![]() |
|||||||||
| Stampa | |||||||||
|
|||||||||
Pagina 1 -
La serie “C” di LG rappresenta solitamente l’OLED dall’ottimo rapporto qualità/prezzo, ovvero la scelta migliore per la maggior parte degli utenti. Il 2026 vede il debutto della serie C6, che non promette rivoluzioni ma mette sul piatto diversi miglioramenti rispetto ai modelli precedenti. Dopo un primo contatto avvenuto lo scorso aprile presso la sede di LG (ve lo abbiamo raccontato qui), ho avuto l’occasione di testare un esemplare definitivo e di metterlo a confronto con alcuni pesi massimi della tecnologia LCD. Mi riferisco a Sony Bravia 9 II (qui la nostra recensione), Hisense UR9S (qui le nostre prime impressioni) e TCL C8L (qui l'anteprima realizzata a maggio). In un secondo momento ho anche organizzato uno shoot-out tra le ultime due generazioni della serie C, C5 e C6, ma di questo parleremo in un altro articolo che arriverà a breve. Il C6 vale la spesa o è un prodotto che non presenta particolari motivi di interesse?
Sommario
Caratteristiche e designLa serie C6 propone modelli da 42, 48, 55, 65, 77 e 83 pollici. Attenzione a scegliere bene il taglio, perché mai come quest’anno le prestazioni sono legate a doppio filo con le dimensioni. I tagli da 42 e 48 pollici sono, come sempre, un po’ meno luminosi: l’alta densità di pixel li rende meno efficienti degli altri, ma non è una novità. A cambiare sono soprattutto i tagli da 77 e 83 pollici, che sono equipaggiati con pannelli Tandem WOLED e adottano la Radiant Color Technology, simili alla serie G6 anche se non identici. Il 55 e il 65 pollici, quest'ultimo oggetto di questa recensione, montano i pannelli OLED.EX di ultima generazione, con risoluzione Ultra HD e una frequenza di aggiornamento a 165 Hz.
LG ha modificato la disposizione dei pixel: si passa dalla struttura RWGB all’attuale RGWB. Come vedremo ci sono migliorie, anche se non sono eclatanti (il testo scritto è leggermente più nitido). Il design è praticamente identico a quello del C5, tanto che distinguerli ad occhio è di fatto impossibile. Durante le comparative tra le due generazioni ho dovuto affidarmi alla posizione - C6 a sinistra e C5 a destra - per identificare i modelli; in più di un’occasione ho comunque ricontrollato il seriale sul retro e credo che questo sia molto indicativo. Non è comunque un difetto: le linee scelte sono pulite, specialmente sul frontale che è quasi interamente occupato dallo schermo. Non ci sono nemmeno loghi: l’unico presente è sul piedistallo, che è sempre la stessa base centrale in metallo e plastica, stabile e piuttosto robusta. Il retro ripropone la finitura in finta pietra - in realtà è plastica - con uno spessore che aumenta in basso e in prossimità del centro. Ci sono ovviamente gli sportelli per nascondere le viti e per gestire meglio i cavi. La qualità costruttiva è molto buona: anche se il prodotto non è di fascia premium, il colosso coreano non ha compiuto scelte al risparmio. Il telecomando fornito in dotazione con l’esemplare che ho ricevuto da LG è quello internazionale, con un numero ridotto di pulsanti e sostanzialmente uguale a quello del C5. Cambia solo il colore, che passa dal nero a un grigio molto scuro. Il modello in vendita in Italia è diverso: è più grande e integra un tastierino numerico in alto, un requisito essenziale per tutti i prodotti - l’alternativa sarebbe quella di fornire due telecomandi. In entrambi i casi è presente il microfono per l’interazione vocale. Le porte sono collocate sulla sinistra, parallele allo schermo; tra tutte spiccano i quattro ingressi HDMI 2.1 dotati di funzionalità complete, inclusa eARC sulla porta HDMI 2. Da questo punto di vista la dotazione non potrebbe essere più completa. Il processore video è probabilmente il vero punto di rottura tra C5 e C6: si passa infatti dall’Alpha 9 di ottava generazione all’Alpha 11 di terza generazione, quello che troviamo anche sulla serie G6. In parole povere non c’è più nessuna differenza nell’elaborazione