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Mini LED Sony Bravia 7: 4K HDR fino a 2.000 NIT
Mini LED Sony Bravia 7: 4K HDR fino a 2.000 NIT
Nicola Zucchini Buriani - 21 Febbraio 2026
“Un TV Mini LED che punta più alla fedeltà dell’immagine che all’effetto “wow”. La gestione della retroilluminazione privilegia la leggibilità delle scene scure e la riduzione del blooming; condivide con il top di gamma Bravia 9 l’ottimo processore XR, mentre l'esuberanza della retroilluminazione lo rende ideale per ambienti luminosi.”
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Nella gamma TV Mini LED di Sony, Bravia 7 si colloca a metà strada tra l’entry-level Bravia 5 (lanciata nel 2025) e l’ammiraglia Bravia 9 (qui la nostra recensione), che adotta le soluzioni tecnologiche più evolute del marchio giapponese.

Bravia 7 condivide parte della stessa base tecnica, ma con alcune rinunce mirate che permettono di contenere il prezzo, oggi reso ancora più interessante da uno street price sceso sensibilmente nel tempo, complice la prolungata presenza sul mercato.

Il protagonista di questo articolo non è infatti un modello appena arrivato nei negozi, ma un prodotto della generazione 2024. Sony ha iniziato a rivedere la tradizionale cadenza annuale degli aggiornamenti, e Bravia 7 è tra i primi modelli coinvolti in questo cambio di strategia.

La dotazione è molto ricca, in perfetto stile Sony: troviamo l’XR Processor per l’elaborazione dei segnali audio e video, la piattaforma Smart TV Google TV e una notevole versatilità in fase di installazione, grazie al piedistallo configurabile in quattro diverse posizioni.

Bravia 7 è ancora un prodotto valido nel 2026? In questa recensione risponderemo a questa domanda mettendone alla prova le prestazioni e confrontandolo con i Mini LED dei principali concorrenti.

 

 

Sommario

 

La recensione in breve

Sony Bravia 7 è un TV Mini LED che punta più alla fedeltà dell’immagine che all’effetto “wow”. La gestione della retroilluminazione privilegia la leggibilità delle scene scure e la riduzione del blooming, anche se questo significa non avere sempre il nero più profondo della categoria.

Condivide con il top di gamma Bravia 9 l’ottimo processore XR, uno dei migliori sul mercato per upscaling, riduzione del rumore e ottimizzazione del movimento. L'esuberanza della retroilluminazione lo rende ideale per ambienti luminosi, mentre l’angolo di visione non molto ampio e le due porte HDMI 2.1 sono i limiti più rilevanti.

I punti di forza:

  • Eccellente in ambienti luminosi grazie ai picchi vicini ai 2.000 nit
  • Upscaling e gestione del movimento di riferimento
  • Local dimming equilibrato e blooming molto ridotto
  • Buona calibrazione di fabbrica con le modalità video corrette

I compromessi:

  • Angolo di visione limitato
  • Solo due porte HDMI 2.1
  • Filtro antiriflesso parzialmente efficace con riflessi diretti

Verdetto:

Un ottimo tuttofare per chi cerca fedeltà e versatilità, ideale per soggiorni luminosi e per chi guarda anche contenuti di bassa qualità. Lo street price attuale lo rende più interessante rispetto al lancio.

 

Caratteristiche e design


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La versione oggetto della prova è la FWD-65XR70 da 65 pollici, cioè la variante “professionale”: è identica come caratteristiche tecniche ma destinata al mercato degli installatori. L’unica differenza rispetto alla KD-65XR70 (la versione “consumer”) è il prezzo di listino, più alto ma compensato dal servizio Prime Support, che include 3 anni di assistenza (estendibili a pagamento fino a 5) con sostituzione del prodotto in caso di guasto.

Il design ripropone soluzioni che Sony adotta ormai da diversi anni: il focus è su minimalismo ed eleganza. Il frontale è quasi privo di cornici, fatta eccezione per il bordo inferiore, leggermente più spesso. Il logo Sony, posizionato in basso a sinistra, è molto discreto e non altera la pulizia delle linee. Sui lati troviamo una cornice in metallo, mentre il retro è caratterizzato da una finitura a scacchiera che si interrompe solo nella parte alta, completamente liscia.


