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Pagina 1 - IntroduzioneIn questi ultimi mesi c'è un proiettore con tecnologia DLP che sta facendo molto parlare di sé. Si tratta del nuovo XGIMI TITAN Noir Ultra Max, insignito anche di un EISA Award come miglior videoproiettore di fascia premium della stagione 2026-2027. Il TITAN Noir Ultra Max è costruito sulla base del videoproiettore Hisense XR10 con cui condivide sicuramente la sorgente luminosa con laser RGB e buona parte dell'ottica. Il microdisplay è il nuovo DMD SST con diagonale da 0,47" che è in grado di sopportare un flusso luminoso più elevato rispetto ai DMD di precedente generazione e che ha anche un rapporto di contrasto nativo superiore rispetto agli attuali DMD da 0,47". XGIMI aveva già presentato un proiettore con il nome Titan e fu annunciato ad IFA lo scorso anno, era basato su un DMD da 0,78" ma non mi convinse, almeno per quel poco che riuscii ad osservare nella prima demo pubblica e di cui vi avevo già parlato in questo articolo. La nuova famiglia di Titan Noir è invece basata sui nuovi DMD SST da 0,47", è stata annunciata a Las Vegas a gennaio 2026 e lanciata su Kickstarter qualche mese dopo, quando si componeva già di tre modelli: il Titan Noir offerto a 2.400 USD, il Titan Noir Pro offerto a 2.700 USD e infine il Titan Noir Max, offerto a 3.000 USD, con differenze tra i tre proiettori in termini di flusso luminoso massimo (tra 5.000 e 7.000 lumen) e rapporto di contrasto nativo, con il più economico dei tre che partiva da un valore dichiarato di 7.000:1 per arrivare al dato dichiarato di 10.000:1 per il modello "Max". Una volta terminato il Kikstarter, in cui XGIMI ha raccolto quasi 20 milioni di dollari (!), rimangono a listino soltanto due modelli, ovvero il Titan Noir Pro da 6.000 lumen e 8.000:1 di rapporto di contrasto nativo e il modello Titan Ultra Max da 7.000 lumen e 10.000:1 di rapporto di contrasto nativo, con prezzi rispettivamente di 4.500 euro e 5.500 euro IVA inclusa. SOMMARIO
Caratteristiche dichiarate
Le caratteristiche tra i due modelli Pro e Ultra Max sono simili solo per quanto riguarda la base hardware e prevedono una sorgente luminosa con laser RGB molto potente (40 diodi totali per il modello Pro e 50 diodi per il modello Ultra Max), un'ottica zoom 2X motorizzata con lens shift, memorie e rapporto di tiro compreso tra 0,98:1 e 2:1, stesso DMD SST da 0,47", doppio diaframma con 5 posizioni predefinite che prevede anche il funzionamento dinamico, chip Mediatek 9681, circuito anti-RBE per la riduzione dell'effetto "rainbow" tipico dei DLP a singolo chip e circuito DBLE (Dynamic Black Level Enhancement) per la gestione dinamica della potenza luminosa associata alla modulazione del gamma e della gamma dinamica generale, in modo da esaltare il rapporto di contrasto percepito nelle scene più scure. Le uniche differenze tra i due proiettori sembrano concentrarsi sul flusso luminoso totale e sul massimo rapporto di contrasto che può essere raggiunto in particolari condizioni. in realtà il modello Ultra Max sarebbe dotato anche di componenti chiave selezionati, a partire dalla qualità dell'ottica.
Misure: lumen e rapporto di contrastoDurante il primo semestre di quest'anno XGIMI ha fatto un lavoro egregio per la promozione dei suoi nuovi proiettori Titan Noir, seguendo l'esempio di Awol con gli ottimi Valerion. In pratica hanno invaso con prodotti demo uno stuolo quasi "infinito" di influencer in giro per il mondo - qualcuno anche qui in Italia - scelti con molta attenzione, in modo che non fossero troppo esperti in videoproiezione. Il risultato è stato prevedibile: tantissime recensioni, anche e soprattutto in video, in cui le iperboli erano il comune denominatore. Io ho dovuto aspettare il primo luglio per ricevere però ben due esemplari, sia del modello Max che del modello Ultra Max, in modo da poter condurre misure approfondite per confrontarle con quelle dei colleghi EISA in vista della candidatura a miglior proiettore premium della stagione, riconiscimento poi vinto meritatamente. In seguito ho avuto la possibilità di misurare ulteriori modelli Max e Ultra Max sia a Bologna il 23 luglio sia più recentemente, a Roma lo scorso 12 settembre. Alla fine ho potuto misurare e calibrare già cinque esemplari di XGIMI TITAN, soprattuttto in versione Ultra Max, con prestazioni molto simili ma con una variabilità del flusso luminoso nel tempo all'interno dello stesso esemplare che ha reso particolarmente lunga e delicata la fase di analisi, ovvero la rilevazione dei dati fotometrici. Prima di arrivare al punto c'è una premessa da fare sulle possibilità di funzionamento e le modalità predefinite. La potenza luminosa del sistema laser RGB può essere modulata su 11 diversi livelli. Il funzionamento dei primi 10 livelli dà assoluta libertà di calibrare il proiettore con eccellenti risultati. La modalità 10+ è disponibile solo con il diaframma nella sua massima apertura e introduce alcune limitazioni, anche nella riproduzione dei colori, con gamut soltanto in modalità "nativa". Il massimo flusso luminoso del proiettore è ovviamente anche in funzione anche della posizione dello zoom, ovvero del rapporto di tiro, con il massimo flusso nella sua posizione intermedia. Con rapporto di tiro medio pari a 1,5:1, il flusso luminoso massimo con laser a livello "10" supera di misura i 4.000 lumen con diaframma completamente aperto in f/2.0 ma scende a circa 3.000 con rapporto di tiro più corto. Scegliendo la modalità intermedia dei diaframmi (quindi con F/4.0) si scende a circa 2.500 lumen. Come avrà modo di spiegare Andrea Manuti più avanti, le due combinazioni dei due diaframmi che corrispondono ai valori dichiarati di f/5.5 ed f/7.0 non permettono di scegliere la potenza del flusso luminoso, quindi sono meno versatili ma possono comunque essere utilizzate con schermi dalle dimensioni e gain ben definiti. Ne riparleremo in maniera più approfondita prossimamente. Notate nella tabella come variano flusso luminoso e rapporto di contrasto in base al rapporto di tiro (throw-ratio, all'estrema sinistra) e in base alla modalità dei diaframmi (iris, all'estrema destra). In tutti i casi il bilanciamento del bianco è stato ricalibrato con riferimento D65. C'è anche una particolare modalità definita "Performance" che però è praticamente inutilizzabile: il "bianco" acquista una dominante verde imbarazzante, i colori diventano assolutamente improbabili, il flusso luminoso raddoppia rispetto alla modalità Filmmaker con