Bello! E' quel genere di film che quando finisce ne vorresti ancora, che se fosse una serie tv ti prenoteresti per la prossima puntata.
Sia chiaro: una vera storia non c'é o almeno è talmente flebile che non è quella che ti attira. A tenerti incollato allo schermo è questo sentimento di sorellanza tra due ragazzine sognatrici ed ottimiste già alle prese con le prime molestie ma ancora in grado di cavarsela con una battuta e un po' di furbizia, mentre ti chiedi per quanto ci riusciranno ancora.
La storia mi ha fatto pensare a Pasolini, così avrebbe scritto se fosse nato cinquant'anni dopo ed avesse amato le donne e scritto di loro. Perché si coglie lo sguardo benevolo, quasi affettuoso, dell'autore nei confronti dei suoi personaggi, e nei confronti di un mondo fatto sì di miserie ma così idealizzato che ti verrebbe quasi voglia di viverci.
L'arroganza diffusa, la vogarità tamarra, la violenza vera delle periferie urbane (sicuramente anche quelle sarde) qui è completamente estranea. Il mondo è visto con gli occhi di una bambina e sembra che nessuno si debba mai fare veramente male, anche nelle situazioni più drammatiche, come in certi cartoni animati dove ti investe un treno e ne esci solo un po' acciaccato e solo per un paio di scene ancora.
Solo un paio i preziosismi stilistici, comunque gestiti benissimo e strettamente funzionali al film: la narratrice / protagonista che parla con la camera, artificio riuscito benissimo perché invece di estraniarti dalla scena ti ci fa entrare ancora di più, come se il confidente segreto, il complice immaginario, della ragazzina fossi proprio tu. L'altra è il linguaggio: sventato l'orrore del film in sardo con sottotitoli, quasi tutto è risolto con un italiano costellato di paroline sarde che ormai lo spettatore ha imparato a conoscere, poche le scene con sottotitoli, poche altre in cui il sardo non è tradotto ma si capisce benissimo il senso come in una specie di grammelot.
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| C'é poi l'irruzione del mondo magico, secondo una moda ormai piuttosto comune in letteratura, ma qui appropriata e molto ben gestita perché inserita in un mondo in cui certe credenze sono ancora vive e simpaticamente modernizzata ed alleggerita rappresentando la maga-veggente come una specie di zingara hippy (con tanto di pullmino volkswagen) che appare praticamente dal nulla. E' la scelta felicissima di far entrare in scena un deus ex machina che venga a risolvere in bene la tensione che si stava creando e a dare un lieto fine a tutto e tutti, accompagnando fuori scena i cattivi e gli insignificanti. Com'é giusto che sia in una storia a suo modo dedicata all'infanzia. |
Assolutamente raccomandato a che ama il non già visto, l'originalità, i temi sociali trattati con abilità e leggerezza, a chi ha letto molto e visto molti film; credo che dovrebbe piacere anche alle donne in generale, anche perché in fondo è una storia di donne.
Per chiudere un pensiero particolare al visino della protagonista, che ha carattere perché ancora mostra uno di quei nasi "importanti" ormai caduti in massa sotto il bisturi e che si vedono ormai più solo sui visi delle zingare e delle bambine ancora troppo piccole per l'intervento. Speriamo di non vedere questa giovane attrice in TV tra 5 anni col nasino alla francese ed il c*** di fuori, sarebbe proprio una tragedia.