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Tutti i connettori sono posizionati in prossimità del lato sinistro e orientati parallelamente allo schermo, per non ostacolare il montaggio a parete. La dotazione comprende quattro ingressi HDMI: due HDMI 2.0b e due HDMI 2.1 compatibili con segnali Ultra HD a 120 Hz, Auto Low Latency Mode e Variable Refresh Rate. La HDMI 3 (una delle due 2.1) supporta anche eARC. Sono inoltre presenti gli ingressi per antenna terrestre e satellitare, due porte USB, uscita digitale ottica, Ethernet, Wi-Fi 6 e Bluetooth 5.3.

Il piedistallo è composto da due supporti in metallo che possono essere fissati in posizione larga o più centrale, per adattarsi anche a mobili più stretti. È inoltre possibile sollevare lo schermo (in entrambe le configurazioni) per fare spazio a una soundbar senza coprire l’immagine.


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In dotazione ci sono due telecomandi: uno tradizionale con tastierino numerico (qualitativamente non all’altezza del TV) e un secondo modello semplificato, realizzato in plastica riciclata. Quest’ultimo integra tasti dedicati ai servizi di streaming e un microfono per i comandi vocali.

Per quanto riguarda lo schermo, Bravia 7 è un QLED, quindi un LCD con Quantum Dot. Il pannello è di tipo VA con retroilluminazione Mini LED e local dimming. Nel taglio da 65” sono presenti 480 zone di controllo indipendenti, gestite tramite la tecnologia XR Backlight Master Drive, la stessa adottata anche da Bravia 9.


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Cosa cambia rispetto ai precedenti Mini LED del produttore nipponico? Il principale passo in avanti è un controllo della retroilluminazione più preciso, che migliora la resa soprattutto nelle scene più complesse. Ne parliamo più in dettaglio in questo speciale dedicato. Bravia 7 supporta una frequenza di aggiornamento fino a 120 Hz ed è compatibile con HDR nei formati HDR10, HLG e Dolby Vision.

Il sistema audio integrato è composto da due speaker full range in bass reflex e due Sound Position Tweeter. Questa configurazione, chiamata Acoustic Multi-Audio, è pilotata da quattro amplificatori dedicati da 10 W ciascuno, per un totale di 40 W. Il TV può riprodurre tracce Dolby e DTS, inclusi Dolby Atmos e DTS:X.


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Il SoC è il MediaTek TM5897, noto anche come Pentonic 1000, lo stesso chip utilizzato su A95L, Bravia 9 e Bravia 8 II. A fianco del SoC opera un co-processore che supporta l’elaborazione dell’immagine gestita dall’XR Processor. Non è un dettaglio secondario: su modelli che ne sono privi, come gli OLED Bravia 8, mancano alcune funzioni avanzate come la regolazione completa dei colori, la funzione “Gradazione uniforme” e il bilanciamento del bianco a 20 punti.

Completano la dotazione Google TV, con accesso alle app del Play Store, le modalità video calibrate per Netflix, Sony Pictures Core, Prime Video e le certificazioni Calman Ready e IMAX Enhanced.

Caratteristiche dichiarate

  • Modello: KD-65XR70 / FWD-65XR70
  • Diagonale: 65"
  • Risoluzione: Ultra HD, 3840 x 2160 pixel
  • Pannello: LCD di tipo VA con Quantum Dot
  • Frequenza di aggiornamento: fino a 120 Hz
  • Retroilluminazione: Mini LED con local dimming a 480 zone
  • Picco di luminanza: 2.000 nit
  • Tipo HDR: HLG, HDR10, Dolby Vision
  • Tipo audio: Dolby Atmos, DTS:X, Acoustic Multi-Audio, 40 W totali (10W x 4)
  • SoC: MediaTek MT5897 alias Pentonic 1000
  • Processore: XR Processor
  • Ricevitore: DVB-T2, DVB-S2, HEVC 60p
  • App: Netflix, Prime Video, Disney+, Paramount+, Apple TV+, YouTube, Rakuten, RaiPlay, DAZN, Chili
  • Ingressi: 2x HDMI 2.0b, 2x HDMI 2.1 (1 con eARC), 1 CVBS/component su jack da 3,5 mm
  • Uscite: 1x audio digitale ottica combinata con ingresso speaker S-Center
  • Uscita cuffie: No
  • Calibrazione bianco: 2 punti + 10 o 20 punti
  • Calibrazione gamma: No
  • Calibrazione colore: 6 assi (saturazione, tinta, luminosità per primari e secondari)
  • USB: 2x (1x 2.0 + 1x 3.0)
  • Wi-Fi: Sì (Wi-Fi 6)
  • LAN / Bluetooth: Sì / Sì (v5.3)
  • Telecomando: Sì
  • Consumo: 281 W (In funzione / standard) / 0,5 W (Standby)
  • Dimensioni: 1.445 (L) × 856 (P) × 345 (A) mm con base (posizione standard), 1.445 (L) × 832 (P) × 57 (A) mm senza base
  • Peso: 28,3 kg (con base) / 27,1 kg (senza base)
  • Prezzo suggerito: 1.549 euro (KD) / 2.099 euro (FWD)