livello 10+ ma ci sono enormi limitazioni alla calibrazione, con alcuni paletti ben definiti come la temperatura dell'ambiente che non deve essere troppo elevata. Con questa modalità il proiettore supera addirittura i 9.000 lumen (in alcuni casi sono arrivato a sfiorare i 10.000 lumen) ma si tratta di numeri completamente inutili, che hanno il solo scopo di certificare che le specifiche dichiarate come massimo flusso luminoso sono addirittura conservative. Nulla di più. Con bilanciamento del bianco vicino al riferimento D65, quindi nella modalità Filmmaker, il proiettore è comunque in grado di arrivare fino a 4.000 lumen e credetemi che si tratta di un valore estremamente elevato, soprattutto in relazione alla fascia di prezzo. Buone notizie anche dal rapporto di contrasto massimo che però è un po' lontano dalle mirabolanti dichiarazioni del costruttore. Ho raggiunto il notevole valore di 7.937:1 soltanto in uno dei modelli Max, nella modalità predefinita Filmmaker, con laser a 10 e doppio diaframma in posizione f/7.0. Con diaframmi completamente aperti, quindi nella modalità f/2.0, si parte da un rapporto di contrasto nativo che, nel caso peggiore, è già di 2.600:1 e che può arrivare fino al quasi raddoppio (circa 4.000:1) con diaframmi in posizione f/4.0 che secondo me rappresenta il miglior compromesso tra flusso luminoso e rapporto di contrasto, specialmente con obiettivo nel suo rapporto di tiro intermedio, pari a 1,5:1. Con rapporti di tiro che si allontanano da questo valore si perde un pochino sia nel flusso luminoso che nel rapporto di contrasto, con il grandangolo che va leggermente peggio rispetto alla posizione tele. In ogni modo, segnalo che la modalità con laser in posizione 10+ e diaframma obbligatoriamente in posizione f/2.0, con rapporto di tiro intermedio viene generato un flusso luminoso di ben 4.800 lumen e un rapporto di contrasto di 2.591:1, un mix che è davvero straordinario, soprattutto se penso a proiettori di fascia altissima che costano fino a 10 volte tanto. L'unico problema, come ho già detto poco sopra, è che in questa modalità, quindi con laser a potenza 10+, è disponibile soltanto lo spazio colore nativo, quindi i colori diventano sovra-saturi e l'unico modo di avere immagini di qualità è utilizzare un processore esterno e/o una 3D LUT. Io non ho avuto problemi con il mio Digifast e con una 3D LUT preparata al volo... Se - come spero - questo limite verrà superato, il piccolo XGIMI TITAN Noir Ultra Max potrà far gola anche ad installazioni con schermi davvero molto grandi, fino a 5 metri di base con gain unitario oppure fino ad oltre 4 metri di base con gain anche inferiore a 0.8. In ogni modo, per schermi grandi l'accoppiata Ultra Max e Digifast diventa vivamente consigliata.
Menu, calibrazione e limitiIl proiettore è basato chiaramente su piattaforma Android ma non ha funzioni smart e non è prevista l'installazione di applicazioni terze. C'è soltanto un discreto media-player con il quale si possono riprodurre contenuti anche dalla porta USB. Il menu è ben organizzato, fluido e veloce ma l'organizzazione delle voci è un po' strana, con quelle dedicate alla calibrazione nelle posizioni che non ti aspetti. Tra le tante modalità predefinite, ci sono già buone prestazioni con Filmmaker, Movie e ISF, banchi da cui partire per una calibrazione più approfondita. Le prestazioni in SDR sono molto buone come anche la riproduzione dei colori, specialmente dopo una veloce calibrazione colore. Segnalo solo un problema piuttosto fastidioso: la grafica del menu è un po' invadente ma la cosa più grave è che, quando appare, finisce per alterare il bilanciamento del bianco, esaltanto le due componenti verde e blu: una volta usciti dal menu, il bilanciamento del bianco torna nella sua posizione originale. Una volta verificato lo scostamento, sarà possibile "anticiparne" la logica e non lasciarsi sorprendere. Rimane comunque un comportamento censurabile che, almeno all'inizio, fa perdere tanto, tantissimo tempo. Prima ho accennato alla stabilità che lascia un po' a desiderare, come se ad un certo punto intervenissero dei controlli che tagliano la potenza oppure che la alzano ulteriormente. E se questo succede durante la calibrazione o le misure, capirete che tutti i processi diventano quasi completamente ingestibili. Ho personalmente raccolto una serie di bachi che ho segnalato al costruttore. Ho deciso quindi di aspettare tempi migliori per un test esaustivo che includa anche i consigli di calibrazione e soprattutto l'analisi del rapporto di contrasto intra-frame ad APL variabile. La macchina ha comunque una qualità video notevole, è dotata di un obiettivo quasi sensazionale, con aberrazioni davvero molto ridotte, anche negli angoli. Anche l'algoritmo che è stato reso famoso da Valerion e che qui si chiama DBLE (Dynamic Black Level Enhancement), è notevole ma non impeccabile. Vi ricordo che si tratta di "meccanismi" che da un lato modulano la potenza della sorgente luminosa e dall'altro comprimono la dinamica in modo da tirar fuori più particolari sulle basse luci, evitando una "espansione" dei neri che finirebbero per igoiare molti particolari. Questi sistemi limitano però fortemente le alte luci. Il DBLE viene attivato solo con scene abbastanza scure e in quei casi se ci sono dettagli su piccole zone con alte luci il risultato della compressione dinamica si traduce in un appiattimento di questi particolari. L'altro effetto collaterale è legato al tempo di intervento che mi è sembrato appena più lento rispetto al Valerion quando si deve scendere in potenza (cosa che preferisco) e al contrario un po' più veloce quando invece c'è bisogno di risalire più velocemente quando c'è una scena più luminosa. C'è anche l'anti-RBE per la riduzione dell'effetto rainbow, tipico dei proiettori DLP a chip singolo, che aumenta la frequenza di aggiornamento della sequenza dei colori ma che riduce sensibilmente la ricchezza di sfumature. In attesa di ricevere nella seconda metà di ottobre un campione con un firmware aggiornato, vi lascio nelle sapienti mani del magister Andrea Manuti a cui avevo chiesto solo un approfondimento sulla visione e che invece, come al solito, si è preso ovviamente tutto lo spazio necessario. Buona lettura e a presto per altre dimostrazioni pubbliche, soprattutto nei punti vendita Audio Quality di Bologna e Gruppo Garman di Roma che dovrebbero avere a disposizione sempre un Ultra Max ben tarato per una visione più approfondita in condizioni controllate.
