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Disco del mese - marzo 2020

di Marco Cicogna , pubblicato il 10 Aprile 2020 nel canale AUDIO

“Telarc: la label di Cleveland ha ancora molto da raccontare e anche nel semplice CD offre ascolti convincenti e gamma bassa da primato”


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In questi giorni di forzato isolamento abbiamo almeno la possibilità di approfondire ascolti che in tempi normali non ci saremmo potuti permettere. Negli ultimi tempi per la redazione di AV Magazine ho voluto iniziare a selezionare registrazioni adatte a valutare (musicalmente) il comportamento di un subwoofer. Ovviamente si tratta di brani adeguati a mettere in evidenza le doti in gamma bassa di ogni sistema di altoparlanti. Nello scegliere tra oltre 20 TB di musica ho voluto rispolverare anche alcune vecchie glorie del catalogo Telarc, scoprendo che buona parte sono disponibili a prezzi vantaggiosi online nonostante che l'etichetta abbia chiuso i battenti ormai da diversi anni. Il tema del software con generosa gamma bassa ci offre lo spunto per (ri)ascoltare registrazioni per molti versi ancora attuali. Ecco allora una breve panoramica di un primo gruppo di titoli Telarc che potranno offrire agli appassionati cartoline sonore coinvolgenti e di grande impatto. Abbandoniamo per un po' le gioie della musica in file e gli sfarzi sonori del DSD nativo per raccogliere le idee su alcuni normalissimi CD.

Ben nota per generosità del suono in gamma profonda e dinamica realistica, la label si affermò sin dalla fine degli anni Settanta proprio per questa vocazione “audiophile” dal suono ricco e generoso, grazie a sound engineers del calibro di Jack Renner e Michael Bishop. Vantava un ampio catalogo classico con buoni interpreti e ottime orchestre americane e europee, un repertorio forte di centinaia di titoli che non ha tralasciato il settore “classico-leggero”, i “Light Classics”, le colonne sonore, materiale sonoro molto coinvolgente sotto il profilo sonoro. A questo si aggiunge un vasto catalogo jazz e una sezione dedicata al blues. Se molti appassionati hanno potuto apprezzare un corretto ed emozionante multicanale con la grande orchestra Telarc, anche con altri generi musicali e con un lettore CD c'è ancora molto da ascoltare.


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Carmina Burana

Per iniziare in grande stile c'è l'album con i “Carmina Burana” di Orff, diretti da Shaw ed eseguiti dal coro e dall’orchestra di Atlanta, un titolo fondamentale della mia discoteca (all’epoca acquistato in vinile a caro prezzo in un negozio di Berlino). Fu un vero un colpo di fulmine, la consapevolezza di avere finalmente a che fare con un quadro sonoro dinamico e coinvolgente, un ascolto determinante nel lanciarmi in questa passione verso la migliore riproduzione domestica.

I “Carmina Burana” risultano tra le pagine più coinvolgenti anche per il pubblico non specializzato. La fama spetta soprattutto al coro iniziale “O Fortuna”, che inizia e conclude un’ora di musica in cui si alternano arie, cori ed intermezzi strumentali. Ultimati nel 1937 richiedono tre solisti di canto, un coro misto, un coro di voci bianche e un’orchestra ben ricca nel settore percussioni. Costruiti attorno a ritmi semplici e ripetitivi sui quali strutture sonore sempre più complesse sono costruite con sfavillante linguaggio strumentale, Orff attinge con disinvoltura a scritti (ritrovati in un monastero della Baviera) goliardici e persino scurrili in latino, tedesco medievale e provenzale. Brevi intermezzi strumentali incorniciano delicati “canti d’amore”, in forte contrasto con le parti più accese e violente, con coro esuberante e sensuale sostenuto dal ritmo di innumerevoli percussioni. Ampia infatti la batteria che include pianoforti ed un doppio set di timpani, campane, glockenspiel, vibrafoni, xilofoni, piatti, triangolo, grancassa, tamburi, gong, nacchere e altri. Quella di Shaw con la formazione di Atlanta è una lettura dai toni distesi, i tempi non concitati (sonnolenti?). L’esperienza di questo interprete (per anni direttore di coro con Toscanini) integra un sano equilibrio tra voce e strumenti, offrendo una lettura corretta e godibile. Il tutto è inserito nell’acustica ampia ed avvolgente dell’auditorium di Atlanta, che offre ancora una volta un rilievo straordinario alla leggendaria grancassa Telarc. L’estensione alle basse frequenze è di assoluto riferimento, molti sistemi avranno problemi di tracciamento per la notevole dinamica richiesta e di successivo controllo in gamma profonda. Immagine voluminosa, realistico lo spessore del coro, sempre ben sviluppato in profondità. Anche i solisti sono ripresi in una prospettiva naturale