 

Misure e calibrazione

 
Scala dei grigi e gamut in modalità Standard SDR
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Iniziamo con le misure effettuate con il software Calman di Portrait Displays. Come tutti i TV Sony, anche Bravia 7 seleziona automaticamente la modalità Standard. Il mio consiglio è di cambiarla subito: è la classica impostazione di fabbrica che non permette di sfruttare appieno le reali capacità del televisore - anzi, lo svilisce. Dai grafici si nota chiaramente che l’immagine vira in modo marcato verso il blu e schiarisce troppo le alte luci, cioè le parti più luminose immediatamente prima del bianco.

Le migliori modalità sono le seguenti:

SDR e HDR

  • Ambiente luminoso: Cinema
  • Ambiente oscurato: Professionale

Dolby Vision

  • Ambiente luminoso: Dolby Vision Chiaro
  • Ambiente oscurato: Dolby Vision Scuro

 
Scala dei grigi e gamut in modalità Professionale SDR
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La modalità Professionale è praticamente l’equivalente della Filmmaker Mode, che però sui TV Sony non è presente. L’approccio è lo stesso e il punto di bianco è praticamente perfetto. l’eccesso di blu sulla scala dei grigi scompare, con un DeltaE medio di 1,5, ben al di sotto della soglia percepibile dall’occhio umano (che corrisponde a 3). La linearità è buona sulle basse luci (le parti più scure), ma tende a schiarire le alte, specialmente tra il 90% e il 95%, dove il gamma si avvicina a 2. Non si tratta di un limite del pannello, ma del funzionamento del local dimming nella sua impostazione di base.

 
Color checker e saturazioni in modalità Professionale SDR
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La fedeltà cromatica è ottima: in tutte le situazioni il DeltaE non supera mai 3. Lo stesso approccio e precisione si ritrovano anche in Cinema, che però è pensata per ambienti luminosi. La modalità per il gaming segue invece logiche leggermente diverse: per attivarla bisogna premere il pulsante con la chiave inglese, scorrere fino a “Tipo di contenuto” e cambiare “Video/Immagini” in “Gioco”.

 
Scala dei grigi in modalità Standard e Professionale HDR
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In HDR  le impostazioni di fabbrica seguono da vicino quelle misurate in SDR. La modalità Standard rimane molto fredda e poco accurata: schiarisce troppo l’immagine - e si vede facilmente anche a occhio - e la fedeltà cromatica è scarsa. La modalità Professionale mantiene invece un’ottima precisione: il DeltaE sulla scala dei grigi non supera mai 2,4. Per quanto riguarda la luminanza, il televisore tende a scurire leggermente le basse luci, come si nota dalla leggera gobba tra il 5% e il 20% nella EOTF.

 
Color match e color checker in modalità Professionale HDR
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Nella modalità Professionale anche in HDR i colori sono molto buoni, con due grafici di color-checker quasi esemplari: l’errore massimo supera leggermente 3 solo nei toni più saturi del BT.2020.

 
Saturazioni BT.2020in modalità Professionale HDR
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In questo caso, però, il limite non dipende dalla calibrazione: Bravia 7 non arriva a coprirlo interamente e per questo motivo i grafici riportano un errore più alto. La copertura dello spazio colore BT.2020 misura 72,6% xy e 79,3% uv, mentre quella del DCI-P3 raggiunge il 93,43% xy e il 95,72% uv.

