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Pioneer TAD Reference One

di Pietro di Giovanni , pubblicato il 22 Settembre 2010 nel canale Ampli e Diffusori

“Le grandi Reference One di TAD, arrivate nel nostro Paese solo lo scorso anno, sono considerate dalla stragrande maggioranza dei pochi fortunati che le hanno ascoltate un ottimo candidato come miglior diffusore al mondo”

L'ascolto di Marco Cicogna

Le grandi Reference One di TAD soltanto di recente si sono affacciate nel nostro Paese. Per molti appassionati italiani il primo deciso (e decisivo) impatto è stato in occasione della scorsa edizione del Top Audio (& Video) di Milano del 2009. Nonostante le dimensioni esigue della saletta che le ospitava le TAD non soltanto hanno fatto bella figura, ma si sono imposte all’attenzione degli appassionati per un suono pieno e generoso, in grado di coinvolgere con ogni genere musicale. A margine di tutto questo notiamo come la mostra milanese continua a dimostrarsi una vetrina importante, un evento di respiro autenticamente europeo che in ambito audio non ha nulla da invidiare a nessuno, con la solita eccezione del’High-End di Monaco concepito sotto ben altri auspici (anche all'ultima edizione a Monaco erano protagoniste). Di TAD, azienda di punta in ambito di riproduzione sonora, concepita come costola “professionale” da un colosso del calibro di Pioneer, si parlava già da tempo in ambito internazionale. Chi ha avuto modo di partecipare al CES di Las Vegas si era accorto che TAD aveva negli anni realizzato puntualmente una delle sale dal suono più affascinante. Negli anni in cui si parlava ancora di musica in multicanale, aziende importanti come Sony (con il SACD) e Panasonic (con il DVD Audio) organizzavano demo in 5.0 o 5.1 di alto profilo. TAD non era da meno e si esibiva senza timidezza con un ottimo impianto audio in multicanale, dando prova di una versatilità rara nel nostro settore. Ricordiamo che l'acronimo “TAD” sta per Technical Audio Device, marchio nato nell'ormai lontano 1975 ma per lungo tempo “confinato” nel mondo del professionale.

L'audiofilo ha sempre considerato con un certo sospetto tutto quanto non sia di provenienza “consumer”. Talvolta ci viene da pensare che l'appassionato “tradizionale” non riesca a digerire alcun impianto in grado di proporre un suono “pieno e coinvolgente”, quasi che da un sistema di riproduzione ci si aspetti per forza di cose una versione tipo “modellino in scala” dell'evento sonoro. Questo approccio minimalista alla riproduzione musicale negli anni ha fatto danni gravissimi, soprattutto nell'allontanare dal bel mondo dell'alta fedeltà una fetta di potenziali appassionati che oggi considerano “ridicole” certe “fissazioni da audiofilo”. Come spendere migliaia di Euro per un cavo di collegamento, ad esempio, una cosa da non raccontare in giro. A differenza di altri (e pur importanti) progetti di derivazione professionale, le TAD esibiscono un'impostazione timbrica per naturalezza, precisione ed attendibilità musicale ricorda il miglior sound di scuola inglese. Questo va detto subito, ad evitare ogni possibile equivoco. Se la quantità sonora delle grandi “Reference” è tale da garantire la corretta sonorizzazione di ogni ambiente domestico (e non mi sto riferendo ad un miniappartamento, s'intende), non si può non notare come l'emissione risulta finemente articolata da consentire una corretta riproduzione di strumenti acustici dall'emissione raffinata ed intima. Il caso della chitarra acustica la dice lunga su questo. Da Las Vegas a Monaco, da Monaco a Milano, da Milano a Roma, le TAD sono giunte lo scorso inverno anche nella capitale. Il grande negozio Hi Emotion attorno a questo sistema ha organizzato un vero e proprio evento con partecipazione di stampa e appassionati. Anche in questa circostanza non ci siamo stancati di ascoltarle; anzi, preso in mano il controllo del volume, ci siamo tolti non poche soddisfazioni con una lunga carrellata di brani.

