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The Amazing Spider-Man

di Alessio Tambone , CineMan , pubblicato il 14 Luglio 2012 nel canale CINEMA

“L'Uomo Ragno torna a volare tra i palazzi di New York, in un reboot della saga atteso al varco che cerca di far dimenticare la recente trilogia firmata Raimi. Operazione riuscita? Ecco il giudizio di AV Magazine”

Il film

Per la produzione l'impresa era ardua: far dimenticare il pacchetto Raimi, Maguire e Dunst e una trilogia che dal 2002 ha raccolto consensi di pubblico e critica, e conseguentemente un mucchio di dollari. All'annuncio di un reboot in molti hanno gridato allo scandalo per la vicinanza temporale con la trilogia originale, per il fatto che in realtà il vecchio team di lavoro era stato comunque contattato per un quarto capitolo - poi cancellato - e per l'effettiva necessità di ricominciare tutto da zero avendo tra la mani un franchise di sicuro incasso.

Questo reboot parte dalla sceneggiatura, scritta a tre mani da Alvin Sargent (l'unico ad aver lavorato anche al vecchio Spider-Man), affiancato da James Vanderbilt (Zodiac, The losers) e Steve Kloves, autore degli script per la saga di Harry Potter. Il film in generale funziona perché ottima è la sceneggiatura di base, che rielabora i temi classici degli inizi di Spider-Man come l'assenza dei genitori, la morte di zio Ben, la puntura del ragno e la conseguente nascita del supereroe.

I puristi Marvel potrebbero storcere il naso quando, in opposizione a scelte più vicine al fumetto rispetto a Raimi (il famigerato dispositivo meccanico per sparare le ragnatele) la storia modifica il naturale andamento delle tavole ideate da Stan Lee e Steve Ditko. L'operazione si è resa però necessaria per evitare il garantito effetto déjà vu con la vecchia trilogia, anche se bisogna ammettere che nel complesso i vari cambiamenti funzionano e si amalgamano con la trama del villain di turno.

L'altra incognita era il regista Marc Webb (un nome, un destino), apprezzato nel 2009 per la commedia romantica (500) giorni insieme, qui alla prima esperienza in un lungometraggio con combattimenti, supereroi e computer grafica. Webb dirige in maniera intelligente le macchine da presa, alternando riprese più raccolte per i dialoghi con poca profondità di campo a sequenze decisamente più accattivanti che presentano sul grande schermo l'azione in maniera divertente e mai banale. In passato avevamo nutrito qualche dubbio sui voli di Spider-Man in soggettiva, trapelati con i primi trailer, più vicini a nostro modo di vedere al mondo dei videogame che a un prodotto cinematografico. Ci ricrediamo, dato che le soggettive sono state inserite in quantità non abbondante e funzionale, offrendo allo spettatore una prospettiva in più dell'imperdibile skyline newyorchese.

Dio benedica Andrew Garfield. Della trilogia di Raimi era il protagonista Maguire l'anello debole della catena, che perde decisamente il confronto con il giovane attore californiano. Garfield sposa il nuovo Peter Parker tracciato dallo script e porta sullo schermo un ragazzo sicuramente più nerd del precedente, impegnato nella crescita, nella storia d'amore con la bella Gwen (la sempre più brava Emma Stone) e con il pesante fardello del grande potere e delle grandi responsabilità (mantra intelligentemente rielaborato). Nel cast si distinguono anche Martin Sheen e Sally Field, che mettono in scena una coppia di zii sicuramente meno anziana e più reale di quella vista con Cliff Robertson e Rosemary Harris.

E' però il villain a deludere di più, sia dal punto di vista tecnico che artistico. La metamorfosi del Dr. Connors in Lizard è troppo rapida e troppo scontata, con immagini generate al computer non convincenti sia nei frequenti primi piani che nelle scene di azione un po' più complesse, dove il lucertolone sembra non avere una massa propria e spaventa poco (tranne che nello scontro finale). L'imperfezione delle immagini in computer grafica si estende anche nell'integrazione di alcuni elementi con le riprese live action, con una gestione dell'illuminazione non perfettamente allineata.

The Amazing Spider-Man non è sicuramente un ottimo film, ma paga pegno per l'esigenza di dover riscrivere una storia di successo distribuita in sala solo qualche anno fa. Il tutto si traduce in una prima parte ricca di dialoghi e molto lunga, che di fatto riduce la quantità di pagine disponibili per Lizard. Promuoviamo comunque la pellicola perché siamo convinti che abbia preparato un buon terreno per i successivi capitoli. E' stata ufficializzata una nuova trilogia, che potrà spiccare il volo già a partire dal prossimo film, con un filo conduttore dichiarato che sarà la misteriosa scomparsa dei genitori di Peter.