Fiido M1 Pro in prova: tanta sostanza dietro un look che non passa inosservato
La Fiido M1 Pro è una fat e-bike pieghevole da 250W e 50 Nm che punta su sensore di coppia, doppia sospensione e pneumatici da 20 x 4 pollici. L'abbiamo provata a lungo tra città, salite impegnative e percorsi sconnessi, coinvolgendo tre tester: sorprende per stabilità e naturalezza della pedalata, ma peso, portabilità e qualche scelta progettuale lasciano spazio a più di una considerazione.
Fiido: Dal boom delle e-bike pieghevoli alla M1 Pro
Fiido è uno dei marchi cinesi che negli ultimi anni ha contribuito maggiormente alla diffusione delle e-bike pieghevoli e compatte nel mercato europeo. Fondata nel 2017 nell’area tecnologica di Shenzhen, l’azienda si è inizialmente fatta conoscere soprattutto attraverso modelli dal prezzo competitivo, design moderno e configurazioni tecniche spesso più evolute rispetto alla fascia di appartenenza.
Nel tempo il marchio ha ampliato progressivamente la propria gamma, passando dalle prime mini e-bike urbane e pieghevoli a una linea molto più articolata che oggi comprende city bike, cargo bike, modelli trekking e fat bike elettriche. Tra i prodotti che hanno contribuito maggiormente alla crescita del marchio ci sono state le compatte serie D11 e D4S, molto diffuse soprattutto nel periodo post-pandemia grazie a un buon equilibrio tra autonomia, trasportabilità e prezzo. Successivamente Fiido ha iniziato a spostarsi anche verso segmenti più evoluti, introducendo modelli con sensori di coppia, batterie di maggiore capacità e telai più raffinati, fino ad arrivare a biciclette leggere in fibra di carbonio come la serie Air.
Oggi Fiido dichiara oltre 500.000 utenti nel mondo e una presenza ormai consolidata nei mercati europei, con magazzini e strutture logistiche dedicate anche fuori dalla Cina. Nel 2025 l’azienda ha inoltre annunciato l’apertura di una struttura produttiva in Francia per migliorare tempi di consegna e assistenza sul mercato europeo. All’interno della gamma Fiido, la M1 Pro rappresenta una delle proposte più orientate all’uso misto tra città, sterrato e tempo libero. La filosofia generale sembra quindi quella di offrire una bici dal look piuttosto aggressivo e “off-road”, ma pensata soprattutto per un utilizzo reale quotidiano, con una particolare attenzione alla naturalezza della pedalata assistita.
SOMMARIO
- Fiido: Dal boom delle e-bike pieghevoli alla M1 Pro
- Fiido M1 Pro, caratteristiche tecniche e dotazione
- Approfondimento sulle caratteristiche
- Unboxing, installazione e dotazione
- Descrizione
- Un inconveniente prima della prova
- Il giudizio di Luca Boschi
- Il giudizio di Emidio Frattaroli
- Le mie impressioni
- Conclusioni
Fiido M1 Pro, caratteristiche tecniche e dotazione
La Fiido M1 Pro è una bici elettrica pieghevole con ruote larghe da 20 pollici, pensata soprattutto per un utilizzo misto tra città, sterrati leggeri e percorsi fuoristrada non estremi. La configurazione tecnica punta su una struttura piuttosto robusta, con telaio in lega di alluminio, sospensione anteriore idraulica e pneumatici CST da 20 x 4,0 pollici, soluzione ormai tipica delle cosiddette fat bike, di cui abbiamo recensito alcuni modelli tra cui la Engwe engine pro 2.0 che potete trovare qui.
Il peso dichiarato è di 26,8 kg con batteria installata, mentre la portata massima arriva a 120 kg, anche se, per me che sono un bisonte che la guida, devo dire che la struttura dà l'impressione di poter sopportare persone anche più robuste; naturalmente il limite dichiarato dal produttore rimane quello. La batteria DMEGC ha una capacità di 556,8 Wh, corrispondenti a circa 11,6 Ah a 48V, ed è removibile e alimenta un motore brushless integrato nel mozzo posteriore da 250W con coppia massima di 50 Nm, valore sufficiente per affrontare salite moderate e percorsi sconnessi senza richiedere uno sforzo eccessivo in pedalata assistita.
Dal punto di vista della trasmissione, Fiido utilizza una configurazione Shimano a 7 velocità con deragliatore posteriore TY300D e pacco pignoni TZ500 14-28T. Interessante la presenza del sensore di coppia Mivice S200, soluzione generalmente più raffinata rispetto ai tradizionali sensori di rotazione perché consente un’erogazione dell’assistenza più progressiva e naturale in funzione della forza impressa sui pedali.
L’impianto frenante è composto da freni a disco idraulici a doppio pistone con sistema di interruzione dell’alimentazione del motore durante la frenata. Sul fronte delle sospensioni troviamo una forcella anteriore idraulica a doppia corona con escursione di 80 mm, abbinata a un ammortizzatore posteriore che contribuisce a migliorare il comfort sui fondi irregolari. Secondo il costruttore, la configurazione a doppia corona favorisce la stabilità dell'avantreno e il comportamento della sospensione, soprattutto in relazione al peso e alle caratteristiche della bicicletta.
Tra gli elementi più pratici ci sono il telaio pieghevole, utile per il trasporto o il rimessaggio in spazi ridotti, e la batteria estraibile, che permette la ricarica separata dalla bicicletta. Il display LCD da 1,47 pollici gestisce le principali informazioni di marcia, mentre il comando per l’assistenza alla camminata consente di far avanzare la bicicletta fino a 6 km/h mentre la si accompagna a mano.
Secondo i dati dichiarati dal produttore, l’autonomia può arrivare fino a circa 89 km, valore che naturalmente dipende da fattori come peso del ciclista, modalità di assistenza selezionata, temperatura esterna e tipo di percorso. Troppi parametri da considerare per prenderlo come dato affidabile, quindi consiglio sempre di ricordarsi di ricaricare completamente la batteria prima di avventurarsi per una lunga e duratura sgambata.
Dal punto di vista della compatibilità e della praticità d’uso, Fiido dichiara supporto per seggiolini per bambini e rimorchi compatibili, oltre a una certificazione conforme agli standard europei EN15194 e CE. La protezione IP54 indica inoltre una resistenza agli spruzzi d’acqua e alla polvere adeguata a un utilizzo quotidiano all’aperto.
