antani ha detto:
Questa è un'opinione quantomeno curiosa.
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Non so cosa ascolti tu dal vivo, ma se vado all'opera o in jazz club direi che la tridimensionalità sia invece assai percepibile.
Ciao Antani,
Nella musica riprodotta ascolto solo solisti/formazioni Jazz anni '50-60 (Baker, Getz, E.Fitzgerald, Ellington, C.Basie,...).
Qualche incursione sulla sinfonica (registrazioni storiche RCA/Mercury e Decca dell'
Età dell'oro, i primordi della stereofonia).
Dal vivo qualche Jazz club, pero' è molto tempo che non li frequento piu'.
Pero' tra poco colmo questa lacuna: a Luglio per una settimana sono a NY, quindi una capatina al Blue Note è d'obbligo ...
Penso che una rappresentazione 3D dello stage sia funzionale solo per l'Opera o la sinfonica perchè aggiunge realismo alla riproduzione.
Per la musica che ascolto (Jazz, con esclusione delle grandi formazioni) -per i miei particolarissimi gusti audio- è un parametro secondario.
Circa la "tridimensionalità" del singolo strumento penso centri poco con un ampio stage riprodotto.
Almeno per quello che intendo io (sensazione di presenza fisica dell'esecutore, caratteristica che ritrovo anche in moltissime registrazioni monoaurali).
Escludendo la classica dove concordo anch'io della necessità di riprodurre uno stage credibile, la monofonia ha dei vantaggi:
Solleva il cervello umano dall'elaborare lo stage nelle tre dimensioni partendo da due sorgenti.
Eliminando le "distrazioni" possiamo concentrarci su altri parametri (bilanciamento tonale, articolzione, dettaglio e dinamiche).
Diafonia assente.
E per ultimo un solo diffusore che è piu' facile ad inserire in ambiente e ottimizzare.
Con questo non è mia intenzione affermare che il mono sia superiore allo stereo.
E' solo una questione di gusti/filosofie d'ascolto.
Per alcuni un solo canale è sufficiente, per altri non bastano 5+1 ...
Un esempio di monofonista
duro e puro ...
(forse il piu' noto, almeno in certi circoli Eso):
http://www.youtube.com/watch?v=bbzFsWGYQK4&feature=related
Enrico