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Per completezza dobbiamo segnalare l'edizione successiva dei “Carmina Burana” diretta da Donald Runnicles sempre con la Atlanta Symphony Orchestra.

Rispetto all'edizione precedente di Shaw c'è qui una più forte tensione nella scelta dei tempi, una maggiore espressività esecutiva ed una trasparenza eccezionale pur nel rispetto della profondità della scena sonora. Ogni dettaglio delle piccole percussioni si ascolta senza inopportune enfatizzazioni, inserito in un contesto sonoro omogeneo. Notevole la massa corale che nel fortissimo appare avvolgere l’intero spazio acustico, mentre nel famoso coro “O Fortuna” l’impatto della grancassa è assolutamente strepitoso, capace di strappare i woofer più robusti dal loro alloggiamento (potenza permettendo). Disponibile anche come SACD multicanale. In questo caso la sensazione di spazio sonoro trascende le limitazioni imposte normalmente dall’ambiente d’ascolto. La posizione delle sorgenti sonore resta naturale, ma si accresce la profondità della scena sonora, si rafforza la presenta e l’uniformità della massa strumentale attraverso il canale centrale, si esalta il rilievo del coro e delle percussioni attraverso la suggestiva presenza dei segnali posteriori. E’ una fortuna poter ascoltare un grande sistema multicanale con un disco come questo, che forse riuscite a trovare nella sue edizione SACD. Dinamica straordinaria, impatto drammatico della grancassa soprattutto all’inizio e in conclusione nel coro “O Fortuna”.


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La Cleveland Orchestra con Lorin Maazel

Più di 30 anni alcune incisioni Telarc dimostravano come poteva essere registrata la grancassa orchestrale. Entrambi recavano la firma di Lorin Maazel, importante direttore che (in quegli anni alla testa della Cleveland Orchestra) aveva accettato di incidere per la giovane etichetta “di casa”.

La Quarta di Tchaikovsky e la Sagra della Primavera di Stravinsky (Maazel, Cleveland Orchestra) rappresentano ancora oggi due album di grande interesse. All'origine erano apparsi come LP ma derivavano da pionieristiche registrazioni in “Soundstream”. In seguito sono state riproposte in CD e anche in una piccola serie di SACD due canali, oggi quasi introvabili. Ma non spaventatevi dal prezzo elevato di questi SACD Telarc in rete. Vi basterà ascoltare il “semplice” CD che suona davvero bene e che si trova al prezzo giusto, anche usato se volete. La Quarta diretta da Maazel ha una particolarità. Dopo l'attacco degli ottoni nel primo tempo la frase si conclude con uno spettacolare schianto di piatti e grancassa. Fateci caso, non è neppure previsto in partitura. Mi sono sempre chiesto se Maazel lo abbia aggiunto nell'entusiasmo di cogliere in sala di registrazione la dinamica che Telarc era in grado di realizzare, una forte di “firma acustica” che distingue questo disco.