Caratteristiche tecniche principali
| Caratteristica | Dettagli |
|---|---|
| Telaio | Lega di alluminio pieghevole da 20" |
| Motore | Brushless nel mozzo da 250W, 50 Nm |
| Batteria | DMEGC 556,8 Wh removibile |
| Autonomia dichiarata | Fino a 88,79 km |
| Cambio | Shimano 7 velocità |
| Sensore | Sensore di coppia Mivice S200 |
| Freni | Dischi idraulici a doppio pistone |
| Sospensioni | Forcella anteriore idraulica 80 mm + ammortizzatore posteriore |
| Pneumatici | CST 20 x 4,0" |
| Peso | 26,8 kg con batteria, circa 23,7 kg senza batteria |
| Portata massima | 120 kg |
| Display | LCD da 1,47" |
| Impermeabilità | IP54 |
| Altezza consigliata | Da 155 a 200 cm |
| Certificazioni | EN15194, CE, UN38.3, MSDS |
| Forcella Anteriore | Idraulica a doppia corona in lega di alluminio, escursione 80 mm |
Approfondimento sulle caratteristiche
Ho voluto fare alcune ricerche per capire meglio il perchè di alcune scelte costruttive e utilizzo di determinate soluzioni o materiali ad esempio per quanto riguarda gli pneumatici. Cosa comporta l'utilizzo di tale marca e modello di pneumatici rispetto ad altri? Come già detto, gli pneumatici in dotazione sono i CST da 20 x 4,0 pollici. CST è il marchio commerciale di Cheng Shin Tire, uno dei più grandi produttori mondiali di pneumatici per biciclette, moto e scooter. Si tratta di un prodotto di fascia media, spesso utilizzata su e-bike e fat bike in quanto garantisce un buon equilibrio tra costo, robustezza e durata.
Nel caso della M1 Pro, la sezione molto generosa da 4 pollici e la possibilità di lavorare con pressioni relativamente contenute favoriscono comfort e stabilità, soprattutto sui fondi irregolari. Rispetto a pneumatici tradizionali da trekking o city bike, una gomma fat da 20x4,0 lavora generalmente con pressioni più basse, aumentando l’effetto ammortizzante e la trazione. Questo può essere particolarmente utile su una bici elettrica relativamente pesante come la M1 Pro, soprattutto in accelerazione o sui fondi sconnessi.
Di contro, pneumatici così larghi comportano normalmente una maggiore resistenza al rotolamento e una guida meno reattiva sull’asfalto rispetto a coperture più strette. Anche i consumi energetici possono risentirne leggermente, soprattutto utilizzando pressioni molto basse. Il battistrada adottato da CST sulla M1 Pro sembra inoltre orientato a un utilizzo “all terrain”, con tassellatura moderata pensata più per versatilità e comfort che per il fuoristrada tecnico estremo.
La Fiido M1 Pro utilizza una batteria agli ioni di litio da 556,8 Wh realizzata con celle prodotte da DMEGC, azienda cinese che pur non avendo ancora la stessa notorietà “consumer” di marchi come Samsung, LG o Panasonic, è oggi uno dei produttori più importanti nel segmento delle celle cilindriche utilizzate su e-bike e monopattini elettrici. La capacità di 556,8 Wh colloca la batteria della M1 Pro in una fascia piuttosto interessante per una fat bike pieghevole da 250W. La batteria è inoltre removibile, caratteristica pratica sia per la ricarica domestica sia per eventuali sostituzioni. Secondo i dati ufficiali, il peso del pacco batteria è di circa 3,07 kg.
Uno degli elementi tecnicamente più interessanti della Fiido M1 Pro è la presenza del sensore di coppia Mivice S200, soluzione generalmente più raffinata rispetto ai tradizionali sensori di rotazione utilizzati su molte e-bike pieghevoli economiche. Per capire la differenza bisogna partire dal funzionamento dei due sistemi.
Un classico sensore di rotazione (o cadence sensor) si limita infatti a rilevare che i pedali stanno girando. In pratica, appena il sistema percepisce il movimento della pedalata, il motore entra in funzione erogando una quantità di assistenza quasi predefinita, spesso indipendente dalla forza realmente applicata dal ciclista. Il risultato è una guida generalmente più brusca e meno naturale: basta iniziare a pedalare per ricevere subito una spinta piuttosto evidente, con quella sensazione tipica da “motorino elettrico” presente su molte e-bike entry level.
Il Mivice S200 adottato dalla M1 Pro lavora invece in modo differente. Questo sensore misura infatti la forza realmente applicata sui pedali e modula l’assistenza del motore in maniera proporzionale. In altre parole, più si spinge sui pedali, maggiore sarà il supporto fornito dal motore. La differenza nella guida può essere molto evidente soprattutto nelle partenze, nelle salite o nei tratti tecnici, perché l’assistenza risulta più progressiva, fluida e vicina alla sensazione di una bicicletta tradizionale.
Un altro vantaggio del torque sensor riguarda la gestione della batteria. Questo tipo di sensore può inoltre contribuire a una gestione più efficiente dell’assistenza rispetto ai più semplici sistemi basati esclusivamente sulla rilevazione della cadenza. Il modello Mivice S200 utilizzato da Fiido è inoltre un sensore abbastanza diffuso anche su e-bike di fascia medio-alta. Secondo le specifiche tecniche del produttore, utilizza una tecnologia di rilevamento non a contatto e misura la coppia applicata sui pedali con elevata precisione.
Fiido M1 Pro vs Engwe Engine Pro 2.0: approccio molto simile
Da questo punto di vista, la Fiido M1 Pro adotta una filosofia piuttosto simile a quella della Engwe Engine Pro 2.0, altra fat bike pieghevole che punta molto proprio sull’utilizzo del torque sensor. Entrambi i modelli cercano infatti di offrire una guida più naturale rispetto alle tradizionali fat bike economiche dotate di semplice sensore di rotazione. La differenza principale sta più nella taratura generale del sistema che nella filosofia di funzionamento. La Engwe Engine Pro 2.0 adotta infatti un motore più potente e una risposta generalmente più vigorosa, soprattutto nelle accelerazioni e nelle salite impegnative, mentre la Fiido M1 Pro sembra puntare maggiormente su una gestione più progressiva e naturale della pedalata assistita. In entrambi i casi, però, il torque sensor cambia sensibilmente il comportamento della bici rispetto alle classiche e-bike “on/off” con cadence sensor, rendendo la pedalata più fluida, intuitiva e meno artificiale.