 
Copertura BT.2020 e DCI-P3 in modalità Professionale HDR
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Alla buona precisione cromatica si affianca una luminanza decisamente solida: in SDR si arriva a 667 nit a tutto schermo, mentre i picchi in HDR sono i seguenti:

  • Schermata all’1%: circa 1.476 nit
  • Schermata all’2%: circa 1.837 nit
  • Schermata all’5%: circa 1.931 nit
  • Schermata all’10%: circa 2.034 nit
  • Schermata all’25%: circa 1.229 nit
  • Schermata all’50%: circa 924 nit
  • Schermata all’75%: circa 758 nit
  • Schermata all’100%: circa 725 nit

Il contrasto nativo, senza local dimming (Luminosità automatica per aree dimming), è leggermente superiore a 5.000:1. Con il controllo a zone attivo e una schermata con APL costante al 18%, i valori rilevati sono questi:

  • Basso: circa 24.000:1
  • Medio: circa 28.000:1
  • Alto: non misurabile

 
Scala dei grigi e gamut in modalità Professionale SDR calibrata
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La modalità Alto è quella che consiglio per ottenere il maggior impatto visivo. È solitamente ben bilanciata, ma può comportare compromessi in scene molto complesse. Nel caso si può ripiegare su Medio, che è più conservativa.

 
Color checker e saturazioni in modalità Professionale SDR calibrata
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La calibrazione segue le solite regole imposte da Sony su tutti i suoi TV: si effettua una sola taratura in gamma dinamica standard che si porta poi in HDR e Dolby Vision. Il modo migliore è selezionare una modalità per SDR e HDR10 e un’altra come base per il Dolby Vision, associando a ciascuna uno dei banchi di memoria Esperto (1 e 2) per bilanciamento del bianco e colori. Collegando il TV col software Calman, tramite l’app Bravia for Calman, si possono sbloccare il bilanciamento a 20 punti (anziché 10) e le modalità Professionale per professionisti 1 e 2, praticamente identiche alla Professionale standard.


Scala dei grigi in modalità Professionale HDR calibrata
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I controlli funzionano bene, ma è necessario fare attenzione agli effetti reciproci tra HDR e SDR: piccoli aggiustamenti da una parte possono risultare eccessivi dall’altra, specialmente quando si scende a soglie di errore molto basse. Serve un po’ di pazienza per ottenere la massima precisione.

 
Color match e color checker in modalità Professionale HDR calibrata
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La calibrazione in SDR fa crollare il DeltaE a 0,2, con una linearità praticamente perfetta su tutta la scala dei grigi. Anche i colori migliorano: l’errore medio scende tra 0,7 e poco meno di 1, quello massimo tocca il 2. Siamo quindi sempre ben sotto la soglia visibile.

 
Saturazioni BT.2020 e DCI-P3 in modalità Professionale HDR calibrata
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Anche in HDR il comportamento resta molto simile. La linearità della scala dei grigi è quasi perfetta e rimane solo una leggera tendenza a scurire le basse luci, ancora più contenuta rispetto alle regolazioni di fabbrica.

 
Copertura BT-2020 e DCI-P3 in modalità Professionale HDR calibrata
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La luminanza cala un po’: siamo intorno ai 1.800 nit. Il punto forte resta la riproduzione dei colori, che sono quasi tutti molto fedeli. Anche tenendo conto degli errori di luminanza, il DeltaE rimane sotto il 3, con una media ben inferiore a 2. L’unica eccezione è costituita dai vertici del gamut BT.2020, dove la soglia si alza anche dopo la calibrazione: le regolazioni non possono ovviamente aumentarne la copertura. Il TV si ferma al 72,42% xy e al 79,36% uv, mentre il DCI-P3 raggiunge il 93,35% xy e il 96,65% uv.

 
La funzione Autocal con Calman
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Qualche consiglio prima di concludere: in HDR conviene impostare “Luminosità automatica per aree dimming (HDR)” su Alto insieme a “Luminanza di picco (HDR)” sempre su Alto. Tutte le altre combinazioni limitano le prestazioni, specialmente per quanto riguarda il picco di luminanza. Per “Mappatura dei toni HDR” la scelta più equilibrata è “Gradazione preferita”. Fa eccezione il Dolby Vision, dove è meglio lasciare tutto di default e sfruttare la la mappatura dei toni originale del formato Dolby.

 

La prova di visione


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Bravia 7 ha molti punti in comune con il top di gamma Bravia 9. L’elettronica è la stessa - XR Processor - e di conseguenza anche la qualità di tutte le ottimizzazioni applicate ai segnali audio e video. Questo significa che Bravia 7 è tra i televisori più efficaci oggi sul mercato per quanto riguarda upscaling, trattamento dei contenuti di bassa qualità e gestione delle immagini in movimento.

