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Gemini man

Recensione di Emidio Frattaroli , Fabrizio Guerrieri , pubblicato il 14 Ottobre 2019 nel canale CINEMA

“Un regista plurimpremiato, dalla cinematografia di qualità sconfinata realizza un film dimenticabile proveniente da un progetto di oltre 20 anni fa. Perché se si tratta di fantascienza ci aspettiamo fantascienza non semplice azione”


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Henry Brogan è un killer che lavora per il governo ed è uno dei migliori in circolazione. Quando decide di ritirarsi il suo capo invia qualcuno a ucciderlo. Henry è stupito da quanto l’uomo che lo insegue sia in grado di anticipare ogni sua mossa. Fino a quando non scopre che è un suo perfetto clone più giovane, di nome Junior.

Il progetto di Gemini man ha avuto una vita lunga e travagliata. Giaceva incompiuto dal 1997 a causa di varie difficoltà. Il primo problema riguardava lo sviluppo della tecnologia utile a ringiovanire il protagonista. Per la regia sono stati presi in considerazione prima Tony Scott e successivamente Curtis Hanson (8 mile) e Joe Carnahan (A-Team). Nel 2016 Jerry Bruckheimer arriva come produttore e nel 2017 si giunge alla scelta di Ang Lee come regista.


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Alla sceneggiatura, più volte rimaneggiata, partecipano diversi scrittori tra cui Andrew Niccol (Gattaca). Restano a completarla Billy Ray (Hunger Games) e David Benioff che vanta gli script di La 25^ ora, Il cacciatore di aquiloni, Troy, X-Men le origini - Wolverine e di una delle serie più importanti di sempre: Il Trono di spade.

La carriera di Ang Lee è costellata di opere pluripremiate di indubbia qualità. Tre Oscar (La tigre e il dragone, I segreti di Brokeback mountain e Vita di Pi), due Orsi d’Oro (Il banchetto di nozze e Ragione e sentimento), due Leoni d’Oro (I segreti di Brokeback Mountain e Lussuria) oltre a diversi Golden Globe. Difficile capire come mai questo film non brilli. Pochissime emozioni vengono smosse e non c’è l’intrattenimento che ci si aspetta da un film del genere action sci-fi.


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Il regista si era già trovato a raccontare il rapporto padre-figlio nella sua poco fortunata versione dell’eroe della Marvel Hulk. Qui il personaggio interpretato da Will Smith è messo di fronte a un sé stesso più giovane di venticinque anni e scatta quasi in automatico l’istinto di protezione verso Junior nonostante il ragazzo non indietreggi mai e cerchi di farlo fuori in tutti i modi. Dal canto suo Junior non vuole accettare l’amara realtà di essere stato ingannato da chi l’ha cresciuto col solo intento di trasformarlo in un’arma.


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La prima scena ci mostra le notevoli capacità del killer. Da una rilevante distanza con un fucile di precisione uccide un uomo su un treno che viaggia ad oltre 200 km orari. Non ci sono elementi tali da giustificare una precisione simile e questo fa cadere quella sospensione dell’incredulità fondamento di ogni film. L’unico elemento fantascientifico della pellicola riguarda la clonazione del protagonista, clonazione cui peraltro non assistiamo, ne vediamo solo il risultato e cioè un attento lavoro di computer grafica che ci restituisce un Will Smith dei tempi del Principe di Bel Air (telefilm da cui la Weta che ha curato gli effetti speciali ha effettivamente preso i tratti dell’attore da giovane).


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La buona fantascienza racconta il futuro come potrebbe o dovrebbe essere, tanto più è accurata nell’anticipare elementi attualmente inesistenti quanto più risulta paradossalmente credibile ma soprattutto coinvolgente. Qui neppure le scenografie ci raccontano di una realtà alternativa cosa che invece accadeva nell’indimenticabile Gattaca del succitato Niccol in cui gli elementi futuristici erano raccontati attraverso uno stile retro anni 60. Dalle architetture alle automobili tutto ci trasportava in un non luogo senza tempo in cui ben si collocava la storia di un uomo che sfida il sistema e sé stesso per realizzare un sogno impossibile.


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La produzione dell’esperto Jerry Bruckheimer (da cui arriveranno i due sequel di Bad Boys e Top gun) accanto alla regia di un artista seppur poliedrico come Ang Lee aiuta forse a capire i limiti tecnici della pellicola. Le esigenze adrenaliniche del primo mal s’intendono con un sicuro intento più umanistico del secondo. Resta solo l’azione quindi, grazie a scene non indimenticabili ma oggettivamente ben fatte. La visione in High Frame Rate 3D aumenta semplicemente l’impressione di trovarsi in un parco giochi ma non salva quello che avrebbe dovuto essere il senso del film. Dal punto di vista artistico, non ricorderemo questo "incidente di percorso" di Lee e Smith che di certo torneranno con nuove e più emozionanti avventure. O almeno così speriamo.