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Poco importa, si tratta comunque di una esecuzione corretta resa davvero bene. Non tanto da sconvolgere il catalogo più moderno, con Gergiev e il suo Mariinsky di San Pietroburgo in DSD nativo che ovviamente prende il volo sia in termini di esecuzione che di ripresa sonora.  La “Sagra” di Maazel si ascolta con piacere. In vari episodi (non ho lo spazio qui per raccontare di questa rivoluzionaria partitura, in cui l'aspetto ritmico e percussivo è portato all'estremo e proprio la grancassa diventa quasi protagonista) si coglie in senso viscerale l'impatto della grande percussione. Il decadimento appare naturale, la percussione smorzata al punto giusto senza tuttavia perdere in dinamica. Attenzione anche al rullante di timpani e grancassa nella traccia “Evocation des ancetres”, che utilizzo solitamente per verificare la tenuta dei woofer. Il finale della “Sagra” appare in tutta la sua notevole dinamica e conferma come il “banale” formato CD abbia ancora molto da raccontare. 

 


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Le grandi colonne sonore

A suo tempo gran parte del coinvolgimento nelle dimostrazioni in multicanale fu da attribuirsi alla lungimiranza della Telarc. L’etichetta americana tra le prime aveva creduto al SACD, proponendo un buon numero di incisioni concepite in DSD. Dobbiamo almeno citare l’album dedicato alle musiche di Jerry Goldsmith (CD 80433). L’autore di colonne sonore come Star Trek, Chinatown, Air Force One, Twilight, dirige proprie composizioni in un affascinante viaggio attraverso famosi temi cinematografici. L’orchestra è la London Symphony registrata negli studi di Abbey Road a Londra con apparecchiature Sony DSD Sonoma e Philips, Augan DSD multichannel, alla presenza dei migliori ingegneri del panel Philips/Sony/Polyhymnia. Tra questi Erdo Grot e Roger de Schot, responsabili a suo tempo di molte registrazioni di Gergiev in casa Philips. 


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Kunzel e i grandi western

“Round Up!” è stato uno dei titoli più divertenti, sempre a firma di Kunzel con la Cincinnati Pop Orchestra. Il primo dei due album con i temi dai film western, uscito nel 1987, trovò anche in seguito la via del multicanale, più accattivante che mai e con tanto di “effetti speciali”. Notevole il lavoro di Kunzel per la Telarc, apprezzato soprattutto nell’ambito delle colonne sonore, con decine di pubblicazioni tematiche che spaziano dai grandi classici di Hollywood, alla fantascienza, all’horror, sino ai  film d’azione più recenti. “Round Up” I e II (con il titolo “Happy Trails”) sono stati due CD dedicati appunto al western d'autore, dai classici di John Ford, sino alle serie televisive, senza mancare di cogliere (un solo esempio, ma significativo con “Il buono, il brutto e il cattivo”) il genio del nostro Ennio Morricone. L’utilizzo di una grande orchestra di rango professionale, unitamente alla tecnica di incisione, offre uno smalto del tutto nuovo a partiture che fanno ormai parte del DNA degli appassionati di musica di diverse generazioni. Il classico “sound” Telarc, avvolgente e generoso in gamma bassa, trova proprio con questo repertorio piena giustificazione.

Troviamo il tema da “Lone Ranger” (Rossini), “Bonanza”, “The Riflemen”, dei medley di diverse serie televisive di successo, ma soprattutto pagine davvero epiche come “I Magnifici Sette” (1960) e “La Conquista del West” (How the West Was Won, 1962), che qui assume lo spessore orchestrale di una sinfonia di Bruckner con sezioni di ottoni da far tremare i polsi.  Protagonista è anche la voce di un veterano come Frankie Laine, impegnato in “High Noon” e “Rawhide”, oltre ad interventi del coro in diversi episodi.

Registrazione ancora oggi di assoluto valore timbrico, notevole senso di profondità, dinamica e mancanza di fatica d’ascolto. Gli “special effects” sono da riferimento.