Le sorgenti SD o HD vengono riprodotte molto bene, con una ricostruzione del dettaglio convincente e un approccio che definirei leggermente ruffiano. Si punta sull’incisività del quadro, una scelta che fa presa su un pubblico ampio. Non è un caso che anche altri marchi, come LG, abbiano seguito una strada simile. Sony mantiene però un vantaggio grazie a funzioni come il Reality Creation.


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Di base viene applicata una maschera di contrasto, un’elaborazione pensata proprio per restituire quell’incisività citata poco sopra. C’è comunque ampio margine di intervento per adattare la resa ai gusti personali e ai diversi contenuti: si può ammorbidire l’immagine oppure renderla ancora più dettagliata. Conviene però non allontanarsi troppo dal livello base, che è pensato per colpire lo spettatore senza sacrificare l’equilibrio. Esagerando con le regolazioni si rischia di snaturare l’intento artistico originale e di introdurre artefatti come l’edge enhancement, che si manifesta con bordi sdoppiati.

La versatilità dell’elaborazione video si rivela utile soprattutto con materiale di qualità modesta, come le trasmissioni del digitale terrestre o alcuni servizi streaming. Quando il dettaglio è scarso già in partenza, si può agire sulle impostazioni per rendere l’intervento meno incisivo e non enfatizzare i difetti. Ci sono poi funzioni dedicate alle sfumature (Gradazione uniforme), alla riduzione del rumore e ad altri artefatti del segnale.


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Gradazione uniforme è particolarmente efficace se lasciata su Basso, che è la voce impostata di default. La sua azione riduce visibilmente il banding, un difetto che si genera quando le sfumature non appaiono lisce e continue, ma si presentano come strisce o gradini fin troppo netti. Sconsiglio di salire oltre: già su Medio si perde qualcosa in dettaglio e naturalezza, mentre su Alto l’immagine appare fin troppo levigata.

L’eccellente lavoro svolto dall’XR Processor si ritrova anche nel Motionflow, la tecnologia Sony dedicata alla gestione delle immagini in movimento. Bravia 7 può aumentare la fluidità e ridurre la sfocatura, migliorando il livello di dettaglio percepito. La vera differenza rispetto agli altri TV è che gli artefatti introdotti dall’elaborazione sono praticamente assenti, finché non si spingono le regolazioni su livelli medio-alti - meglio fermarsi decisamente prima.


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Un altro grande pregio è la possibilità di usare impostazioni diverse per film (Fluidità Film) e programmi televisivi o sportivi (Fluidità Fotocamera). Chi cerca la massima fedeltà può impostare la modalità Film su Basso o usare la modalità Personalizzata con tutti i parametri al minimo: i 24 fotogrammi al secondo vengono così preservati senza alterazioni e senza introdurre microscatti.

Va invece ignorata la voce Nitidezza, che attiva l’inserimento di fotogrammi neri (Black Frame Insertion). I benefici sulla riduzione della sfocatura sono reali, ma accompagnati da controindicazioni pesanti: la frequenza di aggiornamento si blocca a 60 Hz e introduce scatti, la luminosità cala sensibilmente e compare anche uno sfarfallio piuttosto evidente.


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Bravia 7 si adatta senza difficoltà anche ad ambienti molto luminosi grazie all’elevata potenza della retroilluminazione. Il filtro antiriflesso ha però un’efficacia solo parziale. Sul pannello è applicata una pellicola - che non va assolutamente rimossa - con un comportamento a metà tra una finitura lucida e una opaca. Protegge efficacemente dalla luce diffusa ma soffre i riflessi diretti, cioè le sorgenti luminose poste di fronte allo schermo. È quindi importante prestare attenzione al posizionamento del TV nell’ambiente.

In compenso, questo trattamento non penalizza il nero, che rimane molto buono, e non genera l’effetto arcobaleno con luce laterale, cosa che può invece accadere con l’X-Anti Reflection di Bravia 9. Lo stesso compromesso si ritrova nell’angolo di visione: il top di gamma ha una marcia in più perché integra la tecnologia X-Wide Angle, assente sul Bravia 7. L’angolo di visione è quello di un tipico LCD VA, quindi non molto ampio. Il pregio è che il nero nativo, senza local dimming, è più basso (migliore), perché non viene “sporcato” dal filtro X-Wide Angle.


