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Giradischi Pro-Ject Debut PRO

Recensione di Marco Cicogna , pubblicato il 20 Ottobre 2021 nel canale AUDIO

“L'ascolto di musica in vinile è un rituale che ci riporta ai ricordi di gioventù, o invece il disco nero (supporto) e il giradischi (inteso come dispositivo per la sua riproduzione) rappresentano una sorgente attuale e coinvolgente?”


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Sembrava un genere destinato all’estinzione, allorché l’avvento del CD rivoluzionava gli impianti di riproduzione domestica. Per alcuni l’ascolto del disco nero rimaneva comunque il vero riferimento nella riproduzione musicale; a fronte di appassionati che cedevano per un pugno di lire intere collezioni di dischi, c’erano altrettanti musicofili che coglievano l’occasione per arricchire la propria libreria con titoli anche rari. Resistevano gli impianti analogici, testimonianza di un passato non più commercialmente vivace, ma indubbiamente glorioso e resistevano alcuni costruttori 'di nicchia', caparbi sostenitori di un modo sano ed equilibrato di fruire la musica, da molti paragonato ad uno 'slow food' in contrapposizione al 'fast food' del digitale.

Col tempo proprio i sistemi digitali sono andati inesorabilmente migliorando (per non dire dei formati ad alta densità e multicanale cui prestiamo proprio su AV Magazine la massima attenzione), ma l’analogico ha continuato a vivere un’esistenza parallela. Praticato da un manipolo di audaci prima, snobbato da qualcuno, rispettato da molti, conosce oggi una seconda giovinezza. Moda passeggera per alcuni, tendenza in costante aumento per altri, il vinile rappresenta un modo di 'suonare' che molti continuano a considerare il 'non plus ultra' della riproduzione sonora. Giradischi come quello qui in prova offrono a molti appassionati una sorgente di grande tradizione ad un prezzo corretto con una qualità nella resa sonora che un tempo sarebbe stata impensabile.  


ProJect vista posteriore con connessioni
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Vincitore del premio EISA 2021-2022, la nuova versione 'improved' del classico Debut di casa Pro-Ject arriva anche a ricordarci che l'azienda austriaca celebra 30 anni di attività. Heinz Lichntenegger aveva dunque visto giusto nell'avviare e proseguire con coraggio la sua avventura nel vinile. Il mercato e l'attenzione di molti audiofili gli hanno dato ragione. Ha guidato con mano sicura lo sviluppo di un'azienda che senza mai rinnegare l'attenzione al giradischi ha intrapreso con successo la produzione di elettroniche che hanno accompagnato lo sviluppo più attuale delle tecnologie digitali: server, DAC ed amplificazioni nella linea 'compact' sono unanimemente apprezzati.

Conosco Heinz da diversi anni e più volte ho avuto in prova dei suoi giradischi, inclusi alcuni modelli piuttosto importanti che spiccano in un ampio catalogo e che possono competere con i nomi più celebri del mondo dell'analogico. Conosco anzi, anche la moglie Jozefina, che di pari passo vanta una propria personale avventura nel mondo dell'analogico con la propria linea di giradischi EAT. Non manca una serie di pre-Phono a tubi, uno dei quali (E-Glo Petit) equipaggia la mia dotazione di elettroniche di casa. Proprio con il supporto di questo componente, comunque di casa Lichtenegger, ho condotto la prova del Pro-Ject nel mio impianto.


ProJect Testina
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Pro-Ject ancora una volta mi ha accompagnato per diversi giorni nei miei ascolti di buona musica in LP, anche se non appartengo alla schiera di coloro che considerano il vinile in assoluto superiore al digitale. Ma forse proprio per questo posso considerarmi un cronista imparziale. "Quale vinile e quale digitale?", mi verrebbe da chiedere ai puristi del disco nero, posto che il 'vero' analogico, a rigore, sarebbe esclusivamente l'ascolto del nastro master. Si vuole affermare che il disco in vinile sia 'migliore' nella resa sonora rispetto alla versione digitalizzata del vecchio master? Oppure si vorrebbe semmai confrontare ciò che non è confrontabile, ovvero una moderna incisione digitale con la sua versione riportata sul supporto LP? Le attuali registrazioni di grande musica, eseguita da validi interpreti con le maggiori orchestre e registrate professionalmente dalle importanti case discografiche nascono in digitale.

