Considerando l'hype che montava in sala, viene sospesa la parte teorico-illustrativa per passare all'ascolto di un po' di musica.
All'esordio odiamo "La canzone di Marinella" non nella versione originale del 1962, ma in quella forse più bella, interpretata nel 1997 da Mina e De André, un grande classico dei test. Si ode un senso di grande naturalezza, senza alcuna enfasi. Va in aiuto la grande dispersione offerta dall'emissione a tromba degli speakers Kiom Sonata 10, che hanno una sensibilità di 96 decibel e un accordo tradizionale in bass reflex. Il frontale è in massello di ciliegio da 72mm. Si tratta di speakers prodotti a richiesta dal costo di listino di 30.000€.
Segue la roca voce maschile blues di Allan Taylor con "The beat hotel", tratta da Hotels and dreamers della pregiata casa discografica Stockfisch. Anche qui non si odono eccessi, solo enorme naturalezza.
Su richiesta dei presenti, si alza un po' il volume ascoltando il live dei Nomadi "Alice".
Si passa ad una vecchia registrazione stereo analogica di musica barocca effettuata con 2 Neumann U87 con l'orchestra registrata dallo sfondo del palco; più precisamente si tratta di una registrazione convertita digitalmente in 24 bit 96 KHz. Si tratta della Suite for trumpet, strings and continuo, Hwv 341: I. Overture di Gábor Boldoczki. Ha fatto seguito segue il confronto con la versione CD.
Nel quasi cinquantennale di Tea for Tillermann (1970) viene riprodotto "Father and son" di Cat Stevens in versione 192KHz. In alto si odono le armoniche, ma a me curiosamente solo in questo caso il suono mi sembrava come leggermente "cartonato": ho però ascritto il problema alla vecchissima incisione madre. Ha fatto seguito anche qui il confronto con la versione CD.
Si è andati ancora indietro nel tempo, con una registrazione di 60 anni fa: Pictures At An Exhibition: X. "The Great Gate Of Kiev" di Antal Dorati & The Minneapolis Symphony. Audio molto denso e presente. Ottoni semplicemente meravigliosi. Timpani potenti e profondi.
Si è proseguito con un'altra registrazione storica, del 1964, Bach, Suite for solo cell/2, Allemande di János Starker.
Virata improvvisa sul jazz, apparentemente registrato a volume più alto. L'effetto è quello di un ascolto live e molta presenza: si tratta "Angelica" di Paolo Bobrowicky da "Where we are", Red Records.
Tolti di mezzo il pre e il finale Kiom ora l'Orpheus Lab è collegato direttamente all'integrato Fezz da 2.500€, e produce un suono molto potente ed autorevole, esibendo un volume assoluto ben più elevato.
Claudio/gnagno, Luca/Luca156a.r ed io, dell'AVMag Roman Panel, in fine, ci alziamo contenti di aver passato più di un'ora a non solo vedere, ma a comprendere le filosofie alla base di queste macchine, con l'opportunità di un contatto diretto con i distributori e, soprattutto (sembra ormai incredibile), di averle potute ascoltare. Altamente consigliata la partecipazione.
Saluti a casa.
L'autentica meraviglia Technics/Audio Logos!



