Samsung, SK Hynix e Micron sotto accusa per la crisi delle memorie RAM
I tre principali produttori a livello globale sono imputati di aver formato un cartello, violando le norme antitrust statunitensi ed europee, per fissare i prezzi dei chip DRAM e NAND, causando l'impennata dei prezzi che colpisce ogni categoria dell'elettronica di consumo
In California è stata intentata una class action contro Samsung, SK Hynix e Micron, collegata alla crisi delle RAM che colpisce attualmente l'industria. Le tre compagnie producono da sole circa il 90-95% dei chip DRAM a livello globale, oltre a una quota significativa delle memorie NAND flash. L'imputazione è di aver coordinato tagli alla produzione dei chip DRAM convenzionali (DDR3 e DDR4), spostando al contempo la capacità produttiva verso le memorie HBM utilizzate nei data center per l'IA. Samsung, SK Hynix e Micron quindi avrebbero formato un cartello per fissare i prezzi, anziché competere in modo indipendente, violando sia la legge antitrust statunitense (Sherman Act) che la legge europea sulla concorrenza. Questo sarebbe alla base di un aumento dei prezzi del 700% negli ultimi quattro anni. La tesi è rafforzata dal fatto che ciascuna abbia espanso solo limitatamente la propria capacità produttiva nello stesso periodo e di recente tutte abbiano annunciato piani di espansione. L'elettronica di consumo è naturalmente uno dei settori più colpiti e si prevede che lo sarà a lungo. Alcuni tra i casi più recenti sono l'aumento dei prezzi di PlayStation 5 e dei visori Meta Quest, in vigore giù da qualche mese. Ancora più eclatanti sono quelli della settimana scorsa, iniziando dal lancio delle Steam Machine.
Si tratta di PC ultra compatti, con architettura AMD Zen 4 / RDNA3, ottimizzati per il gaming, su cui gira il sistema operativo SteamOS basato su Linux. Valve li propone come un'alternativa alle console, puntando molto sul fatto che il software è in generale più vario e meno costoso. I prezzi tuttavia si sono rivelati nettamente superiori alle aspettative. Si parte da €1.039 per Steam Machine da 512GB, mentre per quella da 2TB con anche il nuovo Steam Controller bisogna sborsare €1.428. Questo in cambio di un hardware dalla potenza inferiore a PS5 Pro, venduta attualmente a €899. La carenza di RAM inoltre non ha avuto solo ripercussioni sui prezzi, ma ha limitato anche il numero di unità prodotte, al punto che Valve ha applicato un sistema di prenotazione e selezione casuale. Sempre la settimana scorsa Apple ha annunciato aumenti fino al 67%, con Apple TV 4K che ora parte da €229, e anche Xbox ha ritoccato i prezzi per la terza volta. Ciascuna azienda ha dato la colpa all'aumento dei costi delle memorie DRAM e NAND flash, queste ultime utilizzate negli SSD. L'attenzione di conseguenza si è spostata sui principali produttori di chip di memoria, che hanno tutti puntualmente negato le accuse. Micron fra l'altro, ritirandosi dalla produzione consumer con il marchio Crucial alla fine del 2025, ha contribuito sicuramente all'impennata dei prezzi delle RAM.
Samsung e SK Hynix hanno dichiarato precedentemente che le loro priorità produttive riflettono la crescente domanda di intelligenza artificiale e non una forma di collusione. Da notare che già in passato l'industria della memorie è stata considerata colpevole di manipolazione dei prezzi, anche se si tratta di eventi che risalgono a più di 20 anni fa. Nel 2005 Samsung e SK Hynix si sono dichiarate colpevoli in un caso antitrust negli Stati Uniti, pagando rispettivamente multe per 300 e 185 milioni di dollari. La causa ha portato in carcere i dirigenti coinvolti, che avevano coordinato i prezzi delle memorie DRAM via email e telefono. Due delle aziende oggi imputate sono state anche oggetto di un'indagine da parte della Commissione Europea in un simile caso di coordinamento illegale dei prezzi delle DRAM. Samsung ha ricevuto una multa di 146 milioni di euro, mentre Micron ha evitato la sanzione collaborando con le autorità europee.
Fonte: Flatpanels HD, Law360