del segnale tra la fascia media e i top di gamma. Ovviamente non mancano le ottimizzazioni affidate all’intelligenza artificiale, che si occupa di upscaling, suono, mappatura dei toni in HDR e immagini in movimento. Va sottolineato che i cambiamenti non sono solo software: il chip O24N è stato sostituito da O26, che introduce l’elaborazione del segnale a 12-bit contro i 10-bit dei predecessori. Aumenta così la precisione nel riprodruire le sfumature, come abbiamo spiegato in dettaglio in questo articolo. Il C6 supporta HDR nei formati HDR10, HLG e Dolby Vision IQ. È compatibile con Dolby Atmos, Dolby Atmos FlexConnect, G-Sync di NVIDIA, FreeSync Premium di AMD e Ambient Filmmaker Mode, che si regola automaticamente in base alle condizioni della stanza. La Smart TV è basata su webOS 26 e garantisce cinque anni di aggiornamenti. Il sistema audio è dotato di 2.2 canali con una potenza complessiva di 40 W. Caratteristiche dichiarate:
Misure e calibrazione
Il primo contatto con il TV passa necessariamente per la modalità video proposta alla prima accensione. Le prestazioni sono poco soddisfacenti, come accade puntualmente con praticamente ogni prodotto. La temperatura colore tende al blu e lo si nota a occhio.
Va però detto che c’è una discreta linearità e la soglia di errore, pur essendo troppo alta, non è così catastrofica come su altri modelli. Usare il C6 in queste condizioni non avrebbe comunque alcun senso: sono quindi due le operazioni da compiere, ovvero disattivare il risparmio energetico e cambiare modalità.
Per il primo passaggio si deve aprire il menu, andare su Impostazioni -> Generale -> Risparmio energetico -> Disattiva. Per il secondo è sufficiente selezionare Filmmaker, ottimale per tutte le situazioni: SDR, HDR e Dolby Vision
Luce ambientale Filmmaker si regola automaticamente sfruttando le informazioni ricavate dal sensore che misura la luce presente. Si attiva entrando nelle impostazioni, poi Immagine -> Luminosità e scorrendo verso il basso.
Per effettuare le misure e la calibrazione ho usato Calman Calibration Software di Portrait Displays. La modalità Filmmaker offre un'ottima taratura di fabbrica. Sulla scala dei grigi l'errore è molto basso: il DeltaE medio è 1,1, molto al di sotto della soglia critica per l’occhio di un utente comune (pari a 3).
Anche la linearità è eccellente: il gamma è leggermente più basso del riferimento (2,36 invece di 2,4), ma è uno scostamento trascurabile che schiarisce appena l’immagine. La stessa accuratezza si ritrova anche nella riproduzione dei colori: il color checker ha un DeltaE medio di 1,2 con un massimo di 2,4, mentre per le saturazioni si scende ancora, con una media di 1,15 e un massimo di 1,91.
In HDR la calibrazione è un po’ meno precisa ma comunque buona. Sulla scala dei grigi si nota come il TV abbia la tendenza a scurire un pochino l’immagine. Il DeltaE è più alto rispetto alla gamma dinamica standard, ma non supera comunque il valore di 3.
La fedeltà cromatica è notevole: tutti i grafici riportano una soglia di errore relativamente bassa, se si escludono alcuni errori di luminanza e nelle saturazioni dello spazio colore BT.2020, che sono legati alla tecnologia usata per il pannello - per avere di meglio occorrono i Tandem WOLED.
Il DeltaE medio è 2,33/1,18 (con e senza luminanza) sul color match - il test più impegnativo -, scende a 1,49/1,16 sul color checker e si attesta a 1,61 nelle saturazioni in DCI. La copertura dello spazio colore BT.2020 raggiunge il 71,65% xy e 75,67% uv, mentre quella del DCI-P3 è quasi completa, con il 98,99% xy e il 99,55% uv.
I picchi di luminanza in HDR sono i seguenti:
In gamma dinamica standard, con Luce Pixel OLED al massimo e Luminosità massima su Alto, la luminanza tocca i 266 nit a pieno schermo. La calibrazione è semplice, soprattutto in SDR: i controlli rispondono tutti puntualmente e si possono ottenere risultati eccellenti anche con il bilanciamento a 2 punti e qualche ritocco sui colori.
