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La scorsa settimana per me è finito un vero e proprio incubo da cui non
riuscivo più ad uscire e che si è trasformato, per mia grande fortuna, in un
successo davvero straordinario. Ai lettori di AV Magazine della prima ora sarà
piuttosto familiare la mia passione per la fotometria. Una passione così
profonda che ha reso AV Magazine tra le più autorevoli testate a livello
internazionale per quanto riguarda le misure sui display e videoproiettori. Al
di là delle rilevazioni sul flusso luminoso, rapporto di contrasto, gamma e
colori, avevo in programma l'introduzione delle misure sui tempi di
risposta già prima della nascita di questa testata, con particolare
riguardo all'analisi del famigerato "motion blur" (alias "effetto
mosso") legato ad alcuni limiti della tecnologia LCD.
È notorio come, tra i limiti della teccnologia LCD, ci sia una certa
"lentezza" nel modulare i vari livelli di intensità luminosa di ogni
singolo pixel. Se il tempo necessario per la transizione ai vari livelli è troppo elevato, possono verificarsi degli artefatti che si
traducono oggi in una certa perdita di dettaglio nelle immagini in movimento.
Per questo motivo, l'analisi dei tempi di risposta potrebbe fornire un
importante tassello nella costituzione del giudizio complessivo della qualità
d'immagine dei videoproiettori e display.

Il meraviglioso fotometro Photo Research PR810L con tubo fotomoltiplicatore
alta sensibilità e uscita analogica che può essere interfacciato con
l'oscilloscopio
Il progetto per qualche anno è andato avanti solo sulla carta, rallentato
dalla cronica mancanza di tempo e di liquidità. Nel 2007, con la comparsa dei
primi sistemi di riduzione del "motion blur" di qualità accettabile,
ho deciso che questo progetto non poteva più essere rimandato poiché ero certo
che la "nitidezza" delle immagini in movimento sarebbe diventata uno
degli aspetti principali nell'analisi della qualità dei display e dei
videoproiettori. Purtroppo mi sono scontrato immediatamente con due grandi
difficoltà: la mancanza sia di letteratura tecnica adeguata alle mie esigenze,
sia di un vero confronto con altri ricercatori, comprensibilmente gelosi del know-how accumulato.
Per un primo, lungo periodo, ho iniziato a verificare la presenza di
strumenti di misura utili allo scopo. Sul mercato esistono numerosi strumenti
"già pronti" per questo tipo di rilevazioni. Purtroppo, il budget
necessario per quelli più interessanti è incompatibile con le possibilità
finanziarie di una testata come questa. Quelli con prezzo più accessibile hanno
troppe limitazioni. Inoltre, con l'avvento dei primi, veri, sistemi di riduzione
del "motion blur", è cambiato anche l'approccio nella quantificazione
dei tempi di risposta. In altre parole, quello che mi serviva era lo strumento
"perfetto": veloce, versatile, preciso e poco costoso. Che non
esisteva.
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