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Dal punto di vista tecnico, dopo "Billy Lynn's Long Halftime Walk", anche Gemini Man è stato girato in 4K 3D a 120 fotogrammi al secondo, una soluzione tecnologica fortemente voluta dallo stesso Ang Lee poiché è l'unica che permette l'estremo dettaglio anche nelle scene più movimentate, in modo da non interrompere il contatto visivo (quindi l'empatia) con i personaggi durante le azioni più movimentate. Purtroppo in Italia è davvero una impresa riuscire a trovare sale che proietteranno il film in HFR a 60 fotogrammi al secondo in 2D mentre è praticamente impossibile visualizzarlo a 120p e in 4K. A di là della frequenza di scansione, la qualità d'immagine è superba, con estrema cura nel dettaglio e nella cattura della gamma dinamica, con scene molto lunghe con pochissima luce che, ne siamo certi, diventeranno un riferimento assoluto quando arriverà l'edizione in home video in HDR e in 4K.

La pagella artistica secondo Fabrizio Guerrieri

Regia 5,0
Sceneggiatura 4,0
Fotografia 6,0
Musiche 5,0
Recitazione 6,0
Film 5,0

 

La pagella tecnica secondo Emidio Frattaroli

Film 5,0
Fotografia 8,0
Qualità audio 8,5
Qualità video 9,0

Gemini man
azione, drammatico, fantascienza | USA, Cina | 2019 | 117 min

regia Ang Lee | sceneggiatura Billy Ray, Darren Lemke, David Benioff | fotografia Dion Beebe | musiche Lorne Balfe

personaggi | interpreti

Henry Brogan / Junior | Will Smith
Danny Zakarewski | Mary Elizabeth Winstead
Clayton "Clay" Verris | Clive Owen
il barone | Benedict Wong
Del Patterson | Ralph Brown
Janet Lassiter | Linda Emond
Jack Willis | Douglas Hodge

critica | IMDB 5.2 (su 10) | Rotten Tomatoes 4.7 (su 10) | Metacritic 37 (su 100)

camera Arri Alexa XT M, Leica Summilux-C Lenses - Phantom Flex 4K, Leica Summilux-C Lenses | formato D-Cinema (Digital Cinema Package DCP) (also 3-D version) - DCP (2K) (60fps) (3-D version) (Russian version) - DCP (4K/120) (3-D version) | aspect ratio 1.85 : 1 | formati audio Dolby Atmos - Dolby Surround 7.1

 

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Commenti (4)

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Commento # 1 di: stazzatleta pubblicato il 14 Ottobre 2019, 11:40
Non ho visto il film e non posso pertanto dare giudizi artistici o tecnici, però, trattandosi di fantascienza, ogni ipotesi futuristica è plausibile; non posso ritenere a priori ciò che sia verosimile e che accada o meno, che lo scenario sia quello Steampunk, oppure postatomico, o ancora quello di Skynet.
Commento # 2 di: AlbertoPN pubblicato il 14 Ottobre 2019, 14:41
Non ho visto il film neppure io, però a pelle la sensazone che fosse ampiamente dimenticabile la avevo avuta, ed anche bella forte.
Oramai Smith alterna sue prestazioni in film (anche molto belli) ad apparizioni come questa che leggo confermare in pieno quello che solo sospettavo. Peccato, anche per lo sfoggio della tecnologia video utilizzata.
Commento # 3 di: Seph|rotH pubblicato il 15 Ottobre 2019, 09:35
Lo vedrò quando esce in home video ma francamente qualcuno si aspettava qualcosa di più di un buon action movie?

Davvero pensavate fosse un film ricco di introspezione psicologica? Chissà che belle rece avrete fatto dei John Wick...
Commento # 4 di: Emidio Frattaroli pubblicato il 15 Ottobre 2019, 11:17
Dal punto di vista artistico, secondo me è un film mediocre anche se mi sono molto divertito, lo ammetto.

Dal punto vista tecnico invece è uno spettacolo per gli occhi e per le orecchie, anche a 24p.

Come ho scritto, sarà sicuramente un riferimento assoluto, specialmente per le scene più scure dove mi aspetto una dinamica pazzesca, sicuramente molto più che quella vista nel DCP che - come sappiamo - è molto compresso in dinamica per venire incontro al basso rapporto di contrasto delle sale cinema medie.

Emidio