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Dahmer | la recensione della miniserie

Recensione di Fabrizio Guerrieri , pubblicato il 14 Ottobre 2022 nel canale CINEMA

“A Milwaukee nel 1991, Glenda Cleveland sospetta che il suo vicino Jeff usi violenza su alcuni ragazzi. Fino a quando si scopre che l’appartamento è stato il teatro di orrori indicibili: Jeffrey Dahmer ha infatti conservato diverse parti di corpi di ragazzi di cui ha fatto ampio scempio.”


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A Milwaukee nel 1991, Glenda Cleveland sospetta che il suo vicino Jeff usi violenza su ragazzi che porta nel suo appartamento, dal quale, oltre che strani rumori, proviene un odore nauseabondo. Vani sono i tentativi di Glenda di allertare la polizia, che anche quando interviene si lascia convincere dall’uomo che non c’è niente di anormale dietro al suo comportamento. Fino a quando, durante una perquisizione più accurata, si scopre che l’appartamento è stato il teatro di orrori indicibili: Jeffrey Dahmer ha infatti conservato diverse parti di corpi di ragazzi di cui, dopo averli drogati, ha fatto ampio scempio.


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L’ennesima trasposizione visiva della storia del Mostro di Milwaukee si presenta da subito come una discesa agli inferi di una mente deviata da sentimenti e pulsioni contrastanti, un viaggio che viene condotto in maniera efficace sia nella scrittura eloquente e melliflua, sia nei toni lividi e notturni delle immagini. Il primo episodio racconta della notte in cui Dahmer venne scoperto e arrestato dalla polizia. Una scelta intelligente quella di partire dal momento in cui una potenziale vittima gli sfugge per un soffio, per poi riavvolgere il nastro. Un ottimo pilot, molto potente, in cui si assiste al modus operandi dell’assassino, perverso e subdolo all’inizio per poi sfociare in una violenza cieca e spietata. Quella che sugli altri malcapitati avrà un effetto irreversibile, anche grazie alla somministrazione di droghe mischiate all’alcol.


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Ci sono momenti che appaiono quasi normali per la naturalezza con cui vengono esposti e altri decisamente scioccanti, impossibili da tollerare. L’eccitazione per i corpi smembrati che pian piano lo rendono un collezionista parte dalla sua passione per la dissezione di cadaveri di animali quand’era un ragazzino, passione che avrebbe potuto portarlo a diventare veterinario se non medico, ma così non fu. Le sue vittime accertate (una nel 1978, quando Dahmer era appena diciottenne, una dopo nove anni nel 1987, due nel 1988, una nel 1989, quattro nel 1990 e otto nel 1991) tra cui due di soli 14 anni, vengono ingannate con ogni mezzo, primo fra tutti quello di essere ingaggiate come modelli per scatti fotografici.


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Tutti mi dicevano sempre cosa fare. Mio padre, mia nonna, i miei capi. Quei ragazzi erano l’unica cosa che potevo controllare.
Durante un’intervista in cui si assume la piena responsabilità dei suoi gesti, Dahmer dichiarò che questi scaturivano da pulsioni sessuali incontrollabili miste al suo allontanamento dalla fede religiosa. La serie aggiunge e sottolinea un altro elemento chiave, quello della solitudine che lo consuma interiormente. Una madre affetta da depressione, un padre amorevole ma da un certo punto in poi assente, che ritrova la serenità solo accanto a un’altra donna. Poi c’è il rapporto con la nonna che sembra poterlo salvare, quasi una madre putativa che vorrebbe prendersi cura di lui invitandolo in chiesa a conoscere ragazze. Ma tutto avviene quando certi meccanismi interiori sono già scattati e per l’anima di Jeff è ormai troppo tardi.


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Fino a quando a un certo punto accade qualcosa. Jeff incontra qualcuno che potrebbe cambiare tutto. Si chiama Tony Hughes, un ragazzo sordo che nonostante i limiti che incontra è sempre sorridente e positivo, e tenta la strada della moda. Con lui Dahmer sembra trovare un equilibrio insperato. Il sesto episodio è il più bello e il più intenso proprio perché parte dal presupposto opposto alla linea della storia del serial killer. E anche se non ci sono prove sufficienti a suffragare la veridicità circa quello che è stato il loro reale rapporto, questo momento diventa il definitivo emblema della mancanza e relativa distorsione affettiva di cui soffre l’uomo.


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Sebbene non scevra da inesattezze (come il personaggio di Glenda Cleveland, che abitava nel palazzo di fronte a quello di Dahmer, e che in realtà riassume anche quello di Pamela Bass, lei sì sua vicina) dovute al bisogno di semplificare una storia notevolmente complessa, la ricostruzione è accurata, particolarmente grazie a una drammatizzazione incisiva ed emozionante al punto da provare per il protagonista quasi un senso di comprensione in più di un passaggio. Un paradosso che si spiega col fatto che la serie porta lo spettatore completamente dentro la testa dell’uomo, provando a capire e discernere le sue motivazioni più profonde. Il tutto accompagnato da una colonna sonora che ha come tema principale un brano che ricorda fortemente quello di Love Story, un effetto probabilmente non cercato che però una volta notato mette ancor più i brividi addosso.


