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Fargo | stagione 5 | la recensione
Fargo | stagione 5 | la recensione
Fabrizio Guerrieri - 29 Febbraio 2024
“La tranquilla casalinga di provincia Dot riesce sorprendentemente a sfuggire alle mani di due rapitori. Il mandante Roy, un ruvido sceriffo che opera con metodi ben oltre i limiti della norma. Il passato della donna riemerge, delineando i tratti di un incubo che sembrava sepolto.”
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La tranquilla casalinga di una provincia del Minnesota, Dot, moglie di Wayne, timido venditore di auto, e madre di Scotty, si ritrova a un tratto a dover fronteggiare questioni assai pericolose. Sulle sue tracce si sono messi due crudi rapitori cui però la donna riesce sorprendentemente ad opporsi. Il mandante del rapimento è Roy, sceriffo ruvido che mira a farsi eleggere per l’ennesima volta nella sua contea nel Dakota del Nord, nonostante il suo operato ben oltre i limiti della norma. Nella faccenda interviene Lorraine, madre di Wayne, CEO dal pugno di ferro di una potente agenzia di recupero crediti, che intende vederci chiaro. Ma quando Dot nega di essere stata rapita, il mistero circa quello che stia realmente accadendo si infittisce. Neanche il vice sceriffo Witt, che ha cercato di salvarla, e la vice investigatrice Indira, che sta indagando sull’accaduto, ottengono la verità dalla donna. Il cui passato riemerge un po’ alla volta, delineando i tratti di un incubo che sembrava sepolto.


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Torna con la quinta stagione la serie ispirata dal film del 1996 dei fratelli Coen (qui trovate la nostra recensione della quarta stagione), che vede come showrunner Noah Hawley, già al lavoro sull’ambizioso progetto della serie Alien le cui riprese sono in corso e dovrebbero terminare la prossima estate per arrivare sugli schermi nel 2025. Anche stavolta la costruzione risulta eccellente, con quei toni spaesanti e stranianti che mescolano il thriller al grottesco, con spolverate di commedia e un pizzico di mistico. Quello che accade inizialmente spiazza lo spettatore attraendone completamente l’attenzione, con le spiegazioni che vengono fornite per gradi, come a ricostruire un puzzle decisamente articolato. E lo fa con meccanismi a orologeria, apparentemente semplici, in realtà progettati con estrema cura.


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Uno dei fiori all’occhiello di questo nuovo capitolo è la scelta di un bouquet di attori provenienti da altri film e serie di spicco. A partire dalla protagonista Juno Temple che, dalla svampita Keeley di Ted Lasso tutta lustrini e paillettes, si ritrova a interpretare una mamma dolce e amorevole con un risvolto da eroina di film action adrenalinici. Jon Hamm che dal sofisticato Don Draper di Mad Men diventa un rozzo cowboy di provincia. La Jennifer Jason Leigh di The hateful eight (tra i tanti ruoli di successo) dipinge un personaggio la cui tempra sembra venire proprio dal film di Tarantino. Joe Keery che da buono in Stranger Things si trasforma in un esaltato vice sceriffo pieno di insicurezze generate dal rapporto tossico col padre.


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Così l’innocua Dot diventa una pantera che però mantiene sempre il volto dolce della mamma e moglie amorevole. Un contrasto affascinante che culmina in più occasioni, portandola dalle due dimensioni di una donna qualunque alla tridimensionalità di una guerriera dal viso d’angelo. Roy, più che uno sceriffo, risulta essere un vero e proprio cowboy, di quelli dei western di un tempo che non andavano troppo per il sottile, mossi dalla convinzione che Dio e la legge fossero sempre e comunque dalla sua parte. La perfetta incarnazione del cafone americano, quello che si fomenta e corre all’attacco di Capitol Hill. Lorraine è la matriarca che oltre a muoversi abilmente nei gangli della politica per favorire le proprie attività, rappresenta la madre matrona che ha freudianamente castrato il figlio (oltre che il marito), e la suocera che non intende lasciare in alcun modo che Dot possa crearle problemi, entrando a gamba tesa nella sua vita, piuttosto che proteggerla o quantomeno ascoltarla. E poi c’è la figura mistica di Ole Munch, un uomo proveniente da un’altra terra e un altro tempo, un mangiatore di peccati, uno che ha già visto tutto e tutto cela dentro di sé. Ma che, di fronte a ciò che lo supera, invece di aumentare la dose di efferatezza, si ferma e inverte il senso di marcia. È il personaggio più affascinante della stagione, un po’ come l’ufo nella seconda stagione o ancora meglio, l’ebreo errante nella terza, quello interpretato da Ray Wise (il mefistofelico padre di Laura Palmer in I segreti di Twin Peaks).


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Le contaminazioni visive e auditive sono diverse, tutte magnificamente efficaci. Da Nightmare before Christmas che dai primi episodi suggerisce che qualcosa sta per cambiare, alla lunga, onirica, profonda e dolorosa scena delle marionette. La musica sostiene piacevolmente e puntualmente la narrazione, come quando interviene con l’utilizzo geniale di YMCA, un contrasto che ribadisce quanto, anche stavolta, il Bene e il Male sappiano mescolarsi non riuscendo quasi più a distinguersi, in un balletto machiavellico in cui non si sa se i buoni alfine usciranno del tutto vincitori e i cattivi completamente vinti. Una delle migliori stagioni della serie, avvincente, che non annoia mai, che al contrario sorprende in più momenti con la forza di una narrazione originale ma che non prescinde dalla realtà, che si avvale del mito senza farsi mai affascinare dalle scorciatoie dei luoghi comuni. Con un finale in grado di unire una tensione enorme alla più soave delle leggerezze.


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VALUTAZIONI

prima della visione
Aspettativa 8 Potenziale 9

dopo la visione
Intrattenimento 8 Senso 8,5 Qualità 9
Giudizio Complessivo 8,5

soglia d’attenzione
Scorrevolezza MEDIA Impegno MEDIO

Fargo | stagione 5
drammatico, commedia, thriller | USA | 21 nov 2023 - 17 gen 2024 | 10 ep / 45 min | Sky Atlantic

ideatore Noah Hawley

personaggi interpreti
Dorothy "Dot" Lyon / Nadine Bump Juno Temple
Lorraine Lyon Jennifer Jason Leigh
Roy Tillman Jon Hamm
Wayne Lyon David Rysdahl
Gator Tillman Joe Keery
Witt Farr Lamorne Morris
Indira Olmstead Richa Moorjani
Ole Munch Sam Spruell
Scotty Lyon Sienna King
Danish Graves Dave Foley