I TV LG ci spiano davvero? Cosa c'è dietro la bufera su privacy e microfoni

Nicola Zucchini Buriani 08 Ottobre 2026 4K e 8K

L'inchiesta realizzata da Games Nexus ha acceso i riflettori sugli Smart TV LG, sollevando dubbi e perplessità nella gestione della privacy. In questo articolo analizziamo tutti i punti toccati e chiariamo dubbi e fraintendimenti.


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Nelle ultime settimane è circolata una notizia che sta creando preoccupazione, indignazione e un notevole scalpore nel mondo della tecnologia: gli Smart TV LG sono stati fortemente criticati per varie politiche legate alla privacy degli utenti.

Tutto nasce da un’inchiesta realizzata dal canale YouTube Gamers Nexus: un contenuto molto denso, lungo e ricco di spunti interessanti, che va però fruito con calma e attenzione proprio perché riporta molti dettagli complessi, specialmente per chi non padroneggia tutti gli argomenti trattati.

Il "telefono senza fili" che ormai rappresenta (purtroppo) la base di molta dell’informazione tech in rete ha finito per semplificare fin troppo, arrivando in alcuni casi a compromettere l'accuratezza dell'approfondimento originale.

In questo articolo andremo a fare chiarezza su tutti i temi affrontati, spiegando in dettaglio come funziona normalmente uno Smart TV e quali sono gli aspetti che effettivamente necessiterebbero di maggiore trasparenza (spesso a livello normativo) e attenzione, anche da parte del grande pubblico.

 

Sommario

 

I TV rilevano dispositivi e reti nelle vicinanze

Tra le attività segnalate da Gamers Nexus c’è il monitoraggio delle reti wireless effettuato dagli Smart TV, che scansionano costantemente l’ambiente circostante per rilevare gli accessi al Wi-Fi e i dispositivi collegati. Di per sé non è un comportamento anomalo: un televisore moderno deve conoscere le reti a cui può accedere e deve sapere quali prodotti sono presenti nelle vicinanze, in modo da gestire funzioni come UPnP, lo streaming tramite Chromecast, AirPlay, eccetera.

I rilievi evidenziati da Gamers Nexus non riguardano infatti la scansione in quanto tale, ma la quantità di dati raccolti. Secondo quanto mostrato nel video, gli Smart TV memorizzano log (file di testo contenenti informazioni) sulle reti Wi-Fi adiacenti (SSID e MAC Address dei router vicini) e l’elenco dei dispositivi sulla stessa rete. In una sequenza viene mostrato che l’OLED è riuscito a capire che un PC Windows stava eseguendo il software TeamViewer al momento della scansione.

Attenzione: il televisore non può “spiare” nei processi interni del computer. Quello che webOS può fare è rilevare i pacchetti inviati per avviare l'applicazione e da questi riconoscerla - associandola a una firma nota - e registrarla all’interno dei log.


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Secondo Gamers Nexus, tutti questi dati fanno parte del set di informazioni che il TV invia a LG - nello specifico Alphonso e LG Ad Solutions - per la raccolta e la profilazione a fini pubblicitari, secondo i termini di servizio che l’utente accetta per usufruire di app e servizi. Il punto sollevato non riguarda pertanto l'invio in sé, che non avviene di nascosto: quello che Gamers Nexus contesta è la telemetria di rete estremamente capillare integrata nei consensi di sistema.

Anche le modalità con cui viene fornito il consenso sono state oggetto di critiche: la schermata che accorpa gli accordi li seleziona tutti ed è l’utente a dover eventualmente togliere i permessi. Sul tema dell’adesione volontaria torneremo più in dettaglio nel capitolo dedicato all’Automatic Content Recognition; va inoltre ricordato che il video si riferisce al mercato nordamericano, le cui normative sul trattamento dei dati differiscono, a volte in modo sensibile, da quelle europee.

C'è poi il nodo della sicurezza: i log vengono salvati in chiaro nella memoria locale e possono essere letti da chiunque abbia accesso al TV, incluso un soggetto esterno che ne ottenga il controllo tramite bug o falle del sistema operativo. Il rischio, secondo l’inchiesta, è che qualche malintenzionato possa mettere mano alla mappa completa di tutti i dispositivi e i servizi attivi sulla LAN domestica.

