Social Buttons AV Magazine su Facebook AV Magazine su Twitter AV Magazine RSS AV Magazine Newsletter

J. Edgar

di Alessio Tambone , pubblicato il 11 Gennaio 2012 nel canale CINEMA

“Clint Eastwood racconta sul grande schermo l'incredibile personalità di J. Edgar Hoover, a capo dell'FBI per circa 50 anni. Attore protagonista Leonardo DiCaprio, distribuzione nelle sale cinematografiche curata da Warner”

Introduzione

J. Edgar Hoover è stato uno degli uomini più potenti di tutta l'America. A capo dell'FBI per circa 50 anni, ha accompagnato presidenti (ben 8), guerre verso minacce vere e immaginarie, infrangendo spesso le regole in nome della protezione dei cittadini americani. La stesura di un memoriale è occasione per rivivere gli avvenimenti passati, dalla prima nomina alla caccia ai celebri gangster, con la nascita del moderno Federal Bureau of Investigation (FBI).

J. Edgar non è un film biografico, almeno nel senso più classico del termine. La storia di Hoover non è raccontata attraverso un susseguirsi di episodi storici, presenti (dalle Pantere Nere a Martin Luther King, passando per John Dillinger, il Ku Klux Klan, il rapimento Lindbergh) ma spesso solamente citati. J. Edgar è un film che racconta le relazioni dello stesso Hoover con i suoi contemporanei. C'è Clyde Tolson (Armie Hammer) e il doppio rapporto privato/lavorativo, c'è la storica segretaria Helen Gandy (Naomi Watts) e l'ingombrante madre Anne Marie (Judi Dench), oltre naturalmente ai vari presidenti e politici incontrati lungo il cammino.

Le relazioni sono raccontate nel dettaglio e tramite esse sono individuati i vari momenti storici, con precise conversazioni che se da un lato arricchiscono lo script dal punto di vista narrativo, dall'altro lo appesantiscono. La sceneggiatura di Dustin Lance Black (premio Oscar per lo script di Milk) a tratti è lenta ma soprattutto ripetitiva. Lo stesso meccanismo del flashback è uguale a se stesso per tutti i 137 minuti di durata, con la voce fuori campo di Hoover che ricollega le varie scene presentate.

Dal canto suo Clint Eastwood dirige il film in maniera impeccabile. Classico nell'impostazione generale, Eastwood gira con la macchina da presa spesso inclinata verso l'alto o verso il basso, sottolineando stature politiche, rapporti personali e carismi dei personaggi sullo schermo. Spesso Eastwood inquadra la scena attraverso il riflesso di uno specchio o di un vetro, mentre enfatizza le riprese insieme al fidato direttore della fotografia Tom Stern con un sapiente gioco di luci e ombre, richiamando l'intrigata personalità dello stesso Hoover. In un paio di occasioni le riprese sono erroneamente fuori fuoco.