Ormai le registrazioni sono disponibili soprattutto in formato di file in PCM 24/96, ma attenzione: le majors propongono anche la versione in vinile dei titoli più importanti. Dischi che suonano molto bene, anche se derivano da una incisione digitale, visto che più che il formato conta la qualità della registrazione. In buona sostanza, secondo me il vinile merita ogni attenzione, ma senza eccessi maniacali. Per alcuni appassionati di musica la cura nell’allestimento di una catena analogica, talvolta assomiglia ad un rito d’iniziazione... Ben vengano allora i giradischi d’impostazione moderna in grado di consentire una più immediata fruizione musicale. E’ questo il caso di Project che persegue una filosofia di essenzialità e contenimento dei costi, per ottimizzare quel concetto di rapporto qualità/prezzo di cui oggi più che mai si avverte l’importanza, senza per questo far passare gli audiofili necessariamente come degli squattrinati. Secondo questa impostazione il Debut Pro giunge con un validissimo piatto pre installato, dotato anche di una testina già montata (una MM di qualità) che Pro-Ject ha commissionato alla Ortfon, responsabile del corretto equilibrio sonoro di cui diremo a breve. 


ProJect con cavo fornito in dotazione
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In circostanze meno 'estreme', ma concretamente alla portata di tutti, una valida catena analogica rappresenta allora un mezzo tuttora valido per fruire della musica preferita. A patto di disporre di buone incisioni, s’intende. Al piacere dell’ascolto del disco nero si aggiunge il fascino innegabile di un apparecchio ormai agli antipodi dell’efficientismo elettronico dei sistemi digitali. Questi sono comodi, efficienti, interagiscono con l’utente per mezzo di telecomandi sempre più sofisticati, sono capaci di riproporre (come nel multicanale) segnali ambientali precedentemente sconosciuti. Eppure, pur di fronte alla innegabile superiore dinamica proposta dai nuovi formati, il vinile continua ad entusiasmare anche e soprattutto per il suo innato 'senso musicale'. Chi mi legge da qualche tempo sa come io non ami occuparmi di incisioni 'storiche', né faccia l’antiquario musicale. Non mi considero un 'analogista', ma forse proprio per questo mi permetto di cogliere senza pregiudizi (in un senso o nell’altro) quanto di bello c’è in un LP, quelli preziosi rimasterizzati da aziende specializzate, (Speakers Corner ad esempio), quelli originali degli anni Sessanta e Settanta che ho acquistato per me tanto tempo fa e le moderne ristampe di materiale attuale che, ripeto, possono suonare davvero bene.

Il Debut nella sua versione 'base' originale è sul campo da qualche anno. Ha contribuito ad avvicinare al vinile una nuova generazione di utilizzatori, accompagnandoli in un percorso accessibile che ha contribuito ad allargare concretamente la piattaforma degli utenti. Il Debut Pro ha dunque radici in un progetto di giradischi entry level di successo, ma vuole offrire qualcosa di più. Si mantiene la caratteristica della casa del telaio rigido, la trazione a cinghia ed il braccio realizzato in sede, ma è di ben altro livello il piatto, particolarmente smorzato e performante. Ridisegnato anche il braccio che unisce la struttura in carbonio a parti in alluminio finemente lavorate, con un miglioramento dei parametri meccanici e nella più ampia possibilità di regolazioni.


ProJect braccio e testina in azione
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La struttura è semplice, ma l'estetica risulta decisamente accattivante, per una sensazione di qualità che non limitandosi alla essenzialità delle prestazioni, conferisce all'oggetto un senso di eleganza che indubbiamente potrà contribuire al successo commerciale. Non dimentico che molti appassionati di nuova generazione probabilmente puntano su un giradischi anche per arricchire il proprio ambiente di una macchina da musica che possa anche rappresentare un oggetto distintivo, al pari di un moderno oggetto di arredo. Tutte le parti in alluminio sono realizzate con macchine a controllo numerico e attentamente 'nichelate' per ottenere una superficie solida e resistente, evitando ove possibile il ricorso a materiale plastico. Grande cura è stata posta nella realizzazione del braccio; sul sito della casa i più curiosi troveranno ben documentate le diverse fasi della produzione. Appare particolarmente solido il meccanismo di snodo, per un movimento fluido con attrito estremamente ridotto.

