Autocostruzione: quanto ne vale la pena?

Nico_

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Salve a tutti, è ormai da tempo che seguo sul web alcuni professionisti che si stanno creando una reputazione di tutto rispetto con i loro video tecnici sul mondo audio in generale e sulla progettazione di speaker e crossover.


Vedendo il materiale che pubblicano e le prestazioni dei loro progetti che condividono ovviamente mi sono sorte spontanee le domande:


- Ma vale veramente la pena affidarsi ad un professionista che ti progetti personalmente i diffusori in base alle tue esigenze?

- Il fatto di spendere gli stessi soldi per ottenere diffusori estremamente più performanti è cosa reale?

- E' veramente possibile ottenere prestazioni così superiori ignorando a piè pari il mercato audio e le tecnologie che le singole case mettono sul tavolo?



Aspetto con interesse le vostre opinioni.
 
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Ciao, conosco personalmente un autocostruttore/artigiano che realizza diffusori per sé e per gli altri, nel caso posso darti il numero. Ho ascoltato nel mio ex ambiente di ascolto una sua coppia di diffusori con componenti Scan speak, Dynaudio e Seas di prim’ordine e il risultato era notevolissimo. Considerando che costruttori che apprezzo come Proac e Kudos montano gli stessi altoparlanti o quasi, e il suono è più o meno quello, il prezzo in proporzione è notevolmente inferiore.

Ora le note dolenti: - quei diffusori nello specifico, avendo un crossover piuttosto complesso, non erano facilmente pilotabili, e mi avrebbero fatto spendere poi in un finale più performante, mentre i miei ex diffusori suonavano già potentissimi con pochi watt - l’estetica era spartana e, convivendo, non sarebbe stata ammessa in casa a meno di applicare rivestimenti abbastanza costosi, quindi l’usato di marchi noti poteva essere più concorrenziale - rivendibilita’ pressoche’ nulla, e meno male che non le ho prese perché di lì a poco mi sarei inaspettatamente trasferito e sarei stato costretto a rivenderle perché non ammesse per estetica e dimensioni nel nuovo ambiente.
 
Fare "una cassa" è facilissimo. Il mio primo subwoofer fu una scatola di cartone con 2 altoparlanti recuperati dai tv a tubo catodico.
Funzionava? si, la differenza senza/con col compattone Aiwa c'era (metà anni 90).

Anche delle casse "a gamma piena" bene o male vanno da arrangiate. Farle per bene già è molto più complicato, serve attrezzatura discreta, tempo, tanti tentativi. Fare l'ultimo passo e farle rendere al 100% potrebbe essere uno scoglio insormontabile se non si è perfettamente attrezzati e con ambienti dedicati al lavoro. Oltre che di grande esperienza.

C'è da dire, come dice anche Fedezappa, che bene o male gli altoparlanti quelli sono e non ci sono particolari tecnologie "vietate" all'amatore. Ci sono dei "pezzi" che singolarmente costano al dettaglio come una cassa completa, 300, 500, 1000€ ed oltre.

E si ritorna al discorso di sopra... farli andare alla bene e meglio è facile, cucirli perfettamente nel progetto altro discorso.
Io costruisco perchè mi diverte, forse ancora più poi che ascoltare :D

Poi io ti dico che secondo me, tutti un po' sopravvalutiamo le nostre reali esigenze...
 
costruisco perchè mi diverte, forse ancora più poi che ascoltare. [CUT]
tutti un po' sopravvalutiamo le nostre reali esigenze...

condivido pienamente, ed aggiungo che col tempo ho preferito la semplicità alla ricerca della assoluta linearità, preferendo filtri estremamente semplici (wf liberi e tagli del primo ordine su tw) che, sebbene non perfettamente lineari, mi restituiscono un risultato finale più naturale.
 
Buongiorno.


