Diodi Schottky o ponte normale?

Dragonlance

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Buongiorno a tutti, mi sto dilettando nella costruzione della sezione di alimentazione di un ampli dedicato al sub e m'è sorto un dubbio..

Solitamente si usano i ponti di diodi gia belli e pronti che tra l'altro, avendo il case in metallo, ben si prestano ad essere efficacemente raffreddati ma, e qui sta la domanda, ci sarebbero vantaggi ad usare un ponte di raddrizzamento fatto da diodi Schottky? So che sono più "veloci" e hanno una caduta di tensione minore ma quali sarebbero gli svantaggi tralasciando il costo rispetto a una soluzione convenzionale? Ne varrebbe la pena?

Grazie! :)
 
Io non vedo nessuna utilità nel raddrizzare il 50 HZ, e probabilmente fartesti fatica a trovare diodi capaci di rispettare le richieste in tensione e corrente. Un ponte 1000V 35A nel mio negozio di fiducia costa 2,42E
 
Ti ringrazio della schiettezza ma credevo di aver sottolineato di tralasciare il costo.
Per quanto riguarda le caratteristiche un doppio diodo Schottky da 100V/20A in configurazione a ponte intero non doverbbe andare in crisi...
 
Probabilmente qualcuno avrà scritto su qualche blog che con tali componenti si ottengono risultati sonori strepitosi.

Personalmenmte sono molto scettico su tutti questi esploit che compaiono qua o là.

Tu suggerirei, incece, sempre che tu non lo abbia già previsto, di inserire in parallelo ad ogni diodo dei condensatori da 0.1 uF, stessa cosa per i condensatori di filtro,in questo caso del tipo ceramico.

Sono vecchie e sane norme base di progettazione, che a volte vedo applicate con mirabolanti parole, ma che sono in uso, senza scalpore, da decenni (molti).

Ciao
 
Nulla di tutto ciò Nordata, non mi aspetto che uno stadio di alimentazione possa rivoluzionare un progetto. Semplicemente vorrei farlo bene in modo da poterlo utilizzare come base per progetti futuri.
Ti ringrazio del suggerimento dei condensatori da .1uF, peraltro già assimilato, ma continuo ad essere nel dubbio se questi diodi possono migliorare la resa dello stadio di alimentazione.
Certo, le vecchie e sane norme persistono e così deve essere ma la sperimentazione e la condivisione di idee devono potersi nuovere in uno spazio più ampio...
 
nel tuo caso non servono a niente. Inoltre sono molto più fragili degli altri e quindi più pericolosi. Se ne bruci uno rischi anche gli altri e l'ampli attaccato.
Vanno usati solo dove le frequenze di lavoro superano i 2 o 3 Khz....lascia stare chi ti dice il contrario....è elettronica di base.

Ciao
 
L'unica cosa che migliora considerevolmente un' alimentatore è una stabilizzazione attiva della tensione, tutte le altre cose sono solo scena. Ci sono produttori che vendono finali al kilo mettendoci dentro condensatori da decine di mF che costano un occhio della testa per far credere di un' alimentatore super, in realtà la tensione di uscita da uno stadio diodo + condensatore sarà sempre ondulata e mai costante.
 
Purtroppo il costruire un alimentatore stabilizzato per servire tutto l'amplificatore, quindi anche gli stadi potenza, è cosa abbastanza costosa, quasi come il realizzare un altro stadio finale, probabilmente di più, oltre a dover ricorrere ad un ulteriore dissipatore di grandi dimensioni.

L'aggravio di costi e ingombro sarebbe di non poco conto.

Costa sicuramente meno, a livello di produzione, aumentare le capacità di filtro, che fanno anche molta scena nelle fotografie, ottenendo anche il risultato poter dichiarare potenze di picco, musicali, istantanee o come volete chiamarle, molto superiori a quelle "reali", altra cosa che colpisce molto il potenziale acquirente.

Con una alimentazione stabilizzata, che non richiede gradissime capacità di filtro, la potenza rimarrebbe quasi la stessa in tutti i casi.

Parlo ovviamente di alimentatori stabilizzati lineari, non di tipo switching, poichè per questi verrebbero meno i problemi di ingombro e costo ma se ne creerebbero altri relativi alle spurie presenti nella tensione di uscita, che richiederebbero dei filtraggi elaborati e costosi, per cui si ritornerebbe al punto di partenza.

Ciao
 
Si giusto, poi l'utilità dell' alimentazione stabilità dipende dal PSRR che è in grado di dare il finale impiegato. Direi comunque che per uno stadio preamplificatore ad esempio l' alimentazione stabilizzata sia di facile implementazione sia dal punto di vista tecnico che di costi.
 
Allora io per i miei finali non uso piu diodi lenti.
Leggevo in giro, e ho testato con l'oscilloscopio, che i diodi non fast recovery ( puoi usare quelli fast o ultrafast per applicazioni switching che non sono per niente fragili.... li trovi anche da centinaia di ampere da dissipare ) hanno il brutto vizio di generare delle spurie nel transitorio di swithching.
In particolare si notano delle armoniche in prossità della commutazione che passano a volte dritte anche i grossi condensatori di alimentazione, in quanto a una frequenza elevata. Ormai i diodi hanno un costo irrisorio, e li trovi ovunque (digikey, farnell, rs).
Io ti consiglio vivamente per il costo irrisorio un fast o ultrafast recovery per ridurre l'EMI notevolmente.

Rumore diodo lento...
fftstandarddiode.png

Rumore diodio fast r.
fftfastrecoverydiode.png
 
Si erano le prime comode che mi sono venute in mano... cmq io ho fatto delle misure con l'oscillo su un ampli che stavo costruendo, portandosi giu coi tempi e tenendo in ac si vedeva il disturbo passare i condensatori. Magari alla fine non porta nulla di udibile, ma io per mia scelta visti i costi irrisoria dei fast rec uso solo quelli.
 
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