 

I microfoni e la cattura dell’audio in ambiente


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Il funzionamento dei microfoni e la gestione dei dati raccolti sono una delle parti più corpose dell’inchiesta. Per non confondersi, come hanno fatto varie testate online, è necessario tenere sempre a mente che l’analisi si divide tra due piani, contigui ma separati.

Da una parte ci sono le funzionalità “by design”, ossia quelle native, presenti perché sviluppate dal produttore; dall’altra le vulnerabilità e la sicurezza del sistema operativo. Entrambe possono incidere sulla privacy, ma non vanno mai confuse, perché nel primo caso si parla di condizioni di default, mentre nel secondo è necessario un intervento esterno che modifica il normale funzionamento.

Quali e quanti sono i microfoni integrati negli Smart TV? La maggior parte dei modelli è dotata di un telecomando con microfono incorporato, da attivare previa pressione dell'apposito tasto. Alcuni esemplari più evoluti, come il G5 utilizzato nel video, mettono a disposizione ulteriori microfoni “hands-free”, inseriti nel telaio del TV per captare la voce senza dover tenere il telecomando a portata di mano. L'interazione vocale di questo tipo può funzionare anche a schermo spento, selezionando “avvio rapido+” nelle impostazioni.

Per abilitare il microfono hands-free è necessario pronunciare le parole che “svegliano” il televisore e attivano la cosiddetta VAD (Voice Activity Detection), la finestra di attivazione in cui i microfoni restano in ascolto per captare le richieste dell’utente. La VAD non va confusa con la modalità che rimane costantemente in ascolto per rilevare la frase di attivazione del dispositivo. Fino al risveglio funziona unicamente un DSP, cioè un co-processore a bassissimo consumo che ha il solo compito di ricercare una precisa impronta vocale. Si tratta di uno schema standard sfruttato da tantissimi prodotti, inclusi televisori e speaker. Le parole da pronunciare per LG sono "Hi LG”, per Google "Hey Google”, per Alexa il nome stesso e così via.


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Per valutare il funzionamento dei microfoni e dell’interazione vocale, Gamers Nexus ha collegato un PC al G5, ottenendo i permessi di root e con essi un accesso completo a webOS. Cosa significa? In pratica si tratta di sfruttare le vulnerabilità del sistema operativo per consultare tutti i dati memorizzati e monitorare in tempo reale quello che succede “dietro le quinte”.

Il primo rilievo mosso dall’inchiesta riguarda la VAD: dopo aver pronunciato “Hi LG”, la finestra di attivazione si apre per ricevere i comandi, ma tende a restare in ascolto fino a 10-15 secondi dopo che la persona davanti allo schermo ha smesso di parlare. Se poi ci sono altre persone che parlano nell’ambiente, la VAD può prolungarsi ulteriormente.

Qui si inserisce la seconda critica mossa da Gamers Nexus: i microfoni “far-field”, quelli progettati per captare la voce a distanza, hanno un ampio raggio d’azione. Nei test effettuati sono stati capaci di rilevare dialoghi da oltre 15 metri. L’inchiesta sostiene perciò che non sia sempre così semplice capire se il TV stia registrando la propria voce: un utente può attivare il microfono con “Hi LG”, impartire un comando e, a quel punto, la sessione si mantiene attiva se qualcuno sta avendo una conversazione in fondo alla stanza.

Nel video viene mostrato che i televisori memorizzano le conversazioni all’interno della memoria volatile, un’informazione che troverebbe conferma anche da diverse fonti su Reddit, dove si evidenzia che scollegando l’alimentazione i log - i file di testo contenenti le trascrizioni - vengono cancellati. Questo processo avviene anche senza la connessione alla rete: quando l’accesso a Internet viene ripristinato, i log delle interazioni vocali e la telemetria accumulata vengono inviati a LG e/o ai relativi partner, come riportato nelle condizioni accettate dagli utenti nei termini d’uso.