Il test di Andrea ManutiEra una possibilità, come vi avevo detto nella scorsa recensione del piccolo e modesto TopTro: il deus ex machina di AV Magazine avrebbe potuto mettermi alla porta per quanto avevo scritto e sostenuto… ed invece non è accaduto! Vediamo invece cosa è successo nella prima presa di visione di questo oggetto del desiderio di molti: il vincitore del premio EISA come miglior proiettore premium 2026-2027 ovvero il nuovo XGIMI Titan Noir Ultra Max. Da quando è apparso su Kickstarter, e forse anche prima, si è cominciato a parlare tantissimo di questo proiettore perché effettivamente appariva come qualche cosa di diverso e molto specializzato, indirizzato a un mercato particolare come quello dell'Home Theater “estremo”, cosa che fino a poco tempo non veniva quasi più presa in considerazione. Se pensiamo che gli ultimi modelli di JVC sono stati presentati ormai due anni fa e che non si vedono novità all’orizzonte, dobbiamo riconoscere che i cinesi, soprattutto Hisense, Valerion e XGIMI, hanno fatto un ottimo lavoro di movimentazione del mercato. Peccato, se posso dire la mia, vedere queste macchine di pre-produzione date in mano a recensori o pseudo-recensori che in alcuni casi esprimevano il seguente giudizio: "Ma lo vedete che bella valigia che ha questo videoproiettore? Andrà sicuramente bene". Ora, per carità, ognuno dice quello che vuole, ha la competenza e la professionalità che ha maturato, ma francamente credo che l’affidabilità dei pareri di questi “recensori” sia piuttosto scarsa: se valutano un proiettore dall'imballo o dalla valigia che lo contiene... I nostri criteri sono molto diversi… La cosa migliore, secondo me, era ignorare queste recensioni perché non portano nessun valore aggiunto. E lo dico anche per fare un esempio molto concreto: una persona che scrive di fotografia con grande competenza come Dustin Abbott, incredibilmente bravo e preparato quando tratta di macchine fotografiche ed obiettivi, ha anche lui avuto modo di recensire questo prodotto e, secondo me, si muoveva proprio come il classico elefante tra i cristalli. Con tutto il bene che voglio all’ottimo Dustin (non me ne abbia), si capiva con chiarezza che il mondo dei proiettori non è il suo terreno di riferimento e di competenza. Avrete comunque già letto, visto, sentito e ascoltato di tutto, per cui penso sia inutile dare tante indicazioni di dettaglio su questo prodotto. Parlo di una prima presa visione perché la versione che abbiamo ricevuto di questo proiettore riporta come firmware versione 1.2.60, il che significa che è ancora un modello di pre-produzione su cui non abbiamo tentato aggiornamenti per il rischio di peggiorare la situazione o di rendere il proiettore inutilizzabile anche perché durante l'estate non ci sarebbe stato il tempo per una sostituzione. Per cui valutiamo il modello Ultra Max per quello che è. Come si dice, nello stato di fatto e di diritto nel quale si trova.
Le soluzioni tecnicheEmidio l'ha misurato, io l'ho misurato, abbiamo fatto le prove, l'ho tenuto per lungo tempo, ma senza alterare e procedere a incrementi delle versioni firmware disponibili perché tale doveva rimanere. Quindi affronteremo una prova più completa con il dispositivo che sarà di produzione definitiva più avanti nel tempo: tenetene conto. Si tratta di un DLP con matrice da 0,47” dotato di un sistema di doppio iris e di controllo dell'emissione del laser, con un meccanismo di gestione del nero ai bassi livelli che per XGIMI assume la denominazione di DBLE (Dynamic Black Level Enhancement). Devo confessare che quando ho letto del sistema del doppio iris ho avuto un inizio di “orgasmo tecnologico” (chiamiamolo in questo modo, alla mia età ci si consola così…). Perché, sostanzialmente, era un'idea che avevo già da tempo in testa: utilizzare due iris sul percorso ottico e quindi modulare la luce secondo un livello massimo e secondo un livello variabile sarebbe stata, secondo me, la soluzione migliore. Secondo quanto affermato da XGIMI (in realtà si tratta della recensione dell’ottimo Nikos Tsolas disponibile a questo indirizzo e ripresa ufficialmente dal produttore che quindi avvalora questo dettaglio tecnico), il primo iris è subito dopo i laser, quindi molto a monte del DMD e del gruppo ottico, ed il secondo è all'interno dell'obiettivo, verso l'uscita del percorso ottico. Così come si vede da questa immagine ufficiale XGIMI. Peccato che ci siano dei problemi tecnici. Il doppio iris in questa configurazione, come si vede dalla struttura dei menù, è attivabile ma soltanto in determinate condizioni, ossia il controllo dinamico avviene ai valori f/2, f/3 e f/4 e nella modalità Dynamic, che è una preimpostata. Invece non avviene nelle modalità, quelle che a me interessavano di più per migliorare la performance del nero, con il diaframma più chiuso, cioè f/5.5 e f/7.0. Inoltre soltanto con il diaframma nelle tre posizioni più aperte (f/2, f/3 ed f/4) sarà possibile slezionare manualmente la potenza della sorgente luminosa. Nelle altre due modalità più chiuse, quindi f/5.5 e f/7.0, il flusso luminoso viene deciso dal costruttore e non può essere modificato. Due diaframmi fotografici a 5 e 15 lamelle. Fonte wikipedia. Qui in basso vedete un fotogramma di una animazione gif che è su wikipedia che riproduce l’attraversamento di un laser da 750 nm attraverso un diaframma fisico, leggermente chiuso, con il fascio di luce che investe parte della struttura delle lamelle. La realizzazione di XGIMI può essere quella che si vede nella foto ufficiale oppure realizzata a palette: poco cambia, perché abbiamo sempre una superficie metallica investita da un flusso luminoso di energia. Questo significa riscaldamento, riflessione della luce e… effetti indesiderati. È la stessa XGIMI a dirci che il vantaggio del doppio iris serve proprio a creare una distribuzione bilanciata del calore. E per ottenere questo risultato è ragionevole che si sia voluto evitare che la temperatura andasse fuori controllo e non fosse più smaltibile, impedendo la possibilità che ai due diaframmi più chiusi si possa azionare l'iris dinamico. La caratteristica fondamentale di questo proiettore è indubbiamente quella che ha fatto presa sul mercato, e bisogna dare tutto il merito possibile ai cinesi che sono riusciti a creare un "hype" estremamente diffuso: la sua forte luminosità. Hanno proposto un prodotto che ha un flusso luminoso elevatissimo, un