere l’immortalità. Dan sarà così costretto a usare i suoi poteri come mai prima, riesumando così il suo passato fatto di dolore e paura.


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“Tutto quello che non ho amato nella versione di Kubrick di Shining è stato riscattato in questo film” ha dichiarato Stephen King. Ed è forse proprio da qui che nascono i problemi del seguito della pietra miliare del 1980. Pensare che si possa prescindere dal capolavoro di Stanley Kubrick è impossibile. E infatti Doctor Sleep non si allontana affatto da Shining, lo cita esplicitamente ricalcando scene e atmosfere, quasi come in un remake più che con dei semplici flashback. Addirittura la scena del fiume di sangue che esce dalle porte chiuse dell’ascensore è preso dall’originale. Solo che l’effetto che ne deriva è simile a quello che si avrebbe trovando la Cappella Sistina venduta a pezzi da Ikea. A questo punto l’ambizione di un film appena accettabile sbatte contro un pilastro del cinema (un monolite?), nato e costruito sul tradimento dell’opera letteraria originaria di King. Sbatte perché qui non c’è alcun reale tradimento. E si sente.


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Uno dei problemi principali del film è l’eccessiva durata. Ancora una volta, quando si racconta King bisognerebbe imparare a non inchinrsi al re dell’horror seguendo pedissequamente quella traccia ma prendendone il buono che può essere raccontato a un pubblico da sala cinematografica. Per questo, come già accaduto ultimamente col secondo capitolo di It, non riuscire a ridurre un’opera ovviamente molto dettagliata com’è ogni libro di King adattandolo alla visione su schermo risulta determinante. D’altronde mettersi nei panni del regista Mike Flanagan (Ouija - L'origine del male) che ha dovuto garantire allo scrittore il giusto trattamento del suo scritto è qualcosa che in pochi avrebbero trovato il coraggio e la determinazione di fare.


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La recitazione è affidata a uno stralunato Ewan McGregor che si districa tra i meandri di una sceneggiatura stentorea cercando di far esistere il personaggio adulto di Danny come in un mondo parallelo e distopico, anche a causa della dipendenza dall’alcol. Non del tutto felice è poi la scelta della cattiva del film, una Rebecca Ferguson (già vista in due Mission: impossible, The Greatest Showman e come villain nell’ultimo Men in black: International) esteticamente incantevole ma recitativamente non abbastanza incisiva. Per un ruolo come quello di Rose Cilindro, il cui più ovvio parallelo corre a un mostro come Nicholson, sarebbe stato fondamentale utilizzare un’attrice decisamente più matura artisticamente. Ciò che invece funziona è il doppio ruolo di Henry Thomas, l’attore bambino di E.T. l’extraterrestre, che qui si ritrova a interpretare il barman dell’Overlook e Jack Torrance. Ma dura troppo poco.


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Come troppo poco durano le apprezzate scene nella location dell’hotel che sarebbero invece state molto funzionali alla pellicola, sia in termini di senso che estetici. Il ritorno al luogo originario viene atteso per troppo tempo e sviluppato solo una volta che lo spettatore non ne può davvero più. Attraversare di nuovo quei corridoi, quelle stanze, il dedalo innevato era un’occasione unica, poter rivivere le stesse atmosfere anche semplicemente copiando il ritmo dato da Kubrick emoziona e ipnotizza. Non va dimenticato che grazie a Shining era stata definitivamente messa a punto la steadicam di Garrett Brown che permise tutti quei movimenti di macchina così fluidi e realistici.


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Non è un caso che Doctor Sleep non stia avendo fortuna al botteghino. E in seguito al flop è molto probabile che verrà interrotta l’annunciata produzione dell’interessante spin-off incentrato sulla figura di Dick Halloran, il cuoco dell’Overlook Hotel che aiuta Dan a scoprire le sue doti paranormali in Shining e qui appare in forma di fantasma. Il film avrebbe raccontato la vita di Halloran e sarebbe stata una nuova possibilità per approfondire un angolo del mondo malato di uno dei migliori film di tutti i tempi.


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Un’occasione persa dunque. Anche pensando al manifesto del film che ci prometteva qualcosa di sensazionale: la faccia di Dan adulto nella porta sfondata anni prima dal padre a colpi d’ascia mentre esclama “Wendy, sono a casa amore! Cappuccetto Rosso, su apri la porta. Su apri, non hai sentito il mio toc toc toc? Allora vuoi che soffi, vuoi che faccia puf. Allora devo aprirla io la porta! Sono il lupo cattivo!”. E allora Doctor Sleep una cosa positiva ce l’ha ed è l’invito a tornare a guardare Shining. Per cui, buon REDRUM a tutti.

La pagella artistica

Regia 5,0
Sceneggiatura 4,0
Fotografia 7,0
Musiche 6,0
Recitazione 5,0
Film 5,0

Doctor Sleep (titolo originale)
drammatico, horror | USA | 2019 | 153 min

regia Mike Flanagan | sceneggiatura Mike Flanagan | fotografia Michael Fimognari | musiche The Newton Brothers

personaggi | interpreti
Dan Torrance | Ewan McGregor
Rose Cilindro | Rebecca Ferguson
Abra Stone | Kyliegh Curran
Dick Hallorann | Carl Lumbly
Billy Freeman | Cliff Curtis
Crow Daddy | Zahn McClarnon
Dottor John Dalton | Bruce Greenwood
Bradley Trevor | Jacob Tremblay
Snakebite Andi | Emily Alyn Lind
Grandpa Flick | Carel Struycken
Lucy | Jocelin Donahue
Wendy Torrance | Alex Essoe
Lloyd il barista | Henry Thomas

critica | IMDB 7.7 (su 10) | Rotten Tomatoes 6.9 (su 10) | Metacritic 60 (su 100)

incasso $ | 39,3 MLN (budget 50+ MLN)

camera Arri Alexa 65, Hasselblad Prime DNA Lenses | formato DCP | aspect ratio 1.85 : 1 | formati audio Dolby Atmos

 

 

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