IMHO i soldi c'entrano realmente poco, sia nel plot, sia nell'happy ending, sia nel messaggio complessivo. Tanto è vero che - merito di un regista non americano -
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| le ultime immagini non ci raccontano una famiglia riunita, un'automobile di lusso, una casa confortevole, come sarebbe stato mostrato in mille altre pellicole, ma un padre e un figlio che camminano scherzando, come se nulla fosse accaduto, esattamente come quando dormivano in un ricovero senza un domani. Del resto quando Smith torna a casa e non trova moglie e figlio, poco gli importa di essere stato convocato dalla società: i valori reali sono altrove. |
La ricerca della felicità è una pellicola
alta, con ambizioni: ci ho rivisto, personalmente, molti punti in comune con
Ladri di Biciclette (fatte le debite proporzioni). Del resto la produzione, sia con la scelta di un regista italiano che con l'utilizzo di luoghi e clochard reali (e addirittura del figlio di Smith) ha decisamente optato per una scelta
neorealistica: Will Smith è stato obbligato a visionare proprio i film di De Sica e Rossellini, prima di interpretare la pellicola. Non a caso molti hanno notato la "grana": artificio visivo neorealista, così come i visi di Smith e della (altrettanto grandissima) Thandie Newton, smunti, emaciati, brizzolati.
La felicità, come dice Smith e il titolo (happ
yness è l'errore ortografico presente nella scritta di fronte all'asilo), è appunto un
termine imperfetto, un equilibrio di valori, uno status-quo utopistico. E certamente non assimilabile alla ricchezza materiale, quanto a quella interiore.
Un film che si pianta in fondo al cuore, per merito anche di un grande regista italiano.