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I log vengono salvati in chiaro e questo porta al secondo punto sollevato da Gamers Nexus: al momento webOS presenta alcune vulnerabilità che, se sfruttate nel modo “giusto”, consentono di accedere a questi dati. Wendell Wilson, il ricercatore che ha collaborato per realizzare l’inchiesta, lo illustra nel video. Dopo aver preso il pieno controllo di webOS, riesce non solo a vedere i processi attivi e a recuperare le trascrizioni, ma può compiere diverse azioni che compromettono la privacy.

Un esempio è la cattura del suono inviato tramite HDMI: se si collega un PC per una videoconferenza, si può forzare il sistema per instradare il flusso audio in ingresso, creando un file che registra tutto quello che normalmente uscirebbe dagli altoparlanti del TV. È del resto un fatto intuitivo: il televisore deve decodificare il suono per inviarlo agli altoparlanti, quindi il segnale passa necessariamente attraverso la gestione audio del sistema operativo. Se un attaccante si introduce prendendone il controllo, può intercettare quel segnale digitale e ottenerne una copia di alta qualità.

Un’altra prova di come si possano sfruttare le vulnerabilità riguarda la gestione dei permessi e delle impostazioni: Wendell ha attivato i microfoni scavalcando tutte le autorizzazioni richieste all’utente, ed è perfino riuscito a forzarne l’uso dopo averli teoricamente disattivati (quelli hands-free). I test mostrano che il blocco dei microfoni agisce via software, azzerando il guadagno. Se si forza la cattura dell’audio e si lavora alzando moltissimo il guadagno in post-produzione (nel video viene applicato un +100 dB), si riesce a cogliere l’eco di una voce.


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La parte che ha creato più caos e fraintendimenti, finendo per diventare il titolo di molte notizie, è però quella in cui si mostra la possibilità di registrare di nascosto le conversazioni, anche a schermo spento. Il messaggio che passa è che gli Smart TV siano praticamente dei dispositivi in grado di spiare gli utenti senza che questi se ne possano accorgere. Il problema di questa narrazione è l’eccessiva semplificazione: per ottenere quel risultato sono necessarie due condizioni:

  1. Una webcam USB dotata di un proprio microfono e collegata al TV.
  2. L’accesso totale allo Smart TV, ottenuto tramite le vulnerabilità del sistema operativo.

Se si verificano entrambe, allora è vero che il pericolo sussiste e che un normale utente non avrebbe un modo semplice per capire se qualcuno stia acquisendo tutto quello che viene detto nelle vicinanze. Senza queste premesse si fa passare un’informazione decisamente fuorviante: si fondono le funzionalità previste by design con gli effetti ottenuti violando il dispositivo e forzando scenari impossibili in qualsiasi altra situazione. Va sottolineato che non si tratta di un errore della fonte originale: Gamers Nexus lo spiega chiaramente in più punti. Nell’annunciare l’uscita del video su LG viene pronunciata questa frase:

Working with security researchers, we've also found a number of vulnerabilities that can even turn LG Smart TVs into covert listening devices.

Traduzione: Lavorando con esperti di sicurezza informatica, abbiamo scoperto anche una serie di vulnerabilità che possono perfino trasformare gli Smart TV LG in dispositivi capaci di spiare di nascosto.

Riassumendo: registrare audio di nascosto a schermo spento è possibile, ma solo con un accesso completo al televisore effettuato con intenzioni malevole. Restano validi gli altri rilievi inerenti la privacy anche in condizioni di default, ma si tratta di due piani diversi che non vanno mai sovrapposti.

 

L’Automatic Content Recognition: LG non è l’unica


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L’ACR, acronimo di Automatic Content Recognition, è l’altra grande tematica toccata dal video di Gamers Nexus: un processo che è ormai prassi da svariati anni, ma che moltissimi utenti ancora non conoscevano. L’ACR è una tecnologia che permette agli Smart TV di riconoscere il contenuto guardato dall’utente, indipendentemente dalla sorgente usata. Funziona infatti non solo con le app dei servizi di streaming, ma anche con qualsiasi dispositivo collegato tramite HDMI, come lettori, decoder, console e PC.