rapporto di contrasto che loro hanno definito anche pomposamente a livelli stratosferici, una costruzione impeccabile ed un livello del nero assolutamente accettabile ma un po’ troppo enfatizzato in valore assoluto dal produttore, ma si sa, il marketing comanda… Questo ultimo elemento lo definisco secondo il mio personalissimo cartellino, come diceva il grande Rino Tommasi: ho il pallino di leggere il NUMERO del nero, ossia quanti lumen escono al posto dello zero. Non mi interessa se ho un rapporto di contrasto di 12 fantastilioni ad uno se poi il nero vale 0,8 lumen. In quel caso, per me il prodotto è da buttare… Ora, la domanda che faccio io è quella che segue. Io voglio tanto bene agli americani, però trovo che delle volte abbiano degli atteggiamenti totalmente "fuori di testa" (solo delle volte e solo nell’Home Theater? Mah, un dubbietto è legittimo…). In che senso "fuori di testa"? Allora, se il nostro obiettivo è quello di un proiettore Home Theater, il che significa riprodurre l'emozione della sala del cinema, dobbiamo ammettere che almeno teoricamente questa è buia, anzi è spesso (non sempre!) trattata meglio di tutti gli ambienti che abbiamo noi in casa. Sto parlando di un proiettore, non di un televisore: nelle case nostrane difficilmente lo schermo arriva a grandezze superiori ai 3 metri, 3 metri e mezzo, 4 metri: chi offre di più? Non so quanta gente in Italia abbia schermi maggiori di queste misure... Gli americani, che hanno tutto grande, hanno schermi di 6, 7, 12 metri dentro casa, nel giardino, in cucina... Tutto gigantesco! Ma l’esperienza dovrebbe essere volta a vedere al meglio un film con tutta la scala di grigi, con i livelli di luminanza elevata, ma soprattutto con i livelli del nero, che sono quelli che caratterizzano una esperienza cinematografica vera e non presunta. Quindi che cosa facciamo? Ovviamente spegniamo le luci. E questo lo fanno tutte le persone di buon senso. Invece gli americani (non tutti, per carità) che comportamento assumono? Sono estremamente furbi: prendono un proiettore, lo mettono in una sala da Home Theater e poi non si sa bene per quale stramba ragione prodotta dal loro cervello, accendono le luci. E quindi accendendo le luci cosa devono fare? Alzare l'emissione del proiettore verso l’infinito e oltre, condurre il proiettore a un livello di stress inaudito, innalzare i consumi energetici, aumentare l'entropia dell'universo, fare tutti i danni possibili immaginabili perché VOGLIONO tenere le luci accese e VOGLIONO tenere le tende aperte. E non si capisce quale sia la parte del loro cervelletto che suggerisce questa soluzione, per il semplice motivo che poi per riportare a una condizione di visibilità normale dell’immagine devono stressare il proiettore, richiedere delle risorse infinite e cercare delle prestazioni che non sono ottenibili. La cosa più semplice sarebbe semplicemente quella di spegnere la luce e non di voler vedere a tutti i costi un film come loro vedono le partite di football che sono tanto appassionanti (per loro) e che conducono ad uno spropositato consumo di popcorn e birra a fiumi. Spegnete le luci, cari figlioli, fate prima! Risparmiamo energia tutti quanti ed evitiamo di alterare la riproduzione di un film: il mondo starà meglio se vi limitate un pochino... Per quanto riguarda il primo approccio con questo proiettore, a parte il fatto che sia abbastanza pesante (ma questo non è certo un difetto) e che abbia un alimentatore che sembra una bistecca fiorentina alta quattro dita (il che forse gli permette di erogare tutta la potenza di cui ha bisogno), devo rimarcare una notevole facilità di sistemazione. Lo vedete dal menù e dal posizionamento nel mio soggiorno: è stato espressamente progettato per una installazione stabile, razionale; i piedini che lo sostengono sono “piedoni”, e poi è versatile: cosa intendo con questo? Che il posizionamento è facilitato da una soluzione che, se fosse stata presente nei CRT di tanti anni fa, avrebbe fatto la mia felicità. Lo vedete nella fotografia, l’horizontal auxiliary installation controlla sia l'angolo orizzontale che l'angolo di pitch, ossia è possibile vedere se il proiettore è sostanzialmente in bolla ed installato parallelamente allo schermo.
Tutto molto bello, come diceva Bruno Pizzul, e, oltretutto, mi ha fatto scoprire che il mio ascensore per i proiettori è montato storto. A prescindere da questo, comunque abbiamo anche la possibilità di effettuare lo zoom e lo shift con dei comandi estremamente comodi che semplificano la vita, vi danno immediatamente la valutazione numerica del rapporto di tiro che state utilizzando e permettono inoltre, qualora non fosse possibile immediatamente nel posizionamento della macchina, di correggere il keystone manualmente. Tutto questo è, secondo me, estremamente apprezzabile perché denota una eccellente attenzione alle esigenze dell’utente.
Menu e processo di calibrazioneVoglio fare una prima fortissima critica alla struttura dei menù di questo proiettore. Credo che sia impossibile che il livello del laser e l’apertura dell’iris non siano associati ad un banco di memoria specifico per segnali video differenti e che questi debbano essere riportati a mano ogni volta che si cambia la sorgente da SDR a HDR. Ho forti sospetti che anche una formica del Bengala sappia che i livelli di luminanza di riferimento di SDR e HDR non sono gli stessi. Per cui, un progettista cinese che mi mette mi costringe a dover modificare le impostazioni di queste due voci "a manina" tutte le volte che io accendo il proiettore e cambio sorgente o tipo di segnale, secondo me, beh..., diciamo che non ragiona come ragiono io o come credo dovrebbe ragionare qualunque appassionato di Home Theater. Costui dovrebbe avere la possibilità di fare una calibrazione, prendere i valori dei propri menù, e metterli all'interno di una memoria dove rimarranno tutte le volte che un segnale di quel tipo viene agganciato. E invece, in questo caso, non è così. Quindi, ogni volta che passate da SDR ad HDR vi dovete andare a correggere il livello dell'emissione del laser: mi sembra una cosa fuori dal tempo e dallo spazio. Parliamo ora dell'esperienza di messa a punto di questo proiettore. "Houston, we have a problem". Sì, decisamente. Probabilmente a motivo della versione ancora non stabile, ho verificato tutta una serie di ostacoli tali da mettersi le mani nei capelli (che non ho più).