Rispondendo un pò a tutti io mi sono interessato all'argomento guardando i video dei progetti di Mike Borghese (che credo stia facendo un ottimo percorso) perchè effettivamente questa storia delle prestazioni estreme (che si cercano dai proprio diffusori) anche secondo me è una gara a chi ce lo vuole avere più grosso di tutti a tutti i costi.


Come già detto ci vuole anche una ingegnerizzazione fatta con grazia per ottenere il risultato sperato...ma rimango tutt'ora stupito che si possa bypassare così semplicemente tutto il mercato ed ottenere risultati addirittura superiori.


Per il fattore WAF @fedezappa lo conosco anche troppo bene...e credo che sia il limite più grande della autocostruzione...io in futuro se intraprenderò questa strada avevo già ragionato di portare il cabinet da un ipotetico carrozziere.


non ci sono particolari tecnologie "vietate" all'amatore

E quindi tutte le "infiocchettature" dei vari brand con le loro soluzioni valgono praticamente 0?
 
E quindi tutte le "infiocchettature" dei vari brand con le loro soluzioni valgono praticamente 0?[CUT]

Valgono come qualsiasi altro fattore influente sul risultato, sarebbe bello che bastasse solo il “tocco magico” dovuto, che so, all’utilizzo di berillio o carbonio per determinare un risultato. Quasi tutti gli anni vado a Padova al gran gala’ e tocco con mano nuove proposte, anche di fascia alta, e metà degli impianti puntualmente “starnazzano” più che suonare, perché le variabili che condizionano il risultato sono innumerevoli. Apri a caso una qualsiasi discussione di qualsiasi forum sull’argomento fiere hifi…
Spesso mi è capitato che i diffusori meglio suonanti fossero pure quelli basati su soluzioni più collaudate e convenzionali, e la cosa potrebbe valere anche nel campo delle amplificazioni e sorgenti (vedi valvole e vinile…).
 
Non mi ritengo un fan sfegatato, fondamentalmente non lo sono di nessun marchio, ma a che serve l’iper-tecnologia se c’è addirittura chi sostiene e vende diffusori utilizzando le misure in modo marginale?

“Se chiedete a due esperti tecnici, di misurare un diffusore, i risultati saranno diversi.

Conclusione? Le misure scientifiche non sono assolute e non sempre raccontano la storia completa.

In Kudos usiamo la musica come strumento principale nella progettazione e nella valutazione degli altoparlanti. Misurare altoparlanti nel modo tradizionale è utile per l'analisi dei guasti, ma spesso dà una visione fuorviante sulle abilità musicali di un prodotto.

Durante i suoi molti anni come ingegnere del suono, ascoltando musica dal vivo, Derek Gilligan di Kudos ha scoperto che le misure tecniche non riflettono tutto quello che sentiamo. Quindi nessuno strumento di misura può sostituire un ascolto critico.

Con la musica dal vivo, le regolazioni vengono fatte secondo il suono che i musicisti vogliono, ma sono anche basate sulla reazione del pubblico e sul fatto che ogni singolo locale è diverso. Anche nello stesso auditorium, un evento con poco pubblico richiede un set-up diverso da uno col "tutto esaurito".

Questa esperienza preziosa ha ispirato in Derek una visione diversa del design degli altoparlanti. Naturalmente Kudos utilizza ancora le misure tradizionali, ma solo per indagare le questioni tecniche all'interno di un progetto. Se un prototipo di altoparlante suona in maniera superba in una varietà di ambienti e piace a molti ascoltatori diversi tra loro, allora il prodotto ha una buona probabilità di essere inserito nella gamma Kudos. Talvolta ciò può portare a misure tecniche meno accurate, ma non lo consideriamo un problema, soprattutto poiché queste misurazioni coinvolgono un solo altoparlante, che, misurato a distanza di un metro, in un laboratorio, difficilmente potrà indicarci la vera performance di un diffusore!”