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E veniamo quindi al fulcro di tutta la recensione: il local dimming. Come funziona il controllo a zone della retroilluminazione? L’impronta data da Sony è evidente: come tutti gli altri Mini LED realizzati finora, si segue la via della massima fedeltà, senza cercare il massimo impatto visivo a tutti i costi. In pratica, come sul Bravia 9, l’elettronica non ha come priorità il nero più basso possibile, cosa che invece capita talvolta con prodotti della concorrenza.

Cosa significa in parole povere? Bravia 7 tende a preservare quanto più possibile la corretta riproduzione delle scene molto scure: se ci sono dettagli che il regista vuole mostrare, i Mini LED restano accesi per garantire che la visione rispetti la volontà artistica originale. È una gestione graduale ed equilibrata: in alcune situazioni il nero scende fino a non essere più misurabile, in altre la luce viene solo attenuata. L’obiettivo principale non è offrire il nero più basso e il contrasto più alto a tutti i costi, ma trovare il miglior bilanciamento tra nero e fedeltà.


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Lo si nota, ad esempio, in alcune sequenze di Il Trono di Spade o House of the Dragon: il Sony apre leggermente le ombre e non offre quindi il contrasto più alto. È un compromesso, ma garantisce vantaggi importanti: nessun dettaglio viene sacrificato, anche nelle parti più scure. Quello che nel contenuto originale si deve vedere, su Bravia 7 si vede.

Il local dimming assicura inoltre una notevole stabilità: la luminosità non fluttua, è sempre perfettamente costante. La differenza con altri prodotti è netta: alcuni TV alternano bruschi cicli di spegnimento e accensione dei LED nel tentativo di ottenere un nero più basso. Il risultato è un contrasto percepito più alto, ma con oscillazioni continue, spesso fastidiose e distraenti.


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La vista dello spazio stellato in Gravity conferma la stessa filosofia e la stessa precisione nel controllo dei Mini LED. I punti luminosi sono moltissimi e sono quasi tutti brillanti al punto giusto. C’è solo qualche imprecisione che su un LCD è inevitabile: a differenza degli OLED, non c’è il controllo sul singolo pixel.

Bravia 7 non è dunque il TV Mini LED con il contrasto più alto o il nero più profondo in ogni circostanza: sul mercato si trovano modelli TCL o Hisense capaci di offrire qualcosa in più. La scelta di Sony porta però diversi vantaggi importanti, primo fra tutti la riduzione del blooming, gli aloni luminosi che si formano intorno a oggetti circondati dal nero. Mantenere un quadro equilibrato, anche nelle scene scure con molti dettagli brillanti, porta le parti scure a contrastare leggermente meno con quelle luminose.


Gli aloni sono visibili quasi esclusivamente da posizioni angolate
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L'azione degli algoritmi Sony fa il resto, dimostrandosi molto efficace nell’analizzare le immagini e applicare le correzioni necessarie. Il blooming, meno visibile già in partenza, fa capolino solo sui sottotitoli o in scene particolarmente difficili. Non siamo ai livelli di un Bravia 9, che può contare su un numero di zone molto più alto, ma il risultato resta di alto livello.

La percezione degli aloni aumenta spostandosi dal centro: è un effetto legato all’angolo di visione, che ne accentua la visibilità. Il local dimming si comporta abbastanza bene anche quando gli oggetti luminosi si muovono rapidamente. È uno dei test più ostici: se la transizione tra le zone non è rapida, si formano aloni intorno ai bordi. Bravia 7 perde un po' di consistenza nelle sequenze più veloci, tuttavia il risultato resta ben superiore alla media. Rispetto al Bravia 9, la differenza la fa il numero di zone indipendenti: anche se il sistema di controllo è sostanzialmente lo stesso (SoC e circuiti integrati), la precisione scende perché i LED sono meno e non possono essere pilotati con la stessa finezza.


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La mano di Sony si nota anche nella gestione dell’HDR: l’approccio non cambia, la priorità resta l’equilibrio e non la ricerca del nero più profondo. Se confrontato con altri Mini LED, il Bravia 7 tende infatti a mantenere picchi più alti - poco inferiori ai massimi registrati - anche sui particolari più piccoli. Si tratta di una caratteristica non solo rara ma molto importante: i livelli più elevati di luminanza si concentrano proprio su aree molto ristrette, i cosiddetti specular highlight.