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La narrazione non procede cronologicamente ma come in un’indagine molto approfondita, saltando avanti e indietro nelle scene più significative, specialmente sui sentimenti e le suddette motivazioni. Il racconto non sceglie la linearità, intesse una trama utile a comprendere da vicino Jeff e le sue azioni attraverso andate (nel passato) e ritorni (sugli omicidi) ricchi di pathos misto a repulsione. I temi sono molteplici e non si fermano all’analisi dell’interiorità del protagonista. Il focus viene proiettato alternatamente anche sull’operato della polizia in contrasto con la credibilità delle persone di colore. Interviene anche il Reverendo Jesse Jackson, collaboratore di Martin Luther King e in seguito alla sua morte tra i maggiori rappresentanti degli afro-americani, a supportare la causa di Glenda che per la prima volta si sente ascoltata e sostenuta.


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Gli interrogativi che vengono seminati sono molti, a partire dall’atto del perdonare che sarebbe necessario a lavar via l’odio che infetta l’anima. Ma il desiderio di giustizia (e anche quello di vendetta) da parte dei familiari delle vittime prevale giustamente sopra ogni cosa, sostenuto dall’impossibilità di comprendere la mostruosa necessità di tali abomini. Un sentimento che non avrà fine neanche dopo la condanna di Dahmer, l’abbattimento dello stabile in cui abitava (sul cui spazio avrebbe dovuto sorgere un parco in memoriam), e la sua morte violenta in carcere. Troppi sono infatti gli elementi inaccettabili sui quali spicca tra gli altri non solo il reintegro degli agenti che non impedirono (e anzi favorirono) la morte di una delle giovani vittime (Konerak Sinthasomphone), ma addirittura la loro celebrazione e promozione dopo che erano stati inizialmente rimossi dai loro incarichi. Così come l’inaudita decisione del giudice che lo condannò a dieci mesi di ospedale psichiatrico in seguito a un’accertata violenza sessuale ai danni di uno dei pochi che riuscirono a sfuggirgli, il tredicenne Somsak Sinthasomphone, il cui fratello Konerak venne invece ucciso da Dahmer tre anni più tardi, grazie al mancato fermo del killer da parte dei due agenti di cui sopra.


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Molto utili come paralleli, nella serie vengono citati altri due serial killer, Ed Gein, attivo tra il 1947 e il 1957 in Wisconsin, e John Wayne Gacy, soprannominato il “Killer Clown”, giustiziato lo stesso giorno in cui Dahmer venne battezzato in prigione. Stabile dalla sua uscita al primo posto della Top 10 di Netflix (su cui nel frattempo è uscito anche il documentario Conversazioni con un killer: il caso Dahmer), la serie sta riscuotendo un successo enorme, certamente dato dal voyeurismo dello spettatore medio ma anche, è bene dirlo, per l’alta qualità del prodotto, che un veterano come Ryan Murphy (showrunner insieme a Ian Brennan) non poteva far mancare a una biografia tanto controversa quanto importante da raccontare nei dettagli più intimi e orribili.


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VALUTAZIONI

dal trailer all’intera serie
Aspettativa 7,5 Potenziale 9

soglia d’attenzione
Scorrevolezza MEDIA Impegno MEDIO

visione
Intrattenimento 7,5 Senso 8,5 Qualità 8
Giudizio Complessivo 8

Dahmer - Mostro: la storia di Jeffrey Dahmer | miniserie (Dahmer - Monster: The Jeffrey Dahmer Story)
drammatico, biografico | USA | 21 set 2022 | 10 ep / 53 min | Netflix

ideatori Ryan Murphy, Ian Brennan

personaggi interpreti
Jeffrey Dahmer Evan Peters
Lionel Dahmer Richard Jenkins
Shari Dahmer Molly Ringwald
Joyce Dahmer Flint Penelope Ann Miller
Glenda Cleveland Niecy Nash
reverendo Jesse Jackson Nigel Gibbs
Catherine Dahmer Michael Learned
Tony Hughes Rodney Burford
Southone Sinthasomphone Khetphet Phagnasay
Konerak Sinthasomphone Kieran Tamondong
Somsack Sinthasomphone Brayden Maniago
Christopher Scarver Furly Mac

critica IMDb 8,2 /10 | Rotten Tomatoes critica 6,0 /10 utenti 4,2 /5 | Metacritic critica 45 /100 utenti 6,3 /10

 

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