Da qui:
http://www.suonoecomunicazione.com/main.asp?d=kudos&m=menu&p=filosofia&t=La filosofia di Kudos Audio
 
...preferendo filtri estremamente semplici (wf liberi e tagli del primo ordine su tw) che, sebbene non perfettamente lineari, mi restituiscono un risultato finale più naturale.

Poi si entra nel gusto personale, ci vorrebbe un mw con una dolce pendenza naturale. Io da ragazzino mi accorsi che lasciando la cassa del midwoofer dietro aperta c'era un che di particolare nel suono. Era anche un periodo con lontano la possibilità di simulare un reflex e capire che col mobile e tubo giusto si otteneva un vantaggio verso i 100 -60Hz. Però il suono guadagnava una strana ariosità.. tanto poii c'era il subopwwfer sotto (non più quello in cartone :D)



E quindi tutte le "infiocchettature" dei vari brand con le loro soluzioni valgono praticamente 0?

Alcune cose sono davvero irraggiungibili "in casa". I cabinet in alluminio, avere degli altoparlanti su misura (mica tanto, ho visto gente che se li è costruiti, anche a nastro, seguito il processo su FB), sistemi di misura oltre Umik1 e Clio, etc.

Ma non mi viene in mente nulla che possa decretare un divario netto. Anche un cabinet in legno... lo si può pensare con forme tipica B&W a goccia per minimizzare le riflessioni, diffrazioni e dare solidità, facendolo a strati scavati e fresati. Darà qualche punto percentuale in più al suono ma con una spesa x volte superiore. Sta tutto al livello che si vuol toccare,

Per quanto riguarda i paroloni dei depliant... devono vendere, in un mercato con centinaia di competitor con numeri estremamente piccoli ormai. Penso che negli anni 80 90 fosse ancora la normalità in casa avere "lo stereo" e delle casse anche abbastanza grandi (poi, magari erano poggiate a terra o dietro il divano.. :D ) ma da anni non si vede più nulla, almeno tra i miei partenti e amici... Sono quasi l'unico.
 
Ti faccio un altro esempio, con Proac. non a caso prima avevo citato questo è l’altro costruttore.

Se leggi commenti di molti esperti di altoparlanti e autocostruzione, noterai che la qualità degli altoparlanti utilizzati da Proac (dei Seas e Scan Speak costruiti su specifiche) è spesso criticata, vengono bollati come trasduttori economici e, a livello di costi del materiale (qujndi compresi cabinet e crossover), i diffusori di questo marchio li ho sentiti definire più volte come sovrapprezzati. Eppure esiste una fetta ben più cospicua importante di appassionati e recensori interessati esclusivamente al lato sonoro, non tecnico, che hanno definito il (compianto) progettista Stewart Tyler come il migliore al mondo e difficilmente sentirai parlar male dei suoi modelli.
Insomma, conta il manico, non lo sforzo tecnologico.
 
Autocostruzione?

Sarò tranchant, ne vale la pena se s'intende realizzare un sistema con crossover digitali e multiamplificato. Si aprono possibilità precluse all'industria hi-fi, che preferisce vendere facendo "giocare" il cliente con continui cambi. Il risultato può essere strepitoso, soprattutto usando altoparlanti a membrana rigida, ma tagliati con filtri FIR. Il "colore" poi ve lo aggiustate con una target curve con software come Acourate o Dirac

Io ho abbandonato perché l'integrazione tra due canali e Home Cinema, volendo il tutto molto user-friendly, è un rompicapo assurdo.
Esistono prodotti come Stormaudio o Trinnov che risolvono il problema permettendo l'uso di DAC esterni via Dante AES67, ma costano tantissimo. Certamente però se avessi il budget per delle B&W 801D, non comprerei quelle, ma lo Stormaudio, e poi autocostruzione con driver pregiati tipo Accuton, Scan Speak etc..
 
