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Nel 1979, due anni dopo la morte di Meyer Offerman, Jonah si trova a Parigi dove, tenendo all’oscuro la sua ragazza, indaga all’interno di un bordello per trovare qualcuno che gli riferisca dove si trova Adolf Hitler. Il quale si nasconde con Eva Braun in Sud America, in attesa che condizioni più favorevoli permettano il suo ritorno sulla scena pubblica per formare il Quarto Reich. Così il ragazzo decide di riunire i suoi compagni del gruppo dei Cacciatori, ormai diviso, per stanare il dittatore e fare giustizia. Sul loro percorso arriva Chava, una donna creduta morta che fa parte della vita di Jonah e la cui determinazione potrebbe avvantaggiare la squadra nel portare a termine il compito. Nel frattempo viene ricostruito il perverso percorso compiuto da Meyer dal 1975 al 1977 per ingannare tutti sulla sua vera identità e soprattutto sulle sue reali intenzioni. Giunta al nuovo capitolo dopo quasi tre anni, la serie si conclude con questa seconda stagione. Il che, se da un lato lascia l’amaro in bocca viste le potenzialità della storia, dall’altro rende il finale più denso oltre che decisamente dignitoso. Lo stacco di tutto questo tempo tra le due stagioni non ha aiutato ma d’altronde l’uscita del primo capitolo (qui la nostra recensione della prima stagione) è avvenuta appena prima dell’inizio della pandemia che ha evidentemente rallentato la produzione. La prima parte era interamente ambientata nel 1977. Qui ci sono invece due linee temporali che lavorano alternatamente, una due anni prima, centrata su Offerman, e l’altra due anni dopo con gli Hunters a caccia di Hitler. Si perdono gli effetti tarantiniani ipercolorati e coloriti, che un po’ è un vero peccato, ma favorisce molto la storia in sé, rendendola più concreta. Lasciando comunque spazio all’eccitazione dovuta alla caccia al nazista capostipite. La verità non ha padroni. Rendendoci fantasmi ci hai insegnato a essere invisibili. Anche questo seguito/conclusione ha diversi pregi. L’incredulità (Hitler è vivo) viene sospesa efficacemente grazie a un coinvolgimento da cui non si può prescindere e alla costruzione di alcuni passaggi davvero notevoli. Il finale del sesto episodio molto evocativo, porta a un settimo magnifico. Allegorico, giocoso e al contempo orribile viene delineato come una perfetta favola nera (in stile Guillermo del Toro) che sospende per un po’ il racconto in favore di un flashback altamente emozionante. L’ultimo episodio riporta alla mente il documentario Uno Specialista - Ritratto di un criminale moderno, sul processo ad Adolf Eichmann, funzionario della Germania nazista, svoltosi nel 1961 in Israele. In esso tutto torna nei ranghi della giustizia ordinaria, in contrasto con quella sommaria da cui la serie nasce (trovare e giustiziare nazisti). Ovviamente si tratta di gente (i nazisti) che anche dopo lo sterminio e il suo riconoscimento globale, è rimasta oltre che impunita anche impenitente. La grande provocazione che dà il via alla storia trova un epilogo in cui tutto viene messo in discussione: Hitler merita un processo equo come chiunque altro nonostante tutto, con un difensore che gli consenta di esprimere le sue folli idee rischiando di alimentare il ritorno del nazismo grazie a fanatici sparsi per il mondo, oppure in un caso simile la giustizia dovrebbe farsi da parte e limitare la sua espressione lasciando commettere di fatto il medesimo abominio? Il finale, che a un occhio poco attento e allenato potrebbe suonare come un’introduzione a un terzo capitolo, suggerisce in realtà allo spettatore di restare guardingo. Perché di folli è pieno il mondo e qualcuno che catalizzi la loro voglia di sopraffare coloro che ritiene deboli e indegni è sempre pronto dietro più di un angolo. VALUTAZIONI prima della visione dopo la visione soglia d’attenzione Hunters | stagione 2 ideatore David Weil personaggi interpreti critica IMDb 7,9 /10 | Rotten Tomatoes critica 6,6 /10 utenti 3,6 /5 | Metacritic critica 68 /100 utenti 5,0 /10 |
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