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Misure e diffusori: il test in batteria

di Pietro di Giovanni , pubblicato il 15 Marzo 2011 nel canale Ampli e Diffusori

“Quando “il capo” mi ha chiesto cosa ne pensassi di una corposa prova in batteria, ho risposto immediatamente di si, ben sapendo quanto siano richiesti a gran voce questo tipo di test ma solo dopo aver descritto come sarà effettuato il test, con quali misure, che tipo di ascolto, quali confronti e come interpretare i vari dati”

Introduzione

Si sente spesso ripetere che le prove in batteria dei diffusori sono auspicabili per capire quale va meglio o quale va peggio in una predeterminata fascia di prezzo. Io non ho nulla da eccepire a questo tipo di test, che in genere sono gratificanti sia per voi lettori, con dei paragoni netti e brutalmente rapidi, sia per me, che ho l’occasione di vedere nello stesso momento le diverse soluzioni adottate dai costruttori per massimizzare le prestazioni, pur dovendo per forza operare un compromesso sul prezzo di costruzione e probabilmente, ma non è sempre vero, anche sul prezzo di vendita. Quando “il capo” mi ha chiesto cosa ne pensassi di una corposa prova in batteria, ho risposto immediatamente di si, ben sapendo quanto siano richiesti a gran voce questo tipo di test. Poi però me ne sono quasi pentito, perché credo che ci sia una sostanziale differenza tra come la concepisco io una prova in batteria e come i lettori più sanguigni se la aspettano, ovvero con un vincitore, e tutti gli altri vinti e perdenti, roba da  buttare al macero e bandire per sempre dall’olimpo dell’alta fedeltà. Beh, signori, non è così.

In una batteria di diffusori NON esiste un prodotto vincente e gli altri tutti perdenti, specialmente all’ascolto. Non solo non esiste, ma ragionevolmente non potrebbe nemmeno esistere oggi, Anno Domini 2011. Significherebbe ammettere che un progettista è bravo e che tutti gli altri nel progetto dei diffusori hanno acquisito la stessa esperienza del mio portinaio, pari esattamente a zero. Ieri un costruttore si sottoponeva volentieri a cicli di ricerca pesantissimi pur di riuscire a progettare e costruire un diffusore che suonasse meglio degli altri. Era questa qualità, l’essere più avanti degli altri, a costituire il vero ufficio marketing, quella cosa che faceva vendere tanti diffusori, possibilmente più degli altri. Negli anni d’oro dell’alta fedeltà mondiale esistevano soltanto costruttori con un laboratorio ricerche da favola, con sale di ascolto di ottime caratteristiche, un impianto come si deve e tanta musica, sotto forma di grandi e fragili dischi neri, che suonavano benissimo. E c’erano anche i diffusori degli altri, quelli da battere in qualità, ma dei quali si aveva stima e rispetto.

Non c’era posto per cantinari ed assemblatori che dalla sera alla mattina si ritrovavano progettisti per passione o perché investiti direttamente dal Padreterno di un potere speciale. Non a caso in quegli anni è stata prodotta quasi tutta la ricerca con cui ancora oggi si pensano e si costruiscono i diffusori. Oggi con la scusa che il mercato è profondamente cambiato la maggior parte dei costruttori semplicemente non fa più alcun tipo di ricerca e non  sperimenta niente di nuovo che non sia teso a risparmiare sulle spese vive per poter produrre i diffusori ad un costo minore. In una notissima casa costruttrice inglese sono stato nell’ufficio marketing più grande che io abbia potuto mai vedere. Un sacco di persone vestite in maniera inappuntabile, con tanto di Mandarina Duck, telefonino di ultima generazione e cravatta a tono. Del prodotto, di quello che dovevano vendere e della sua necessaria qualità sembrava non importare niente a nessuno. Fossero state pere, trapani elettrico o diffusori dal loro punto di vista era esattamente la stessa cosa. Senza anima.

Poi ad una fiera ti ritrovi a parlare col responsabile commerciale della B&W, Klipsch o altri marchi prestigiosi, e scopri che del prodotto conoscono tutto, dalla nascita all’ultima modifica apportata giusto tre giorni fa . E capisci perché si tratta di grandi marchi, che continuano a perpetuare la storia dell’alta fedeltà in nome e per conto anche di chi si è ormai seduto da tempo ad un marketing selvaggio, razionale magari, ma che ha perso la connotazione di un prodotto che nasce principalmente dalla passione per la musica. Oggi comunque c’è un sacco di software per poter realizzare le reti crossover, software automatizzato che non ammette errore nel disegno del crossover, software per effettuare le misure che tiene conto di tutte le possibili magagne e per i più seri software per dimensionare correttamente i complessi magnetici.