In HDR il CMS (Color Management System) non sembra invece funzionare, tanto che agire sul rosso, ad esempio, non porta alcun risultato, nemmeno togliendo o aggiungendo il massimo della saturazione. LG sta aggiornando spesso il firmware, e anche il comportamento sulla EOTF in HDR è leggermente cambiato durante le prove che ho effettuato.
Auspico quindi che questo limite venga corretto con un futuro rilascio, perché agire sulla saturazione è necessario se si vuole ottenere il massimo della precisione. Nel frattempo c’è comunque un modo per aggirare questa limitazione: si può sfruttare la voce Profondità del colore, cioè il controllo globale che regola la saturazione di tutte le tinte.
Il valore ottimale che ho individuato è 62, ma ovviamente consiglio di verificarlo sull’esemplare in proprio possesso: una certa variabilità è sempre possibile. Personalmente ho prima misurato le saturazioni in BT.2020, DCI-P3, color checker e color match, e poi ho alzato progressivamente il valore cercando una media tra tutti i grafici. È un metodo che richiede un po’ di tempo, ma che porta poi ottimi frutti. A TV tarato, la scala dei grigi in gamma dinamica standard è esemplare: linearissima e con un DeltaE medio di 0,2. Migliorano marginalmente anche i colori: sul color checker la media è 1,2 con un massimo di 2,17; le saturazioni fanno invece registrare rispettivamente un DeltaE di 1,02 e 1,9. Il vero salto di qualità c’è con l’HDR: il C6 segue il riferimento con precisione fino al 70% circa, quando applica un roll-off progressivo - l’immagine si scurisce per non perdere dettagli sulle alte luci. Il DeltaE non supera 1,2 lungo la scala dei grigi. Il passo in avanti è evidente anche su tutti gli altri grafici (color match, color checker, ecc.): la soglia di errore si attesta mediamente sotto il 2, con solo pochi valori superiori a 3. Basta del resto una semplice occhiata per accorgersi di quanto siano più precise le saturazioni del rosso, e non solo. La copertura del BT.2020 è pari al 71,61% xy e al 75,56% uv, quella del DCI-P3 è del 98,89% xy e del 99,56% uv. Dove invece si può ancora ottimizzare è sulla tenuta della saturazione a bassa luminanza: quando si tratta di rappresentare tonalità molto scure ma cariche, la soglia di errore si può alzare e in alcuni casi è visibile anche ad occhio.
La prova di visioneIl primo aspetto su cui mi voglio soffermare non riguarda la qualità dell'immagine, ma un semplice consiglio. Durante le prime ore di utilizzo, il pannello del C6 è piuttosto incline alla ritenzione temporanea delle immagini più luminose. Suggerisco perciò di prestare un po’ di attenzione e riguardo (basta ridurre leggermente la Luce Pixel OLED nelle prime ore), non tanto per il rischio di danni - non c’è alcun pericolo concreto - ma per utilizzare il TV con maggiore soddisfazione. Ricordo che la serie C non è provvista dello stesso sistema di dissipazione del calore presente invece sulla serie G. È la ragione - insieme alla luminanza aumentata - per cui il C6 è più incline a questi fenomeni, che ripeto essere assolutamente temporanei. Il semplice utilizzo funge anche da rodaggio e tende progressivamente a ridurne l’incidenza. Passando ai test veri e propri, ho iniziato come sempre dai contenuti a risoluzione standard e HD. Il passaggio dal processore Alpha 9 all’Alpha 11 non è un vantaggio solo sulla carta: la ricostruzione del dettaglio è visibilmente migliore, specialmente sui dettagli più fini, come i capelli, la trama di un tessuto o lo stacco tra il primo piano e lo sfondo. Da questo punto di vista LG si pone ormai tra i marchi che gestiscono meglio l’upscaling, anche se secondo me Sony offre ancora qualcosa in più per quanto riguarda la versatilità, grazie a molti parametri per personalizzare la resa. Il processore Alpha 11 porta in dote anche un’ottima gestione delle immagini in movimento. Non ho potuto affiancare un G5 per un confronto diretto, ma le prestazioni mi sono sembrate in linea con i top di gamma 