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Big Band Orchestra

In “Nelson Riddle Celebrating Sinatra” (disponibile anche in SACD) è protagonista la Cincinnati Pops Big Band Orchestra. I lavori puramente strumentali rendono omaggio al lavoro di Riddle con Frank Sinatra, una raccolta di temi resi con sonorità mai aspre e affaticanti, perfette per cogliere il sound di una potente sezione ottoni e ance. Troviamo brani come Route 66, Night and Day, Zing Went the Strings (Of My Heart), Let Yourself Go!, Let's Face the Music and Dance, You and the Night and the Music, Get Happy. Non mancano pezzi associati a “The Voice” come What's New, The Lady Is a Tramp, Nice 'N' Easy, I Get Along Without You Very Well e September in the Rain. Splendido da ascoltare ad alto volume, con fiati di potenza devastante, ma interessante anche per una serata “lounge” se ci mette assieme un buon Mojito.


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Jazz e basso tuba con Sam Pilafian

Con una nota fondamentale che scende sino a 29 Hz, il basso tuba sostiene anche nel jazz ruoli solistici con insospettabile espressione oltre a rappresentare la voce profonda della grande orchestra. In casa Telarc ci sono ghiotte incisioni dedicate agli ottoni e da tempo in catalogo, “semplici” CD che fanno parte della selezione di brani utilizzati in redazione per la prova di impianti. Ho avuto il piacere di riascoltare alcuni dei titoli che trovano protagonista il quintetto di ottoni “Empire Brass”, ma soprattutto quelli dedicati alla tuba di Sam Pilafian.  

Alcuni di questi brani hanno affascinato il pubblico in molte demo audio degli ultimi anni. Su etichetta Telarc sono disponibili una dozzina di album con l'Empire Brass, così come i tre CD in cui è assoluto protagonista Sam Pilafian. Se il celebre quintetto di ottoni americano (composto da due trombe, corno, trombone, basso tuba ed eventuali “ospiti”) ha eseguito sia arrangiamenti di pezzi classici che jazz, il repertorio di Sam Pilafian da solista è legato principalmente (e giustamente direi) al blues. La maggior parte di queste registrazioni Telarc risalgono ai primi anni Novanta; se ancora oggi fanno parte dei nostri brani di riferimento vuol dire che sono davvero ben fatte.

Originario di Miami, Sam Pilafian viene notato da Bernstein che lo sceglie per la parte solista della tuba in occasione della “prima” della sua composizione “Mass”. E' membro fondatore dell'Empire Brass, il poderoso gruppo di ottoni con il quale inizia ad incidere per la Telarc. Il primo CD del quintetto, dal titolo “Empire Brass”, è dedicato a musiche di Bernstein e Gershwin in arrangiamenti di squisita fattura. Quel CD rimane forse il migliore del gruppo ed è un must per apprezzare le sonorità di questa formazione di ottoni. Sam Pilafian ha anche registrato con la Duke Ellington Orchestra, ma qui voglio segnalare le le incisioni dedicate al suo strumento in veste di straordinario solista assieme al chitarrista Frank Vignola, con il quale aveva costituito sin dal 1990 il duo “Travelin' Light”.