Il motore sincrono controllato elettronicamente ed il nuovo disegno del piatto (in alluminio amagnetico con elemento anulare in un elastomero termoplastico) garantiscono la stabilità della rotazione. Un semplice selettore permette di passare dalla modalità 45 o 33 giri, mentre una cinghia apposita consente la riproduzione degli eventuali 78 giri che qualcuno ancora avesse nella propria collezione. A richiesta è disponibile un 'clamp' per pressare il vinile sulla superficie del piatto, chiamato dalla casa 'Record Puck PRO'. Potrebbe servire nel caso di LP particolarmente ondulati. I parametri meccanici del braccio in carbonio-alluminio consentono ovviamente di installare testine diverse da quella in dotazione, anche eventualmente dei modelli MC (Moving Coil, ovvero a bobina mobile). Lo strato in carbonio offre rigidità alla struttura del braccio, mentre la parte interna in alluminio contribuisce soprattutto allo smorzamento. Il braccio è inoltre regolabile in altezza per mezzo di una coppia di viti, e offre anche la possibilità di regolare l'azimuth e l'angolo di tracciamento verticale (VTA). Si tratta di regolazioni fini che possono contribuire all'equilibrio generale della riproduzione del disco. 


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Semplice l'installazione del Pro-Ject. Basta sistemare la cinghia, il piatto, il contrappeso e il pesettino del meccanismo dell'antiskating. Di buona qualità le connessioni fornite all'interno della confezione. E' più complicato rimettere tutto nell'imballo, vi assicuro. Gli ascolti sono stati effettuati con il mio impianto 'stabile', con unità pre-phono EAT E-Glo Petit, preamplificatore AM Audio PX-6 Reference e finale AM Audio MT-6 Reference (già provati su AV Magazine a questo link). Diffusori, oltre al set multicanale di AM Audio, anche due sistemi compatti da supporto di altissimo profilo. Una coppia inglese di Rogers LS5/9 ed una coppia svedese di Marten Oscar Duo. Di queste ultime avremo presto un resoconto approfondito di ascolto proprio su AV Magazine.     

Provare un giradischi mi offre l'occasione di tornare ad ascoltare i pezzi forti della mia collezione ma anche valutare con spirito critico e senza pregiudizi le più recenti emissioni. Tra i pezzi storici immancabili ci sono gli LP Telarc della prima ora. Tra questi è essenziale (potreste provare a trovarne una copia, ma credo di aver acquistato online le ultime tre disponibili!) il celeberrimo disco per banda con le musiche di Holst eseguite da Fennel. Diciamolo chiaramente, la valenza qui sta nell'attacco della grancassa del pezzo di Holst, che dopo tanti anni resta inimitabile su questo supporto. Valuto con ottimi voti la capacità di tracciamento, l'impulso dinamico, la poderosa estensione. Più avanti si apprezza il timbro dei fiati, incisivi ma non pungenti, incisivi ma non affaticanti, dotati comunque del giusto corpo nell'intorno del medio-basso, con toni fondamentali solidi anche (ad esempio) nel ruolo dei tromboni, troppo spesso evanescenti in contesti 'audiofili'.


ProJect sottopiatto prima del montaggio
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La produzione in vinile delle majors prosegue come dicevo senza sosta. Tra queste è proprio la Universal a darsi da fare. Da un lato c'è il 'back catalogue' degli anni ruggenti dell'analogico, con registrazioni degli anni Sessanta e Settanta che documentano interpreti di alto profilo riproposte oggi sia nella versione 'liquida' di solito in PCM 24/96, che in vinile. Fanno concorrenza ad edizioni audiophile talvolta più curate ma certamente più costose. Di Karajan, ad esempio, troviamo decine di LP recentemente rimasterizzati per il disco nero. Più volte abbiamo raccontato che i cataloghi attuali (date uno sguardo al sito di PrestoMusic per avere un'idea) comprendono non solo LP derivati da master analogico, ma anche edizioni moderne ottenute evidentemente da incisioni digitali. Il 'mio' Karajan in vinile conserva lo smalto qui lo smalto dei bei tempi, preservando peraltro anche i difetti di una impostazione tavolta squilibrata verso la gamma alta. Archi comunque ben rifiniti, notevole senso di profondità nelle parti più delicate della partitura. Non sono dischi per audiofili, ma la Musica 'canta' davvero bene.

