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Roma hi-fidelity 2019: parte 8

Report di Fabio Angeloni , pubblicato il 15 Gennaio 2020 nel canale AUDIO

“Tra le salette più interessanti ai piani superiori quelle con impianti da noi rinominati "gigantici" dei marchi italiani Audio Silente, Gik Acoustics, Grandi Note e Luna Cables e dell'organizzatore della manifestazione Stefano Zaini ”

Audio Silente, Gik Acoustics, Grandi Note e Luna Cables


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Gli impianti gigantici

Prima di passare a presentare le due sale di questo articolo, preciso che ci troviamo al cospetto di impianti oggettivamente fuori dal comune. Li ho forse impropriamente rubricati come "gigantici" nell'accezione positiva del termine (e spero che non me ne vorranno i proprietari delle sale) solo per favorirne una rapida visualizzazione mentale. Si tratta di set che emettono un suono diverso da quello di tutti gli altri eppure pienamente rientranti nei sofisticati parametri che tracciano lo strettissimo corridoio dell'alta fedeltà.

Audio Silente, Gik Acoustics, Grandi Note e Luna Cables


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Non è la prima volta che ascolto questi bei prodotti tutti italiani, in Italia ma anche a Monaco di Baviera. In questo caso il set era composto dallo streamer/DAC Grandinote Volta, dal giradischi Audiosilente, dall’amplificatore integrato Grandinote Shinai, dagli altoparlanti Grandinote Mach 9, dai cavi Luna Cables e dal trattamento acustico Gik Acoustics.

La filosofia del progettista Massimiliano Magri consiste nel riprodurre un suono naturale dal "sentore valvolare" facendo però fisicamente a meno delle valvole e applicando i princìpi della sua tecnologia "magnetosolid" (crasi di "ferromagnetico" e "stato solido"). L'ambizioso obiettivo consiste, infatti, nel produrre un suono in cui la ricchezza armonica delle valvole magnifichi le caratteristiche di controllo tipiche dello stato solido.


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Alle prime note di "Breathe (in the air)" tratto dall'immarcescibile The dark side of the moon  dei Pink Floyd ho notato che numerosissimi visitatori che affollavano il corridoio in cui affaccia la sala si fiondavano dentro come le api nel favo. È forse questo il caso in cui size does matter? Non saprei, ma è certo che il respiro dei grandi altoparlanti in configurazione array era - per l'appunto - grande e il volume prodotto in sala davvero elevato: 18 woofer non filtrati e 32 tweeter facevano il loro sporco lavoro determinando anche l’atteso ampliamento verticale della scena.


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La prima considerazione che sorge spontanea è che pur apprezzando da anni i set ad alta efficienza, rimane sempre incredibile che i 37 Watt dell'integrato Shinai producano tutta quella pressione sonora e pilotino con autorevolezza quel po' po' di speaker, anche considerando il dato tecnico della loro altissima sensibilità (99dB). I campanelli, i trilli, le ore battute dalle pendole di Time era riprodotto a volume così elevato da risultare quasi esagerato pure per un amante dei volumi, ehm, "adeguati" quale sono io.


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La calca in sala era molta e per questo la possibilità di sedersi praticamente nulla. Dopo poco ho quindi rinunciato all’ascolto e sono dovuto uscire, ma mi sono ripromesso di tornare presto a sentire le belle note di Grandi Note.

Un sincero apprezzamento va infine allo spirito goliardico del progettista, che sembrava non volersi prendere troppo sul serio (tradendo la seriosità della manifestazione e di certi suoi visitatori) e accoglieva gli audiofili nella sua sala brandendo una paperella di plastica che agitava nell'aria e schiacciava su se stessa, producendo qualche provvido, sonoro "squonk" liberatorio: chapeau!