L’ACR cattura piccoli frammenti dei fotogrammi che scorrono sullo schermo e/o dei suoni riprodotti dal sistema audio integrato. Nel caso dei TV LG, la cattura avviene ogni 6 secondi circa, secondo quanto riportato nel video. I campioni vengono poi convertiti in una sequenza di numeri, l’hash o fingerprint: una sorta di impronta digitale compatta che occupa pochissimo spazio e permette di identificare precisamente quello specifico contenuto.

L’hash viene inviato al server di LG per essere confrontato con un archivio che contiene le impronte di un numero elevatissimo di film, serie TV, programmi televisivi e così via. La corrispondenza tra i due dati permette di stabilire con esattezza che cosa sia stato visto sullo Smart TV, a quale minuto ed eventualmente su quale piattaforma. Si costruisce così un profilo che rappresenta accuratamente le preferenze di visione dell’utente e che può essere usato sia per fornire consigli, sia per erogare pubblicità mirata, che garantisce un valore commerciale superiore rispetto agli annunci generici.


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Questo tipo di profilazione è diventato un tema di primaria importanza per l’intero mercato degli Smart TV: i margini ricavati dai produttori sono elevati e infatti l’ACR, per quanto ci è dato sapere, è presente su tutti gli Smart TV, senza eccezioni di marchio. Da questo punto di vista è sicuramente positivo che si siano accesi i riflettori su questo tipo di trattamento dei dati: non è solo LG a impiegarlo e non si tratta di una funzione introdotta di recente. Fortunatamente, le normative europee offrono tutele superiori rispetto a quelle statunitensi: parliamo del GDPR, che impone maggiore trasparenza e il consenso esplicito e separato per ciascun trattamento.

L’ACR richiede l’autorizzazione dell’utente per la raccolta dei dati a scopi pubblicitari: il permesso viene chiesto alla prima accensione, ma l’utente può sempre revocarlo accedendo al menu Sistema. In alcuni casi è possibile che app o servizi ne richiedano la riattivazione, talvolta in seguito a un aggiornamento software. L’inchiesta di Gamers Nexus fornisce anche una stima del quantitativo di dati scambiati dai TV LG. Utilizzando un G3 collegato a un PC senza accedere alle funzionalità “smart” - configurato non a caso come “dumb monitor”, cioè un monitor puro e semplice - il traffico internet generato è stato di 8,9 megabyte in un’ora, tra upload e download. Si può pertanto stimare un consumo complessivo di oltre 6 GB al mese.

Il video mostra infine come le falle del sistema operativo possano combinarsi con l’ACR: ottenendo il controllo del TV, è possibile intercettare un campione audio prima che venga convertito in hash, cioè quando non è ancora una semplice firma sintetica, ma un estratto vero e proprio che riproduce direttamente il suono.

 

La risposta ufficiale di LG


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LG ha rilasciato un comunicato ufficiale in lingua inglese per rispondere ai temi sollevati nel video. Lo riportiamo integralmente, tradotto in italiano:

Le affermazioni contenute nel video pubblicato di recente (da Gamers Nexus, N.d.R.) non corrispondono al vero. I TV LG elaborano i dati vocali esclusivamente quando il pulsante per attivare il microfono del telecomando viene premuto e tenuto premuto, oppure quando viene riconosciuta una parola di attivazione come "Hi LG", dopo che l'utente ha abilitato la funzione di riconoscimento vocale Far-Field.

Al di fuori di queste circostanze, i televisori non raccolgono né registrano conversazioni ambientali. Se la parola di attivazione non viene riconosciuta, nessun dato vocale viene trasmesso al server; l'elaborazione audio per il rilevamento della parola di attivazione avviene localmente sul dispositivo e i dati vengono immediatamente eliminati.

Inoltre, per fornire le funzionalità Smart TV, i televisori LG sono in grado di rilevare i dispositivi presenti sulla stessa rete e di connettersi a essi. Si tratta di una funzione standard, comunemente presente su Smart TV e dispositivi per la domotica e la smart home.

La funzione ACR (Automatic Content Recognition) viene fornita su base opt-in (previo consenso dell'utente, N.d.R.) per offrire raccomandazioni di contenuti personalizzati, servizi e pubblicità. Se l'utente non presta il consenso previsto dall'accordo facoltativo applicabile, i dati ACR non vengono utilizzati a fini pubblicitari.

