TV OLED LG C6 vs C5: vera evoluzione o solito aggiornamento?
A prima vista il nuovo modello 2026 sembra praticamente identico al predecessore: stesso design, stesso filtro antiriflesso e caratteristiche audio sovrapponibili. Il confronto diretto svela però differenze nell'elettronica, nei colori e nella gestione dell'HDR.
La serie “C” di LG è probabilmente il prodotto che più corrisponde all’archetipo di TV OLED. Il suo rapporto qualità/prezzo e la continuità con cui si è rinnovata negli anni ne fanno uno dei modelli più diffusi e rappresentativi sul mercato.
L’ultima novità è la linea C6, che ho già messo alla prova sia nella recensione dedicata, sia in una comparativa con tre dei migliori TV Mini LED presenti sul mercato. In questo articolo andiamo ad aggiungere un ulteriore tassello con il confronto diretto tra la serie C5 del 2025 e la C6. Il nuovo modello rappresenta una vera evoluzione o è solo il classico aggiornamento a cadenza annuale?
Sommario
- Design: squadra che vince non si cambia
- I pannelli OLED a confronto
- A lezione di upscaling dai primi della classe
- Sfumature che fanno la differenza
- I colori del buio
- HDR: dettagli che saltano all’occhio
- Tone mapping: il passo avanti che semplifica l'HDR
- La gestione dei riflessi
- Gaming: la novità dei 165 Hz
- Audio: la musica non cambia
- Conclusioni
Design: squadra che vince non si cambia
Il passaggio dalla serie del 2025 a quella del 2026 non ha portato alcun cambiamento: il design è assolutamente identico, fin nei minimi particolari. La base centrale è la stessa, il frontale conserva il medesimo rapporto tra cornici (sottilissime) e schermo, e anche il retro con finitura effetto pietra - in realtà plastica - è rimasto invariato.
Come ho già segnalato nella recensione del C6, per non confondere i due prodotti durante la prova mi sono affidato alla posizione: il modello nuovo a sinistra e il C5 a destra. È questa la disposizione presente anche in tutte le foto che accompagnano l’articolo.
Volendo essere proprio pignoli, ho notato che il C6 risulta lievemente più inclinato all'indietro, ma parliamo di una differenza talmente ridotta che potrebbe trattarsi di una semplice tolleranza nel montaggio del piedistallo.
L’assenza di novità non è comunque un aspetto negativo: entrambe le serie sfoggiano un’ottima qualità costruttiva e le linee minimaliste scelte da LG funzionano ancora molto bene. L’estetica si adatta facilmente a qualsiasi ambiente ed è tuttora moderna e al passo con i principali concorrenti.
I pannelli OLED a confronto

La struttura dei pixel di LG C6 e LG C5 a confronto
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La tecnologia che equipaggia la serie C è la OLED.EX, introdotta nel 2022 e ancora in uso sui televisori di fascia media. Da quest’anno sono però esclusi i tagli più grandi: i C6 da 77 e 83 pollici utilizzano infatti pannelli Tandem WOLED, gli stessi impiegati sui top di gamma G6 e W6. Se quindi per le diagonali inferiori non ci sono evoluzioni sostanziali nell'architettura di base, questo non significa che manchino differenze tutt’altro che trascurabili.
La serie C6 modifica infatti l’ordine dei sub-pixel, passando dalla configurazione RWBG a quella RGWB. Nelle immagini allegate all’articolo si notano chiaramente sia la diversa disposizione delle componenti, sia le modifiche alla geometria dei singoli elementi (rosso, verde, blu e bianco).
La matrice RGWB rende i testi più nitidi: pur non trattandosi di pannelli RGB tradizionali, questa alternanza si avvicina di più alla loro struttura e aiuta i sistemi operativi a ottimizzare il rendering dei caratteri.
A lezione di upscaling dai primi della classe
Se design e pannelli evidenziano molti punti in comune tra le due generazioni, è con l’elettronica arrivano le novità sostanziali. Il C6 sostituisce infatti il precedente processore Alpha 9 di ottava generazione con l’Alpha 11 di terza generazione, segnando un passaggio di consegne molto significativo: l'Alpha 11 è il cuore delle serie G6 e W6, le due ammiraglie OLED di LG.