Unboxing, installazione e dotazione
La e-bike è arrivata in una classica scatola di cartone da imballaggio di dimensioni abbastanza sostenute, ma comunque facilmente trasportabile anche all’interno di un elevatore. All’interno della confezione la bicicletta è perfettamente protetta da pochi, ma ben posizionati blocchi di plastica semirigida e gommapiuma, studiati per difendere il telaio e le componenti più esposte da eventuali urti o colpi indesiderati dovuti al trasporto.
Effettivamente il box esterno presentava diversi avvallamenti e segni piuttosto evidenti, probabilmente dovuti a una movimentazione non particolarmente delicata da parte del corriere, ma una volta estratta la bicicletta si è rivelata perfettamente integra e priva di qualsiasi danno visibile, a riprova che le poche, ma ben collocate protezioni interne avevano svolto egregiamente il loro compito.
L’unboxing si è rivelato dunque piuttosto veloce e semplice, con la sola necessità di rimuovere alcune fascette e le protezioni utilizzate per bloccare le varie parti durante il trasporto. Nel complesso, almeno sotto questo aspetto, Fiido sembra aver trovato un buon equilibrio tra protezione della bicicletta e semplicità dell’imballaggio, evitando eccessi inutili ma garantendo comunque una buona sicurezza durante la spedizione.
Anche l’installazione si è rivelata decisamente rapida, perché la bicicletta arriva praticamente già assemblata dalla fabbrica. Una volta rimossa dall’imballo è sufficiente completare pochi semplici passaggi per poterla utilizzare. Nel nostro caso è stato necessario installare il manubrio, fissare la ruota anteriore e avvitare i pedali, facendo attenzione alla distinzione tra lato destro e sinistro. Successivamente abbiamo montato il parafango anteriore con la luce frontale integrata e inserito il reggisella regolando l’altezza in base alla posizione di guida desiderata.
Le istruzioni fornite da Fiido sono abbastanza intuitive e illustrate passo passo, quindi anche chi non ha particolare esperienza con il montaggio di biciclette riesce a completare facilmente l’operazione in pochi minuti. Nel manuale cartaceo in dotazione è presente una pratica guida di installazione rapida, mentre sulla bicicletta è disponibile anche un QR Code che rimanda a un video tutorial ufficiale nel quale vengono mostrati in maniera semplice tutti i vari passaggi di assemblaggio, compresi i particolari dei singoli step e gli strumenti da utilizzare per ogni passo, forniti in dotazione con la e-bike. Dopo una rapida verifica del serraggio delle principali viti e della pressione degli pneumatici, la e-bike era già pronta per il primo test su strada.
La dotazione inclusa nella confezione è piuttosto completa e comprende, oltre naturalmente alla bicicletta elettrica, anche il caricatore, il manuale rapido di installazione, il faro anteriore, il catarifrangente posteriore, i parafanghi e il cavalletto.
All’interno della scatola troviamo inoltre alcune chiavi e utensili di base necessari per il montaggio iniziale, tra cui chiavi a brugola e chiave a forchetta, oltre al sistema di sgancio rapido della ruota anteriore e alle chiavi dedicate alla batteria e al sistema di blocco.
Nel complesso la confezione include praticamente tutto il necessario per mettere rapidamente la bicicletta in strada senza dover acquistare ulteriori accessori indispensabili per il primo utilizzo.
Fiido mette inoltre a disposizione diversi accessori opzionali acquistabili separatamente, pensati soprattutto per ampliare la versatilità della M1 Pro sia nell’utilizzo urbano sia nelle escursioni più lunghe.
Tra gli accessori disponibili troviamo ad esempio il portapacchi posteriore con relative borse dedicate, supporti per smartphone da manubrio, specchietti retrovisori e casco coordinato della stessa linea Fiido.
Interessante anche la disponibilità di borse laterali compatibili con diversi modelli della gamma del produttore, soluzione che può rendere la M1 Pro utilizzabile anche per piccoli spostamenti quotidiani o brevi tragitti extraurbani con qualche bagaglio al seguito.
Descrizione
La bicicletta trasmette fin dal primo contatto una sensazione di prodotto ben ingegnerizzato e realizzato con materiali di buona qualità. Il telaio appare solido, robusto e capace di sopportare senza particolari problemi anche utilizzi su fondi meno regolari rispetto al semplice asfalto cittadino.
Molto particolare anche il design generale della M1 Pro, caratterizzato da una linea decisamente sportiva e piuttosto aggressiva per una e-bike pieghevole. La forma del telaio, molto lunga e inclinata verso il posteriore, insieme alla conformazione dei parafanghi e delle ruote larghe, ricorda vagamente alcune moto naked o scrambler moderne, con una sezione anteriore visivamente più alta e massiccia e una coda che sembra invece più bassa e raccolta.
Pur mantenendo dimensioni relativamente compatte grazie alle ruote da 20 pollici, la presenza degli pneumatici fat da 4 pollici contribuisce ulteriormente a darle una presenza scenica importante, quasi da piccolo mezzo off-road più che da semplice bicicletta urbana.
Nel complesso il colpo d’occhio è piuttosto riuscito e la M1 Pro riesce a distinguersi facilmente da molte altre fat bike pieghevoli spesso caratterizzate da linee più anonime o esclusivamente funzionali.
La bicicletta utilizza un telaio realizzato in alluminio abbinato a una configurazione full suspension composta da un ammortizzatore posteriore singolo, installato su uno dei bracci che collegano il telaio alla ruota posteriore, e da una forcella anteriore con sospensione regolabile. Una soluzione che contribuisce non soltanto al comfort di guida, ma anche all’aspetto particolarmente aggressivo della M1 Pro.
A metà del telaio è presente la cerniera di chiusura che consente di ripiegare rapidamente la bicicletta per facilitarne trasporto e rimessaggio. Il sistema di sgancio è piuttosto semplice da utilizzare e dopo pochi tentativi l’operazione risulta abbastanza intuitiva.
Molto particolare il manubrio, rifinito con una colorazione azzurro chiaro quasi fluorescente che contrasta parecchio con le tonalità più scure e opache del resto della bicicletta. Una scelta estetica decisamente soggettiva e piuttosto vistosa, che probabilmente non incontrerà i gusti di tutti ma che contribuisce a rendere la M1 Pro immediatamente riconoscibile.
Sulla parte sinistra del manubrio troviamo il display LCD da 1,47 pollici, sufficientemente leggibile anche in esterno e capace di mostrare le principali informazioni di marcia come velocità, livello della batteria, chilometraggio e modalità di assistenza selezionata. Nella stessa zona sono presenti anche i pulsanti per l’accensione della bicicletta, la gestione dei livelli di assistenza elettrica e l’attivazione delle luci.