Sul fronte americano del vinile si apprezza recente la ristampa Mercury della famosa lettura di Kondrashin del 'Capriccio Italiano' di Tchaikovsky. Il particolare 'colore' di queste storiche incisioni viene riproposto con cura, nel senso che anche quel risalto offerto ad alcuni strumenti (tipico di quelle registrazioni) è conservato senza mezzi termini. Il triangolo, ad esempio, appare dotato di vita propria, la sua consistenza metallica lo materializza al di sopra della massa orchestrale. Corretto anche il timbro degli archi e una certa incisività e protagonismo degli ottoni è semmai da imputare al software. Un classico titolo della serie 'Living Stereo' reso nel suo appropriato colore. Cambiando repertorio si coglie il suono rotondo e ben calibrato di un altro celebre ellepi: 'The Girl from Ipanema' è eseguita dal duo Getz-Gilberto su etichetta Verve e ci offre una base ritmica fatta di solidi dettagli in un campo omogeneo con le voci, qui particolarmente pastose, caratterizzate in gamma medio-bassa dal calore tipico di questa registrazione. Garbata ma non priva di fascino l'entrata del sax di Stan Getz, grande come lo ricordiamo dalle migliori occasioni e presentato a tutto tondo con intonazione impeccabile.


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Anche la Filarmonica di Berlino come sapete ha una propria casa discografica. Ne abbiamo incontrato alcune pubblicazioni disponibili in Blu-ray Audio (e video) con spettacolare suono in multicanale. Di alcuni titoli ci sono però anche i vinili. Da appassionato di musica russa non potevo certo mancare la Sesta di Tchaikovsky diretta da Petrenko. Si tratta di una delle più interessanti letture degli ultimi anni a prescindere dal formato. Petrenko è da qualche anno il nuovo direttore dei Berliner. Attenzione! Il prossimo 21 novembre proprio lui condurrà la prestigiosa compagine berlinese in una tournèe europea che avrà a Roma la sua sola tappa italiana. In programma la Scozzese di Mendelssohn e la poderosa Decima di Shostakovich. I biglietti costano il triplo rispetto a quelli della stagione ordinaria (si tratta di un concerto fuori abbonamento), ma s'intende che l'occasione è preziosa, per non dire unica. Tutto questo per dire che la Sesta di Tchaikovsky nel vinile targato 'Berliner' ha rappresentato una valida cartina di tornasole nei miei ascolti con il Debut Pro.

Questo vinile suona davvero bene ma esige un valido sistema di lettura e qui c'è trasparenza e coerenza nel disegno della frase in un campo sonoro come non lo si ascoltava da tempo con questa orchestra nel supporto analogico. Petrenko disegna con stile l’espressione degli archi nella celebre melodia del primo tempo. L'intensa sezione successiva si accende nell'improvviso fortissimo dopo la languida frase del clarinetto, con i suggestivi tromboni in ottava bassa e la tuba che vanno a scandagliare le emozioni più intime dell’autore. Lo 'scherzo' dai toni inizialmente leggeri diventa sempre più elaborato e dinamico, si coglie in modo netto il ruolo delle percussioni in un crescendo travolgente. Interessante il corpo del registro medio basso, luminosa e trasparente la gamma media. I colpi sui piatti sono decisi, importanti e punteggiano il senso dinamico e ritmico del movimento. Il tessuto sonoro dell'orchestra si mette in bella evidenza nel suo insieme, dalla frase vellutata dei clarinetti, al colore brunito degli archi, intensi e corposi nel registro profondo, con violoncelli ben presenti, non privi di quel senso ligneo brunito e rassicurante.

