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Disco del mese - dicembre 2019

Recensione di Marco Cicogna , pubblicato il 30 Dicembre 2019 nel canale AUDIO

“I pianeti del sistema solare sono l'ispirazione per una sorta di atipica sinfonia in sette movimenti, di grande efficacia descrittiva e con dinamica molto elevata, che alterna episodi decisamente brillanti ed esteriori a pagine dai toni delicati ed intimistici. ”


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La composizione dei Pianeti inizia nel 1914 e termina due anni dopo; di poco successiva ad un capolavoro rivoluzionario come la “Sagra della Primavera”. Il linguaggio di Gustav Holst si presenta al confronto “facile” e comprensibile, legato al mondo romantico delle grandi sinfonie di fine Ottocento. Egli tratta l’ampio organico orchestrale come un unico strumento duttile ed espressivo, del quale scandaglia ogni sonorità: dalle trame più delicate ai momenti fragorosi affidati ad ottoni e percussioni. La dinamica è così ampia che in alcuni frangenti si giunge alle soglie del silenzio e si colgono delicatissime trame sonore sorrette da pochi strumenti. Un banco di prova terribile per i migliori impianti. Ne parliamo in questa rubrica in occasione del concerto che vedrà I Pianeti protagonisti a Monaco le tre serate del 13, 14 e 15 febbraio. Con la direzione di Krzysztof Urbański li eseguirà la Munchner Philharmoniker. In programma anche la suite da Star Wars di John Williams. Un'occasione davvero ghiotta che non possiamo mancare di segnalare, così ghiotta che una parte della redazione di AV Magazine andrà a Monaco per una veloce trasferta musicale. Ci piace condividere con voi il piacere dell'ascolto di questa pagina. 

Non sorprende che gli appassionati del sound della grande orchestra restano puntualmente senza fiato all'ascolto dei “Pianeti” di Holst, una delle poche composizioni inglesi celebri anche al di fuori del Regno Unito. I venti anni che dalla fine dell'Ottocento giungono sino alla vigilia della Prima Guerra mondiale vedono la creazione delle più importanti pagine per grande orchestra. Il salto generazionale appare sempre più breve e il linguaggio musicale si rinnova a ritmo frenetico. I sette pianeti del sistema solare (Plutone ancora non era stato scoperto) sono l'ispirazione per altrettanti brani di grande efficacia descrittiva. Più che musica a programma è opportuno considerare “The Planets come una sorta di atipica sinfonia in sette movimenti, che alterna episodi decisamente brillanti ed esteriori a pagine dai toni delicati ed intimistici. Celeberrima l'apertura minacciosa sul timbro cupo delle tube di Marte (Bringer of War), su un ritmo ossessivo che caratterizza questo spettacolare brano.


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È un crescendo che nell'apice impiega una nutrita sezione fiati, un balenio di ottoni sorretto dalle percussioni e dallo scrosciare fragoroso del Tam-tam (gong). Gli accordi in staccato, forti ed imperiosi nella conclusione, sono quanto di più dirompente consegnato al supporto discografico. Molti noteranno quanto questa partitura abbia influenzato nei decenni successivi la musica per il cinema. Tra i tanti compositori contemporanei, John Williams e Jerry Goldsmith debbono molto a Gustav Holst. Il clima si fa più disteso con Venere (“the Bringer of Peace”), oasi di ampia cantabilità che contrasta con il breve e ruscellante Mercurio, una sorta di scherzo sinfonico collocato prima di Giove, altro pezzo “forte” di questa pagina. Dopo un'introduzione briosa che richiede grande virtuosismo della sezione corni entra un tema dal tono nobile e misurato, tipico pezzo inglese tra eroico e nostalgico. Poco ci manca che il pubblico si alzi in piedi per cantarci sopra l'inno nazionale.


