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Pioneer TAD Reference One

di Pietro di Giovanni , pubblicato il 22 Settembre 2010 nel canale DIFFUSORI

“Le grandi Reference One di TAD, arrivate nel nostro Paese solo lo scorso anno, sono considerate dalla stragrande maggioranza dei pochi fortunati che le hanno ascoltate un ottimo candidato come miglior diffusore al mondo”

L'ascolto di Pietro Di Giovanni

Per il posizionamento e l'interfacciamento delle due TAD abbiamo lasciato ad Aversa ampio margine di scelta e non poteva essere altrimenti. Chi meglio di lui poteva sapere cosa collegare ai diffusori tra il suo parco di elettroniche sia allo stato solido che a tubi? Non mi sono nemmeno preoccupato della sorgente digitale con stadio finale a valvole e nemmeno dei cablaggi, eseguiti con i nuovissimi cavi messi a punto dal costruttore. Ho dato tutto per scontato e mi sono concentrato soltanto su quello che è venuto fuori dai due grossi diffusori. Ovviamente non sono venuto a mani vuote con tutte le tracce originali sistemate nella stessa valigetta degli strumenti di misura: niente masterizzati, niente compilation e niente brani sconosciuti. Inizio con una voce femminile che canta su uno stage molto ampio, un brano critico per le mediobasse e le riflessioni che definiscono l'ambienza e per la voce che spettralmente spazia tra le medie e le medioalte. La differenza di emissione si sente, con la voce nettamente sistemata tra i diffusori e l'ambiente che lascia intuire le sue dimensioni. Si sente lo spazio e l'aria sia di lato che alle spalle della cantante. Come test sulla dimensione dello stage potrebbe bastare, ma ad una corretta dimensione si aggiunge anche una voce di donna appena più leggera di quanto io sia abituato a sentire.


L'ampli integrato Dromos utilizzato per pilotare le TAD-R1
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Non ho ancora eseguito misure e non posso nemmeno dire con certezza che dipenda dai soli diffusori. Fatto sta che l'articolazione è sorprendente, sia per la delicatezza dei particolari che per la loro microdinamica, dovuta con tutta probabilità anche ad un ambiente magnificamente non-suonante. Se tutto quello che sento è generato dai due TAD allora confermo in pieno quanto ho sentito dire in giro: dettaglio da brivido con tutta l' essenzialità di un diffusore elettrostatico. Anche le voci maschili, certamente più possenti ed estese in gamma mediobassa si fanno notare per l'assenza di code e di risonanze. Al carattere elettrostatico della gamma media si aggiunge però una gamma bassa possente, dinamica e smorzata che ci ricorda quanto sia importante per un diffusore poter contare su un basso con queste caratteristiche. I due woofer da dieci pollici terminano le loro fatiche a 250 Hz ove cedono il passo all'unità coassiale. L'incrocio non è affatto visibile, nemmeno a sforzarsi ed a concentrare l'attenzione soltanto a quella porzione di frequenze. Con le tracce più estreme, quelle che a 16 Hz propongono canne d'organo impossibili il diffusore rimane abbastanza sicuro dei fatti suoi, generando tutto intorno una pressione notevole ed ovviamente assolutamente non riconoscibile come provenienza. Sembra che le pareti, tutte le pareti intendo, si animino ed inizino a vibrare a quella frequenza che l'orecchio sente poco ma che il corpo percepisce con una discreta sensazione di movimento d'aria. Comunque senza l'esagerazione tipica di quelli che si mettono in casa dieci sub da diciotto pollici, cinque per lato, e dichiarano di essere gli unici ad avere un basso da sismografo. E dire che non li invidio nemmeno.


Il pannello posteriore del generoso integrato Dromos
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Comunque per tornare a noi il basso profondo della TAD sembra nascondere una riserva di potenza notevole e possente, ma quello che mi incanta è la sensazione di rapidità nello smaltire il picco ed il silenzio immediato che segue dopo il generoso movimento delle membrane. Una traccia che può mettere un diffusore anche di buona famiglia in condizione di fare una figura da cassettina per computer è quella di una voce maschile posta avanti ad un coro di voci miste. Più hai in mente le posizioni del cantante durante la registrazione e più riconosci in questa riproduzione quella sorta di olografia che le TAD sono capaci di ricreare in un ambiente di ascolto almeno simmetrico e mediamente trattato. Sui transienti e sugli attacchi strumentali il giudizio si fa difficile, visto che almeno con queste casse sembra che è a monte che si debba guardare, ovvero alla classe ed alla disponibilità dell'amplificatore di potenza. Se l'amplificatore è meno che perfetto la TAD non gli perdona nulla, e può condurre alla convinzione di trovarsi di fronte ad un sistema moscio e privo di sprint. Se all'ascolto delle TAD provate questa sensazione sostituite senza indugio, come abbiamo fatto noi, l'elettronica di potenza con una più possente e ve ne accorgerete immediatamente. La capacità di riprodurre con ordine ed equilibrio tutto lo spettro audio si nota con i violini, sempre ben bilanciati e neutri, insomma mai fastidiosi, nemmeno sulle armoniche a volume discreto. Aumentando il livello della potenza il violino tende a diventare fastidioso, come un violino dal vivo se ti metti seduto proprio lì vicino.


I cavi di potenza Dromos utilizzati per l'interfaccia tra ampli e TAD-R1
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Nell'unica registrazione in mio possesso che propone un pianoforte a grandezza naturale e non schiacciato su tutta la parete di fronte a me posso notare oltre al buon bilanciamento, una rassicurante sensazione di stabilità e di fermezza dello strumento stesso, al centro della sala. La terza traccia dei Carmina Burana, quella piena dio voci soliste solo a tratti integrata nel coro è resa in maniera assolutamente godibile, col rapporto solo/gruppo di notevole e lodevole correttezza spaziale. Insomma la scena ed il rispetto dei piani sonori è ad un livello molto elevato, grazie probabilmente ad un dettaglio strabiliante e ad una rifinitura del microcontrasto da vera ammiraglia. A voler essere proprio pignoli, ma tanto, me la posso prendere un po' con la gamma medioalta, quella riprodotta dalla parte midrange dell'unità coassiale, che nelle salite rapide di pressione, magari su un assolo di voce femminile tende ad indurire, ovviamente solo in alcuni passaggi veloci, tanto veloci che ti domandi pure se è successo davvero.