Pensare che ci sarebbe un modo semplice per differenziare un cavo per segnali digitali da un altro: pubblicare la misura del tasso di errore nella trasmissione dei dati, ma questo farebbe cadere tutta quella bella serie di aggettivi imaginifici tanto cari ad un certo mondo.
Tra l'altro, se ci si limita alla visione di materiale di origine cinematografica (film) la larghezza di banda necessaria per un segnale 4K HDR a 24 fps, 4:4:4, è di 9 Gbit/s, valore sopportabile dalla stragrande maggioranza dei cavi attuali, specialmente poi se si rimane sulle distanze brevi, quelle classiche, discorso diverso se il segnale fosse a 50 o 60 fps (materiale TV) con i quali si arriverebbe al limite delle specifiche, che è di 18 Gbit/s e per i quali esiste apposita certificazione, rimanendo nei limiti della distanza massima permessa dalla HDMI, oltre la quale non esistono cavi normali che tengano, anche quelli venduti nella scatola di legno pregiato con interno di velluto, bisogna passare alla fibra.
Il tasso di errore nella trasmissione dati entro certi valori viene compensato dagli appositi circuiti di correzione dell'errore posti nei vari apparecchi ed il segnale che se ne ricava sarà esattamente uguale a quello di origine, pertanto con le stesse qualità originali, se l'errore aumenta si avrà un decadimento facilmente avvertibile sotto forma di squadrettamenti, perdite di segnale intermittenti, non certo una diversa "brillantezza" o saturazione dei segnali, per non parlare delle risoluzione che, per forza di cose, rimane la medesima.
Se devo spendere ben oltre 200 € per una manciata di centimetri di cavo vado direttamente su un cavo in fibra, che costerà meno e, sicuramente, trasmetterà esattamente lo stesso segnale di partenza; 5 m. in fibra si trovano ormai per qualche decina di Euro.