Il cambiamento principale risiede nell’elaborazione del segnale, che passa da 10 a 12 bit aumentando la precisione nelle sfumature di colore (ne parliamo più in dettaglio in questo articolo). La maggior potenza dell'Alpha 11 consente di gestire meglio i segnali HD e le sorgenti più compresse.
L’upscaling ricostruisce l’immagine conservando un livello di dettaglio superiore: affiancando i due TV con il Blu-ray 1080p di Lucy, si nota distintamente come lo stacco tra i piani e la definizione dei particolari più fini - come le ciocche di capelli sul volto di Scarlett Johansson - siano a favore del modello 2026.
L’immagine acquista una tridimensionalità e una matericità più marcate, doti che il C5 non riesce a replicare nella stessa misura, pur comportandosi molto bene. Da questo punto di vista LG compie un ulteriore passo in avanti e si posiziona ormai a ridosso di Sony, da anni riferimento del settore nel trattamento dei segnali video.
Un divario analogo si nota sul materiale di qualità più scarsa, come alcuni canali del digitale terrestre o lo streaming a basso bitrate. C5 e C6 si equivalgono nel mitigare il banding (il difetto che crea transizioni nette tra le tinte di colore), ma il C5 non riesce a recuperare la stessa ricchezza di informazioni: al confronto diretto, il C6 restituisce un quadro più definito.
Sfumature che fanno la differenza
La riproduzione delle gradazioni cromatiche è da sempre uno dei terreni più critici per la tecnologia OLED, specialmente nelle scene scure. Negli anni LG ha affinato i propri pannelli, aumentando la pulizia del quadro e contenendo il banding, ma la gamma 2025 mostrava ancora qualche incertezza proprio nella resa delle sfumature. Il confronto diretto tra C5 e C6 diventa quindi particolarmente importante per capire quanta strada sia stata fatta.
Per la comparativa ho scelto una scena da Sir Gawain e il Cavaliere Verde: il protagonista si immerge rimanendo al centro dello schermo, mentre alla sua sinistra entra una luce rossa che parte dall’alto e sfuma gradualmente verso il nero. Il C6 la riproduce meglio di tutti gli OLED LG 2025, inclusa la serie G5.
I gradienti sono molto più precisi: il rosso cala progressivamente fino al buio assoluto, senza che l’occhio possa cogliere distintamente dove un tono finisce e l’altro comincia. Qualche imperfezione c’è ancora, ma il salto in avanti è evidente: sul C5 la stessa sequenza mostra un banding visibile, soprattutto attorno ai due fasci di luce nell’angolo in alto a destra. I contorni si fanno netti e compaiono bande di colore tutto intorno, che creano separazioni ed enfatizzano lo stacco tra le tonalità.
In pratica non si vede la scena così come l'ha pensata il regista, ma una versione modificata a causa dei limiti del TV. Il C5 si difende meglio solo quando le sfumature occupano porzioni di schermo più contenute, come nella scena dell’elicottero che sorvola il confine tra Messico e USA in Soldado. La luce rossa sulla coda è intensa ma concentrata in un punto piccolo, e questo aiuta a nascondere meglio le imprecisioni, che infatti sono difficilissime da catturare in foto.
Nei fatti il C6 vince a mani basse: è più rigoroso, fedele e aggiunge anche un pizzico di pulizia nelle immagini, specialmente in quelle più scure che sul C5 hanno più rumore video/dithering. Per tutti questi motivi la serie 2025 tende anche a dare più risalto ai difetti eventualmente contenuti nelle sorgenti.
I colori del buio
La fedeltà dei colori è uno dei pilastri fondamentali per qualsiasi schermo, perché incide in modo diretto sulla resa complessiva dell’immagine. Solitamente si valuta soprattutto l’accuratezza nelle scene luminose, trascurando - fin troppo - quelle più scure.