Parliamo dei riflessi del sole su una carrozzeria, della luce di un faro, di un fuoco o di un’esplosione. Qui la scelta di Sony è vincente perché non mette nero e contrasto davanti a tutto: i LED vengono attenuati ma spesso non spenti completamente, e così i particolari luminosi possono raggiungere picchi elevati. Altri prodotti seguono una strada diversa: spengono la retroilluminazione per aumentare l’impatto visivo, ma in questo modo sono costretti ad attenuare la luminanza nelle zone più piccole.


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Quando una scena scura contiene molti particolari piccoli e brillanti, il Bravia 7 sfoggia una gamma dinamica più ampia di molti altri Mini LED. Riesce a mostrare più dettagli sia nelle zone chiare sia in quelle più buie, restituendo un quadro naturale e più fedele alla sorgente originale.

In HDR entra in gioco anche il tone mapping, l’elaborazione necessaria per adattare i contenuti alle capacità del pannello. Con materiale fino a circa 2.000 nit - cioè quello più diffuso - il Bravia 7 si comporta molto bene: mantiene alta la luminanza senza sacrificare i dettagli nelle alte luci. Quando si sale a 4.000 o 10.000 nit, l'intervento dell'elettronica diventa inevitabilmente più evidente.


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In questi casi Sony privilegia il mantenimento dell’APL (Average Picture Level) più alto possibile - ovvero una luminosità del quadro mediamente maggiore - per offrire un impatto visivo più forte. Il rovescio della medaglia è una riduzione del dettaglio sugli specular highlight: le zone più luminose tendono a sbiadire in un bianco uniforme. Un esempio perfetto si trova nel film Pan - Viaggio sull’isola che non c’è: nella scena del veliero che solca il cielo, si vede il sole che sbuca tra le nuvole. La luce è forte ma i dettagli al suo interno si perdono, rendendola una bolla dai contorni non perfettamente definiti.

Dove invece Bravia 7 dà il meglio è nelle immagini molto luminose su tutto lo schermo. Qui il vantaggio sugli OLED è netto: si vede benissimo in Interstellar, quando viene inquadrato il pianeta ghiacciato dalla stazione spaziale. Il Sony sfoggia un bianco acceso e brillante, mantenendo visibili anche i piccoli punti di blu tra le spaccature del ghiaccio.


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Gli OLED non riescono a fare altrettanto bene: non solo non raggiungono la stessa luminanza - l’area è troppo estesa e interviene il limitatore - ma anche il bianco appare più pallido, leggermente ingrigito. Visti uno accanto all’altro, lo stacco è davvero evidente e conferma ancora una volta che il TV perfetto in tutto non esiste.

La potenza della retroilluminazione si fa valere non solo in HDR: è con la gamma dinamica standard che si sfrutta fino in fondo, raggiungendo livelli più che abbondanti anche in ambienti fortemente illuminati. L’uniformità è buona: l’esemplare ricevuto in prova mostra una leggera deviazione nell’angolo in alto a sinistra, visibile al buio con schermate test ma quasi impercettibile durante l’uso normale.


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Anche la pulizia delle immagini è ottima: non c’è rumore, neanche nelle scene più scure, a meno che non sia già presente nella sorgente. Per quanto riguarda l’audio, il Bravia 7 raggiunge un volume piuttosto elevato, ma ai livelli più alti il bilanciamento peggiora. Il pregio maggiore è la chiarezza delle voci, mentre il punto debole è la scarsa presenza di bassi. Gli effetti virtuali aiutano a far coincidere meglio l’origine dei suoni con le immagini.

Concludo come sempre con il gaming: la risposta ai comandi è rapida, pur non essendo da primato. L’input lag si attesta a 18 millisecondi a 60 Hz e scende a 9 millisecondi a 120 Hz. Il menu dedicato è funzionale e permette di gestire rapidamente le impostazioni principali. Resta il limite dei soli due ingressi HDMI 2.1, una scelta che può risultare limitante per chi possiede più sistemi di gioco.

 

Conclusioni


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Bravia 7 è un buon Mini LED che riprende alcuni punti di forza della serie Bravia 9, ma con un prezzo più accessibile. Non è un prodotto “ruffiano”: a differenza di altri modelli, non rincorre il nero più profondo e il contrasto più elevato a tutti i costi.

È proprio qui che si riconosce la mano di Sony: la gestione della retroilluminazione è più equilibrata e riflette una sensibilità spiccatamente cinematografica. Si privilegia la fedeltà al colpo d'occhio, accettando di sacrificare un po' di impatto pur di non perdere dettagli anche nelle scene più scure e ricche di elementi luminosi, le più difficili per un Mini LED.

