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Old | la recensione del film

Recensione di Fabrizio Guerrieri , pubblicato il 23 Luglio 2021 nel canale CINEMA

“Un film sul tempo che scorre troppo velocemente, si scontra coi tempi dello spettatore, a causa di una regia che non mette in equilibrio una sceneggiatura non abbastanza ricca e profonda, nonostante le apparenze di una prima visione che tiene incollati per il dramma vissuto dai protagonisti e i tanti colpi di scena”


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Durante una vacanza in un resort, Guy e Prisca e i loro figli Trent e Maddox vengono invitati dal manager della struttura a far visita a una spiaggia vicina, isolata e incontaminata. Qui la famiglia si ritrova in un angolo di paradiso con altri ospiti dell’hotel. Ben presto però, si accorgeranno che lì il tempo scorre più velocemente del normale e le loro vite potrebbero consumarsi interamente nel giro di poche ore.


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Ispirato dal fumetto Castello di Sabbia scritto da Pierre Oscar Lévy e disegnato da Frederick Peeters, arriva il quattordicesimo lungometraggio di M. Night Shyamalan. Al centro della pellicola un’anomalia che diventa incubo, l’impossibilità di sfuggire a una fine precoce. Lo storyboard di Old è stato realizzato in pieno lockdown pandemico attraverso sessioni Skype tra il regista e il suo staff durate quasi tre mesi. La lavorazione nella Repubblica Dominicana non è stata agevole a causa della stagione degli uragani che ha costretto la troupe a ricostruire l’intero set principale in seguito alla sua distruzione.


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Fin dall’inizio si mostra come un film dal potenziale molto alto. Le inquadrature, i movimenti di macchina e il montaggio vicini allo stile di Alfred Hitchcock non rappresentano citazioni pretenziose ma un omaggio quasi obbligatorio per raccontare l’orrore umano nella maniera più consona e armonica. Così come non manca il solito cameo del regista, stavolta un po’ più largo del solito, nei panni del conducente del pulmino che porta la famiglia di Guy alla spiaggia. Un ruolo metacinematografico (si capirà poi il perché) che cita le fugaci apparizioni del maestro del brivido aggiungendo senso nella storia piuttosto che restando come un giocoso easter egg da scovare. Quello che lascia a desiderare però è il fatto che, come a volte capita nei lavori di Shyamalan, si avverte forte la presenza di una regia a tratti invadente. Che ha anche i suoi lati positivi, ma alla lunga rischia di stancare mentalmente.


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Jack Nicholson e Marlon Brando hanno fatto un film insieme.
Quello che accade è inquietante perché vede le vite dei protagonisti consumarsi in poco più di un giorno. I personaggi sembrano però essere tutti accomunati da qualcosa, ma cosa? Invecchiano ma guariscono anche più in fretta, ogni cosa che si sviluppa attorno a loro ha vita breve – non solo fisicamente – sia nel bene che nel male. In questo senso il film ha il pregio di suscitare riflessioni sul modo in cui si passa il tempo e le sue conseguenze. Ma da un altro lato, una certa gratuità lo rende pretestuoso piuttosto che evocativo. Alcuni elementi sembrano suggerire qualcosa che si trova oltre quello che sta succedendo. Come per spostare l’attenzione dalla paura per un’ineluttabilità accelerata in favore di una soluzione che guidi il gruppo fuori dall’incubo. Che è un po’ quello che accadeva in Signs, in cui venivano seminati diversi elementi inizialmente incomprensibili ma che nel finale trovavano un senso preciso e risolutivo. Ma è purtroppo solo un’apparenza, quasi un inganno. I sensi, come vista e udito, che si perdono via via che le ore/anni passano, rendono le persone sulla spiaggia complementari, rafforzando il bisogno gli uni degli altri. Ma l’unione resta solo all’interno del nucleo familiare principale, vera forza trainante della pellicola. Il che stabilisce una divisione tra i vari gruppi che favorisce solo chi li ha costretti in quel luogo, senza spiegazioni, senza morale e senza pietà. Nessuno sembra volersi ingegnare per tentare di scappare, sia perché ogni tentativo di fuga sembra essere vano se non letale, sia perché ognuno appare concentrato su di sé (cosa in parte giustificabile) invece che su un modo per tornare alla norma (cosa assolutamente primaria).


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– Ho soltanto bisogno di tempo, mamma.
– Non ce l’abbiamo, amore.