È un errore che andrebbe evitato: tutte le tecnologie, dai QD-OLED agli OLED convenzionali fino agli LCD, possono mostrare qualche difficoltà nel mantenere la corretta saturazione quando la luminanza crolla. Uno dei contenuti più adatti a evidenziare questa tendenza è la scena iniziale di Top Gun: Maverick, quando il personaggio di Tom Cruise si prepara prima di salire sul caccia. La tuta del protagonista e la camicia dell’uomo che gli passa il casco sono caratterizzate da un punto di blu molto profondo.

Tuta e camicia sono blu sul C6 e più tendenti al nero sul C5
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Sul C5 il colore sbiadisce leggermente, finendo per appiattirsi verso il nero. Il C6 mantiene invece un livello più corretto, e la differenza si nota, anche se è tutt'altro che evidente perché nessuno dei due pannelli raggiunge la perfezione assoluta.
Il punto va quindi al modello di nuova generazione ma di misura: c’è ancora margine per migliorare e senza un riferimento a fianco è davvero difficile accorgersi che la serie precedente non sia fedele al 100%.
HDR: dettagli che saltano all’occhio

Il punto luce negli occhi di Bond è più intenso su C6 (sinistra) rispetto a C5 (destra)
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Nel capitolo sui pannelli abbiamo visto che la tecnologia utilizzata sulle due generazioni di OLED è esattamente la stessa. Le novità introdotte, pur non essendo rivoluzionarie, hanno comunque aumentato la luminanza, anche se non in modo uniforme.
L’incremento è massimo quando i particolari brillanti occupano una porzione ridotta dello schermo, e va progressivamente a calare man mano che l'area si allarga. Sulla finestra al 10% - la misura standard - il C6 supera il predecessore di circa il 23%.
Il divario percepito è però più contenuto: l’occhio umano non risponde alla luce in modo lineare, e serve uno stacco ampio perché un display appaia nettamente più luminoso. Il vantaggio del C6 dunque c’è, ma nell'uso comune non è così eclatante. Il discorso cambia quando gli elementi più brillanti si concentrano su aree piccolissime, tra l’1 e il 2%.
Qui la forbice si allarga e il delta sale verso il 39%, pari a circa 500 nit in più a favore del modello più recente. È un dettaglio fondamentale: l'HDR tende a concentrare i picchi più alti proprio sui particolari più piccoli, come i riflessi sulle superfici (i cosiddetti specular highlights).
Un esempio concreto lo troviamo in No Time to Die, l’ultimo capitolo della saga di James Bond. In un primo piano di Daniel Craig si nota un piccolo ma intenso punto di luce negli occhi del protagonista: il C6 lo esalta con più decisione, regalando allo sguardo dell'attore una spinta e un impatto superiori, che purtroppo la fotocamera non riesce a restituire appieno. Il C5 si difende meglio di quanto dicano i freddi numeri, ma la resa resta inevitabilmente più spenta.
Per quanto riguarda la luminanza a pieno schermo, la maggiore efficienza dei nuovi pannelli porta a un miglioramento di circa il 20%, che si traducono in 40-50 nit in più. È margine che fa sicuramente comodo, specialmente in ambienti illuminati, ma che non stravolge l'esperienza: se il C5 risulta troppo buio per la stanza, difficilmente il passaggio al C6 risolverà il problema.
Tone mapping: il passo avanti che semplifica l'HDR

Il C6 (sinistra) mostra più dettaglio e colori saturi anche senza tone mapping dinamico
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Le prestazioni raggiunte dallo schermo nella gestione dell’HDR raccontano solo metà della storia. Il pannello porta infatti il contributo principale espresso dal picco di luminanza, ma c’è un altro elemento fondamentale nell’equazione: l’elettronica che adatta il segnale alle reali capacità del display.
Questo processo prende il nome di tone mapping ed è cruciale soprattutto con i contenuti masterizzati ad altissima luminanza, dai 1.000 nit in su e in particolar modo sopra i 4.000 nit. In questo ambito il confronto tra le due generazioni è fortemente condizionato dai processori: l’Alpha 11 del C6 si dimostra molto più efficace nel mettere a frutto lo spunto in più offerto dal nuovo pannello.

