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Disco del mese: Telarc best of Pop & Jazz

Recensione di Marco Cicogna , pubblicato il 06 Settembre 2020 nel canale AUDIO

“Gli storici CD della etichetta americana offrono chicche preziose. Il "Telarc Sound" più affascinante che mai anche nel classico formato CD. La maggior parte del catalogo Telarc è ancora disponibile. Perché non approfittarne?”


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Qualche mese fa avevamo presentato una veloce rassegna dei più significativi CD Telarc, scoprendo che buona parte sono disponibili nonostante che la casa di Cleveland abbia chiuso da tempo i battenti. Gran parte di quelle segnalazioni riguardava musica per grande orchestra e le notevoli registrazioni d'organo che hanno contribuito alla fama di questa etichetta presso gli audiofili. Bisogna rimediare. A ben guardare c'è un ampio catalogo pop, blues e jazz che negli anni ha accompagnato le nostre dimostrazioni audio. Alcune di quelle incisioni ancora si trovano in SACD multicanale, immancabili per chi ha un lettore in grado di leggere questo formato. Devastanti per mettere in risalto pregi e difetti della miglior catena Home Theatre in un esaltante “Immersive Audio”.

Tuttavia non voglio distrarvi con gli sfarzi sonori del DSD nativo e del 5.1, ma raccogliere le idee e drizzare bene le orecchie su alcuni “semplici” che possono a buon diritto dare lustro al nostro impianto. Mi piace offrire qui una selezione di Telarc non classici, un “best of” del repertorio pop e jazz di immediato ascolto. Facile ed accessibile persino per me, che in questo ambito ci navigo raramente e semmai quasi esclusivamente per esigenze di “bel suono”.

Ben nota per generosità del suono in gamma profonda e dinamica realistica, la label si afferma come sapete alla fine degli anni Settanta per la caratteristica emissione dinamica e corposa in gamma bassa. Era la firma sonora di Jack Renner e Michael Bishop responsabile nel bene e nel male del Telarc Sound dei primi anni. Quell'impronta sonora è rimasta nel DNA della casa, con risultati non sempre esenti da critiche. Tuttavia la maggior parte delle incisioni Telarc fa la sua bella figura anche oggi, persino  al confronto con le moderne incisioni in alta risoluzione, esibendo un campo sonoro generoso anche con impianti non necessariamente costosi.


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Molti audiofili hanno apprezzato il suono del quintetto d'ottoni “Empire Brass”, impegnato con almeno una decina di incisioni in casa Telarc (pagine classiche ma anche jazz e blues). Il leader, la prima tromba Rolf Smedvig è stato protagonista a sua volta con altrettanti CD con concerti classici e arrangiamenti diversi. Per gli amanti del suono della tromba (s'intende, di ottima fattura tecnica), segnaliamo qui anche i due CD con Doc Severinsen, la cui tromba dal timbro morbido e pastoso evoca un certo modo di fare musica degli anni Sessanta e Settanta. Con “Unforgettably Doc” troviamo una raccolta di tredici standard jazz e pop in cui la tromba (e talvolta il più caldo e rotondo flicorno) di Severinsen fende l'aria splendidamente accompagnata dalla Cincinnati Pops orchestra. Il tema di “Music of the Night” da “Phantom of the Opera” vale da solo l'intero disco per l'espressione della tromba nella sua prima ottava, un sound di velluto che al momento giusto si innalza incisivo ed avvolge la scena sonora. Ma non finisce qui il nostro assaggio dedicato a Kunzel.


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Got Swing!” rende invece omaggio ad un'era che trova anche Duke Ellington con "It Don't Mean a Thing (If It Ain't Got That Swing)". Il sound è quello delle grandi orchestre degli anni Trenta e Quaranta, così come reso celebre da bandleader del calibro di Count Basie, Glenn Miller, e i Dorsey Brothers. Ci sono anche parti vocali in questo CD con la presenza di “ospiti” di rango del calibro dei Manhattan Transfer, John Pizzarelli e Janis Siegel.  Ancora una volta la resa sonora stupisce per la presenza e naturalezza. Basterebbe l'ascolto della seconda traccia (Stompin' at the Savoy) con il prodigioso assolo del clarinetto reso con inedito realismo. Torneremo a parlare di Kunzel in casa Telarc con uno speciale dedicato al vasto filone delle colonne sonore, che forse rappresenta la punta di diamante della produzione della label americana.  


