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The ward - Il reparto

di Dimitri Bosi , pubblicato il 28 Marzo 2011 nel canale CINEMA

“Recensione in anteprima e clip in esclusiva per AV Magazine. Torna il maestro dell’horror con una storia ambientata in un ospedale psichiatrico. Nelle sale dal 1 aprile distribuito dalla BIM”

Il ritorno del maestro dell’horror John Carpenter è quasi in punta di piedi. Dopo tanti anni di assenza dalla regia di un lungo (si era dilettato nella regia di due episodi di un’ora della serie Masters of horror), Carpenter si rifà sotto con un film lontano anni luce dalle mode sexy / vampiresche / adolescenziali oggi dominanti (vedi la castissima scena della doccia) e stupisce casomai per il carattere retrò tuttavia senza sorprenderci.

Il trailer del film

Siamo alla fine degli anni ’60. In apertura una donna fugge in un bosco e poco dopo dà fuoco ad una casa. Viene quindi prelevata dalla polizia che la interna in un ospedale psichiatrico dove conosce altre quattro ragazze con cui divide i vari momenti della giornata. Tuttavia nel corso della degenza, tra infermiere mascolinizzate (ci sono sempre delle infermiere un pò cosi nei film manicomiali), visite dal primario ed elettroshock, la protagonista, una tosta e convincente Amber Heard, sente terribili voci nel corso della notte, e una presenza sempre più inquietante comincia a manifestarsi. Prima impalpabile come un soffio poi sempre più invadente e minacciosa questa figura comincia a far sparire le ragazze che circondano la protagonista e la induce a tentare la fuga mettendo a soqquadro il reparto e l’intero ospedale.

Come Scorsese in Shutter Island, Carpenter lavora su un universo concentrazionario e su un personaggio scisso e sfuggente; ma mentre il primo lanciava echi sulla guerra e sull’America chiusa degli anni ’50, il secondo si concentra sul delirio mentale manovrando lo spazio della messa in scena. Sfruttando gli ambienti di un vero ospedale psichiatrico, Carpenter funzionalizza lo spazio, lo percorre continuamente con la macchina da presa, che enfatizza verticalmente ed orizzontalmente soprattutto corridoi, stanze, ma anche l’esterno del grande manicomio.

Una clip in esclusiva per AV Magazine

Nella prima immagine esterna dell’ospedale vediamo la macchina da presa uscire dal terreno, da sotto letteralmente, ad anticipare proprio l’internamento dello spettatore nella mente della protagonista. Successivamente, il progressivo penetrare nei sotterranei dell’ospedale durante un tentativo di fuga, porterà la donna ad un confronto sempre più serrato con l’inquietate presenza che la insegue. L’horror sta tutto dentro il labirinto spaziale costruito dal regista e nel progressivo manifestarsi di questa presenza. Un film quindi perfettamente strutturato, ma che non sorprende mai, che non bordeggia mai veramente la follia, sostanzialmente chiuso nell’universo del suo autore e del genere, così come poteva essere inteso tanti anni fa.

Voto finale 6

 

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