Pilafian esibisce tanto da solista che nel suo quintetto un totale dominio dello strumento. In senso puramente tecnico la prestazione è straordinaria, capace di un'emissione puntuale, espressiva, con perfetta intonazione anche nella difficile tessitura più acuta dello strumento. I passaggi veloci sono eseguiti con disinvoltura. Spregiudicato ad esempio nella trascrizione del “Rondò alla Turca”, la celebre pagina per pianoforte di Mozart in cui esegue il tema veloce con impressionante rapidità. In un ruolo solistico, come nel piccolo gruppo dell'album “Travelin' Light” che vede Sam Pilafian affiancato da Frank Vignola alla chitarra (con un discretissimo contributo di chitarra ritmica e pianoforte), è evidente che la tuba domini la scena sonora. Con diffusori “importanti” il grande strumento è raffigurato realisticamente nella sala d'ascolto, dotato di una consistenza e pienezza che mai avevo ascoltato in altre registrazioni. Notevole il respiro dinamico dell'incisione, con la tuba capace di “sparare” bordate micidiali in gamma medio-bassa. Il CD ospita una raccolta di jazz standard come “Sweet Georgia Brown”, “Avalon”, “Ol' Man River”, “Tiger Rag” ed altri ancora, resi con toni brillanti ed una punta di ironia in un dialogo sempre serrato tra tuba e chitarra, che si scambiano spesso i ruoli di solista e accompagnamento.         


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Il grande organo in casa Telarc

Michael Murray è stato il primo artista ad incidere per la Telarc. La sua prima registrazione per i due fondatori dell’etichetta di Cleveland fu effettuata addirittura nel 1972 in formato quadrifonico (!), prima ancora che esistesse il marchio “Telarc”. Era un po’ che non ascoltavo un’incisione di questo organista. Ricordiamo che proprio in casa Telarc Murray ci ha fatto conoscere esaltanti incisioni dedicate ai grandi organi. Primo fra tutto lo straordinario strumento nella chiesa di St John the Divine a New York, un CD che ancora esibisce una pedaliera a bassissima frequenza capace di mettere in crisi gli impianti più blasonati. Ci sono diversi album nei quali Murray si esibisce alla tastiera di importanti strumenti (anche grandi organi francesi), ma questo registrato a New York è esaltante anche per la presenta dello straordinario registro a tromba collocato al lato opposto del gruppo di canne principale. Gamma bassa da primato e il minuti conclusivi del Corale di Franck per anni hanno rappresentato il test fondamentale per valutare con musica acustica (non quindi segnali test) il limite in gamma bassa dei diffusori più importanti.


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La Sinfonia Fantastica

Non poteva mancare nel catalogo una partitura spettacolare come la “Sinfonia Fantastica” di Berlioz. Qualla diretta da Paavo Jarvi con la Cincinnati Orchestra (CD 80578, ma anche SACD se ancora lo trovate) si affiancava alla storica lettura di Maazel con Cleveland. Jarvi avviava con Berlioz il suo incarico a Cincinnati e Telarc ha avuto buon gioco a rendere nel modo migliore la ricca orchestrazione dell’autore francese. Esaltanti soprattutto i due movimenti finali nei quali la strumentazione ricca in percussioni offre inediti impasti timbrici. Hector Berlioz è stato l’innovatore delle forze dell’orchestra sinfonica nei primi decenni dell’Ottocento. Sperimenta l’impiego di più timpanisti per realizzare veri e propri accordi sulle percussioni (il “tuono” alla fine del terzo tempo), l’uso di lunghe pause di silenzio dal quale scaturisce il suono dell’oboe in lontananza, prescrive gruppi di ottoni separati ai quattro angoli della sala (nel Dies Irae del suo “Requiem”), introduce nuovi strumenti per potenziare la sezione ottoni, tra cui l’oficleide, antenato del basso tuba. Ripresa sonora naturale e coinvolgente, registrazione effettuata nella Music Hall di Cincinnati. A proposito di Jarvi, trovate questa “Fantastica” anche in un box in serie budget che raccoglie tutte le registrazioni Telarc firmate da questo direttore con l'orchestra di Cincinnati. Tutte pagine per grande orchestra. Ho gli album nell'edizione originale e suonano tutti molto bene (molti erano in DSD nativo), ma NON ho ascoltato nello specifico questa ristampa.

Per quanto riguarda l'edizione storica della sinfonia di Berlioz diretta da Maazel con Cleveland (ripeto, una delle migliori che fa ascoltare con efficacia la doppia grancassa prevista dall'autore), la trovate al momento a 5 Euro su Amazon. Ovviamente immancabile!