Non mi ritengo un fan sfegatato, fondamentalmente non lo sono di nessun marchio, ma a che serve l’iper-tecnologia se c’è addirittura chi sostiene e vende diffusori utilizzando le misure in modo marginale?

“Se chiedete a due esperti tecnici, di misurare un diffusore, i risultati saranno diversi.

Non avevo visto questo messaggio postato mentre stavo scrivendo.
Per le misure ci sono delle procedure "abbastanza" standardizzate e un tecnico dovrebbe conoscerele, il campo vicino sotto i 200Hz... la misura a 1m tagliando le riflessioni, etc... Poi che ci possa essere una variabilità tra esemplario metodologie può anche essere.

Nel mio piccolissimo, prima di iniziare la costruzione del progetto più impegnativo mai fatto, quello in firma 2 vie e mezza a torre, ho provato a misurare con l'Umik1 i singoli altoparlanti senza crossover, in casa con i limiti di spazio, spostando tavolo e divano mettendomi al centro, cuscini tra cassa e microfono, e mi sono trovato delle misure molto vicine a quelle di dibirama che usa Clio, esperienza e ha un laboratorio attrezzato (che ho pure visitato). Questo mi ha dato un certo grado di sicurezza su quello che andavo a fare perchè bene o male il mio giocattolo mi dava rispste "abbastanza" affidabili.

La misura a 1m può indicare nulla del come suonerà l'altoparlante ma è la base per vedere se ci si stà muovendo nella direzione giusta, proprio in quanto tecnica rodata. Ovviamente Kudos ha tutta la libertà di dire e fare quello che vuole, non deve rendere conto ad altri che ai suoi clienti :)


Ti faccio un altro esempio, con Proac. non a caso prima avevo citato questo è l’altro costruttore.

Se leggi commenti di molti esperti di altoparlanti e autocostruzione, noterai che la qualità degli altoparlanti utilizzati da Proac (dei Seas e Scan Speak costruiti su specifiche) è spesso criticata, vengono bollati come trasduttori economici e..........[CUT]

Sono convinto del fatto che sia meglio un altoparlante economico che ha prestazioni oneste, messo in un buon progetto che inventarsi tecnologie strane per stupire ma poi non sfruttate a dovere che possono anche portare a controindicazioni.
 
Io mi sono dilettato di autocostruzione in passato. Ancora oggi utilizzo un subwoofer nell'home theatre e un impianto stereo con diffusori autocostruiti 4 vie con crossover digitale con filtri FIR a fase lineare che applicano anche la correzione ambientale, multiamplificato con 8 finali in classe D, anche'essi autocostruiti.

A mio parere l'autocostruzione vale la pena solo se vuoi realizzare qualcosa di alto livello e se ti vuoi divertire (e magari imparare qualcosa) nel farlo. Nel range medio o economico e' molto piu' semplice acquistare prodotti commerciali.
 
Anch'io vado alla varie fiere (milano, roma, rimini) così per vedere che aria tira e paradossalmente l'impianto che più mi ha colpito è stato quello con dei diffusori dalla costruzione classica...le Dynaudio Evoke e per assurdo le Blade della Kef con metamateriali non mi hanno convinto così tanto anche in proporzione al prezzo che hanno ed alla resa che credevo avessero.
Certo è che le aspettative erano alte.


Quindi sono sempre più convinto che sia meglio ad affidarsi a costruttori che puntano al "sodo" e che siano trasparenti nei dati....poi oltre un certo budget sia inutile spendere in diffusori fatti e tutto puntando invece sull'autocostruzione.
 
