Allora: a parte che onestamente non so dove sia questa opzione di cui parli (non l'ho mai né vista né usata), me ne sfugge anche la ragione.
Uno dei metodi per evitare di introdurre variabili in una sessione di misure è quello di tenere TUTTO il più costante possibile: qualunque riflessione dalle pareti, dal pavimento, dai mobili, che sia diversa da un'altra sessione, può generare problemi. Pensa che io copro il vetro che ho sopra il tavolo di legno per evitare luci spurie... Questo è vero anche se il Gretag legge con 6°, perché, secondo la legge di Murphy, la probabilità che un migliaio di fotoni ci possano finire dentro in modo indesiderato è praticamente... una certezza!
Tanto per essere concreti, se fai una misura di rapporto di contrasto, anche se la cosa non dovrebbe cambiare per nulla, il risultato è diverso a seconda della dimensione dello schermo che usi: questo perché l'accuratezza dello strumento non è altissima ai bassi livelli, e risente comunque dell'apporto dell'ambiente.
Per fare una misura di una scala di grigi puoi usare due criteri:
i) scegliere un pattern a finestra (5, 10, 20%)
ii) scegliere un pattern uniforme (100%)
Il primo caso è tipico dell'analisi di un CRT, perché gli permette di concentrare l'emissione luminosa in una zona ristretta, mentre il secondo è quello che si usa per un digitale, che è fondamentalmente invariante sotto questo aspetto.
Per evitare di introdurre variazioni, io personalmente ho fatto la scelta di usare sempre window patterns.
Per quanto ho detto prima, mi sfugge completamente il vantaggio di impiegare una soluzione intermedia con un pattern di dimensione variabile, che introduce solo delle variabili inutili (e difatti ti vengono fuori dei numeri "strani"). A parte che non lo trovo su Colorfacts, ma qualunque disco test ha solo questi due tipi di pattern: ci sarà pure una ragione, no?
Ma perché hai scelto questo metodo?
Dov'è il vantaggio? Ma soprattutto: perché?
Tieni anche presente che non devi "coprire" o "presupporre di coprire" la finestra di misura del Gretag con il suo puntamento: devi sapere ESATTAMENTE dove sta puntando (è per questo che si fa l'AIM meter all'inizio, mica per perdere tempo...), ed il fatto di avere una finestra iniziale da 80 IRE di permette proprio di non saturare anche se il proiettore lo dovesse fare e di mantenere l'accuratezza necessaria.
Le scelte di Mark Hunter non sono casuali, e come vedi hanno una ragione specifica.
Se questa fase non è svolta con attenzione, è chiaro che il risultato finale ne è influenzato: non stai sfruttando adeguatamente il sensore, ed i numeri che escono fuori possono essere casuali od almeno non corretti.
Ma quanto a lungo hai usato il Gretag?
P.S. Quella che il proiettore "ceda" su superfici troppo ampie, giuro che non l'ho proprio capita: sarebbe quello dello schermo su cui proiettavi?
E che cos'erano, 10 metri?

Se un InFocus non riesce ad illuminare uno schermo "umano" in DVI vuol dire che era... rotto!