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Copland, il modernista

Tra i brani di riferimento della redazione c'è ormai l'attacco devastante della “Fanfare for the Common Man” di Copland. Ovviamente anche Telarc ce l'ha in catalogo (diretta da Louis lane se vi interessa e persino in un album compilation di Kunzel), ma il famoso tema su percussioni e ottoni è utilizzato da Copland anche nel finale della sua Terza sinfonia. Qui non attacca brutalmente come nella “Fanfare”, ma entra su una introduzione tranquilla per poi salire di intensità. Poi c'è tutto lo sviluppo del finale della sinfonia, in un fortissimo che lascia senza fiato. L'ascoltiamo con Levi e la Atlanta Symphony, una delle migliori letture dopo quella di Bernstein (era inevitabile), ma il livello tecnico dell’incisione offre una dinamica mai ascoltata su questa complessa partitura ricca di percussioni. La grancassa in particolare è dello stesso calibro di quella straordinaria della seconda incisione dei Carmina Burana, peraltro sempre con questa orchestra di Atlanta. Lo dico da alcuni anni ed oggi avete finalmente la possibilità di ascoltarla ad un prezzo da occasione. Sonorità da brivido, in un CD che vi regalerà il suono corposo della grande orchestra così come interpretato da Telarc: bassi possenti e grancassa di notevole impatto e profondità.


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Un assaggio di Shostakovich, con Atlanta Symphony e Yoel Levi

Interessante registrazione della Quinta e Nona di Shostakovich, affrontate con convinzione da Yoel Levi per il tramite della valida orchestra di Atlanta. Siamo lontani da quelle letture al calor bianco (Bernstein, Mrawinsky) che trasfiguravano in senso tragico la poderosa sezione centrale del primo movimento facendo gridare a tutta forza gli ottoni nel visionario positivismo del finale. Pur non rinunciando allo splendore sonoro dei momenti più intensi, Levi disegna un affresco dalle tinte calde, equilibrate e rassicuranti, prestando particolare cura all’intervento dei fiati nello scherzo, nella cantabilità degli archi nel terzo tempo, al senso espressivo e narrativo. Quando gli ottoni sono chiamati a dare il massimo non si tirano comunque indietro, tanto potenti da riempire di suono la Symphony Hall di Atlanta, che con la sua acustica ampia ed avvolgente contribuisce a fornire un naturale rilievo alle sezioni più gravi dell’orchestra. Corretta e finemente cesellata anche la Nona, ben resa nei suoi toni neoclassici, con spunti delicati in cui si mettono in evidenza gruppi e colori strumentali. La registrazione del 1989, curata da Jack Renner e Robert Woods, rimane un riferimento per la solida consistenza delle masse sonore; come non mancare dunque i colpi da solista della grancassa nel finale della Quinta. Pochi secondi che ci mettono in guardia sui limiti della riproduzione sonora domestica. Grande dinamica e trasparenza, riverbero generoso.

Buon ascolto.

 

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Commenti (2)

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Commento # 1 di: gnagno1947 pubblicato il 14 Aprile 2020, 11:13
Ho sempre aprezzato il modo di raccontare la Musica di Marco Cicogna.
Ancora di più lo aprezzo in questo momento buio della nostra vita!
Leggerti mi ha riportato di nuovo indietro ai bei momenti della nostra vita di appassionati di Musica e di Audio, mi sembrava di averti davanti e di sentirti parlare!
GRAZIE CICOGNONE❗

PS per fortuna ho già in casa quasi tutti i dischi recensiti....
Commento # 2 di: lapro97 pubblicato il 15 Aprile 2020, 16:14
Telarc, eccellente ed innovativa etichetta audiofila.
Sostenitore fin dal 1987.
Grande Michael Bishop, Chief Recording Engineer, Telarc Records.

https://en.m.wikipedia.org/wiki/Mic...sound_engineer)