Sul lato destro trovano invece posto la leva per l’assistenza alla camminata, che consente di far avanzare la bicicletta fino a 6 km/h mentre la si accompagna a mano, e il comando Shimano del cambio a 7 velocità.
Presente anche il clacson elettronico, caratterizzato da un suono piuttosto artificiale e quasi stridulo. Il volume è piuttosto elevato ed è difficilmente ignorabile.
La batteria è integrata all’interno del telaio e nella zona centrale, vicino alla cerniera di chiusura, troviamo anche il connettore per la ricarica.
Meno convincente invece la posizione del blocchetto di accensione e rilascio della batteria, collocato nella parte inferiore del telaio, sul lato rivolto verso terra e sempre nelle vicinanze della cerniera centrale. La posizione risulta infatti piuttosto scomoda per due motivi: il primo è che il foro della serratura non risulta immediatamente visibile e costringe spesso a chinarsi parecchio per inserire correttamente la chiave; il secondo è la presenza di alcuni cavi che passano proprio nelle vicinanze, rendendo l’operazione ancora meno pratica soprattutto nelle prime fasi di utilizzo.
Tra gli elementi tecnici più interessanti della M1 Pro troviamo anche l’impianto frenante idraulico, soluzione generalmente in grado di offrire una frenata più precisa e modulabile rispetto ai tradizionali sistemi meccanici, aspetto particolarmente importante considerando il peso della bicicletta e la presenza degli pneumatici fat da 4 pollici. Va inoltre sottolineato l’utilizzo di mozzi integrati privi di raggi tradizionali: l’assenza dei tradizionali raggi elimina la necessità di controllarne periodicamente tensione e centratura.
Un inconveniente prima della prova
Prima di iniziare la prova su strada abbiamo però dovuto risolvere un problema all'impianto frenante anteriore. Nonostante la bicicletta fosse arrivata perfettamente integra e molto ben protetta all'interno dell'imballaggio, una volta completato il montaggio ci siamo accorti che il freno anteriore era praticamente inutilizzabile. Era presente una perdita d'olio e la pressione nell'impianto era insufficiente per consentire alle pastiglie di agire correttamente sul disco. Non possiamo sapere se il problema fosse dovuto a un difetto del componente oppure a qualche sollecitazione subita durante il trasporto visto che, esternamente, la bicicletta e l’imballaggio non mostravano segni tali da far pensare a conseguenze così evidenti sul sistema frenante.
Abbiamo quindi contattato Fiido, che ha risposto rapidamente e ci ha inviato l'intero blocco freno anteriore in sostituzione. Il ricambio è arrivato dopo pochi giorni e abbiamo provveduto direttamente al montaggio: l'operazione è risultata piuttosto semplice e intuitiva e ci ha richiesto complessivamente circa 30-40 minuti. La sostituzione ha eliminato la perdita d'olio, ma purtroppo non ha risolto completamente il problema. Anche il nuovo freno anteriore non lavorava infatti in maniera corretta: soltanto una delle due pastiglie riusciva ad agire efficacemente sul disco. Per questo motivo non siamo nelle condizioni di valutare quale sia la reale capacità frenante della M1 Pro con l'impianto perfettamente funzionante.
Possiamo però dire che, anche in queste condizioni e utilizzando contemporaneamente entrambi i freni, la capacità di arresto si è dimostrata più che sufficiente durante la nostra prova. È quindi ragionevole aspettarsi prestazioni migliori con entrambi i pistoncini del freno anteriore perfettamente operativi, ma preferiamo non formulare giudizi su qualcosa che, sul nostro esemplare, non abbiamo potuto verificare direttamente.
La prova su strada
Per la prova su strada della Fiido M1 Pro ho avuto ancora una volta il piacere di affiancare alle mie impressioni dirette anche quelle di Emidio Frattaroli, direttore di AV Magazine e Luca Boschi, "esperto interplanetario" di e-bike, già coinvolti nella precedente prova della Engwe Engine Pro 2.0.
L’idea è quella di raccogliere sensazioni e punti di vista differenti nell’utilizzo quotidiano della bicicletta, soprattutto considerando che mezzi di questo tipo possono cambiare sensibilmente comportamento in base all’esperienza del ciclista, al percorso affrontato e persino allo stile di guida. Anche in questo caso la M1 Pro è stata quindi utilizzata in differenti contesti, dall’uso urbano ai percorsi più sconnessi, cercando di valutare non soltanto prestazioni e autonomia, ma anche comfort, praticità e facilità di utilizzo nella vita reale.
La prova su strada di Luca Boschi
Nel complesso la Fiido M1 Pro mi è sembrata una e-bike abbastanza nella media della categoria, con alcuni aspetti che mi sono piaciuti molto e altri che invece mi hanno convinto meno. Parto da una cosa puramente estetica: a differenza di Franco, a me la colorazione è piaciuta. È particolare, sicuramente diversa dalle tante fat bike nere o verde militare che si vedono in giro e rende la M1 Pro immediatamente riconoscibile.
Una delle cose che ho apprezzato maggiormente è il cambio. La cambiata è veramente molto veloce e precisa, direi superiore alla media delle biciclette di questo tipo che ho avuto modo di provare. Non sapevo neppure quale gruppo fosse montato quando l'ho utilizzata e la mia impressione è stata comunque molto positiva. Per quanto riguarda i freni, pur con il problema all'impianto anteriore descritto in precedenza, utilizzandoli entrambi la capacità di arresto mi è sembrata comunque più che sufficiente. Proprio per il difetto presente sull'esemplare in prova, però, non è possibile dare un giudizio sulla reale efficacia dell'impianto in condizioni normali.
Il motore, invece, non mi è sembrato particolarmente potente, soprattutto affrontando le salite. Anche utilizzando il livello massimo di assistenza mi sarei aspettato qualcosa in più. Ho inoltre avvertito, sempre in salita, qualche piccolo "singhiozzo" nell'erogazione: non veri e propri spegnimenti dell'assistenza, ma brevi esitazioni che si percepiscono durante la pedalata. Il comportamento del sensore di coppia, nel complesso, mi è sembrato nella media.
Il motore è anche abbastanza avvertibile dal punto di vista acustico. Non è tanto la rumorosità sotto sforzo ad aumentare in maniera evidente: è proprio il motore che, in generale, mi è sembrato un po' rumoroso. L'ho notato soprattutto utilizzando la bicicletta la sera, con poco traffico e quasi nessun rumore ambientale.