LG C6
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Per mettere alla prova i due TV ho utilizzato tre test impegnativi: Shark - Il primo squalo (masterizzato a 4.000 nit), la demo Sony Camp in HDR (4.000 nit) e il disco Spears & Munsil (10.000 nit). Il responso è stato unanime: il C6 vince con ampio distacco. Il sole sull’oceano conserva più dettagli e mantiene intatte le sfumature dell’alba.
La stessa precisione si ritrova nel filmato Sony: i raggi che formano la corona solare sono più definiti, così come i riflessi sull’acqua, che conferiscono maggiore profondità. La superiorità del C6 emerge in modo ancora più evidente con l’Ultra HD Blu-ray di Spears & Munsil: lo sfondo bianco dietro i cavalli rimane chiaramente visibile, così come i dettagli delle nuvole che scorrono sopra le cime innevate.

Il C5 con tone mapping disattivato e attivato
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Il C5 è costretto a scendere a maggiori compromessi: appiattisce la scena e tende a sbiadire i colori verso il bianco, segno che il binomio tra pannello ed elettronica ha raggiunto il suo limite. Il modello 2025 recupera terreno solo attivando il tone mapping dinamico, l’algoritmo che analizza i fotogrammi uno per uno per bilanciare l’immagine in tempo reale.
Il limite di questo sistema risiede però nell’inconsistenza dei risultati. Se in alcuni passaggi funziona molto bene, arrivando quasi ad annullare le distanze, in altri la resa risulta peggiore rispetto al tone mapping statico. Il motivo è che il processore non riesce sempre a interpretare la scena in modo corretto, finendo a volte per schiarire e altre per scurire eccessivamente.
Il C6 rappresenta un concreto passo in avanti proprio perché non richiede interventi manuali né impostazioni da cucire su misura per ciascun film, ma garantisce subito un quadro bilanciato, fedele e con una dinamica superiore - esattamente quello che ci si aspetta da un'esperienza HDR di alto livello.
La gestione dei riflessi

I riflessi su LG C6
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Un buon filtro antiriflesso è fondamentale per preservare la qualità percepita in ambienti ben illuminati. Su questo fronte LG non ha apportato modifiche al pannello: la finitura resta lucida e priva di trattamenti speciali, che il marchio coreano continua a riservare alle serie di fascia superiore.
Il comportamento del C6 è del tutto sovrapponibile a quello del C5: come evidenziato anche dalle foto, distinguere i due prodotti è praticamente impossibile, tanto sono simili le immagini a schermo.

I riflessi su LG C5
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Il filtro è piuttosto efficace con la luce diffusa, come quella proveniente da lati o dall’alto. Con i riflessi diretti le prestazioni sono invece meno convincenti, perché l’intensità della sorgente viene attenuata solo parzialmente. È bene quindi evitare di posizionare il televisore di fronte a finestre o fonti di illuminazione artificiale.
Si conferma invece eccellente la tenuta del nero: anche in ambienti molto luminosi non ingrigisce e non assume dominanti, preservando un alto contrasto percepito.
Gaming: la novità dei 165 Hz
Come è ormai tradizione per gli OLED serie C, LG dedica grande attenzione alle funzionalità da gioco. La dotazione è completa: supporto a G-Sync e FreeSync, un'ottima reattività ai comandi e un menu dedicato. Quello che manca sono le vere novità, se si esclude l'aumento della frequenza di aggiornamento, che passa da 144 a 165 Hz.
Per sfruttarla serve un PC da gioco di alto livello, esattamente come per i 144 Hz. Chi dispone di un sistema adeguato ottiene in cambio un tocco di fluidità in più e un input lag ancora più ridotto, che si attesta intorno ai 4 millisecondi. È un plus apprezzabile per chi gioca online a livelli molto competitivi, ma non un fattore determinante per tutti gli altri.