Approfondimento punto per punto:

In LG Electronics siamo impegnati a garantire la massima trasparenza e la sicurezza dei nostri clienti. Per chiarire le preoccupazioni emerse di recente e ribadire il nostro impegno, desideriamo evidenziare quanto segue:

  • Tutela della privacy nelle interazioni vocali: garantiamo che il tuo TV LG non raccolga, registri o trasmetta conversazioni ambientali in casa, a meno che la funzione vocale non sia stata intenzionalmente attivata dall’utente.
  • Riconoscimento vocale Far-Field ("Hi LG"): questa funzione deve essere attivata manualmente dall'utente prima che il TV inizi ad ascoltare in attesa della specifica parola di attivazione. L'elaborazione audio avviene solo quando la funzione vocale è stata attivata dall'utente ed è stata rilevata una parola di attivazione (come "Hi LG”).
  • Funzionamento in standby: quando il TV è in standby e appare spento, monitora la parola di attivazione solo se la funzione Far-Field è stata precedentemente abilitata. Se non viene rilevata alcuna parola di attivazione, l'audio utilizzato per il rilevamento viene elaborato localmente sul TV, eliminato tempestivamente e mai trasmesso ai server LG.
  • Connettività trasparente e utile: i TV LG possono identificare dispositivi compatibili sulla stessa rete per abilitare funzioni come la connettività tra dispositivi, la condivisione di contenuti o l'integrazione con la smart home.
  • Sicurezza proattiva e continua: la sicurezza dei dati è una priorità assoluta per LG. Monitoriamo costantemente la nostra piattaforma e collaboriamo con esperti di sicurezza indipendenti per individuare vulnerabilità e distribuire aggiornamenti di sicurezza tempestivi.
  • Pieno controllo su dati e condizioni d’uso: LG Electronics si impegna a garantire trasparenza e a rifiutare pratiche ingannevoli (dark pattern), assicurando che gli utenti possano gestire le proprie preferenze in materia di privacy e consenso direttamente dalle impostazioni del TV.
  • Attivazione basata sul consenso: per offrire un'esperienza più personalizzata e intuitiva, i TV LG mettono a disposizione il riconoscimento automatico dei contenuti (ACR), il riconoscimento vocale per il controllo hands-free e la pubblicità basata sugli interessi personali per proporre annunci pertinenti. Ciascuna funzione richiede un consenso esplicito e separato da parte dell'utente e può essere disattivata in qualsiasi momento dalle impostazioni del TV.

 

La controreplica di Gamers Nexus

Gamers Nexus ha pubblicato un nuovo video per replicare a LG, ribadendo sostanzialmente la correttezza di tutte le informazioni riportate nell’inchiesta. Vengono anche aggiunti i risultati dei test condotti da U-Turn, sempre riguardanti la gestione della privacy sui TV LG.

Secondo quanto emerso, il sistema ACR che opera su HDMI invia l’impronta digitale audio includendo la posizione geografica del dispositivo - ottenuta tramite i dati delle reti Wi-Fi - con una precisione tale da consentire di risalire alla via principale più vicina.

Si tratta però di una ricerca non ancora presentata in dettaglio e non confermata da ulteriori test indipendenti; la citiamo per completezza, in attesa di nuove verifiche.

 

Conclusioni

L’inchiesta realizzata da Gamers Nexus e le precisazioni fornite da LG hanno un grande pregio: quello di riportare l’attenzione su un argomento spesso sottovalutato. Ci sono punti che meritano sicuramente una riflessione più attenta e che probabilmente richiederebbero un maggiore sforzo normativo per regolamentare meglio la materia: in questo caso si parla di LG, ma l'ACR e il trattamento dei dati coinvolgono tutti i produttori.

Sarebbe molto utile approntare campagne informative per rendere gli utenti più consapevoli del consenso che possono voler o non voler prestare. I termini di servizio sono una lettura corposa, ricca di concetti non sempre immediatamente chiari. E sono tanti quelli che non leggono nulla di quello che accettano (spesso per fare prima), o che non sanno di poter scegliere il livello di trattamento dei propri dati - accettare il punto X ma non quello Y. Solo informandosi e capendo cosa succede dietro lo schermo si può scegliere con consapevolezza.

 

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