Innanzitutto grazie per la segnalazione.
Film notevole, il pensiero corre al migliore Argento, anzi dai tempi migliori del nostro nemmeno sembra che siano passati 40 anni. Mi piace anche pensare che il nome della protagonista (India) riecheggi il nome di quella che un paio di decenni fa avrebbe potuto essere la candidata naturale per quel ruolo: Asia.
Forse un po' lunga la prima parte che comunque l'autore arricchisce di preziosismi formali un po' per creare la giusta tensione un po' per far capire allo spettatore: "stai sveglio, il finale sarà all'altezza..."
Netta cesura rispetto ai film precedenti, direi che questo non è e non vuole essere "un film di" ma un ottimo film di genere. Un genere a cui forse il regista si è dovuto piegare perché fuori dalla patria da un coreano è questo che più o meno ci si aspetta.
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Paradigmatica la scena dell'uccisione del ragazzo in cui la protagonista scopre la propria natura e (almeno così sembra) al momento stesso scopre il piacere del sesso (come sottolinea la successiva scena sotto la doccia, più esplicita).
Amore e morte: il più classico dei nostri luoghi comuni sull'oriente che qui ci viene servito da un Coreano che sa bene che il mito nasce come giapponese ma anche che noi occidentali tra coreani e giapponesi alla fine facciamo tutto un pacco...)
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Forse (secondo la scuola americana) tutto è un po' troppo spiegato, tutto un po troppo esplicito
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Avrete notato che lo zio fino a metà film sembra il classico bellone fascinoso, ed appena lo spettatore scopre che ha problemi mentali comincia a fare lo sguardo da matto - tra l'altro con una certa abilità di trasformazione di cui occorre dar credito all'attore.
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Raccomandato a quelli che amano il bel cinema per sé stesso oltre che, ovviamente, agli affezionati del genere.
E, tanto per citare Hitchcock: chi cerca un messaggio vada all'ufficio postale, non al cinema. Quanto meno se danno un film così.