Sul fronte delle prestazioni pure, entrambi i modelli mostrano una luminanza inferiore in modalità Game Optimizer, ma la gestione dei picchi segue logiche diverse. Il C5 tende a preservare i picchi sulle aree più piccole (fino al 2%), tagliando poi in modo più aggressivo sulle finestre intermedie (come il 25%), dove il calo raggiunge circa un quarto del valore originario.
La logica del C6 è quasi opposta: il picco scende di circa il 20% sulle finestre più piccole, ma viene conservato su quelle intermedie, arrivando in alcuni casi persino a superare le altre modalità video quando la luminanza massima viene mantenuta a lungo.
Nel complesso il C6 risulta più convincente, perché ha abbastanza margine per assorbire il taglio sui piccoli particolari - dove riesce a essere comunque più luminoso - per poi staccare nettamente il C5 in tutte le altre situazioni. Non è comunque un vantaggio che definirei così significativo.
Audio: la musica non cambia
Sul fronte audio vale lo stesso discorso fatto per il trattamento antiriflesso: non c’è nessuna reale novità. L’impianto integrato è un sistema a 2.2 canali con speaker rivolti verso il basso, e offre prestazioni più che sufficienti per la TV generalista, i film o i videogiochi senza troppe pretese.
I bassi sono presenti, ma poco articolati e limitati nell'estensione. Il volume è buono, ma è meglio non spingersi sui livelli più alti: oltre una certa soglia si perde il controllo sui dialoghi, che diventano meno chiari, e sui medio-bassi, che sporcano l’equilibrio generale e rendono l’ascolto meno piacevole.
L'uso di una soundbar o di un impianto esterno resta caldamente consigliato: l’alta qualità dell’immagine meriterebbe un audio di pari livello, che un sistema integrato costretto in spazi così risicati non può semplicemente garantire.
Conclusioni
La risposta alla domanda posta nell’introduzione è meno scontata di quanto si potrebbe pensare: il C6 non è una vera evoluzione a tutto tondo, ma porta in dote miglioramenti che non lo rendono nemmeno un mero aggiornamento incrementale.
I tre punti di forza sono l’elettronica, la maggiore precisione nelle sfumature cromatiche e la gestione dell’HDR. L’aver adottato il processore delle serie superiori si avverte in tanti piccoli dettagli. Magari non sono tutti così evidenti, ma messi insieme fanno la differenza. Se però dovessi indicare il vero “game changer”, citerei la capacità di adattare i contenuti in elevata gamma dinamica con un’efficacia e un equilibrio sensibilmente superiori.
L’incremento della luminanza, unito alla gestione del nuovo processore, ha praticamente eliminato la necessità di attivare il tone mapping dinamico, utile sul C5 per compensare i limiti del pannello, ma poco prevedibile nei risultati. Il C6 va mediamente meglio ed è molto più costante, senza schiarire o scurire l'immagine a seconda della scena.
Per il resto siamo sui livelli del modello precedente: design, filtro antiriflesso, gaming e audio non mostrano passi avanti concreti. I possessori di un C5 possono continuare a goderselo in tutta tranquillità: resta un TV eccellente che non ha alcun senso sostituire dopo un solo anno.
Chi sta invece valutando l’acquisto di un nuovo TV, magari col dubbio se scegliere il nuovo o recuperare il vecchio modello, dovrebbe considerare prima di tutto il prezzo. Se la differenza a favore del C5 è consistente, allora può ancora essere un’opzione valida. Diversamente opterei senza dubbi per il C6: le migliorie ci sono e producono effetti tangibili anche per chi non ha un occhio particolarmente allenato.
Sommario
- Design: squadra che vince non si cambia
- I pannelli OLED a confronto
- A lezione di upscaling dai primi della classe
- Sfumature che fanno la differenza
- I colori del buio
- HDR: dettagli che saltano all’occhio
- Tone mapping: il passo avanti che semplifica l'HDR
- La gestione dei riflessi
- Gaming: la novità dei 165 Hz
- Audio: la musica non cambia
- Conclusioni
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