UE verso licenza "musicale" comune?
Uno dei più grandi limiti alla diffusione massiccia dei servizi web musicali in Europa, è legato alla frammentata legislazione di ogni paese per quanto riguarda la gestione dei diritti d'autore delle opere musicali. La commissione propone di snellire le procedure per tutta l'area UE

Ecco cosa appare quando proviamo ad accedere a Pandora con un IP italiano
Qualcosa finalmente sembra muoversi dall'alto ed era ora! La Commissione europea ha presentato una serie di proposte volte ad ammodernare le società di gestione collettiva dei diritti d'autore musicali e incentivarne la trasparenza e l'efficienza. Le nuove tecnologie digitali offrono grandi opportunità ad autori, consumatori e imprese. Siamo di fronte a un vero e proprio boom della domanda di contenuti culturali accessibili online (canzoni, film, libri, ecc….) e di servizi online. Questa domanda non conosce frontiere, né restrizioni nazionali. Le società di gestione collettiva (leggi SIAE in Italia, ma sono oltre 250 in tutta Europa) entrano in gioco proprio a tale proposito, specialmente nel settore della musica. Tali società gestiscono collettivamente, per conto di compositori e parolieri, la concessione di licenze per l'utilizzo online dei brani musicali protetti dal diritto d'autore, riscuotono le royalties e le distribuiscono ai compositori e ai parolieri.
Tuttavia, alcune società di gestione collettiva faticano ad adattarsi alle esigenze imposte dalla gestione dei diritti per l'utilizzo online delle opere musicali, in particolare in un contesto transfrontaliero. La proposta della Commissione impone il rispetto di standard comuni europei a tutte le società di gestione collettiva che intendano concedere licenze multi-territoriali per il proprio repertorio. In tal modo, per i fornitori di servizi sarà più agevole ottenere le licenze necessarie per la diffusione di opere musicali online in tutta l'UE e per garantire che i compensi siano riscossi correttamente e distribuiti in modo equo a compositori e parolieri.
Più in generale, le società di gestione collettiva, indipendentemente dal settore in cui operano, dovranno rispettare gli standard europei che stabiliscono un miglioramento della gestione e una maggiore trasparenza nello svolgimento delle loro attività. Il cambiamento di alcune pratiche adottate dalle società di gestione collettiva è ormai impellente, come dimostrano i recenti casi in cui le royalties incassate per conto dei titolari di diritti sono andate perdute a causa di errate politiche di investimento o di lungaggini nel versamento delle royalties ai titolari di
diritti (con chiaro riferimento alla nostra SIAE, commissariata dal 2011 e con
un debito nei confronti di autori ed editori di circa 800 milioni di Euro).
Michel Barnier, commissario per il Mercato interno e i servizi, ha dichiarato: "È necessario dare vita a un mercato unico digitale europeo che sia al servizio di autori, consumatori e fornitori di servizi. Il miglioramento delle società di gestione collettiva permetterebbe ai fornitori di servizi di proporre nuovi servizi a livello internazionale, a beneficio sia dei consumatori europei che della diversità culturale. Più in generale, le società di gestione collettiva dovrebbero operare in piena trasparenza e garantire che la remunerazione degli autori per il loro lavoro avvenga in tempi più rapidi. Ciò è fondamentale per sostenere gli investimenti nelle attività creative e nell'innovazione, che a loro volta porteranno ad un aumento di crescita e competitività.".
Nel comunicato della Commissione, si legge infine (e non è una nota di poco conto) che "i titolari dei diritti potrebbero intervenire direttamente nella gestione dei loro diritti ed essere remunerati più rapidamente. Inoltre, verrebbe sancita dalla legge la loro possibilità di scegliere la società di gestione collettiva più adatta ai loro fini. In questo modo gli interessi dei titolari di diritti sarebbero più tutelati e i consumatori avrebbero accesso a contenuti culturali più ricchi". Speriamo davvero che questa proposta possa passare al più presto e che potremo accedere anche in Italia a servizi come Pandora, Spotify, Amazon Music e a cataloghi più vasti di iTunes o Deezer.
Fonte: Commissione Europea
Commenti (4)
Di certo la SIAE dovrebbe uniformarsi (e in generale fare un passo indietro in certe cose, oltre a guardare al mercato della musica da una prospettiva differente), ma questa proposta serve per fare in modo che le aziende del settore possano finalmente vendere con le stesse regole in tutta Europa, senza dover intavolare trattative differenti in ogni Paese.
Un debito di 800 milioni !!!???Sono andati perduti per inefficenza ed investimenti sbagliati?Il relatore è stato piuttosto morbido nei confronti della SIAE,io non lo sarei stato affatto....


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