Qualche dubbio anche sul comportamento delle sospensioni. Su asfalto dissestato e pavé la bicicletta tende a molleggiare parecchio e non mi ha trasmesso quella sensazione di marcia perfettamente composta che mi sarei aspettato. Va detto che la forcella anteriore era stata regolata piuttosto morbida e quindi una taratura differente potrebbe modificare sensibilmente questo comportamento. Anche la sella non mi è sembrata particolarmente comoda.
Un'altra cosa che mi ha lasciato perplesso è la praticità del telaio pieghevole. La M1 Pro pesa oltre 26 kg e quindi rimane comunque una bicicletta impegnativa da sollevare e caricare in automobile. A questo si aggiunge il manubrio, piuttosto largo e soprattutto non ripiegabile: si può chiudere il telaio, ma l'ingombro complessivo rimane importante. Da questo punto di vista trovo più efficace una soluzione nella quale anche il manubrio possa essere ripiegato.
La pedalata a motore spento è possibile e non mi è sembrata particolarmente difficoltosa finché si rimane su percorsi semplici, ma il peso della bicicletta si sente inevitabilmente. Per un utilizzo normale considero quindi praticamente necessario mantenere almeno un livello minimo di assistenza.
Trovo invece un po' troppo veloce la funzione che permette di far avanzare la bicicletta mentre la si accompagna a piedi. I 6 km/h previsti sono una velocità che può diventare eccessiva, per esempio in salita oppure quando si sta trasportando qualcosa a mano. Personalmente avrei preferito una velocità inferiore, intorno ai 4-5 km/h, oppure la possibilità di regolarla.
C'è infine un aspetto che considero importante su tutte le e-bike di questa fascia di prezzo: la sicurezza contro i furti. Avrei preferito, per esempio, un display removibile associato elettronicamente alla bicicletta, in modo che senza di esso il motore non possa essere attivato. La M1 Pro dispone della chiave, ma secondo me oggi si potrebbe fare qualcosa di più. Un sistema di localizzazione integrato o anche una predisposizione per un piccolo tag GPS sarebbe un'aggiunta molto interessante. È comunque un limite che non riguarda soltanto Fiido: su questo aspetto credo che molti produttori di biciclette elettriche debbano ancora lavorare.
Il mio giudizio finale rimane quindi quello di una buona e-bike, ma senza caratteristiche che, durante la prova, mi abbiano fatto dire che sia nettamente superiore alla media. A parità di prestazioni, prima di scegliere guarderei con molta attenzione il prezzo e le alternative disponibili. La colorazione particolare è invece sicuramente un elemento distintivo: può piacere o meno, ma almeno permette alla M1 Pro di non sembrare l'ennesima fat bike praticamente uguale a tutte le altre.
La prova su strada di Emidio Frattaroli
Le Fat-bike elettriche mi hanno sempre attratto e le ho sempre considerate più adatte alla mia massa, sicuramente un po' generosa della media, soprattutto in relazione all'altezza. Per molti si tratta di un poco utile spreco di risorse, sia di materiale per la costruzione che di energia per agevolarne il movimento, un po' come quei SUV giganteschi che tentano di muoversi all'interno di un centro storico cittadino. La M1 Pro di Fiido dissimula la sua massa con un design sobrio e appariscente allo stesso tempo, che all'inizio mi ha lasciato interdetto ma che poi ho finito per amare. La qualità dei materiali sembra ottima e anche quella degli accessori.
Mi ha convinto soprattutto il bel mix tra estetica e robustezza, la comodità della sella, gli ammortizzatori, la versatilità di configurazione, la potenza a disposizione, l'autonomia e anche il display, piccolo e minimale ma ben visibile anche al sole. Ho gradito un po' meno la lunghezza della bici e alcuni particolari come la posizione della chiave, proprio all'incrocio di un paio di cavi, l'agilità nello stretto sull'asfalto a causa di pneumatici dal profilo forse più adatto allo sterrato ma un po' meno preciso nelle curve sulle superfici regolari, soprattutto a bassa velocità. Segnalo anche la mancanza di una luce posteriore, il peso complessivo che sfiora i 27 kg e la mancanza di una "sicura" sul pacco batterie che ne eviti la caduta quando si decide di piegare in due il telaio.
L'aspetto che ho apprezzato di più è l'erogazione di coppia legata alla pedalata che è molto fluida e di cui è possibile modulare l'intervento con molta facilità, anche utilizzando la modalità a potenza più elevata, al contrario dell'altra Fat-bike, ENGWE Engine Pro 2.0 che abbiamo testato lo scorso anno. Nonostante la massa complessiva (circa 110 kg), quando si sceglie la modalità Turbo, a potenza più elevata, i 50 Nm del motore "spingono" meravigliosamente e permettono di affrontare con agilità anche le salite più ripide.
Ho giudicato positivamente anche l'autonomia, sempre molto difficile da quantificare. Nei miei due percorsi di riferimento con salita moderata nei dintorni di Teramo, il primo verso Miano e il secondo verso Torricella Sicura, sono riuscito a percorrere quasi 30 km in salita nella modalità intermedia, spegnendo la bici nei percorsi di ritorno. Un'autonomia quasi miracolosa se considero la potenza a disposizione, la massa complessiva e la velocità media. Una Fat-bike molto divertente, che ispira robustezza e qualità e con un rapporto qualità prezzo molto elevato.
Le mie impressioni
Il design della Fiido M1 Pro è sicuramente molto particolare e differente da quello quasi standardizzato di diverse fat bike di altri brand che ho avuto il piacere di provare. Pur con differenze nei particolari e nelle forme di alcuni elementi, come parafanghi, manopole, manubrio o fanale, molte di queste biciclette finiscono infatti per assomigliarsi parecchio tra loro. La M1 Pro, invece, ha una sua identità ben precisa e difficilmente può essere confusa con altri modelli.
La colorazione, almeno inizialmente, mi ha lasciato un po' perplesso. L'abbinamento scelto da Fiido è decisamente particolare, quasi azzardato per i miei gusti, soprattutto per quel manubrio azzurro molto acceso che contrasta parecchio con il resto della bicicletta. Di sicuro, però, è una bici che non passa assolutamente inosservata. Dopo averci fatto un po' l'occhio devo anche ammettere di aver parzialmente rivisto il giudizio iniziale: non arriverei a dire che me ne sono innamorato, ma alla fine la trovo passabile, forse persino quasi gradevole.