La prima cosa che ho osservato, e che è devastante, è che andando a fare le misure del nero e del bianco a proiettore acceso da poco e rifacendole dopo mezz'ora, un'ora o due o tre ore, escono fuori delle misure differenti. Il comportamento del proiettore dopo pochi minuti e dopo 2 ore dall’accensione: notare la ripetibilità del rapporto di contrasto, che rimane invariato, ma la differenza nell’emissione luminosa, che cambia ed anche parecchio… Sembra che il proiettore abbassi la luminosità nel corso del tempo. Il che potrebbe essere ancora dovuto ad una protezione decisa dai cinesi per evitare il surriscaldamento, ad un problema assolutamente randomico… a che? Ditelo voi! Anche perché (a peggiorare ancor di più le cose, e lo dico dopo averlo verificato non solo io), succede che i valori di misura, a distanza di 10 minuti l'uno dall'altro, non sono mai gli stessi. E questo è un grave difetto. Un lettore di AV Magazine ha segnalato di averlo risolto resettandolo. Io non l'ho voluto/potuto fare perché, come detto, la macchina che mi ha consegnato Emidio doveva rimanere nella condizione nella quale si trovava: però dico che si tratta di un guaio non trascurabile. Ma non solo. Andando a effettuare la calibrazione in SDR e cercando di modificare i valori con il bilanciamento RGB a due punti, ci si riesce abbastanza decentemente. Se proviamo a farlo a 11 punti è un dramma cosmico: ci sono tutta una serie di situazioni, credo che fossero al 60%, al 70%, al 30% (non ricordo neanche più di quali valori si trattasse), dove cambiando da un estremo all'altro il livello dei singoli colori non cambia assolutamente nulla. E questo è un difetto estremamente serio per un prodotto che deve essere calibrato in maniera professionale e oltretutto che ha delle potenzialità notevoli. Mi auguro che sia soltanto un "glitch" di una macchina di pre-produzione e non definitiva, però segnalo questa cosa perché chiaramente rende il processo di messa a punto ed ottimizzazione particolarmente complicato, perché ti sembra di camminare sulla fanga, come diciamo a Roma. Mi rendo conto che i primi che lo hanno avuto in prova non hanno parlato di calibrazione ma solo di default. La ragione credo sia questa (VOGLIO pensare che sia questa…). Di conseguenza, non possiamo dire l’ultima parola su questo cinesone. Vi posso anche dire che per quanto riguarda i parametri di partenza usati nella calibrazione, Emidio ha usato il Filmmaker mode; anche io per l’HDR, ma per l’SDR ho preferito l’ISF Night. Gianluca Di Felice, che è venuto a divertirsi anche lui a casa mia, è partito da Movie, arrivando alla medesima conclusione che la calibrazione fatta una prima volta e ricontrollata non fosse la stessa. La lista dei cahiers de doléances aumenta anche con un altro elemento, che ha aggiunto instabilità al mio sistema di visione/misura: si è anche rotto completamente l'amplificatore audio (che nella nuova configurazione di cui accennerò a breve è diventato anche l’indispensabile centralina di smistamento degli ingressi) e quindi devo ringraziare il rapidissimo intervento di Fulvio Cecconi di Gruppo Garman di Roma (d’ora in avanti assume il nickname “Salvatore”!) che mi ha prontamente sostituito l'oggetto (ormai diventato un cadavere nel mio soggiorno) con un altro amplificatore e senza il quale, ad agosto, questo test sarebbe stato meno agevole. Quindi grazie ancora a Fulvio che è sempre presente quando ne abbiamo bisogno, e che oltre ad ospitare demo e comparative senza le quali saremmo costretti a fidarci solo dei recensori come me (ah, i buoni e vecchi negozi: servono ancora a qualcosa!), dà sempre una mano. Perché avevo bisogno dell'amplificatore? Ho inserito un'ulteriore variabile, ossia un HTPC messo a punto da un amico con la versione free di madVR. Devo dire che quello che ho visto sul mio vecchio JVC è sicuramente un risultato eccellente; la stessa cosa si è verificata con il Titan Noir, con dei risultati che devo definire assolutamente di rilievo. A questo punto vi dico che mi sono messo a fare tutte le misure possibili e immaginabili, ossia in tutte le impostazioni che sono previste dal costruttore di default (Picture mode: Filmmaker mode, ISF Day, ISF Night, Movie e Standard: per carità di patria ho evitato Sports…), con ogni possibilità di apertura e chiusura del diaframma e del livello di intervento del laser, che è una voce che viene chiamata brightness nel menù esterno. Dopo aver fatto tutte queste prove sono arrivato alla conclusione che quello che a me piace di più, dal punto di vista delle prestazioni di questo DLP, è un diaframma di lavoro ad apertura f/4 con una potenza del laser che in SDR ho individuato a livello 2. Ho cercato di farlo disperatamente convergere verso il JVC RS-540 alias X-7900 che ho in casa, di cui sono totalmente contento nonostante sia vecchio di anni. D'altra parte anch'io sono vecchio, quindi se non mi piaccio da solo, figuriamoci! Pensavo di aver trovato il punto migliore ad apertura del laser ad 1, ossia con l’emissione minima della potenza: poi in effetti ho visto che alzandola a 2 il nero non si modificava più di tanto, mentre il bianco saliva (e di conseguenza il rapporto di contrasto), e quindi ho scelto questa strada (sempre con diaframma a f/4). Per quanto riguarda la procedura di calibrazione in HDR, ovviamente il controllo del laser permette di raggiungere picchi di luminanza molto elevati, trascinandosi, come è ovvio, il livello del nero. All'interno del mio ambiente e con il mio schermo ho voluto volutamente (mi si perdoni la tautologia enfatica o, se preferite, il pleonasmo stilistico, degno del miglior Catarella del Commissario Montalbano ...) andare anche un po' oltre i 120 NIT, che dovrebbero essere il valore massimo accettabile da standard rispetto ai quali mi ritengo abbastanza eretico (ed a proposito dei quali apro diuturne discussioni con il deus ex machina di AV Magazine!). Come in tutte le cose, si tratta di un compromesso: la buona versatilità del Titan, il funzionamento del circuito DBLE ed una emissione luminosa davvero potente hanno consentito comunque di raggiungere un risultato molto gradevole. Riporto qui un documento di XGIMI, dove a mio parere vengono dette delle cose interessanti (lo trovate a questo indirizzo). Nella pagina viene spiegato il funzionamento del DBLE (Dynamic Black Level Enhancement), una tecnologia avanzata di elaborazione delle immagini che utilizza algoritmi intelligenti per ottimizzare dinamicamente il quadro, offrendo neri più profondi e un contrasto superiore. Ho visto delle recensioni all'interno delle quali si diceva che il DBLE non interveniva in modo visibile. Beh, credo che questa sia veramente una stupidaggine colossale. Nel senso che, perlomeno nella versione che ho avuto io in prova, l'intervento del DBLE esiste, si vede e si misura. Anzi, vi dirò di più. La cosa che mi ha creato una sorpresa incredibile è che andando a fare una valutazione del livello del nero (in HDR), le misure che ho trovato con il mio JVC, che per me è il campione assoluto in questo campo pur essendo ormai vecchio, erano leggermente superiori (dico superiori!), a quelle ottenute con l'XGIMI Titan Noir Ultra Max con la configurazione citata prima e con un pattern nero a 0%. Incidentalmente, confrontate il livello del nero del JVC con l’altra tabella, sempre riferita all’HDR e riportata in precedenza, dove si legge per il Titan un numero che ha un valore medio migliore di 0,40 con l’altro numero corrispondente del JVC che vale 0,029…
Leggere quindi 0,0181 Lumen è una cosa piuttosto strana, perché da un DLP con questa matrice non mi sarei mai atteso un risultato di questa caratura, di questa importanza e di questa concreta visibilità (meglio invisibilità: nel mio soggiorno non vedevo nulla!). E quindi ho cominciato a tremare. Che cosa sarà successo al mio JVC e come mai questa cosa sconvolge il mio già sconvolto sistema operativo cerebrale? Bene, vi posso assicurare che questa impostazione non è purtroppo praticamente quasi mai visibile, perché i tempi di reazione del DBLE sono dell'ordine dei 2 secondi e mezzo, forse 3 secondi. Che cosa significa? Non si riesce mai a vederlo funzionare in maniera totale nel corso di una normale proiezione di immagini di un film: la conseguenza, lo capite facilmente, è che il roboante valore che si ottiene con una misura non corrisponde alla realtà di una proiezione dinamica. È inutilizzabile? No, perché ho fatto una serie di prove con tanti film, sia in SDR che in HDR, ed alla fine, siccome in HDR il risultato è il solito grigione che ci aspettiamo da un DLP, non si può non usarlo, e pazienza se si vede l'intervento. Ho scelto di impiegarlo anche in SDR, dove la situazione è migliore e il livello del nero è in assoluto più basso. Ci saranno delle variazioni dell'equilibrio cromatico in alcune scene, talvolta visibili, e soprattutto saremo di fronte ad una certa lentezza operativa: ma per scendere in basso il DBLE, con i suoi difetti, aiuta comunque tanto. In pratica, come detto, per una volta la misura che vedete riportata del livello del nero assoluto non è ottenibile in una proiezione reale e sul campo.