Ci sono alcune incisioni ormai celeberrime in discografia che con le TAD hanno conosciuto un momento di rinnovata gloria. E' il caso del sempreverde “The Dark Side of the Moon”, capolavoro senza tempo (nel suo genere) e piacevole riscontro soprattutto nell'attacco iniziale sul pulsare in bassa frequenza. I due woofer forniscono tutto l'impatto che è necessario, un basso che è profondo e avvincente, dotato di nerbo robusto e soprattutto di un “respiro” che indica a chiare lettere le doti dinamiche complessive. Percussioni e strumenti elettrici esibiscono il “giusto” taglio espressivo. Mai affaticante il suono consiglia di alzare il volume, senza mai correre il rischio di esagerare. L'ascolto delle più quotate registrazioni di jazz e blues nell'ampio catalogo della Telarc conferma queste impressioni, con tastiere devastanti nella modulazione nelle primissime ottave e fiati incisivi, dotati finalmente di toni fondamentali solidi che si stagliano senza incertezze . Il riversamento in XRCD di un classico vinile in incisione diretta della Sheffield (il mitico Sheffield Drum Record) ricostruisce una batteria che non è una pallida fotocopia di quella reale, ma una ricostruzione plastica e quasi direi “tridimensionale”, nella corretta prospettiva delle diverse sorgenti. Se da un lato la cassa e i tom colpiscono senza mezzi termini, si coglie la completezza dello sviluppo armonico nella resa dei piatti, in cui l'impatto della percussione conserva il carattere pieno e metallico, con un decadimento lungo che senza stemperarsi in evanescenti effervescenze da analcolico da adolescente, segue sino in fondo la vibrazione. Quei passaggi “delicati” che talvolta nell'ascolto di questo brano lasciano indifferenti, presentano qui una struttura solida, nell'ambito di un'emissione che resta concreta anche ai bassi livelli di segnale.

La potenza sonora complessiva esibita dalle TAD non ci sorprende: le abbiamo ascoltate in diverse configurazioni negli ultimi anni. Estensione in frequenza e dinamica sono diretta conseguenza dei parametri progettuali di questo sistema. Di più mi piace qui evidenziare il carattere musicale delle “TAD”, nel senso già indicato di un disegno timbrico naturale che esalta lo smalto delle più nobili combinazioni strumentali. Passando ad alcune belle incisioni classiche targate Decca e Deutsche Grammophon (Mozart con i concerti per pianoforte, Beethoven con le sue le sinfonie e più oltre giocando con campane e grancasse ospiti nella spettacolare Sinfonia Fantastica di Berlioz) troviamo che tutto il gruppo degli archi è presente con omogeneità di colore, cesellato in un fraseggio che rispetta le minime sfumature espressive. Chiare e bene a fuoco le linee strumentali, anche le più “interne” al testo musicale. Ottimo il supporto armonico e ritmico di violoncelli e contrabbassi, il cui intervento è evidente con idonea autorevolezza. Al centro della scena sonora il gruppo dei fiati non risulta appannato. Con le migliori incisioni il rilievo scenografico dell'orchestra è convincente, i contorni netti e generosi. La sensazione complessiva è calda, gradevolmente musicale convincente ad ogni livello d’ascolto. L'impostazione della gamma media, nella sua non comune trasparenza, permette tuttavia una introspezione analitica all’interno del più complesso inviluppo strumentale, come è posto in drammatica evidenza nelle più articolate ed estroverse partiture del sinfonismo tardo-romantico. “Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare...”. Non so se sia il motto dei Marines, ma qui ci sta davvero bene.

Famoso l'attacco del “Dies Irae” dal Requiem di Verdi, giustamente impegnativo per qualunque sistema. Le TAD articolano le masse vocali con disinvoltura e assenza di compressione anche ai livelli piuttosto elevati che imponiamo loro. Il drammatico “contrattempo” sul raddoppio di timpani e grancassa è viscerale. Secco e potente come si conviene rende piena giustizia a questo “effetto speciale” ante litteram voluto dal compositore italiano. Perchè mai dovremmo rinunciarvi? Torniamo ad un genere leggero con la voce della Ana Caram supportata da percussioni brasiliane nel disco “Blue Bossa”. Immagine dai contorni ampi, ma con sorgenti presenti anche nell'intorno centrale pur con i diffusori ben distanziati. Fronte sonoro omogeneo, con le piccole percussioni a riempire lo spazio nel quale la voce si staglia alta e ben presente, luminosa e focalizzata in una grana di grande finezza.

Una prestazione eccellente, che emoziona e convince.