Il mio discorso era centrato sul fatto che Teo Rema aveva espresso la legittima curiosità di ascoltare un valvolare per sentire le differenze con uno stato solido, ovvero verificare cosa ha da offrire in più questa tecnologia.
Per questo scopo ritengo che il valvolare prescelto deve essere tale da avere effettivamente qualcosa in più, non solo un maggiore fruscio di fondo, una risposta probabilmente calante in gamma alta e, quasi sicuramente, una distorsione discreta, come la maggior parte di questi ampli, veramente di minimo livello.
Ritengo che se si vuole passare alle valvole lo si debba fare a ragion veduta, utilizzando un ampli di classe, che abbia effettivamente da offrire qualcosa di diverso e non solo delle ampolle di vetro che si illuminano e scaldano da matti messe su un bel telaio cromato.
Tra l'altro uno dei componenti che caratterizzano maggiormente il suono degli ampli a valvole è il trasformatore di uscita, esistono (poche) ditte specializzate, da decenni, nella realizzazioni di tale componente, il cui avvolgimento dovrebbe essere un po' diverso da quello di un trasformatore di alimentazione, con studi accurati sul partizionamento ed il modo di avvolgerlo, ossia non due avvolgimenti avvolti l'uno sull'altro come, appunto, un volgare trasformatore di alimentazione.
Purtroppo queste conoscenze sono appannaggio di pochi progettisti e tecnici che hanno alle spalle un grande background, non certo di chi si è messo a realizzare ampli di tale tipologia da pochi anni, utilizzando per lo più uno dei soliti schemi presenti nella letteratura e nessuna o minima conoscenza dei vecchi trucchi del settore.
Infatti leggo sovente di ampli che soffiano perchè "è normale, sono a valvole", affermazioni errata.
Per tornare a quanto scritto all'inizio, non è con un ampli di quella classe, carino, nulla da dire, che ci si può fare una idea valida per la scelta se passare al valvolare o rimanere con lo stato solido.