Zanarduz,
purtroppo i fattori che causano queste differenze sono molti, e raramente sono trasparenti.
Intanto cominciamo con il dire che, in linea di massima, tutti i prezzi USA sono sempre al netto delle tasse di vendita ( l'equivalente della nostra IVA) che varia da stato a stato ma di solito è tra il 6,5 ed il 9%: per cui, il listino corretto USA è di circa 2150 dollari.
I prodotti, da noi, sono gravati di una aliquota che sfiora, tutto insieme, il 25% (se non oltre), costituita da dazi doganali di ingresso e IVA. Con una tassazione analoga agli USA, i 3,500 euro diverrebbero circa 3,000, e scusate se è poco.
I discorsi valutari, poi, lasciano il tempo che trovano: le case madri difficilmente adeguano al ribasso in caso di valute vantaggiose, e di solito cercano di evitare rincari in caso di valuta svantaggiose: gli italiani che vendono negli USA, ad esempio, non hanno certo rincarato i prezzi del 40%, anche se negli ultimi 18 mesi questo è l'effettivo shift occorso tra dollaro ed euro...un produttore orientale media i propri risultati tra le vendite in dollari ed euro, per cui ci si ritrova, a volte, con scompensi apparentemente ingiustificabili dal punto di vista dell'utente, ma assolutamente razionali dal punto di vista del produttore.
Una grossa voce la determinano anche i volumi di vendita: per capirsi, l'Italia ha certamente, in termini di mercato audiovideo, una dimensione molto piccola se paragonata agli USA, e la concorrenza, soprattutto nel segmento alto, è per certi versi meno sfrenata che laggiù.
Molto poi, infine, deriva dalle politiche commerciali della casa madre prima e dell'importatore poi. Succede in questo settore come nel mondo dell'auto, dove i veicoli hanno prezzi radicalmente diversi a seconda del paese: se una casa di "riferimento" ha determinati prezzi su un certo mercato, i concorrenti, valutate le debolezze/vantaggi del proprio prodotto, lo prezzano in funzione del "riferimento".
Se un "top player" vende a , diciamo, 5,000 euro ed io produco un oggetto equivalente o superiore, lo porrò sul mercato ad un prezzo vicino a quei 5,000 euro, indipendentemente da quanto mi costi effettivamente. Se poi la richiesta di top players dovesse incrementarsi, sarà la crescita della domanda che spingerà i produttori a presentare proposte sempre più accattivanti ed appetibili.
Noi siamo svantaggiati dal punto di vista audiovideo rispetto agli USA, ma siamo avvantaggiatissimi per decine di altri prodotti, soprattutto alimentari ed abbigliamento: ci ho vissuto, e ti assicuro che comprare scarpe o vestiti italiani ha del ridicolo, rispetto ai prezzi cui noi siamo abituati, ed anche in questo caso non sussistono ragioni oggettive di tali differenze, ma solo "posizionamenti" commerciali diversi.
Nulla vieta, comunque, al consumatore che ritenga inaccettabile il sottoporsi a tale logica, il trovare modi per sfuggire (sempre nell'ambito della legalità) a tali politiche, ricercando migliori condizioni od optando per l'astensione dall'acquisto, se ritenuto non conveniente.
Ciao,
Andrea