• Bartolomeo Aloia Jepun + GPM Monitor One a Teramo il 22 maggio

    Nella sala d'ascolto di Studio Hi-Fi D'Abruzzo a Teramo, sabato prossimo sarà in dimostrazione un sistema con preampli Bartolomeo Aloia Jepun, finale Audiophonics con moduli Hypex NC400 e diffusori GPM Monitor One, con varie sorgenti oltre a diffusori e finali alternativi. Sessioni a partire dalle 15:30. Per informazioni: +39 339 250 3639

  • Cineversum, Dorpo, Magnetar e JBL Synthesis a Roma il 13 giugno

    Nella bella sala home cinema di Spazio Emotion, sarà in dimostrazione il nuovo proiettore DLP laser 4K Cineversum Astra con sorgenti multimediali Dorpo, Magnetar e sistema Dolby Atmos con diffusori ed elettroniche JBL Synthesis. Maggiori info a questo indirizzo.  

Wonder Woman 1984 | la recensione

Redazione

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Il seguito del film del 2017, ci trasporta negli ipercolorati anni ‘80 in cui l’avere veniva prima dell’essere. La sfida tra Gal Gadot e Kristen Wiig, sorta dall’invidia, sfocia in una follia che mira a una probabile catastrofe globale iniziata dall’altro villain interpretato da Pedro Pascal. Con esiti altalenanti.

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Visto ieri sera, il problema direi comune a molti di questi cinecomic, è l'eccessivo appiattimento di storia e personaggi. Tutto scorre a una frequenza media (un po' soporifera) senza alti e bassi, i supereroi appaiono senza una reale umanità, non si instaura quell'empatia che rende gli spettatori partecipi. Tra l'altro queste sensazioni vengono amplificate dalla durata del film (150 minuti).

Ma, come detto, ciò è comune a diversi di questi cinecomic in cui, probabilmente per non voler scontentare nessuno, si cade in questo appiattimento generale. Ciò che invece mi ha davvero sorpreso è la pochezza degli effetti visivi. Il modo in cui wonder woman corre, vola o si lancia con il suo lazo della verità è davvero pietoso.
 
Credo sia il peggior film di supereroi di sempre.
Un concentrato di sessismo misto a razzismo misto a banalità di una pochezza esemplare, 2 ore e 31 minuti di "maccosa" dove sono riusciti pure a infilare a forza, fuori contesto e quindi depotenziandola, la battuta più famosa di "Una donna in carriera", ma ovviamente sessualmente ribaltata.
La protagonista non ha il minimo carisma, vaga sullo schermo senza spiccare sugli altri attori, i cattivi, che sono cattivi perché maschi bianchi e/o plasmati da essi, sono macchiette patetiche che fanno cose spinti da desideri imbarazzanti; gli unici maschi buoni sono il fidanzato ritornato ma con la mente di un 8enne (perché alla donna del 2021 piace il maschio bambino, vero Patty ;) ), il mendicante perché è nero e il figlio del cattivo perché è asiatico.
Questo dovrebbe essere un film che parla di emancipazione femminile, di girl power??? Veramente???
Era il 1979 (42 anni fa) quando una tostissima Ellen Ripley incarnava il mito del supereroe tutto femminile ed era il 1986 quando il soldato Vasquez rispondeva "No e a te?" al soldato Hudson che le chiedeva: "Ehi Vasquez, ti hanno mai scambiato per un uomo?", altri film, altri tempi, altra stoffa.
 
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