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Non ne ho le conoscenze, ma posso citarvi quanto emerso dai molti discorsi fatti con Barbara Aghemo, dalla quale ho acquistato le Guregn in firma, personalizzate secondo le mie esigenze.
Barbara è ingegnere acustico ed è stata importatore ufficiale AVA Italy (per marchi come ADCOM ed altro) ed è valente progettista e costruttrice di Diffusori.
Non voglio sponsorizzare nessuno, ma posso tranquillamente testimoniare che le mie Guregn sono esattamente come vorrei, con una gamma media e alta molto trasparente e sofisticata (tipica dei planari), mentre la gamma bassa è sufficientemente articolata e dinamica ma non preponderante. Su mia richiesta è stato ridotto leggermente il litraggio e messo un woofer da 8" in luogo di uno da 10 più uno da 5", perché devono stare molto vicine alla parete di fondo e il mio ambiente soffre di qualche rimbombo, per cui preferisco gestire la gamma bassa e ultra bassa coi sub woofer, che posso mettere dove mi pare e tarare ad hoc.

Da quel che mi dice, nello studio di un cross-over e di un diffusore, non c'è niente di particolarmente esoterico. I filtri non devono essere particolarmente complessi se i trasduttori sono validi. Mi parla di filtri del primo/secondo ordine, ma non so esattamente cosa siano. In ogni caso, il livello dipende più dalla qualità di questi. Il "sopramanico" fa la sua parte, ma si tratta più di non fare errori grossolani che di miracoli ingegneristici.
Il costruttore deve avere bene in mente dove vuole arrivare, scegliere i trasduttori in base ai suoi gusti e le sue esigenze. In particolare va tenuto conto dell'ambiente di ascolto.
Poi dipende chiaramente dove si vuole arrivare.
Per avere diffusori top a gamma piena bisogna spendere tanto, non esistono i "miracoli" che fanno cantare gli scatoloni con voci angeliche, ma si può avere il massimo col materiale a disposizione se si fanno le scelte giuste.
La sua è quella di offrire un diffusore dalla resa elevata, con un design accattivante, ma con finiture economiche, in modo di il miglior risultato acustico a parita di spesa.
Le mie (che devono stare in salotto) sono stata rifinite in pelle da un artigiano di mia fiducia, che fa alcune finiture anche per altri diffusori top come stone speakers e serblin. Ne avevo parlato in un thread appostio qualche tempo fa
 
Si, la conosco digitalmente, ci siamo incrociati qualche volta in un gruppo fb sul cinema in casa. Realizza prodotti bellissimi.
 
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Fare "una cassa" è facilissimo.
Più o meno.
Anche lì dipende dato che ci sono vari modi di fare le cose e materiali diversi che si possono usare.
Solo per fare una scatola puoi passare dalle viti ai morsetti passando da spine o biscotti, puoi fare degli incastri o assemblare a 45 gradi.
 
Per quello che mi risulta, il risultato acustico è pressoché ininflunte, se si usano le accortezze minime indispensabili.
Ora, io non ho idea di come sia fatto o cosa sia un filtro del secondo ordine, però mi viene riferito che la "cassa" va fatta in base agli elementi che si scelgono.
Poi, che sia a 2,3,4 o più vie, dipende esclusivamente da quali trasduttori (coni, tweeter ecc) si scelgono.
La scelta va fatta in base a ambiente, necessità e gusti. Poi però la strada (litraggio, cross over) è quasi obbligata
O almeno questo è quello che ho capito io...
Questo fino al bass reflex classico col tubo di accordo o per la sospensione pneumatica.
Ci sono molti casi che vanno oltre, con progetti complessi di trombe o labirinti acustici particolari (mi viene in mente la jbl4520, con una "tromba" che in realtà è un percorso a chiocciola), ma sono per l'appunto "casi", dove la ricerca sfida la fisica acustica.
Nella normalità, anche di diffusori top-audio, la ricerca è minima e si limita alla scelta dei componenti. Il mobile, che ovviamente fa la sua differenza nel prezzo, conta molto meno.
Se penso a come è fatta una PROAC D48, per fare un esempio, nella quale non mi pare abbiano adottato figure geometriche particolarmente innovative, penso che quesat teoria sia abbastanza realistica.
 