La prova di visioneIl mio setup è costituito da uno schermo di 3 metri di base con tecnologia totalmente tradizionale e guadagno 1.2. Questo lo dico prima che qualcuno dica "Ah, ma dovevi provarlo con uno schermo ALR" (o cose del genere). Non ho questo tipo di installazione. Non mi interessa particolarmente, se non per casi specifici che non sono quelli che mi perplimono in questo momento. E quindi ho uno schermo comprato anni fa, del quale sono perfettamente soddisfatto e avendolo pagato penso che siano i proiettori a doversi adattare a quello che vedo io, non io a spendere 5.000 € per una tecnologia che permetta ad un proiettore del medesimo costo di funzionare al meglio. Sempre per il famoso discorso di voler tenere le luci accese… E quindi ho lo schermo che ho, uno schermo bianco, normale. Non ci possiamo fare nulla: voi, se leggete questa recensione, perché sapete con quale schermo ho effettuato la prova; io perché non ho intenzione di comperarne un altro… L’unica cosa che vi posso garantire, come sempre da quando scrivo recensioni, è che passo MOLTO tempo a valutare un proiettore, anche andando contro la voglia di pubblicare subito ed occupare spazio che molti ritengono (forse a ragione) la migliore modalità per acquisire visibilità. Stabilito che tutti al mondo commettono errori, nessuno escluso e me incluso, cerco di limitare quelli che faccio rivedendo con attenzione il materiale a disposizione. Il mio povero mezzo neurone ha bisogno di prove e controprove… Come detto, ho utilizzato il supporto di madVR con l’HTPC e quindi la visione in HDR aveva il DTM (Dynamic Tone Mapping, per chi non frequenta assiduamente i forum) affidato appunto a madVR. Nel caso del confronto con il mio JVC RS-540 (alias JVC DLA-X7900), ovviamente ognuno era calibrato per la propria luminanza: quindi l'emissione del JVC che è nettamente inferiore a quella dell'XGIMI era su un banco differente, per consentire ad ognuno dei due di esprimersi al meglio. Di conseguenza non ho usato il relativo controllo sul Titan. Anche perché il suo DTM va ancora migliorato. Un elemento sul quale non mi sento di poter dire assolutamente nulla è il problema dell'effetto rainbow. Io sono praticamente insensibile, non l'ho quasi mai visto in vita mia e quindi non sono certamente la persona più indicata a dare un'idea di quello che possa succedere. Forse mi sarà capitato un paio di volte, girando molto rapidamente la testa in immagini che cambiavano velocemente, di vedere una leggera striatura dei colori primari: ma francamente niente che possa essere paragonato a chi ne soffre in maniera violenta. Quello che posso dire è che sicuramente andando a inserire l'anti-RBE succede un disastro per quanto riguarda l'immagine, che presenta una tessitura letteralmente inguardabile. Non c'è bisogno di avvicinarsi allo schermo per vedere una sorta di retinatura che ha un effetto, a mio parere, devastante; per molti, nonostante ciò, capisco che possa essere una soluzione (ancorché non ottimale). Chi ne soffre, ed ha visto il Titan a casa mia mi ha detto che in qualche misura un miglioramento rispetto ad altri DLP c'è: però siamo nel campo della più totale soggettività e io non sono certamente l'essere umano dotato di un percorso ottico/cerebrale in grado di dare pareri attendibili su questo.
Visione con segnali SDRVediamo i risultati della visione di film (ed altro) durante un mese, ed un mio commento (sempreché abbia un interesse…). Che cosa dire? L'ho tenuto anche più tempo di quanto mi sarei aspettato. Partendo da un iniziale scetticismo che derivava principalmente da tutte le dichiarazioni roboanti ed enfatiche che avevo sentito su YouTube e, nonostante l'esperienza fatta con il Valerion l'anno scorso che comunque risultava assolutamente gradevole e quindi con questo DLP, diciamo che non ho dovuto cambiare idea. In che senso? Se vi aspettate il proiettore perfetto, non lo è e non lo può essere perché chiaramente il prezzo lo colloca in una fascia dove il proiettore perfetto non si può inserire. Non pensate di avere un proiettore di livello assoluto, ma si ha alla fine un oggetto molto soddisfacente ed estremamente interessante. Ma non da strapparmi i capelli: cosa difficile, peraltro, dato che non ne ho più… Quando poi lo accendete, oggettivamente la luminosità è qualche cosa di pazzesco e forse mi sto anche limitando, perché veramente dà l'idea di un televisore su uno schermo (che nel mio caso è di 3 metri di base) e fa una certa impressione. E non è questo il punto principale. L'elemento che io ritengo più evidente di questo proiettore è la sua versatilità. Nel senso che i malati delle luci accese possono anche utilizzarlo in quel modo, ma chi invece vuole declinare un proiettore per Home Theater serio, che fa comunque il suo mestiere ridandovi un'immagine profonda, godibile, non perfetta, non da urlo a tutti i costi, ma comunque estremamente valida, e sottolineo l'estremamente, qui si può trovare bene: perché se io lo voglio adattare alle due modalità nelle quali mi sono messo, ossia SDR cercando il nero e HDR cercando la luminosità, ci riesco perfettamente. Va detto anche che questa macchina è molto silenziosa. Non fate battute sul fatto che alla mia età uno è tendenzialmente sordo (vero, eh!), ma ho ben presente il volo di alcuni jet in decollo che sono passati per il mio soggiorno e che si distinguono decisamente da questo XGIMI. Un plauso, dunque, alla ingegnerizzazione del prodotto. Avendo avuto la possibilità di tenere questo DLP per un periodo sufficientemente lungo che mi ha impegnato praticamente ad agosto quasi tutte le serate e anche le nottate, ho avuto modo di guardare sia film (principalmente), che eventi sportivi, e quindi il classico utilizzo da soggiorno parzialmente illuminato (la prova era d’obbligo…), dove non preoccupa tanto la qualità dell'immagine (che pur c'era), quanto piuttosto la sua leggibilità. Mi sono trovato bene in entrambi i casi: è sufficiente alzare il livello del laser, ovviamente cercando di tenere la calibrazione a posto (e qui entriamo nel discorso dei menù che devono essere corretti per farlo in maniera automatica, non costringendo ogni volta a variare due parametri quando cambia la sorgente), ed il risultato che si ottiene è sempre molto gradevole. Mi sono spinto su livelli del nero decisamente