2025. La modalità Filmmaker tratta il materiale a 24 fotogrammi al secondo senza alterare la cadenza naturale (bassa) e senza introdurre micro-scatti. Ovviamente sono disponibili tutte le opzioni per aumentare la fluidità e diminuire il motion blur (la sfocatura): tra tutte consiglio la modalità personalizzata, che consente molta più libertà, basta non esagerare forzando gli interventi oltre la metà (scarsa) della scala. Suggerisco invece di non considerare la voce OLED Motion, quella che inserisce fotogrammi neri (è il black frame insertion) per migliorare il dettaglio nei rapidi movimenti. I motivi sono quelli che ripeto ormai da anni: le controindicazioni superano i vantaggi. Parliamo di sfarfallii fastidiosi, scatti causati dalla frequenza di aggiornamento bloccata a 60 Hz e di un quadro che si scurisce in modo evidente. Restando in tema di luminosità, il C6 ne offre a sufficienza per una visione confortevole anche in ambienti illuminati. Non è come la serie G, ma si difende bene se si tengono a mente i limiti del filtro antiriflesso. Il trattamento lucido è efficace contro la luce diffusa, lo è decisamente meno nell’abbattere i riflessi diretti. In poche parole: va evitato il posizionamento di fronte a una finestra o a una lampada. Il livello del nero non degrada mai, preservando un eccellente rapporto di contrasto in ogni situazione.
Il lavoro svolto da LG sul pannello è davvero ottimo: la tecnologia alla base è sempre la stessa, cioè OLED.EX, ma gli affinamenti apportati negli anni si vedono. Il confronto che permette di comprenderlo al meglio è quello con la serie G4, il top di gamma 2024. Il C6 è un po’ meno luminoso a pieno schermo (30 nit in meno) e su una finestra del 10% (poco meno di 100 nit in meno), ma tutti i particolari più piccoli risaltano maggiormente. Tra l’1 e il 2% ballano circa 230 nit a favore del modello 2026 di fascia media. Questo significa che tutti i contenuti HDR con particolari piccoli e molto luminosi spiccano di più sul C6, ed è importante perché i picchi più alti si concentrano proprio su aree molto ristrette. In pratica possiamo dire che il nuovo OLED serie C è quasi un G4, pur arrivando solo due anni dopo e con un prezzo di listino sensibilmente più basso.
La combinazione tra pannello aggiornato e processore Alpha 11 ha avuto un impatto positivo anche sul tone mapping, l’elaborazione che adatta i contenuti in HDR alle capacità del televisore. Di base l’intervento è molto equilibrato: il C6 offre un ottimo dettaglio anche sugli specular highlights - i riflessi più brillanti - senza pregiudicare la luminosità complessiva del quadro. Lo si apprezza anche nei titoli più difficili, come Pan, Shark - Il primo squalo o Mad Max: Fury Road. Se si prende come riferimento il C5, la generazione precedente, l’evoluzione è evidente: il C6 è quasi sempre migliore senza dover ricorrere alla Mappatura dinamica dei toni, che si affida all’elettronica per analizzare le immagini, ottimizzandole in tempo reale. È un consistente vantaggio perché il processore non è sempre coerente nei suoi interventi. A volte porta vantaggi effettivi, in altre occasioni devia dall’intento artistico originale o peggiora le cose, rendendo la scena troppo buia o troppo chiara.
Solo su materiale molto difficile, masterizzato a 10.000 nit - e parliamo di eccezioni - il C6 preferisce sacrificare alcuni particolari per non scurire l’immagine. Sono le uniche occasioni in cui può tornare utile la Mappatura dinamica dei toni, che per il resto io non utilizzerei mai - se non in stanze molto luminose - perché solitamente schiarisce il quadro. Questo comportamento porta a una compressione della gamma dinamica - c’è meno "spazio" tra il nero assoluto e il bianco - e ad appiattire i contenuti, specialmente se nei picchi ci sono dei colori (che sbiadiscono), come il sole nel cielo. I progressi si vedono anche all’estremo opposto: le sequenze scure sfoggiano una maggiore pulizia e soprattutto sfumature più morbide e progressive.
