Cibernow ha detto:
Esiste un'unità di misura con la quale si misura (scusate il gioco di parole) la capacità di un obbiettivo (o meglio di una telecamera più in generale) di mettere a fuoco in relazione alla distanza, a parità di altre condizioni (condizioni di luce, oggetto ripreso ecc...)?
Certo che esiste, è il rapporto di ingrandimento o magnification ratio in inglese.
Di solito lo vedi indicato nelle ottiche macro o pseudo tali con valori tipo 1:1 o 1:2.
Nelle ottiche non macro il rapporto è molto più alto: 1:6; 1:10 o anche più.
Iindica qual è il minimo rapporto che un oggetto ripreso da quell'ottica può avere rispetto alle sue dimensioni reali.
In parole povere, se hai una moneta da 1 cm di diametro ed usi un ottica in grado di riprendere un oggetto in 1:1, questo significa che l'immagine che si forma sul piano pellicola, o sul sensore, sarà anch'essa di 1 cm di diametro.
Da questo rapporto puoi ricavare il dato della minima distanza di messa a fouco, per una determinata lente.
Dato che però ha un difetto, come vedrai è puramente teorico.
Ogni lente positiva ha una distanza di messa a fuoco che varia a seconda della distanza fra il piano focale e l'oggetto ripreso.
Quando queste due distanze sono uguali alla lunghezza focale della lente, allora avrai un rapporto di ingrandimento pari a 1:1.
In pratica, una lente da 50 mm di focale riuscirà a riprende un oggetto posto a 5 cm dal suo centro ed a proiettarlo sul proprio piano focale alle sue reali dimensione.
Devi anche sapere che il rapporto quadruplica ad ogni raddoppio della distanza di ripresa.
Sapendo questo, puoi calcolare a quale distanza minima focheggia una lenta di cui conosci la lunghezza focale f ed il rapporto di ingrandimento R: f*radice quadrata di inverso R.
Ad esempio, se un 50 mm (non macro) avesse un rapporto di ingrandimento minimo di 1:4, significa che focheggia fino a 10 cm, se RI fosse 1:6 allora la distanza salirebbe a 12,25 cm.
Un 200 mm con R 1:20 focheggia fino a circa 90 cm e così via.
Questo fa capire anche un'altra cosa, cioè che la minima di distanza di messa a fuoco varia in funzione della lunghezza focale. Per i grandangolari sarà bassa mentre salirà per i tele.
Fin qui la teoria. Nella realtà le cose non sono così semplice, per diversi motivi.
Primo, perché la distanza fra ottica e piano focale, in una macchina fotografica, è fissa e non dipende dalla lunghezza focale dell'obiettivo (si chiama tiraggio e varia da casa a casa).
Secondo, perché per creare obiettivi che al variare della lunghezza focale mantengano fisso il piano focale si usano non delle semplici lenti ma dei gruppi di lenti, convergenti e divergenti, che lo accorciano o lo allungano a seconda delle esigenze di correzione.
Terzo, perché per i due motivi sopra citati la complessità dei gruppi ottici che formano un obiettivo stravolge la semplice formuletta sopracitata.
In pratica, la distanza minima a cui focheggia un obiettivo è determinata dal progetto dello schema ottico.
Questo significa ad esempio che un normale 50 mm macro 1:1 mediamente focheggia fino a 17-20 cm e non ai teorici 5 cm pur mantenendo lo stesso rapporto di ingrandimento.
A quella distanza, che varia anche per le differenze di tiraggio, si avrà la corrispondenza dimensionale fra oggetto ripreso e oggetto riprodotto.
Quindi, alla fine della fiera, quello che più ti deve interessare non è tanto la minima distanza di messa a fuoco, quanto il rapporto di ingrandimento che puoi ottenere ed a quale lunghezza focale viene ottenuto, in caso di zoom (di solo alle più corte).
Ciao.