profondi per quanto riguarda un DLP: per quello che erano i miei ricordi e per quello che ho visto, devo dire anche per i JVC nei primi anni del laser (dove non provavo nessun entusiasmo), a valori decisamente bassi e leggibili nelle sfumature di grigi - quelle che prediligo -, diciamo nell'intorno dello 0, 5, 10, 15%. Sono quelle più importanti per definire la profondità di un'immagine, e generarne una assolutamente credibile. Questa non è così entusiasmante come mi succede guardando l’RS-540 che abita nel mio soggiorno: però vi devo anche dire per onestà che per fare un confronto significativo mi sono dovuto mettere a coprire prima la lente dell’uno e poi quella dell’altro, e fare un passaggio avanti e indietro volta per volta su inquadrature ferme. Perché ripeto, sempre per onestà e non per partito preso e perché i confronti a memoria lasciano il tempo che trovano, se non usiamo questo metodo la percezione dell'immagine da sola non è sufficiente a dire che il JVC è superiore. Già questo mi sembra un plauso notevole per una tecnologia alla quale non avrei dato alcuna speranza fino ad un anno e mezzo fa come quella di Texas Instruments. SDR Oblivion 1: Per quanto con un po’ di fatica, nell’immagine a schermo vi assicuro che qualcosa di Morgan Freeman a destra si intravede. Complessivamente non è una resa perfetta, ma sappiamo bene che questo passaggio è molto difficile. SDR Oblivion 2: Stesso discorso anche qui: inutile dire che con il JVC la situazione è radicalmente migliore, ma a schermo c’era una certa visibilità delle zone intorno alla figura del protagonista. SDR Prisoners1 – Meglio di prima! Il dettaglio di alcune zone in secondo piano era visibile: con fatica, ma c’era. SDR Moulin Rouge 1: Una vecchia e cara immagine (che ho proposto tante volte) da Moulin Rouge: il volto di Nicole Kidman era piuttosto tridimensionale, e non solo per la bellezza dell’attrice. SDR Caccia al Ladro 1, 2 e 3 – Qui andiamo sul facile, ma direi anche sul bello: tanta luce e tanti colori, dove il Titan si trova decisamente a proprio agio. Bello! SDR Patton 1: I film rimasterizzati sono spesso un tesoro di immagini: a parte la gestione delle luci anni ’60, i colori sono splendidi. Ho rivisto con piacere questi spezzoni. SDR 4K Neon demon 1, SDR 4K Blacklist 1 e SDR 4K Transformers1: Stiamo guardando tre esempi di SDR 4K. Il Titan vince facile, perché con tanta luce nelle due seconde immagini se la cava decisamente bene. La prima, tratta da The neon demon, un passaggio astruso e difficile, lo mette all’angolo. Ma vi assicuro che mi aspettavo peggio: qui riuscire a distinguere una qualunque forma vivente non è certo facile: ma qualche traccia esiste. Bravo!
Visione con segnali HDRPer quanto riguarda l'HDR: siamo su un altro pianeta. Se il mio vecchio RS-540 non può certo tenere il passo perché non ha il fluso luminoso sufficiente a mettersi a competizione in questa modalità, almeno su uno schermo da 3m di base. Comunque è un bel vedere per quello che mi riguarda, soprattutto con l'impiego del sistema che include madVR. Rimane improponibile il confronto diretto con l'emissione luminosa di un tri-laser DLP con quella di un proiettore a lampada come il JVC di vecchia tecnologia. Quindi, sull'HDR, onestamente, non c'è partita, a totale favore dell’XGIMI. Diciamo una cosa per precisione. Essendo io cristiano cattolico praticante, la mia religione impone la netta distinzione tra il nero degli inferi e il bianco del paradiso. Pertanto dobbiamo stabilire con onestà che il nero degli inferi qui non è ottenibile. E quindi mi dispiace (per i sostenitori della luminosità a tutti i costi e senza fine): ho tenuto il DBLE acceso, anche durante le proiezioni in HDR. In caso contrario l’immagine tende a diventare con estrema facilità quel pantano grigiastro da DLP “classico” che eravamo abituati a vedere tempo fa. Con il DBLE si pone un qualche rimedio anche in HDR. Vi ho detto che l'intervento è lento: non so se questo possa essere un problema risolvibile con una versione successiva di firmware (non credo), ma probabilmente qualche miglioramento da parte dei cinesi lo possiamo auspicare e sperare. È chiaro che quando ci sono scene che mutano molto rapidamente, il DBLE non riesce a seguire le variazioni percepite sullo schermo né in SDR né in HDR. Però il risultato complessivo, quando non siamo in presenza di passaggi fortemente critici, è sicuramente preferibile, a mio parere personale, ovviamente, rispetto all'assenza di un qualunque dispositivo che aiuti nelle scene più scure. Dal punto di vista cromatico poi è evidente che siamo in presenza di un gamut molto allargato e quindi l'immagine è estremamente godibile: il colore è appagante, profondo, sufficientemente tridimensionale per dare un'immagine molto realistica e mai forzata. Chiaramente se scegliete dei preset dove l'effetto cartone è quello dominante, ve la siete andata a cercare voi! Mantenendo un'immagine equilibrata, cosa perfettamente possibile, non ho nulla da eccepire per quanto riguarda il comportamento dal punto di vista, diciamo così, oggettivo. I colori sono belli, pieni, sono ampi e le sfumature anche. Il salace commento in romano degli amici che sono venuti a vederlo è sempre stato il classico “Beh, e che je voi di’?”, la cui traduzione dovrebbe essere abbastanza facile anche oltre Tevere. Quindi la prova è assolutamente superata. In che cosa posso dire mi abbia stupito questo proiettore oltre che per la sua versatilità? Per il fatto che effettivamente la misura dà un'idea abbastanza precisa delle sue possibilità, ma la visione reale, ossia il test sul campo, secondo me ne migliora la valutazione complessiva. Questo significa che mettendosi a guardare dei film e non facendo immediatamente il confronto con un altro proiettore, quello che vediamo è un'immagine molto piacevole, anche più di quello che mi sarei aspettato semplicemente andando a leggere le misure: proprio perché l'insieme di combinazioni di tecnologie ottiche ed elettroniche garantisce effettivamente un miglioramento palpabile di quanto riprodotto a schermo. Poi magari lo andremo a misurare meglio ed il risultato sarà stratosferico, ma devo ammettere che è la prima volta che mi capita, a fronte di misure non da primo della classe, di essere invece soddisfatto di quanto vedo nella