Pieghevole sì, ma non proprio portatile
Una prima considerazione riguarda la portabilità, ma ci tengo a precisare che non è una critica rivolta esclusivamente alla Fiido M1 Pro. È un discorso più generale che vale, almeno secondo la mia esperienza, praticamente per tutte le fat bike pieghevoli che ho provato fino ad oggi.
Questi modelli sono realizzati con una cerniera centrale che permette di ripiegare il telaio su se stesso, più o meno efficacemente a seconda della bicicletta, con l'obiettivo di ridurne gli ingombri e renderne apparentemente più semplice il trasporto in automobile o su un altro mezzo. In teoria il concetto ha perfettamente senso; nella pratica, però, le cose stanno un po' diversamente.
Il primo problema è naturalmente il peso: nel caso della M1 Pro parliamo di quasi 27 kg, che non sono pochi quando bisogna sollevarla e infilarla in un bagagliaio. Ma anche una volta ripiegata nel migliore dei modi, le dimensioni rimangono tutt'altro che contenute, complici anche gli pneumatici da 4 pollici e, in questo caso, un manubrio piuttosto largo e non ripiegabile. Riporla nel bagagliaio di un'automobile di medie dimensioni può quindi diventare un'operazione tutt'altro che semplice. Forse il problema non si pone per chi dispone di un enorme SUV o di qualche gigantesco pick-up americano, ma con una normale berlina la situazione cambia parecchio.
Ed è qui che continuo a pormi una domanda che mi sono già fatto provando altre fat bike: quale sia realmente il senso di realizzare biciclette così pesanti e ingombranti per poi dotarle di un telaio pieghevole. Onestamente, almeno nell'ottica di una vera portabilità, continuo a non trovarlo particolarmente convincente.
Nel mio caso, comunque, una concreta utilità l'ho trovata. Poter ripiegare la M1 Pro mi ha permesso di trasportarla in ascensore, cosa che con una bicicletta di queste dimensioni dotata di telaio rigido sarebbe stata praticamente improponibile. E vi assicuro che, considerando i quasi 27 kg della bici ai quali possono aggiungersi anche 4-5 kg di una catena antifurto ad elevata sicurezza, riuscire a infilarla nell'ascensore invece di doverla trasportare a mano per le scale è una vera manna dal cielo. Naturalmente serve comunque un ascensore abbastanza capiente, ma le mie membra hanno decisamente ringraziato.
Un problema ancora sottovalutato: la sicurezza
Prima di iniziare la prova vera e propria su strada vorrei fare un'ulteriore considerazione. Le e-bike stanno prendendo sempre più piede e ormai se ne vedono tantissime in circolazione, soprattutto nelle città e tra i rider che effettuano consegne a domicilio. Inevitabilmente, con la diffusione aumenta anche la loro appetibilità per eventuali ladri, soprattutto considerando che non stiamo parlando di mezzi particolarmente economici: per una fat bike elettrica di questo tipo si possono spendere tranquillamente tra i 1.000 e i 1.500 euro.
Proprio per questo ritengo che i produttori dovrebbero iniziare a dedicare maggiore attenzione anche alla deterrenza contro i furti. Qualcuno in realtà si è già mosso in questa direzione: esistono e-bike dotate di GPS integrato, rilevamento del movimento, notifiche in caso di possibile furto e persino chiavi digitali associate al proprietario. Non sono quindi tecnologie futuristiche o particolarmente difficili da immaginare su una bicicletta elettrica.
La Fiido M1 Pro, da questo punto di vista, rimane invece piuttosto tradizionale. Come osservato anche da Luca, già un display removibile e associato elettronicamente alla bicicletta, senza il quale non sia possibile attivare il motore, rappresenterebbe un deterrente in più. Ancora meglio sarebbe integrare nel telaio un sistema di localizzazione, magari accompagnato da una notifica sullo smartphone in caso di movimento della bicicletta quando dovrebbe essere parcheggiata.
Sulla M1 Pro troviamo invece una tradizionale serratura a chiave per la gestione e lo sblocco della batteria, peraltro collocata nella poco pratica posizione sotto il telaio già descritta in precedenza.
Naturalmente nessun sistema elettronico può sostituire una buona catena o un antifurto meccanico adeguato, ma considerando valore, peso e crescente diffusione di queste biciclette credo che sia arrivato il momento di affiancare alla protezione tradizionale qualche soluzione più evoluta. Se su una e-bike da diverse migliaia di euro è già possibile avere GPS nascosto nel telaio, rilevamento del movimento e chiave digitale, sarebbe interessante vedere almeno parte di queste tecnologie scendere progressivamente anche su modelli più accessibili come la M1 Pro.
Comoda, stabile e piacevole da guidare
Nonostante in fotografia la Fiido M1 Pro possa sembrare una bicicletta dalle dimensioni abbastanza contenute, dal vivo e soprattutto quando ci si sale in sella la sensazione è decisamente diversa. La bici è piuttosto lunga e consistente e, almeno inizialmente, avevo qualche timore relativamente alla stabilità e alla facilità con cui sarei riuscito a gestirla.
Timori che sono praticamente scomparsi già dopo le prime pedalate. La M1 Pro si è dimostrata fin da subito molto comoda e soprattutto davvero stabile, con una pedalata fluida e omogenea e un intervento del motore che accompagna molto bene lo sforzo del ciclista. La sensazione di stabilità rimane anche affrontando le curve, dove la bici trasmette sempre una notevole sicurezza. Il feeling su strada, anche per dimensioni, peso e pneumatici generosi, per certi versi è quasi più vicino a quello di un piccolo ciclomotore che a quello di una normale bicicletta.
Una buona parte del merito della fluidità della pedalata va secondo me al sensore di coppia e soprattutto alla logica con cui è stata gestita l'assistenza. Tra le e-bike che ho provato fino ad oggi, la M1 Pro è probabilmente una di quelle nelle quali ho avvertito meno stacchi o interventi bruschi del motore. La spinta arriva in maniera molto progressiva e ben proporzionata allo sforzo esercitato sui pedali, senza strappi eccessivi, e questo comportamento rimane piuttosto naturale anche affrontando le salite.
