Quelli dovrebbero essere il segnale per il proiezionista che avverte che sta per arrivare il momento di far partire il rullo successivo.
Ciao
Esatto, il motivo è proprio la proiezione parte per parte come diceva Nordata. Il fatto è che i film arrivavano (posso parlare al passato perché oramai si va digitalizzando tutto) in cabina di proiezione divisi in parti, in quanto i rulli di pellicola 35mm possono essere lunghi al massimo 600 metri che corrispondono a circa a venti minuti di proiezione. Calcolate che un film “tipo” di due ore, è in genere suddiviso in sei parti, ma le stesse possono essere di più o di meno a seconda della lunghezza del film o di come il regista ha suddiviso i cambi.
Vengono chiamati in gergo “bollini” o “bruciature di sigaretta” e hanno forma rotonda. Sui film in scope 2,35 appaiono ovali in proiezione per via della dilatazione dovuta alla lente anamorfica del proiettore.
Su alcune copie non vengono neanche stampati, in quanto da tantissimi anni si tende a montare il film su bobine più grandi e addirittura in un unico “programma”, come sui sistemi a piatti. Questo sistema si utilizza ancora nei cineclub o dove in generale si proiettano copie pregiate o film d’essai, che per ragioni di preservazione non vengono montate, in modo da non tagliare le code e non fare giunte con scotch e altro, che alla lunga possono influire negativamente sulla conservazione. In questo caso per non rovinare le copie, le code (cioè le parti di pellicola non impressa) vengono lasciate, in modo che il proiezionista possa caricare il film sul proiettore col corretto numero di fotogrammi.
Il primo bollino è di avvertimento e consente all’operatore di far partire il secondo proiettore col rullo successivo, ma con la serranda chiusa. Sette secondi dopo, al secondo bollino, il proiezionista apre la serranda del secondo proiettore, e in automatico si chiude quella del primo. Se tutto è avvenuto correttamente, gli spettatori in sala non si accorgono di nulla.
Mentre anche il secondo rullo viene proiettato, l’operatore si accingerà a montare e caricare il rullo successivo sulla prima macchina, pronto a ripetere l’operazione fino alla fine dello spettacolo.
Ho assistito personalmente a questo tipo di proiezione al Nikelodeon di Genova con copie in 70mm come 2001 odissea nello spazio, Spartacus e Vertigo. E’ chiaro che è un lavoro che non si improvvisa ed è quello che una volta, quando ciò era la prassi in qualsiasi cinema, distingueva la professionalità e l’abilità del proiezionista.
Fra poco sarà “archeologia”.