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Saturno (“the Bringer of Old Age”) procede con solennità, preparando emotivamente al micidiale attacco sugli ottoni che segna l'entrata in campo di Urano (“the Magician”). Bastano pochi secondi per capire quali sono i mezzi espressivi dell'orchestra al principio del Novecento. Una breve frase è introdotta in fortissimo da trombe e tromboni; subito ripetuta più velocemente dalla tuba bassa e tuba tenore. Non è che un attimo. Una salva di timpani in fortissimo squassa il silenzio. Venti secondi di musica che utilizziamo ancora oggi per la verifica timbrica e dinamica dei migliori sistemi di altoparlanti. I toni si alzano per arrivare al momento in cui due timpanisti si impegnano in un duello a sovrastare il fortissimo dell'orchestra, sino ad una parossistica conclusione esaltata da un agghiacciante glissando sull'organo. Qui l'impianto deve esibire una immagine orchestrale ampia, piani sonori trasparenti, basse frequenze presenti ma controllate, per un diluvio sonoro. 


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Della nostra esperienza dal vivo a Los Angeles avevamo raccontato sulle pagine di AV Magazine, un'esperienza davvero illuminante anche in concomitanza all'uscita di un bel video in Blu-ray Disc di questo concerto diretto da Salonen e ancora disponibile presso il distributore italiano Sound & Music. Intanto aggiorniamo le nostre segnalazioni tratte dal meglio di una ampia discografia. Alcune sono in SACD multicanale, tutte notevoli per resa sonora e ovviamente ascoltabili con profitto anche in “semplice” due canali. Con un lettore SACD il rilievo dinamico nei passaggi più delicati è imperdibile. La prima indicazione è per l'edizione diretta da Gardiner per la Deutsche Grammophon, ormai praticamente introvabile (ma non si sa mai, c'è anche il CD e fa paura lo stesso).


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La seconda la dobbiamo alla label inglese Chandos, con una dinamica e brillante esecuzione affidata alla BBC Symphony Orchestra diretta da Sir Andrew Davis. Si tratta di una registrazione multicanale in DSD nativo, dai toni appena chiari e brillanti, che rende in modo efficace lo smalto sonoro di questa partitura. Notevole anche la presenza dell'organo. Più recente appare il SACD della BIS con la Filarmonica di Bergen diretta da Andrew Litton. Interessante l'abbinamento con le “Enigma Variations” di Elgar. Ultimissima in ordine di pubblicazione l'edizione curata dalla Reference Recordings, etichetta che troviamo nell'ampio catalogo di Sound and Music. I Pianeti sono eseguiti dalla Kansas City Symphony diretta da Michael Stern. L'acustica avvolgente e il grande organo della sala della sala americana rendono bene il senso di spazio e dinamica. Queste registrazioni le trovate anche come file audio in alta definizione se non siete interessate al SACD come formato “fisico”. A ciascuno il suo.


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Agli amici appassionati di vinile segnalo invece la storica ed energica lettura di Previn con l'orchestra di Londra (EMI, ristampato recentemente su vinile di alta qualità dalla Hi-Q). Si trattava infatti di una delle belle registrazioni effettuate (questa è del settembre 1973) nella mitica Kingsway Hall di Londra con l’equipe tecnica di Christopher Bishop e Christopher Palmer. Questa lettura di Previn è sempre stata considerata una delle più attendibili (attenzione, la trovo anche in PCM 24/192). Altrettanto storica e non meno energica appare l'edizione Decca con Zubin Mehta alla testa della Los Angeles Philharmonic. Mehta nei primi anni Settanta era a capo dell’orchestra di Los Angeles. Senza dubbio si tratta di una delle sue più convincenti letture, per l’attenzione al preziosismo strumentale e per una coerenza di fondo che smussa i tratti più banali di questa partitura. L’orchestra californiana entra nel novero delle migliori formazioni americane e non manca di stupire per la compattezza dl suono e l’eleganza della sezione archi. La dinamica è notevole e la risposta in frequenza rende giustizia al logo “Full Frequency Recording” che la Decca esibiva in quegli anni. Il buon supporto vinilico consente di apprezzare il fascino di quei passaggi in pianissimo in cui si giunge alle soglie del silenzio. Ovvio che a differenza del jazz o della musica per piccoli gruppi strumentali, la grande orchestra rimane per il vinile una prova ben difficile e soltanto gli impianti davvero “grandi” (e nemmeno sempre) ne usciranno a testa alta. 

Buon ascolto.

 

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