Per chi ama il blues chitarristico niente di meglio della versione in doppio vinile a 45 giri del 'Roadhouses & Automobiles', il ben noto album del chitarrista Chris Jones. Protagonista nelle mostre audio di tutto il mondo il brano 'No Sanctuary Here' è la traccia che si è imposta all'attenzione degli appassionati non soltanto per la presenza davvero notevole della linea del basso, modulata in modo egregio, ma anche per la scena ampia e corposa che risulta ben differenziata nei piani sonori nonostante la produzione di estrazione 'Pop'. Cristallino e perfettamente leggibile per l'immediatezza della gamma media il ruolo della chitarra e il contorno avvolgente dell'Hammond B3, protagonista solido ma non invadente di un suggestivo quadro sonoro. Dinamica ampia e naturale ma soprattutto si coglie la concretezza della struttura sonora che si lascia cogliere con assoluto piacere a livelli elevati d'ascolto, anche 'disinvolti' se così vi piace. 


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Più volte abbiamo detto che i nuovi supporti 'liquidi', in PCM e soprattutto in DSD rappresentano lo stato dell'arte della riproduzione sonora; soprattutto nel repertorio classico. Non per questo si deve penalizzare l’alta fedeltà più tradizionale (se di elevato profilo), quella che in molti ambienti ancora utilizza il vinile. Per molti audiofili sono proprio gli elementi 'analogici' della catena di riproduzione a ricevere il massimo della considerazione. Tra questi, oggi non meno di mezzo secolo fa, il giradischi rappresenta ancora il punto nevralgico che influenza in modo determinante gli esiti musicali di un impianto. Il Pro-Ject Debut Pro si dimostra un valido protagonista nella produzione più aggiornata, sfruttando le economie di scala di un'azienda importante e cogliendo una buona fetta della tecnologia sviluppata per i modelli più importanti. A questo prezzo appare ben difficile far suonare meglio un LP.

Per maggiori informazioni: audiogamma.it/prodotti/pro-ject_debut-pro

Distributore per l'Italia: Audiogamma SpA
Via Nino Bixio n. 13  -  20900 Monza (MB)
Tel: 02 55181610  -  www.audiogamma.it

 

 



Commenti (4)

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Commento # 1 di: jedi pubblicato il 21 Ottobre 2021, 16:30
Non sono d'accordo che il digitale rappresenti il massimo.
Con un set-up di alto profilo surclassa i migliori di sistemi binari.

Commento # 2 di: Emidio Frattaroli pubblicato il 22 Ottobre 2021, 17:07
Spesso il master è digitale. Anche in quel caso vengono surclassati i sistemi binari? Anche a parità di spesa? Mi riferisco - ad esempio - ad un trittico dcs, quindi anche con clock discreto...

Inoltre, anche il sistema di riproduzione analogico più esoterico, è costretto comunque a leggere il vinile e sappiamo benissimo che, ad ogni passaggio , la puntina rovinerà il solco. Per essere più precisi, anche il secondo ascolto sarà comunque peggiore del primo.

Infine, dinamica, diafonia, distorsione ed estensione in frequenza dei sistemi binari surclassano quelle dei sistemi analogici.

Detto questo, il vinile ha una magia che nessun sistema digitale è in grado di avvicinare.

Quindi, lunga vita al vinile.

Emidio
Commento # 3 di: jedi pubblicato il 23 Ottobre 2021, 19:03
Su questo non sono d'accordo Emidio.
Piu' dinamica?
Se intendi che ha meno rumore e quindi un range piu' elevato ,si ,ma per il resto direi di no.
Anche Dcs ,forse il migliore ha sempre quel suono che lo reputo non veritiero'
Purtroppo un eccellente sistema analogico ,costa e molto ,ma venivo dal digitale do ottimo livello,ma mancava la veridicita' dell' evento reale
Ma poi il mondo è bello perche è vario
Commento # 4 di: Emidio Frattaroli pubblicato il 24 Ottobre 2021, 15:00
Originariamente inviato da: jedi;5167943
...Piu' dinamica?
Se intendi che ha meno rumore e quindi un range piu' elevato ,si ,ma per il resto direi di no......[CUT]
Domanda semplice: che dinamica hanno, in teoria e nella pratica, un vinile di qualità e il miglior sistema di riproduzione inteso come catena 'vinile, giradischi, testina, braccio, pre-phono'?

Emidio