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Midnight in Paris

di Dimitri Bosi , pubblicato il 05 Dicembre 2011 nel canale CINEMA

“Il grande Woody Allen si ferma a Parigi. Tra presente e passato, un film nostalgico e attuale interpretato dall'ottimo Owen Wilson con un degno supporto di attori protagonisti e non. Distribuzione italiana curata da Medusa”

La nostalgia si sa, è uno dei sentimenti chiave della nostra epoca, così come di ogni periodo di crisi e difficoltà. Lo sguardo al passato diventa elemento di fuga verso un'epoca aurea in cui si stava meglio, in cui si poteva assaporare pace e prosperità, le arti e le lettere vivacizzavano le menti a dispetto della volgarità, della crisi dei valori, dell'economia e di tante altre cose che affliggono la nostra come tutte le contemporaneità. Tanti film odierni trasudano palese nostalgia, come Captain America per il cinema americano degli anni '80. In questo caso la stessa messa in scena del film è un misto di antico e moderno, di vecchio e di futuribile che non manca di affascinare. Questa é inesorabilmente l'epoca del vintage!

Woody Allen costruisce il suo film intorno a questo sentimento dominante e usa un luogo che è di per stesso simbolo di un'epoca chiave della storia del cinema e fonte inesauribile di ispirazione creativa: ovvero Parigi, l'epoca in cui la città fu crocevia dell'arte del nascente '900, delle grandi avanguardie, in cui si incrociano Picasso, Man Ray, Buñuel, Dalì, Scott Fitzgerald, Hemingway e tanti altri. La forza di Allen sta come sempre - oltre che nei dialoghi, ritmo, interpreti, musiche, tutte perfettamente azzeccate in questo caso - nella forza di una soluzione narrativa surreale e assolutamente straniante che la regia sa rendere perfettamente plausibile.

In un presente piatto e afflitto da moglie frivola e suoceri spendaccioni, lo scrittore Gil, interpretato da uno straniato Owen Wilson, ritrova se stesso passeggiando per le vie di Parigi, dove una sera trova il passaggio di una letterale "macchina del tempo", un'auto d'epoca che lo trasporta nella Parigi degli anni '20, la sua epoca, quella di cui è innamorato, in cui vorrebbe vivere a contatto con i geni di quella straordinaria stagione. Gil si ritrova quindi in un altro tempo, ci verrebbe da dire il tempo dell'arte, quello prodotto dalla fascinazione dell'opera d'arte - che gli altri del suo gruppo non sanno cogliere. Pur attraversando gallerie di quadri, architetture meravigliose, nessuno é realmente "innamorato del suo sogno" come lo é il protagonista, l'unico in grado di vedere quei luoghi con un reale abbandono, come nella scena iniziale in cui sul ponte bacia la sua futura moglie immerso in una inquadratura che é un quadro di Monet.

Insomma il protagonista vive realmente ed empaticamente l'opera d'arte rispetto agli approcci accademici e superficiali del gruppo che lo accompagna - tra tutti spicca per idiozia e saccenza il grande Michael Sheen. Ma il tempo dell'arte permette a Gil di tornare utilmente alla concretezza del reale: ricercando il sogno il protagonista impatta finalmente la realtà nella scena finale quando incontra la ragazza che vende i dischi di Cole Porter. Una lezione magistrale quella di Allen sul circolo virtuoso che lega la nostra esperienza dell'arte (e del sogno) alle realtà dei nostri sentimenti.

Voto finale 8

 

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Commenti (3)

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Commento # 1 di: giovideo pubblicato il 07 Dicembre 2011, 20:07
visto l'altra sera:
davvero un bel film lo consiglio anche a chi Woody non piace
Commento # 2 di: Baphomet pubblicato il 08 Dicembre 2011, 21:12
Assolutamente tra i migliori ultimi Allen, e quello che parla più e meglio di cinema, arte e realtà. Visto ad Agosto in Argentina, e ne consiglio assolutamente la versione in lingua originale!
Commento # 3 di: mgiovene pubblicato il 13 Dicembre 2011, 23:59
Consigliato senza riserve, confermo uno dei migliori di Allen! Bellissimo