I livelli di assistenza sono tre, oltre naturalmente alla possibilità di utilizzare la bicicletta con il motore completamente spento. Il livello 1, Eco, è più che sufficiente per muoversi piacevolmente in pianura e affrontare pendenze lievi. Quando la strada comincia a salire in maniera più decisa si può passare al livello 2, Sport, che permette ancora di mantenere una pedalata molto naturale e fluida anche su dislivelli più consistenti. Il terzo livello, Turbo, diventa invece utile sulle pendenze realmente impegnative e fornisce una spinta decisamente più importante. Una volta terminata la salita, però, tornando su un tratto pianeggiante l'assistenza può risultare quasi eccessiva e restituire per qualche istante una sensazione meno naturale, quasi come se ci si trovasse alla guida di un piccolo ciclomotore.
Naturalmente molto dipende anche dall'utilizzo corretto del cambio. Da questo punto di vista la M1 Pro mi è piaciuta parecchio: bilanciando opportunamente rapporto e livello di assistenza si riesce quasi sempre a trovare una combinazione che rende la pedalata agevole e la passeggiata estremamente piacevole. Il comando del cambio è inoltre molto comodo ed ergonomicamente ben studiato, con una leva e un pulsante azionabili semplicemente con il pollice della mano destra. Non è necessario lasciare la manopola o modificare la posizione della mano sul manubrio, cosa tutt'altro che secondaria quando si è in movimento. Lo stesso vale per i livelli di assistenza, che possono essere aumentati o diminuiti con il pollice della mano sinistra senza dover spostare la mano dalla normale posizione di guida.
Il limite dei 50 Nm sulle salite più estreme
Ho voluto però mettere alla prova il motore anche in una situazione decisamente più estrema, affrontando la ripidissima salita che costeggia il Castello Della Monica a Teramo e risale il colle di San Venanzio dalla zona di Piazza Garibaldi verso Viale Cavour. Non abbiamo a disposizione una misurazione ufficiale della pendenza, ma sulla base del dislivello e dello sviluppo del percorso una stima indicativa la collocherebbe nell'ordine del 25-30%. Insomma, siamo decisamente al di fuori della normale salita che può capitare di affrontare durante una passeggiata in bicicletta.
In queste condizioni anche il massimo livello di assistenza ha mostrato i propri limiti. Dopo circa un quarto della salita la fatica ha cominciato a farsi sentire in maniera evidente e, arrivato più o meno a tre quarti del percorso, il motore si è praticamente seduto impedendomi di proseguire oltre. Va naturalmente considerato che si trattava di una prova volutamente estrema e che il peso di chi scrive non è esattamente trascurabile: non prenderei quindi questo risultato come un limite nell'utilizzo normale della M1 Pro. Rimane però la sensazione che, per una fat bike di queste dimensioni e peso, un motore con qualcosa in più dei 50 Nm disponibili avrebbe garantito una maggiore riserva nelle situazioni più impegnative. Nell'utilizzo normale, invece, scegliendo correttamente rapporto e livello di assistenza, la potenza disponibile si è dimostrata più che adeguata.
Comfort e comportamento sui fondi sconnessi
La M1 Pro si è rivelata davvero piacevole da guidare anche in città, affrontando strade tutt'altro che perfette, con asfalto sconnesso, buche e avvallamenti. La bicicletta rimane stabile e facilmente controllabile e anche le sospensioni fanno bene il loro lavoro, riuscendo ad attutire in maniera piuttosto efficace gli scossoni provocati dalle asperità del fondo stradale.
La bici si presta tranquillamente anche a percorsi extraurbani e a qualche escursione fuori dall'asfalto, purché non si pretenda di trasformarla in qualcosa che non è. Su sterrati abbastanza regolari si comporta bene, mentre adotterei qualche cautela in più su ghiaia, fango e fondi particolarmente cedevoli o sconnessi. Gli pneumatici hanno certamente una superficie di appoggio molto ampia, ma la tassellatura non mi sembra sufficientemente aggressiva per affrontare con la stessa sicurezza terreni realmente difficili. Fuoristrada quindi sì, ma con una certa moderazione.
Una considerazione meno positiva riguarda invece la sella. Al primo impatto sembra piuttosto comoda, soprattutto quando si riesce a sfruttarne completamente la superficie e a mantenere la seduta nella posizione corretta. Dopo una permanenza più lunga in sella, però, il giudizio cambia parzialmente. Durante la pedalata si tende infatti a scivolare leggermente in avanti e, con il passare del tempo, il comfort diminuisce. Non arriverei a definirla particolarmente fastidiosa, ma dopo un'uscita sufficientemente lunga sicuramente non è tra le selle più comode che abbia provato.
Motore spento e rumorosità
Ho voluto naturalmente provare la M1 Pro anche con il motore completamente spento. In perfetta pianura la bicicletta riesce a muoversi abbastanza agevolmente e la pedalata rimane sorprendentemente naturale, senza richiedere uno sforzo esagerato nonostante il peso del mezzo. Basta però incontrare anche una pendenza relativamente modesta perché la situazione cambi rapidamente: i quasi 27 kg della bicicletta, sommati a quelli del bisonte che la guida, cominciano inevitabilmente a farsi sentire e la pedalata diventa decisamente più impegnativa. In questi casi ho trovato molto più sensato affidarmi almeno al primo livello di assistenza, sufficiente a riportare immediatamente lo sforzo su valori decisamente più piacevoli.
Devo invece parzialmente correggere quanto avevo rilevato durante la prima uscita per quanto riguarda la rumorosità del motore. Il rumore c'è e diventa chiaramente avvertibile aumentando il regime di rotazione. Alle velocità più basse tende in parte a confondersi con i normali rumori prodotti dalla pedalata e dalla trasmissione, mentre quando il motore lavora maggiormente la sua presenza diventa evidente. Non lo considero comunque eccessivamente fastidioso, ma è sicuramente percepibile, confermando quindi almeno in parte quanto aveva già osservato Luca durante la sua prova.
La frenata
Ho naturalmente provato anche l'efficacia della frenata partendo da velocità abbastanza sostenute, pur tenendo sempre in considerazione il problema che si è presentato sul nostro esemplare. Proprio per il non perfetto funzionamento del freno anteriore non possiamo quindi esprimere una valutazione definitiva sulle reali prestazioni dell'impianto frenante della M1 Pro.
Detto questo, utilizzando contemporaneamente entrambi i freni la bicicletta riesce comunque a fermarsi in spazi che mi sono sembrati decisamente ragionevoli, trasmettendo una buona sensazione di sicurezza nonostante le condizioni non ottimali dell'impianto anteriore. Nelle frenate decise, ma senza arrivare alla vera e propria "inchiodata", la decelerazione rimane piuttosto progressiva e la sensazione, tanto per rendere l'idea e senza voler assolutamente parlare di un vero sistema ABS, ricorda vagamente proprio l'effetto di un antibloccaggio.