proiezione. Alla fine, poi, credo debba essere quello che ognuno di noi persegue quando vede un sistema da cinema in casa in azione: vedere il film, non andare a trovare i difetti o gli effetti speciali. HDR Gladiator 1-3: – Un bel tuffo nel passato con una serie di immagini da Il Gladiatore (la versione più nota, non la seconda!) che ho proposto tante volte anni addietro. Questa è una masterizzazione in HDR, bellissima. Posso dire che la resa dell’incarnato, i particolari cromatici e la tridimensionalità di queste immagini mi hanno colpito. HDR Gladiator 4-6: Il Titan Noir Ultra Max va in difficoltà solo nelle immagini 4 e 5, dove Marco Aurelio e Commodo non svettano sopra una palette enorme di sfumature vicine al nero. Il quale, inoltre non è così profondo, come è visibile dalle bande inferiori e superiori. Nelle altre, invece, ci sono tutta una serie di particolari che non avrei pensato di poter riconoscere (mi riferisco alle prime tre e alla 6 per essere chiari). Complimenti! HDR Allied 1 – Un plauso anche qui: il profilo del sedile dell’auto, che spesso è affogato in una brodazza indefinita, qui invece è ben leggibile. Bravi, cinesi! HDR JWick 1 e 2 – Due begli esempi di neri lucidi e spazzolati. Le luci sono alte, ed il contrasto percepito è notevole. Queste immagini, so che è difficile rappresentarlo correttamente mediante delle foto, sono la testimonianza di come gli algoritmi elettronici di XGIMI funzionino nel rendere in modo dinamico un film. Meglio delle misure statiche. HDR Passengers 1 e 2 – Facili per un proiettore molto luminoso, ma certamente riproduzioni molto godibili e valide. Una buona tridimensionalità che rende piacevole la visione e che non fa pensare al particolare, ma solo a godersi il film. HDR Lucy 1 e 2 – Mentre la seconda immagine (tratta da Lucy) è una gradevole riproduzione della struttura tridimensionale del volto di Morgan Freeman, nella prima ho volutamente lasciato l’ambiente, senza ritagliare solo lo schermo, per mostravi come la luminosità riflessa da questo sia importante, anche in un’immagine che non è abbacinante. Il mio soggiorno, che avete visto in un’altra foto, è trattato sul soffitto (pannelli completamente neri con vernice nera al 99.8%) ma sotto allo schermo c’è un mobile, del quale potete vedere la struttura e gli oggetti che vi sono sopra. Anche un fotogramma come questo, che appunto non è abbacinante, riesce ad illuminarli. Questo per dire che se volete tenere anche le luci accese, dovete controllare parecchie cose, se volete una riproduzione corretta… HDR Sicario 1, 2 e 3 – Ancora una sorpresa decisamente piacevole, tratta da Sicario. Non tanto la prima, che è un’immagine ancora gestibile, ma la seconda, dove la scritta sulla schiena del poliziotto è ben visibile, e la terza, dove il terreno sopra e sotto la striscia di luce è ancora distinguibile, sono passaggi che mai avrei pensato di riuscire a discernere. Come succede spesso, la riproduzione fotografica non rende piena giustizia alla visione reale: il livello del nero in assoluto era leggermente più alto, ma ricordo ulteriori sfumature sulle basse luci che in questa immagine, onestamente, non sono perfettamente visibili. HDR Maverick 1, 2 e 3 – Per finire, tre diverse situazioni tratte da Top gun: Maverick. La prima è bicromatica, ed era decisamente leggibile; nelle altre due ci sono tanti dettagli (e tanta luce) che rendono la visione di questo film decisamente appagante.
ConclusioniFrancamente sono rimasto un po' perplesso da certe affermazioni di valore assoluto quali “È il miglior proiettore che abbia mai visto”, “Non c'è niente che lo possa eguagliare” e frasi assolute del genere. No, io non credo che sia questo un giudizio equilibrato: mi sembra più un giudizio, diciamo così, interessato... e mettiamo tutti i puntini di sospensione che volete! Per quello che mi riguarda e per quello che può contare il mio parere, credo che sia un eccellente proiettore con ampi margini di miglioramento, sotto diversi aspetti. Forse alcuni di questi non saranno mai perseguiti dal costruttore (come la struttura assurda dei menù), altri probabilmente saranno perfezionati nel corso del tempo e possibilmente anche nelle prossime versioni di firmware. Di certo, quello che va detto è che i cinesi hanno dato una spinta epocale al mercato della videoproiezione, che era agonizzante o, per essere gentili, stagnante fino ad un anno e mezzo fa. L'hanno assolutamente ricreato, ed hanno generato un interesse che finalmente fa muovere gli appassionati e stimola la voglia di andare a vedere un proiettore: quasi nessuno l’aveva più. Quindi dobbiamo assolutamente dare loro il merito e, soprattutto, osservare con attenzione quello che faranno nel prossimo futuro, anche oltre questa macchina. Devo anche dire una cosa: avevo pensato di comprarlo su Kickstarter e poi, alla fine, sempre per lo scetticismo di cui parlavo inizialmente, non mi sono fidato perché le cose le voglio prima vedere e toccare con le mie mani. Mi potreste fare una semplice obiezione: ti sei emozionato per un proiettorino da quattro soldi come il Top Tro e qui non succede lo stesso? Le risposte possono essere, in ordine di probabilità: i) il mio ultimo mezzo neurone rimasto solitario ad orbitare nella scatola cranica non è più in grado di produrre un parere sensato (i bookmakers danno questo al 75% delle probabilità e danno ragione a chi ne ha parlato con toni rutilanti); ii) l’entusiasmo è una cosa che non capita sempre per tutto, e spesso deve anche essere correlato al prezzo. Il TopTro costava 150 €, per questo ce ne vogliono 5.500. Non è la stessa cosa… Se il Titan Noir Ultra Max costasse 2.000 € avrei ballato la rumba ed il cha-cha-cha cantando a squarciagola tutta la discografia di Jackson Browne e degli Eagles, pur essendo stonato come una campana rotta; a 3.000 mi sarei limitato a declamare i Sonetti di Foscolo in piazza; credo inoltre che il JVC NZ-500 si trovi più o meno sulla stessa fascia di prezzo e quindi dico che l’XGIMI è un ottimo proiettore, ma con qualche elemento perfezionabile… Al momento trovate un esemplare di Titan Noir Ultra Max ben calibrato nei punti vendita Audio Quality a Bologna e Gruppo Garman a Roma. Per maggiori informazioni: xgimi.it/prodotto/titan-noir-ultra-max
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