Lo stesso approccio si ritrova anche con i contenuti in HDR: rispetto a molti rivali che utilizzano la stessa tecnologia, Bravia 7 mantiene picchi di luminanza accesi e brillanti anche su particolari molto piccoli. L’elettronica si dimostra efficace nel contenere il blooming: gli aloni generati dal local dimming si notano solo nelle scene più complesse o quando si guarda lo schermo da posizioni decentrate.


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L’angolo di visione non è infatti tra i punti forti del Sony: allontanarsi dal centro porta a un progressivo degrado dell’immagine. Bravia 7 eccelle invece negli ambienti luminosi: la retroilluminazione dispone di una tale riserva di potenza da renderlo perfetto per questo tipo di utilizzo.

L’altro grande pregio è il trattamento dell’immagine: il processore integrato recupera molto bene il dettaglio e lima efficacemente le imperfezioni, rendendo il TV ottimo per chi guarda contenuti compressi o con risoluzione inferiore al 4K. L’audio si difende bene per l’uso di tutti i giorni, ma non regge il confronto con la qualità del video, soprattutto per bassi poco profondi: l’aggiunta di una soundbar o di un sistema esterno è quindi caldamente consigliata.

Il TV se la cava bene anche col gaming, merito della reattività ai comandi e di un pannello che non enfatizza scie o trascinamenti. La versatilità è però frenata dal numero di porte HDMI 2.1: una è condivisa con eARC, quindi spesso resta ne disponibile soltanto una.

È un peccato anche l’assenza del telecomando retroilluminato, che Sony ha eliminato su tutta la gamma ma che su un prodotto di questo livello resta una comodità difficile da sacrificare. Il rapporto qualità/prezzo è discreto: come da tradizione, Sony tiene maggiormente il listino. È la scelta giusta per chi cerca un buon tuttofare, capace di garantire prestazioni solide in quasi tutte le situazioni e di eccellere in ambienti luminosi, dove la luce è difficile da gestire.


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Perfetto per…

  • Soggiorni luminosi: la potenza della retroilluminazione Mini LED lo rende ideale per sport e film in stanze con molte finestre o luci accese.
  • Chi guarda di tutto: l’elettronica Sony migliora anche le sorgenti SD e HD di bassa qualità.
  • Chi non vuole impazzire con i menu: la buona calibrazione di fabbrica lo rende molto semplice da usare, la scelta giusta per chi cerca un prodotto fedele appena tolto dalla scatola.

Meno adatto per…

  • I gamer più appassionati: con solo due porte HDMI 2.1 (o una se si usa eARC) è più difficile gestire contemporaneamente PS5, Xbox e/o PC.
  • Ambienti con punti di visione multipli: il pannello LCD VA peggiora contrasto e colori quando lo si osserva da posizioni decentrate: in ambienti dove serve un ampio angolo di visione, le limitazioni possono farsi sentire.

Bravia 7 e Bravia 9 a confronto

  Bravia 7 Bravia 9 Note
Local dimming 480 zone 1.512 zone La retroilluminazione di Bravia 9 è più sofisticata
Gestione blooming Ottimo Eccellente Entrambi molto contenuto,quasi impercettibile su Bravia 9
Luminanza picco ~2.000 nit ~3.000 nit Entrambi ottimi, Bravia 9 migliore in HDR
Ambienti luminosi Eccellente Eccellente Bravia 9 ha un filtro più evoluto ma soffre i riflessi laterali
Angolo visione Limitato Ampio Bravia 9 è significativamente migliore
Upscaling/Motion Eccellente Eccellente Stesso processore, prestazioni identiche
Gaming Discreto Discreto Entrambi hanno 2 porte HDMI 2.1
Audio Discreto Buono Bravia 9 ha un suono più pieno, entrambi beneficiano di soundbar esterna


La pagella secondo Nicola Zucchini Buriani: voto finale 7,5

  • Costruzione: 9
  • Versatilità: 8,0
  • Menu e taratura: 7,5
  • Prestazioni in SDR: 8,0
  • Prestazioni in HDR: 7,5
  • Riproduzione audio: 6,5
  • Rapporto Q/P: 7,0

Per maggiori informazioni: sito ufficiale Sony consumer / Sony Pro

 

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