L’elaborazione del segnale a 12-bit, introdotta con la terza generazione del processore Alpha 11, si è dimostrata all’altezza delle aspettative. Ho usato film molto difficili, come Sir Gawain e il Cavaliere Verde, affiancando C5 e C6 e la differenza balza all’occhio: la luce rossa che forma dei fasci in alto a destra, perdendosi poi nel nero, ha contorni più precisi e passa da una tinta all’altra senza creare bande di colore evidenti. Non è ancora perfetto come un LCD top di gamma, ad esempio il Sony Bravia 9 II, ma siamo nella giusta direzione. Un plauso va anche agli ingegneri coreani: gli aggiornamenti costanti hanno già corretto alcune imperfezioni che inizialmente affliggevano il Dolby Vision. C’è invece ancora del lavoro da fare sui colori ad alta saturazione: quando sono molto scuri possono sbiadire, perdendo la precisione che hanno invece in tutte le altre situazioni. Per il resto c’è ben poco da dire: la fedeltà è alta, così come la soddisfazione per l’occhio dello spettatore. Nessuna novità, invece, per l’angolo di visione: è un OLED, perciò è molto ampio ma non infinito. Quando ci si sposta molto dal centro, l’immagine vira progressivamente verso il verde. Il sistema audio integrato fornisce prestazioni in linea con lo spessore del TV: sono più che sufficienti per un normale utilizzo, ma niente di più. I dialoghi sono abbastanza chiari, ma in alcuni casi possono essere sporcati dalle frequenze più basse, che sono presenti ma poco articolate e senza un’estensione sufficiente per un vero effetto home cinema. Concludo con il gaming: il nuovo LG offre una dotazione completa, con quattro ingressi compatibili con tutte le funzioni dedicate ai videogiochi. La risposta ai comandi è molto rapida: sono circa 9 millisecondi a 60 Hz, che scendono a poco meno di 5 a 120 Hz. Il pannello velocissimo e le tante opzioni presenti nel menu Game Optimizer completano un quadro di eccellenza: difficile trovare di meglio.
ConclusioniIl C6 è un prodotto solido che conferma l’impegno di LG nel migliorare la tecnologia non solo nella fascia più alta. Non parliamo sicuramente di una rivoluzione o di un TV che rende obsoleta la serie precedente (C5), ma di un modello che presenta comunque importanti passi in avanti in molti settori chiave. I miglioramenti più significativi risiedono anzitutto in una luminanza più alta, specialmente sui particolari più piccoli, ed è importante perché è proprio lì che si concentra l’azione dell'HDR. Abbiamo poi il nuovo processore Alpha 11 che impatta praticamente su tutto: trattamento dei segnali a definizione standard e HD, sfumature nelle scene scure e tone mapping, che qui non necessita di funzioni aggiuntive, a differenza del predecessore. Gli appassionati di gaming non possono chiedere di meglio: c’è un menu ricchissimo di possibilità e quattro HDMI 2.1 che supportano qualsiasi funzione, oltre a un tempo di risposta bassissimo e a una pronta reattività ai comandi. Gli aspetti meno convincenti sono due: il trattamento antiriflesso e la compatibilità con i formati audio. Il filtro lucido montato sullo schermo non è molto efficace nel contenere i riflessi diretti. Il posizionamento in ambiente va quindi studiato con attenzione, anche perché la luminosità a tutto schermo, alta ma non altissima, potrebbe non bastare per compensare questo limite. Per l’audio pesa la totale mancanza del DTS, non supportato nemmeno in pass-through verso un impianto audio o una soundbar. Il prezzo di listino è buono: è assolutamente in linea con le prestazioni offerte e risulta persino leggermente inferiore a quello dei modelli 2025. Perfetto per…
Meno adatto per…
La pagella secondo Nicola Zucchini Buriani: voto finale 8,5
Per maggiori informazioni: sito ufficiale LG
Sommario |
|||||||||
| Pagina stampata da AV Magazine: https://www.avmagazine.it Vietata la copia e la distribuzione (anche parziale) senza la previa autorizzazione di AV Raw s.n.c. Per maggiori informazioni : https://www.avmagazine.it/sito/legale/ Copyright 2005 - 2026 AV Magazine AV Magazine - registrazione Tribunale di Teramo n. 527 del 22.12.2004 Direttore Responsabile: Emidio Frattaroli |
|||||||||