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Cambiamo completamente genere sonoro passando all'album “Ileana”, un pop elettrico con molti bassi sintetici che ricorda alla lontana Madonna nei suoi mix anni Ottanta e Novanta. Non c'è nulla di audiofilo qui, ma un sound quasi disco dance che saprà far muovere con decisione i vostro woofer. Ma non è questo che volevamo con Telarc?


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Un assortimento di musicisti d’eccezione è offerto da “Stir it up” di Monty Alexander, un competente remake di musiche di Bob Marley. Qui il tono si fa più serio, tuttavia la base ritmica lavora in gamma bassa con un fraseggio ed una precisione che risuona nella cavità toracica. Il pianoforte di Monty è posto in un suggestivo primo piano e tira fuori una ricca tavolozza espressiva.


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E' sempre Monty Alexander a fornire con il suo gruppo uno degli album jazz-fusion meglio registrati mai ascoltati da sempre. Titolo dell'album “My America”, una raccolta di standard e ballads mai troppo pomposa. Godibile persino per me offre sonorità solo in parte acustiche ma il tutto è confezionato con dinamica straordinaria ed un impatto in gamma bassa che stabilisce nuove regole in termini di generosità e controllo. Registrazione nativa in DSD intorno all'anno 2002. Per chi possiede un lettore SACD multicanale (Oppo?) è immancabile, sempre che riusciate ancora a trovarla, la versione in SACD. Multicanale di riferimento. Ma in quanto a dinamica anche il CD non scherza. Pensate che ho sentito raccontare che qualcuno possiede i file DSD nativi sia in stereo che in multicanale di questo album. Ad averli!


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Lo spazio è tiranno, ma lasciatemi citare nella sezione Telarc Blues almeno l’album “Blues for the Soul” di Mighty Sam McClain. Voce, chitarra, Hammond b-3, basso, batteria e un energico quartetto di fiati sono gli attori in un palcoscenico di suoni che si proiettano nella sala totalmente svincolati dalla posizione dei diffusori. Impresa difficile cercare di esprimere a parole la ricchezza sonora che stiamo ascoltando, in cui anche i complessi accenti del batterista e le volute della chitarra acquistano maggiore densità e definizione.


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Jazz decisamente più “intimo” nell’album “Kisses in the Rain” di John Pizzarelli. Il chitarrista-vocalist è affiancato dal solido basso di Martin Pizzarelli e dal propulsivo pianoforte di Ray Kennedy. Atmosfera  raccolta, quasi da riunione domestica, sonorità di grande presenza e dettaglio, e la tradizionale impostazione “morbida” di casa Telarc trova la massima espressione in un trio di grande equilibrio. Se vi piace il personaggio trovate altri album del Pizzarelli sul catalogo Telarc, come “Let there be Love”, molto gradevole e sempre ben registrato.


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“TNT” è invece l'album del trombonista Steve Turre. Non c'è soltanto la tradizionale base ritmica del jazz ad accompagnare (piano, basso, batteria) ma piccoli gruppi di fiati dal suono decisamente energico. Registrazione nativa in DSD del novembre 2000 effettuata negli studi Avatar di New York utilizzando microfoni B&K 4006, Coles 4038, Neumann U-47 e Sennheiser MKH-20. Da notare che la registrazione era stata fatta anche in analogico con uno Studer A-800. Sarebbe interessante che questa incisione (come molte del catalogo Telarc) diventassero disponibili in alta risoluzione. Il CD suona davvero bene. 


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Se cercate un suono devastante con raddoppio basso-batteria di riferimento, tonalità completamente elettriche confezionate in un rock-fusion suggestivo all'ascolto ad alto volume il suggerimento è per l'album dal titolo “Spies”. Non c'entra nulla la musica da film a tema qui, anzi siamo piuttosto vicini (almeno nella resa sonora) al mitico “Sheffield Track Record” famoso nella sua versione originale in direct to disk.


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Per concludere questa veloce carrellata nei CD Telarc ancora acquistabili nelle diverse piattaforme online (qualcuno ancora lo ha in catalogo lo storico distributore Sound & Music di Lucca) ci tuffiamo nelle calde sonorità acustiche del “Two Gentlemen Folk”.  Qui una serie di canzoni tradizionali eseguite con grande stile da Benjamin Luxon e Bill Crofut accompagnati da un gruppo di strumentisti (banjo, contrabbasso, penny-whistle, chitarre) in un quadro sonoro davvero originale che appare un eccellente campo di prova anche per diffusori di piccole dimensioni dei quali mette in risalto il profilo timbrico delle covi e degli strumenti acustici, in una scena sonora ampia ed articolata dai toni sempre caldi ed avvolgenti.

Buon ascolto

 

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