acris ha scritto:
Volevo solo capire il concetto di funzionamento della lampada e del suo alimentatore un po come sul sito texas è spiegato come funziona il dlp che dice tutto e dice nulla...
Non ho ancora letto il pdf ma ipotizzo che sia una cosa tipo lampade allo xeno cioe' lampade con persistenza quasi nulla e che quindi si possono accendere e spegnere nell'istante da me desiderato, cioe' quando gli specchietti sono orientati e non si stanno muovendo per esempio, ma è solo un immagine mentale che mi sono fatto io...
Ho detto molte cazzate?
ciao
Raffaele
Ciao Raffaele,
in un DLP la lampada viene pilotata in corrente continua, ma in pratica è come se fosse invece pilotata in corrente alternata. Vedi di seguirmi

.
L'alimentatore della lampada (ballast) proviene dallo stesso fornitore della lampada, poichè ogni casa lo "perfeziona" proprio in base al proprio prodotto. La lampada viene comandata in corrente continua, ma la polarità degli elettrodi cambia ad ogni ciclo di accensione/spegnimento/accensione. Questo fa in modo che il consumo degli elettrodi sia costante nel tempo, garantendo che la corrente che serve per innescare l'arco sia sempre (in un certo rahge di tolleranza) costante, evitando stress proprio allo stesso ballast. La frequenza con cui viene alternata la polarità di alimentazione è funzione di quella
verticale di quadro (il refresh), così in base al materiale video che si stà visualizzando questa è diversa.
In questo modo, la lampada viene pilotata con un onda quadra a frequenza variabile (ecco che quindi, per definizione, diventerebbe una corrente alternata). Prima del cambio di fronte di questa onda, nei ballast più recenti, viene immesso un impulso supplementare di tensione (e corrente quindi) che "rigenera" con un principio chimico fisico gli la parte terminale degli elettrodi, quella che per intenderci si "consuma" con lo scoccare dell'arco voltaico. Va ricordato che questi elettrodi sono immersi in un atmosfera a pressione negativa (nelle lampade UHP - Ultra High Pressure si parla di 120 atmosfere) ricca di gas e materie rare, e che devono essere il più possibile allineati baricentricamente al percorso ottico per evitare del "flicker", ossia dei "lampi" a schermo, come un repentino cambio del valore di brightness.
Il "problema" nei proiettori DLP è proprio quello di sincronizzare l'accensione della lampada, una determinata posizione della ruota colore (per avere lo "spicchio" desiderato investito dal fascio luminoso) e la posizione degli specchietti della matrice DMD. Tutto questo processo, mi ripeto, ha come comune denominatore la frequenza di refresh.
Se noi consideriamo un tempo "t" come quello di accensione della lampada per quel determinato istante, i microspecchi hanno tempo "t/x" per rimanere nella posizione di riflessione, con "x" che è la percentuale in base alla quale si creano tutti gli steps della scala di grigi. Se il punto sarà "monocromatico", il microspecchio starà in filessione per "t", altrimenti se il punto dovesse essere scuro, il tempo di riflessione sarebbe "0 * t = 0"
La differenza fra una lampada allo Xeno, una ad arco o qualsivoglia tecnologia è nello spettro colore della sua luce. Infatti non esiste un bianco "monocromatico", ma solo una risultante dei tre fondamentali R-G-B in proporzioni diverse. Lo scopo è quello di non avere enfasi verso uno di questi (tipicamente verde o rosso), ma di avere uno spettro il più possibile lineare. Altro aspetto fondamentale è quello dell'efficienza luminosa, cioè la capacità di tradurre la propria potenza in luce e non calore.
Ad esempio, lo spettro di una Xenon è perfettamente lineare (un "bel bianco" come si dice in gergo), ma ha un'efficenza scarsissima (in pratica scalda tantissimo) e ne sanno qualcosa i proprietari di D-Ila che hanno un "ventolame" tale, che il loro proiettore a volte sembra un F-16 in decollo

. Anche per questo le lampade allo Xeno sono sempre molto più potenti (nell'ordine dei 400W) a discapito di quelle "tradizionali" (solitamente 150-200 W), pur garantendo lo stesso livello di luminosità.
Mandi!
Alberto