C’è un tempo interno del film che scorre troppo in fretta e un tempo esterno che al contrario si trascina. Da una parte ci sono i personaggi che vanno avanti e indietro sulla spiaggia, contesi tra vari colpi di scena che non si fa in tempo a vivere, comprendere e condividere perché ce n’è già un altro che sta per arrivare. Dall’altra parte c’è lo spettatore che si sente forzato nella visione laddove neanche i protagonisti sembrano dentro la storia. E non per incapacità attoriale ma perché l’intreccio sfugge via senza trovare il giusto contatto con chi guarda. Come se il regista si impegnasse a lanciare un’esca piuttosto che sforzarsi di coinvolgere, come se l’unica cosa che gli importasse fosse mostrare le proprie capacità nell’attesa che giunga nel finale l’ormai proverbiale Shyamalan Twist, il rovesciamento a effetto che da Il sesto senso in poi ha caratterizzato la sua filmografia.


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Anche la mia mente sta cambiando, faccio tanti pensieri contemporaneamente.
La difficoltà sta proprio nell’empatizzare. L’impossibilità di concentrarsi su ciò che ruota intorno alle persone della storia crea, accanto allo spaesamento del contesto principale facilmente accettato dallo spettatore in quanto premessa allo svolgimento del film, un altro straniamento tutt’altro che affascinante, non perché estremamente drammatico ma perché incongruente. Giovinezza, bellezza, amore, odio, potere, conoscenza, scoperta, depressione, vecchiaia, morte naturale, colposa o dolosa. Tutto viene mescolato senza seguire una ricetta equilibrata, senza che le dosi vengano bilanciate per dar luogo a qualcosa di gradevole o quantomeno apprezzabile. Non abbastanza almeno. Perché se durante i quattro quinti di Old non si fa altro che attendere per capire cosa stia succedendo e perché, e quest’attesa cattura in qualche modo l’attenzione, la verità è che non riempie i vuoti che sono stati generati. A una prima visione non si coglie questa mancanza, ma una volta fuori dalla sala si avverte che qualcosa non è andato come avrebbe dovuto: il finale avrebbe meritato di occupare almeno la metà del film per diventare pienamente esplicativo della storia. E quando finalmente viene svelato l’arcano dietro cui si celava l’intero impianto di sceneggiatura è ormai troppo tardi per recuperare, perché non gli viene dedicato abbastanza spazio per far respirare gli esiti conclusivi.


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Cosa avrebbe aiutato Old ad essere un film degno di nota? Un secondo bravo sceneggiatore, che confrontandosi con l’autore avrebbe potuto sviscerare gli spunti della graphic novel da cui la pellicola trae ispirazione, arricchendola di nuovi sviluppi e approfondimenti che avrebbero dato alla luce, se non un capolavoro, un’opera ben più riuscita di questa. Che non è da buttar via, ma di sicuro rappresenta un’occasione sprecata per un regista che continua ad accumulare debiti nei confronti di chi ancora spera che possa raccontare storie che amplifichino le possibilità di un cinema che tutti danno ciclicamente per morto, ma che grazie a pochi ma buoni film (come Il sesto senso) riesce ancora a sorprendere e a rendere la sala un luogo in cui astrarsi dalla quotidianità, specialmente in un periodo come questo in cui si prova a tornare alla normalità. Facendo appassionare, sperare, piangere, ridere, sognare e tanto altro ancora.


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VALUTAZIONI

Regia 6 Sceneggiatura 5 Recitazione 7
Fotografia 7,5 Musiche 7,5
Film 6,2

Old
drammatico, horror, fantastico, thriller | USA | 21 lug 2021 | 108 min

regia M. Night Shyamalan sceneggiatura M. Night Shyamalan tratta dalla graphic novel Castello di Sabbia di Pierre-Oscar Levy e Frederick Peeters fotografia Mike Gioulakis musiche Trevor Gureckis

personaggi interpreti
Guy Gael García Bernal
Prisca Vicky Krieps
Charles Rufus Sewell
Jarin Ken Leung
Patricia Nikki Amuka-Bird
Chrystal Abbey Lee
Agnes Kathleen Chalfant
Kevin / Sedan Aaron Pierre
Trent a 15 anni Alex Wolff
Trent a 11 anni Luca Faustino Rodriguez
Trent adulto Emun Elliott
Kara a 15 anni Eliza Scanlen
Kara a 11 anni Mikaya Fisher
Kara a 6 anni Kyle Bailey
Maddox a 16 anni Thomasin McKenzie
Maddox a 11 anni Alexa Swinton
Maddox adulta Embeth Davidtz
resort manager Gustaf Hammarsten

critica IMDB 6,3 /10 | Cinematografo 2 /5 | Rotten Tomatoes critica 5,8 /10 utenti 2,9 /5 | Metacritic critica 55 /100 utenti nd

camera Arricam LT, Zeiss Master Prime Lenses | Arricam ST, Zeiss Master Prime Lenses
formato D-Cinema
aspect ratio 2,39 : 1
formato audio Dolby Atmos

 

 

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