Ho però voluto spingermi oltre e provare una frenata realmente aggressiva. In questo caso la ruota posteriore si blocca effettivamente e, già partendo da velocità mediamente sostenute, lo pneumatico può iniziare a scivolare sull'asfalto con tutte le conseguenze del caso sulla stabilità. Quindi nessun "effetto ABS" quando si arriva realmente al limite: modulando invece correttamente i freni e senza arrivare al bloccaggio, la M1 Pro riesce a rallentare e fermarsi in tempi più che accettabili e mantenendo un comportamento facilmente controllabile.
Rimane naturalmente la grande riserva legata al problema del nostro esemplare. Non sappiamo come si comporterebbe l'impianto con il freno anteriore perfettamente funzionante e proprio per questo preferisco non esprimere un giudizio definitivo sulla potenza frenante complessiva della bicicletta.
Autonomia reale
Un primo dato abbastanza concreto possiamo invece darlo sull'autonomia. Nel mio caso, dopo poco più di 50 km di utilizzo, è stato necessario ricaricare la batteria. Siamo quindi abbastanza lontani dagli 88,79 km dichiarati dal produttore, ma sarebbe altrettanto scorretto utilizzare questo numero per affermare semplicemente che l'autonomia dichiarata non sia realistica. Il consumo di una e-bike varia enormemente in funzione del peso del ciclista, dei livelli di assistenza utilizzati, delle pendenze, del tipo di percorso e dello stile di guida. Una persona non propriamente leggera come il sottoscritto richiede inevitabilmente un intervento maggiore del motore e quindi un consumo superiore rispetto a quello che potrebbe ottenere un ciclista di peso medio in condizioni più favorevoli. Considerando inoltre che durante la prova non ho certo risparmiato alla M1 Pro salite e utilizzo dei livelli di assistenza più elevati, i poco più di 50 km ottenuti mi sembrano un risultato assolutamente plausibile.
Conclusioni
Alla fine di questa prova la Fiido M1 Pro mi ha convinto probabilmente più di quanto mi aspettassi dopo il primo contatto. Non è una bicicletta perfetta e presenta alcune scelte che continuo a trovare discutibili, ma una volta saliti in sella riesce a mettere in secondo piano diversi dei dubbi iniziali grazie soprattutto a una guida estremamente piacevole, stabile e, per certi versi, quasi rassicurante.
Il suo punto di forza principale, almeno secondo me, non è tanto la potenza del motore quanto il modo in cui questa viene gestita. I 50 Nm disponibili non fanno miracoli e la prova sulla salita estrema nei pressi del Castello Della Monica lo ha dimostrato abbastanza chiaramente, ma nell'utilizzo normale sono più che sufficienti. Soprattutto, l'abbinamento tra il sensore di coppia Mivice S200 e la gestione dei tre livelli di assistenza è uno dei più riusciti che abbia trovato sulle e-bike provate fino ad oggi. L'intervento del motore è progressivo, la pedalata rimane naturale e, imparando a giocare correttamente con cambio e assistenza, guidare la M1 Pro diventa veramente piacevole.
Mi è piaciuta molto anche la sensazione di stabilità che trasmette praticamente in ogni situazione. Il peso elevato, le dimensioni generose e gli pneumatici da 4 pollici, che rappresentano inevitabilmente degli svantaggi quando bisogna sollevarla o caricarla in automobile, una volta in movimento diventano quasi dei punti di forza. La M1 Pro rimane composta sulle strade dissestate, affronta le curve senza mettere in apprensione e assorbe piuttosto bene buche e avvallamenti. In alcuni momenti, per solidità e sensazione di sicurezza, sembra quasi di guidare un piccolo ciclomotore più che una bicicletta.
Naturalmente qualcosa da migliorare c'è. Il peso di quasi 27 kg rende abbastanza relativo il concetto di "bicicletta pieghevole", soprattutto considerando che il manubrio non può essere ripiegato. La sella, apparentemente molto comoda durante i primi chilometri, alla lunga mi ha convinto meno, mentre il motore è chiaramente udibile quando viene fatto lavorare a regimi più elevati. Avrei inoltre gradito qualcosa in più sul fronte della sicurezza contro i furti, magari con un sistema di localizzazione integrato o almeno un display removibile e associato elettronicamente alla bicicletta.
Rimane poi il problema del freno anteriore del nostro esemplare. Fiido ha reagito rapidamente inviandoci l'intero gruppo in sostituzione, cosa che va certamente riconosciuta al produttore, ma anche il nuovo componente non ha funzionato perfettamente. La capacità di arresto che abbiamo riscontrato è stata comunque più che sufficiente, ma non avrebbe senso trasformare questa impressione in un giudizio definitivo su un impianto che non abbiamo mai potuto provare nelle condizioni previste dal costruttore. È probabilmente il rammarico maggiore di questa prova.
Anche i poco più di 50 km ottenuti con una ricarica sono lontani dai quasi 89 km dichiarati, ma nel mio caso non li considero affatto un risultato negativo. Peso del ciclista, salite affrontate e utilizzo frequente dei livelli superiori di assistenza hanno sicuramente presentato alla batteria un conto piuttosto salato e, come sempre quando si parla di autonomia di una e-bike, il dato dichiarato va considerato nelle condizioni nelle quali viene ottenuto e non come una promessa valida per qualsiasi utilizzatore.
Alla fine credo che il giudizio sulla Fiido M1 Pro dipenda soprattutto da quello che si cerca. Chi vuole una bicicletta realmente compatta e facilmente trasportabile probabilmente dovrebbe guardare altrove, così come chi pretende prestazioni quasi da ciclomotore sulle pendenze più estreme. Chi invece cerca una fat bike robusta, molto stabile, confortevole sui fondi non perfetti e soprattutto piacevole da pedalare può trovare nella M1 Pro una proposta decisamente interessante.
E poi c'è il design. Continuo a non essere completamente convinto di quel manubrio azzurro quasi fluorescente e non credo che tra qualche giorno mi sveglierò improvvisamente innamorato della colorazione scelta da Fiido. Devo però riconoscere che, in un mercato nel quale troppe fat bike finiscono per assomigliarsi tutte, almeno la M1 Pro ha una personalità ben precisa. E dopo averci percorso parecchi chilometri posso dire che, fortunatamente, non è soltanto una questione di estetica.
Per maggiori informazioni: it.fiido.com
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