tecnognomo ha scritto:
Non preoccuparti... Non siamo off topic e non sei tu che non ci hai capito nulla, bensì io... Mi spiegate la differenza? non si parla di biwiring quando un diffusore permette l'ingresso di due canali amplificati, che lui pensa poi a tagliare per le alte / mediobasse frequenze? E il biamping cosa è?
Cerco di chiarire:
se un diffusore è dotato di doppi (o tripli o quadrupli) morsetti di connessione, che normalmente sono ponticellati, questo accetta vari tipi di configurazione al suo ingresso.
Per semplificare parliamo del solo caso con doppi morsetti e 2 vie.
1- Il normale collegamento con un cavo a 2 poli (che può essere a 2 o più conduttori) da collegare dal lato ampli alla coppia di morsetti presisposta, + e - di solito rosso e nero. Dal lato diffusore ad una coppia delle due disponibili degli stessi morsetti. Poi i "ponticelli" presenti provvedono a fornire il segnale all'altra via.
All'interno i filtri relativi alle basse ed alle alte frequenze sono "elettricamente" separati, per poi inviare il segnale relativo al woofer ed al tweeter.
2- Biwiring, dal lato ampli partono 2 coppie di cavi a 2 poli collegate in parallelo.
Dal lato diffusore il primo cavo a 2 poli và collegato alla coppia di morsetti relativa ai "bassi" ed il secondo cavo a quella relativa agli "alti". In questo caso si possono utilizzare due diverse tipologie di cavo per gli alti ed i bassi, per eventualmente "ottimizzare" la resa. I "ponticelli" vanno sconnessi e per il resto, all'interno del diffusore il percorso del segnale è come il precedente.
3- Biamping passivo, qui gli ampli sono 2, pilotati in "parallelo" dallo stesso segnale in ingresso. Quindi il collegamento delle due coppie di cavi a 2 poli andrà ognuna ad un ampli separato.
Dalla parte del diffusore nulla cambia rispetto alla situazione 2.
Resta la possibilità di "ottimizzare" con eventuali cavi diversi, ogni ampli vede un carico per impedenza e fase diverso dalla sit. 2 ed esiste la possibilità di avventurarsi nella...
4- Biamping passivo con filtratura. Come la 3 solo che in questo caso si può anteporre all'ingresso degli ampli un filtro passivo, di norma calcolato attraverso le impedenze di uscita del pre e quella di ingresso del finale, atto a far amplificare p.es. al finale degli acuti una gamma di frequenze più "ristretta", per esempio solo sopra ai 200Hz. Di solito si sceglie una frequenza abbastanza bassa perchè, vista la naturale passa pendenza di questo tipo di filtri, non si corra il rischio di attenuare anche le frequenze che poi devono essere riprodotte dal tweeter.
Questo per permettere all'ampli per gli acuti di essere "sgravato" dal dover amplificare anche le basse e quindi risparmiarsi il lavoro in quella gamma di frequenze dove di norma sussiste più energia.
Chiaramente gli ampli in questo caso possono essere anche diversi e di diversa potenza e sensibilità.
5- Biamplificazione attiva. Come la 4, solo che quì il filtraggio a monte degli ampli avviene per via elettronica ed attiva, di norma con un componente dedicato e normalmente versatile. In questo caso i filtri all'interno del diffusore vengono Bypassati per far pilotare all'ampli direttamente l'altoparlante.
Scusate se sono stato lungo, ma forse così per qualcuno può essere più chiaro.
Tutto questo per dire a Giapao che, IMHO il BI-Amping (3-) che ho tempo addietro provato perchè mi trovavo un canale libero del mio ampli Rotel, a me aveva solo portato benefici
Quindi prova!!!!
Ciao
Marco