Se penso a come è fatta una PROAC D48, per fare un esempio, nella quale non mi pare abbiano adottato figure geometriche particolarmente innovative, penso che quesat teoria sia abbastanza realistica.[CUT]

I mobili di modelli meno recenti della Proac, come quelli di Harbeth o delle vecchie Tannoy, sono una sorta di interpretazione delle risonanze controllate, in pratica sono volutamente flessibili (ovvio entro certi limiti). Infatti sono diffusori che hanno una notevole sensibilità ai cambiamenti di posuzionamento.
Sempre per restare in tema con altri costruttori qui citati, quelli di Kudos sono ultra rigidi e pesantissimi. Consiglio di leggere il link che ho postato in modo approfondito per avere un’idea. Diffusori quasi insensibili al posizionamento.

Insomma, ad ogni marchio la sua filosofia e il suo suono. Tutto giusto o sbagliato a seconda di ambienti di ascolto, generi musicali, posizionamento rispetto alle pareti, ecc.
 
Il tutto senza prendere in esame l’influenza di varie forme geometriche. C’è chi combatte le risonanze dannose con superfici il più possibile irregolari o curvilinee, il più delle volte accompagnare ad estrema rigidità (kef blade. Viva audio, Estelon, Wilson Benesch, ad esempio),
 
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Più o meno.
Anche lì dipende dato che ci sono vari modi di fare le cose...

Penso che il discorso partiva da una base (il sub in cartone) e poi indiasse vari step.
Sincerante credo che spine e tagli a 45 gradi siano una inezia di miglioramento se il mobile è già fatto con dei buoni incollaggi e qualche rinforzo interno. Esempio nella mia torre internamente ci sono tre "quadrati scavati" che oltre a irrubostire tutte le pareti, collegano tra loro le pareti opposte.

Non c'è nulla di particolare se non una "carcassa" in mbf da 18mm su cui sono fissati i midwoofer, la parte nera, e pannelli in okumè e betulla da 8mm incollati per estetica e maggior rigidià/smorzamento, il fatto che siano materiali diversi rispetto all'mdf sottostante aiuta a "diversificare" l'azione.

bY31S90


Ora, io non ho idea di come sia fatto o cosa sia un filtro del secondo ordine, però mi viene riferito che la "cassa" va fatta in base agli elementi che si scelgono.
Poi, che sia a 2,3,4 o più vie, dipende esclusivament..........[CUT]

Un filtro del primo ordine ha solo un elemento "sul percorso" che va verso l'altoparlante. Un secondo ordine ha un secondo elemento che invece è messo in parallelo. Del tipo sul crossover del tweeter, nel 1° ordine hai solo un condensatore messo "interrompendo" il cavo (uno dei due è indifferente ma poi anche qui ci sono teorie..), mentre nel 2° ordine c'è il condensatore e poi dopo una induttanza messa tra il cavo del + e - . Serve a raddoppiare la caduta del taglio delle frequenze che non servono.

Il progetto va visto "nel complesso" delle prestazioni ricercate, ogni aspetto può incidere sugli altri, è come una ricetta ed è bene avere chiare le prestazioni che si vogliono raggiungere.
la 4520 è una "tromba ripiegata" lunga 4m, così da avere pressione fino ai 30Hz, stando a questo documento
https://audio-database.com/JBL/unit/4520.html

Consiglio di leggere il link che ho postato in modo approfondito per avere un’idea. Diffusori quasi insensibili al posizionamento.

Quella pagina l'ho letta un paio di volte. Il fatto che il mobile sia rigido ok. Ma non vedo cosa c'entri col posizionamento e interazione con l'ambiente. E' una cassa "piccola", dai 500Hz a scendere l'emissione sarà anche posteriore, non è che possono modificare la fisica. Le onde che hanno una lunghezza superiore alla dimensione del baffle andranno a svilupparsi sfericamente come in ogni altra cassa.
 
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